heavenmayburn: (matt good)
[personal profile] heavenmayburn

Titolo: Please Understand...
Autore: me aka Fede aka 

[profile] heaven_may_burn
Capitoli: 1/1
Pairing:  Mark Hoppus X Tom DeLonge

Rating: R
Sommario: Poteva scrivere su un foglio le ragioni per cui tutto quello era sbagliato, Jennifer, Ava, Jonas, quei due anni spesi a fare finta che tutto andava bene. Non aveva importanza, Mark avrebbe vinto lo stesso.Perchè per lui era peggio di una droga. Voglio dire, quando i cocainomani vogliono smettere di farsi usano il metadone. Ma come puoi distintossicarti della persona di cui sei innamorato?
Disclaimer:Just look at me, look at me now, I'm a FAKE!
Nota: Ok, lo so che ho davvero troppe cose in sospeso... rimedierò, promesso! Provate a leggerla con la canzone sotto... Ho provato a dare alla storia un'atmosfera simile a "No, it isn't" ascoltandola in loop mentre scrivevo... Ditemi come vi sembra.

 

Please understand…
                                              By Niamh

(N.b. "Tutti i personaggi di questa storia sono maggiorenni e non mi appartengono, e gli eventi non sono accaduti realmente e questa storia non è scritta a scopo di lucro")
 
 
Please understand
This isn't just goodbye
This is I can't stand you
This is where the road crashed into the ocean
It rises all around me
And now we're barely breathing
A thousand faces we'll choose to ignore

Mark appoggiò la testa all’indietro, facendo finta di ridere alle battute di Craig, chiuse gli occhi e bevve un sorso di birra.
L’intervistatrice si schiarì la voce e gli fece una nuova domanda. –Mark, Travis… Prima di questo progetto voi facevate parte di una delle rockband più famose del pianeta… C’è la possibilità di un ritorno, anche non in tempi brevi, dei Blink 182? Siete rimasti in contatto con Tom? So che recentemente le dichiarazioni che ha rilasciato non fanno ben sperare in una vostra reunion…-
Già… Tom, l’ intervista, i Blink…
Tutte quelle cose cominciarono a sovrapporsi dentro di lui facendogli girare la testa e provocandogli i brividi sulla schiena.
Strinse i denti e bevve un altro sorso di birra. Poi premette la bottigli tra le dita finchè le nocche non gli diventarono bianche.
-Sono due anni che non parlo con lui…- disse distrattamente prima di afferrare una nuova bottiglia.
L’intervistatrice era come in attesa ma Mark non sembrava intenzionato ad aggiungere altro, così Travis decise di prendere in mano.
Lanciò un’ultima occhiata a Mark che fissava ancora il pavimento e poi parlò. –I Blink esistono da un sacco di tempo. Quando abbiamo cominciato non pensavamo che saremo arrivati fin qui… Ora abbiamo cominciato questi nuovi progetti e non sappiamo quello che succederà tra 2, 3 o 5 anni. Quindi credo che ne io, ne Mark ne Tom sapremmo darti una vera risposta a questa domanda- concluse sorridendo e facendole capire che l’argomento Blink 182, o meglio l’argomento Tom DeLonge era chiuso.
Linsday, l’intervistatrice, annuì, spostandosi una ciocca di capelli dal viso. Poi si alzò e strinse la mano a ogni componente del gruppo.
Mark salutò e uscì dalla stanza, dirigendosi verso il tour bus e chiudendo la porta a chiave.        

Curse my enemies forever
Let's slit our wrists and burn down something beautiful
This desperation leaves me overjoyed
With fading lights that lead us past the lives that we destroy

Sospirò e prese il suo cellulare, facendo scorrere velocemente la rubrica.
Il solo fatto di avere nominato Tom gli aveva fatto venire voglia di sentire Skye.
Quella che aveva avuto con il chitarrista era stata la storia più strana della sua vita. E non per il fatto che era un uomo, ma perché era Tom. Con lui era sempre troppo o troppo poco, non si riusciva mai a fare la cosa giusta.
Così aveva detto basta. Un giorno aveva deciso che era stanco di vedere sgretolarsi al suolo la loro relazione, e la sua stessa vita.
Gli aveva detto che non era intenzionato a lasciare suo figlio, Skye e tutto quello che aveva per Tom. Non poteva giocare, la puntata era troppo alta e il rischio di perdere la partita troppo grande.
Aveva rinunciato perché era convinto che stare senza di lui fosse terribile quanto stare insieme.
Si sbagliava.
Fece partire la chiamata, la ragazza gli rispose praticamente subito.
“Ehi” gli disse sbadigliando.
“Stavi dormendo? Ma che cazzo di ore sono a Los Angeles?”
“E’ l’una e mezza. Dio, Mark sei sempre in tour e non sai neanche che cazzo di ora è a casa tua!”
“Mi dispiace…” sussurrò lui.
Amava Skye, o meglio, era la cosa più vicino all’amore che era riuscito a costruire. Lei era l’esatto contrario di Tom, le sensazioni che provava con sua moglie erano completamente diverse da quelle che aveva con lui.
“Non importa… Quando torni? A Jack manchi tanto, lo sai?”
“Lo so, manca anche a me…” disse mordendosi le labbra. Era vero, suo figlio gli mancava, ma in ogni caso non voleva tornare a casa così presto. Ultimamente se era nella stessa stanza di Skye era come se gli mancasse l’aria. “Ma fino a settimana prossima rimaniamo qui a New York, poi abbiamo qualche data a Londra e in Francia e due settimane sulla East Coast. Se tutto va bene il mese prossimo riesco a fare un salto”
La ragazza sospirò. “Che cosa vuoi che ti dica? Lo sai che odio tutto questo… I concerti, la lontananza, il fatto che non stai mai con la tua famiglia… con me… Ma so che la musica è davvero importante per te e lo accetto. Quindi ti dico che conto già da adesso i giorni, ok? ”
Spesso si chiedeva perché non si fosse innamorato di lei, era una ragazza perfetta, carina, simpatica e dolce.
“Ok… Ora devo andare…” disse sentendo delle voci fuori dal bus. “Credo che i ragazzi debbano entrare”
“Va bene, allora ci sentiamo. Ti amo”
“Anch’io” rispose dopo qualche attimo di esitazione.
Andò ad aprire la porta.
“Ehi… Ma perché cazzo ti sei chiuso dentro?” domandò Shan.
“Parlavo con mia moglie, coglione! E so che se non chiudevo voi eravate abbastanza malati da ascoltare!” esclamò andando a sdraiarsi sul letto.
Prese il cellulare e vide qualcosa che prima, nella fretta di chiudere la chiamata con Skye, non aveva notato.
Una chiamata persa. Gli era arrivata esattamente mentre parlava con lei.
Lesse il nome sul display. Tom DeLonge.
Rimase fermo a fissare lo schermo, incapace di formulare un qualsiasi pensiero coerente.
-Come ti sembra?- domandò Travis entrando nella stanzetta e buttandosi sul letto accanto a lui.
Mark si affettò a nascondere il cellulare sotto il cuscino. –Come mi sembra chi?-
-Lindz, la ragazza che ci ha intervistato. A me sembra carina, e comunque ho anche il suo numero!- esclamò agitando il suo sidekick sopra la testa.
-Non lo so- disse Mark pensieroso. –Non è che mi convinca poi tanto…-
-Oh bhe… Non è che ci starò insieme tutta la vita. E poi tu non conti… Sei da troppo tempo fuori dal mercato- 
-Già..- rispose Mark assorto. –Mi ha chiamato Tom…- disse come se fosse la cosa più normale del mondo ricevere una sua telefonata dopo due anni di silenzio.
-Chi? Tom… il nostro Tom? Tom Delonge?- chiese Travis stupito.
-No… il Tom di Tom & Jerry. Ma certo, Tom Delonge!-
-E questa è una cosa buona? Che voleva?-
Mark scosse la testa. –Non lo so. Stavo parlando con Skye e ha trovato la linea occupata, suppongo-
Travis rimase a lungo in silenzio. Mark pensò che si fosse dimenticato di che cosa stavano parlando, quando improvvisamente gli rispose. –Devi richiamarlo.- disse deciso.
-Che cosa?! No, non se ne parla-
-Mark…- disse Travis sospirando.
-Mark un cazzo! E’ tutta colpa sua! E’ solo colpa sua! E’ stato lui a dire che non voleva più avere a che fare con noi, o meglio con me! Io gli avevo offerto un’alternativa. Gli avevo detto che le cose potevano rimanere così. Ma a lui non andava bene. Ha deciso che sarebbe sopravvissuto lo stesso! E adesso che anch’io sto cercando di farlo lui ha deciso di tornare. E se ti aspetti che io gli renda le cose più facili, bhe ti sbagli di grosso!-
-Senti, io non voglio giudicare quello che c’è stato tra di voi. Ma voglio bene ad entrambi, e soprattutto, vi conosco entrambi. So che lui è troppo orgoglioso per farsi sentire di nuovo, ma so anche che tu muori dalla voglia di sapere cosa voglia. Questa è l’unica soluzione-
-Credo che andrò a dormire- disse decretando la fine della conversazione.
Travis annuì e gli diede la buonanotte.
Mark passò l’ora seguente steso sul letto a fissare lo schermo del suo cellulare.

I listen to you cry
A cry for less attention
But both my hands are tied
And I'm pushed into the deep end
I listen to you talk but talk is cheap
And my mouth is filled with blood
From trying not to speak
So search for an excuse
And someone to believe you
In foreign dressing rooms
I'm empty with the need to

Poi si alzò. Uscì e si sedette sotto un albero, accendendosi una sigaretta.
La finì in pochi secondi e strinse il filtro così forte che si sfaldò tra le sue dita.
Travis aveva ragione. Lui doveva sapere che cosa voleva dirgli Tom.
Fece partrire la chiamata.
Non sapeva dove potesse trovarsi Tom in quel momento, ma non era importante. L’unica cosa che contava era il perchè Tom avesse deciso di incasinargli la vita. Perchè malgrado facesse di tutto per negarlo, lui faceva ancora parte del suo mondo. Vi era tornado per pochi secondi e l’avrebbe condizionato per settimane, se non mesi.
“Pronto…” gli rispose la voce assonata dall’altra parte della cornetta.
“Sono Mark, ho trovato la tua chiamata” disse solamente. Non spettava a lui parlare questa volta.
“Oh, ciao Mark… Sì, anch’io sto bene… Oh, figurati, non mi hai disturbato affatto… E’ sempre un piacere vedere che ti ricordi l’educazione” disse Tom ironico.
“Fanculo Tom… Che cazzo vuoi?”
Tom ritornò serio. “Dove sei?” gli domandò.
“A New York… ”
“Sai dov’è lo Starbucks all’angolo con la 59^?”
“Si, ma…”
Tom lo interruppe. “Devo parlarti. Ci troviamo lì davanti domani sera, verso le undici. Prima non credo di liberarmi”
“Ma chi cazzo ti credi di essere?!” domandò Mark stringendo forte il cellulare tra le dita. “Non ti fai sentire per due fottutissimi anni e poi mi chiami e mi dai appuntamento a un cazzo di Starbucks?!”
Era sicuro che in quell momento le labbra di Tom si fossero piegate in un sorriso. “Hai ancora il mio numero a quanto pare. Io ti aspetterò lì. Se deciderai di non venire mandami un messaggio, chiamami, fai quel che cazzo che ti pare, e io non ti cercherò più. Altrimenti ci vediamo domani sera” disse concludendo la chiamata.
Tom non lo richiamò. 

Curse my enemies forever
Let's slit our wrists and burn down something beautiful
This desperation leaves me overjoyed
With fading lights that lead us past the lives that we destroy
 

Lo vide la sera dopo, seduto a un tavolino con gli occhiali da sole sul viso, nonostante fosse ormai sera.
Involontariamente gli scappò un sorriso, che represse praticamente subito.
Si avvicinò al tavolino e si sedette, salutandolo con un cenno del capo.
Poi Tom parlò, come se tra di loro non ci fosse tutta quella rabbia, come se il tempo non fosse passato. Come se le cose andassero bene.
-Ti ricordi quando siamo venuti a NY per girare il video di “Rock Show”?! Dio, ho impresso nella testa la faccia che avevano le persone che ci vedevano- disse sorridendo.
Mark annuì con il medesimo sorriso. –Già, credo che la maggior parte ci abbiano preso per pazzi…-
Quelli erano bei ricordi. In quel periodo avevano realizzato tutto quello che erano diventati, tutta la fama e i soldi che avevano accumulato, eppure non gli importava. Non erano al primo posto, almeno.
La cosa più importante era fare musica, divertirsi, stare insieme.
Erano tempi diversi. Tom e Mark erano diversi.
-Perchè mi hai cercato?- domandò nuovamente.
-Mi manchi...- rispose Tom piano, come se quella frase non portasse conseguenze, come se non avesse realmente il potere di sgretolare le loro vite.
-E questo che cosa vorrebbe dire?- chiese Mark. Stava cercando di prendere tempo. Doveva pensare, e non poteva farlo razionalmente con Tom davanti a lui che lo guardava e che gli diceva quello che ormai anche la sua mente gli aveva urlato per troppo tempo.
-Non lo so…- rispose sinceramente Tom fissando il suo bicchiere di caffè. –Io… davvero non lo so… Pensavo che se ti avessi parlato questa sensazione sarebbe svanita, ma è ancora qui, ed è più forte e…-
-Che sensazione è?- domandò Mark. Arrivati a quel punto doveva sapere.
Tomn si tolse gli occhiali e lo fissò. –Come se stessi buttando a puttane la mia vita… come se tutto ciò che ho non avesse più valore… non dopo che…-
Tom non finì la frase perché si rese conto che ormai le sue labbra si erano posate su quelle di Mark. Non sapeva come era arrivato a quello, non sapeva neanche se era stato lui stesso a posare le proprie labbra sulle sue o il contrario.
L’unica cosa di cui era certo era che ormai quella sensazione era sparita. Sentiva le farfalle nello stomaco come se fosse il suo primo bacio, ma era così intenso che avrebbe potuto anche essere l’ultimo. L’odore di Mark era mischiato al suo dopobarba e a quello delle sigarette.
Mark si staccò dal bacio e si guardò in giro.
Stavano giocando ad un gioco troppo pericoloso.
-Non qui…- sussurrò piano.
Tom annuì. –Ho una camera in un hotel qui nell’ Upper East Side-
  
Please understand…

Quando Tom si svegliò, ormai era mattina.
Dalle tende filtravano i raggi del sole, e tra le coperte disfatte riconobbe Mark che dormiva.
Velocemente fece mente locale ricordandosi quello che era successo la sera prima.
Si stropicciò gli occhi. E adesso?
Ora ogni cosa era ricominciata. Era ricaduto dentro quella specie di buco nero che era la loro relazione.
Poteva scrivere su un foglio le ragioni per cui tutto quello era sbagliato, Jennifer, Ava, Jonas, quei due anni spesi a fare finta che tutto andava bene. Non aveva importanza, Mark avrebbe vinto lo stesso.
Perchè per lui era peggio di una droga.
Voglio dire, quando i cocainomani vogliono smettere di farsi usano il metadone. Ma come puoi distintossicarti della persona di cui sei innamorato?
Sapeva cosa avrebbe voluto fare, ma era anche a conoscenza che non era la cosa giusta.
Prese una penna e un pezzo di carta e velocemente due parole per Mark.
Semplici banalità. Qualcosa in stile “Mi dispiace, ieri notte è stato uno sbaglio, ma io ero confuso, eccetera, eccetera…”.
Stronzate.
Lui non era mai stato più certo dei suoi desideri in vita sua, ma sapeva che non avrebbe potuto realizzarli.
Prese le sue cose e lasciò la camera.

Lay rotting where I fall
I’m dead from bad intentions
Suffocated and embalmed
And now all our dreams are cashed in
You swore you wouldn’t lose then lost your brain
You make a sound that feels like pain

Mark si svegliò circa un’ora dopo.
Si girò andando in cerca di Tom ma trovò il letto vuoto.
Diede un’occhiata alla stanza e notò il biglietto.
Lo lesse due e tre volte, e le labbra gli si piegarono in un sorriso.
Tom non era cambiato. Pensava ancora di potere prendere le decisioni per entrambi.
Bhe, si sbagliava.
Perchè se lui si era pentito, Mark invece no. La strana sensazione era sparita anche dal suo stomaco, e si era sentito di nuovo innamorato dopo tanto tempo.
Non voleva rinunciarci.
Quello non poteva essere un addio, non di nuovo.
Prese il cellulare e lo richiamò per la seconda volta in due giorni.
Dopo qualche squillo Tom accettò la chiamata.

So please understand
This isn't just goodbye
This is I can't stand you
No, it isn’t: + 44
 
The End.
 

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