heavenmayburn: (jeffree star)
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: I know that I'm too blame, burst into flames
Autore: me aka Fede  
Capitoli: 1/2
PairingIan Watkins X Sean Smith / Oli Skyes X Curtis Ward
Raiting: Pg
Sommario:Nonostante fossero passati due mesi, nonostante avesse pianto per lui fino a che tutto era diventato sfocato, nonostante fosse così stanco da pensare di non avere la forza per piangere di nuovo, così pieno di rabbia che se avesse avuto davanti Ian ora, era sicuro che gli avrebbe rotto quel bel faccino che si ritrovava… nonostante tutto non gli era ancora passata.
Disclaimer: Liar, liar, stop yourself from catching fire.. Liar, liar, you fucking liar! Titolo © It's High Tide Baby! by The Blackout disclaimer by © Liar, liar by The Used.
Nota: Ecco qui la mia fic Ian/Sean. Anche loro due si meritano un pò di sano fangirling e ecco che arrivo io xD Piccola apparizzione anche di Oli dei BMTH perchè è sexy, slashabile e si merita anche lui un pò di amore ^^ Ditemi come vi sembra ^^

I know that I'm too blame,burst into flames.
 
(N.b. "Tutti i personaggi di questa storia sono maggiorenni e non mi appartengono, e gli eventi non sono accaduti realmente e questa storia non è scritta a scopo di lucro")
 
Lunedì 3 Dicembre 2007.
Ore 11.30
Londra, Inghilterra
 
Sean era sdraiato sul divano del suo appartamento. La sigaretta si stava consumando nel portacenere, la bottiglia di Jack Daniel era ormai vuota accanto a se e la tv continuava a andare anche se lui non gli prestava la minima attenzione.
Non gliene importava.
Nonostante fossero passati due mesi, nonostante avesse pianto per lui fino a che tutto era diventato sfocato, nonostante fosse così stanco da pensare di non avere la forza per piangere di nuovo, così pieno di rabbia che se avesse avuto davanti Ian ora, era sicuro che gli avrebbe rotto quel bel faccino che si ritrovava… nonostante tutto non gli era ancora passata.
Sorrideva, faceva finta che tutto fosse ok, che fosse solo un momento, che gli andava bene che fossero rimasti amici., e ma in realtà neppure lui ci credeva più.
 
Due mesi prima.
Ore 07.05
Glasgow, Scozia
 
Ian sospirò cercando di alzarsi, ma il corpo di Sean glielo impedì. Sospirò e con fatica si mise a sedere, portando anche Sean con lui.
-Seany, svegliati, dobbiamo parlare-
-Nah, Ian adesso sta zitto, Sean vuole dormire- mormorò nascondendo la testa nell’incavo del suo collo.
Ian scosse la testa. –No, devi alzarti, dobbiamo parlare ora-
Sean sbadigliò e si mise a sedere.
–Che c’è?- domandò stropicciandosi gli occhi.
Ian si passò una mano sui capelli.
Ci aveva pensato, davvero. Era stato sveglio tutta la notte a riflettere, a cercare un’altra soluzione. Non l’aveva trovata. Era arrivato alla conclusione che non ci fosse null’altro da fare.
I giornali, i tour, i fan e la pressione delle case discografiche, non era sano mantenere una relazione come la loro in vita.
Ma ora non era più sicuro di volerlo fare. Di voler rinunciare a tutto questo.
Sospirò. Era in ballo e doveva ballare.
 -Non possiamo più andare avanti così…-
Sean si immobilizzò improvvisamente.-C-cosa?- mormorò.
-Mi hai sentito…- sussurrò Ian abbassando lo sguardo. –Ti prego, non farmelo ripetere-
-Che cazzo vorrebbe dire?!- esclamò Sean tanto forte che Ian si domandò se qualcuno nei corridoi dell’hotel lo avesse sentito.
-Non possiamo andare avanti così…- ripeté di nuovo. –Non credi che sarebbe meglio per tutti ritirasi, smetterla qui di farci del male?-
-Non puoi davvero pensarla così…- esclamò Sean scuotendo la testa.
-Seany…- sussurrò Ian cercando di afferrargli il braccio. Sean si ritrasse e prese la sua felpa.
-Non… non toccarmi. E non chiamarmi mai più così- sibilò sbattendo la porta e uscendo dalla camera d’albergo.
Ian si passò le mani sui capelli ristendendosi sul divano.
Perchè, se era la scelta giusta faceva così male e sentiva le lacrime scendergli lungo le guance?
 
Mercoledì 5 Dicembre 2007
Ore 13.35
Londra.
 
Non era comunque riuscito a tagliare i ponti con Ian. Nonostante gli avesse spezzato il cuore, entrambi avevano scoperto che era impossibile per loro fare a meno dell’altro, e così si erano ritrovati a recitare la parte dei migliori amici. Ma quello era un ruolo che stava stretto a tutti e due.
Il cellulare di Sean suonò e lui lo afferrò velocemente. Aprì il messaggio pensando fosse Rhys, ma in realtà non lo era.
From: Ian Watinks:
Ehi, come te la passi?
E’ da un pò che non ci sentiamo… Io e Lee nel pomeriggio usciamo a prendere una cioccolata allo Starbucks, vuoi venire?
Ti aspettiamo alle 16.00 in quello al numero 171 di Piccadilly.
A presto =)
Sean sospriò. In qualità di migliore amico del suo ex ragazzo, avrebbe dovuto accettare l’invito. E infatti, nonostante non fosse la scelta più saggia, lo fece.
Dopo pochi secondi sul cellulare di Ian comparve la risposta.
From: Sean Smith
Ok… Ci vediamo tra poco ^.-
 
Un mese e mezzo prima.
Ore 17.43.
Londra, Inghilterra.
 
Oli suonò il campanello di Sean. Ancora una volta nessuno rispose.
Accese una nuova sigaretta.
Una signora di circa sessant’anni uscì da casa propria, con un grembiule annodato intorno alla vita e i capelli grigi tenuti raccolti da un vecchio fermaglio.
-E’ chiaro che il signor Smith non è in casa- disse acida.
Oli Skyes sorrise buttando fuori il fumo dalle labbra. –Ed è chiaro che non conosce Sean molto bene…-
-Senta…- disse lei avvicinandosi e pulendosi le mani sporche di farina. –Non mi interessa che cosa vuole da lui, ma questo è un condominio abitato da gente rispettabile. Dovrebbe smetterla di fare baccano e andarsene-
-Oh, andiamo…- sorrise Oli –Questo è il pianerottolo, è un pò come stare in mezzo all’ Oceano Pacifico… E’ la terra di nessuno-
-Se ne vada- sibilò la donna. –O sarò costretta a chiamare la polizia-
Oli suonò il campanello ancora. –Lo faccia, in fondo per ora l’Inghilterra è un paese libero… Lei può chiamare chi cazzo vuole e io posso suonare questo cazzo di campanello all’infinito…- esclamò aumentando il tono della voce. -..Finchè quel testardo del cazzo del mio amico non mi aprirà-
In quel momento la serratura scattò e Sean aprì la porta.
Oli pensò di non averlo mai visto ridotto così. Aveva l’aria di uno che non si faceva la doccia come minimo da una settimana e a giudicare dall’odore, durante tutto quel tempo si era cambiato i vestiti pochissime volte.
-Scusi per il disturbo, signora Jhonson- disse Sean grattandosi la testa.
-Oh, chiamami Claire, tesoro-
-Certo, Claire. Mi dispiace per il mio amico Oliver.-
La donna annuì e gli accarezzò una guancia. –Non preoccuparti, caro. Solo, ricordagli che questo edificio non è un parco di divertimenti- finì fulminando con lo sguardo Oli.
Sean annuì e trascinò Oli dentro.
La casa era un casino. L’aria era pesante e sapeva di chiuso, e il pavimento era ricoperto di cartocci di rosticcerie e fast food, di bottiglie di birre e liquori.
Sean si stese sul divano fissando la tv.
Oli sospirò. –Ho portato delle pizze, delle frittelle e delle birre… anche se vedo che era inutile perchè qui c’è abbastanza alcol per dieci persone- disse appoggiando i sacchetti sul tavolo.
Sean non gli diede retta.
-Cazzo, Seany… E’ da due settimane che non esci da qui. Te ne stai solo ad ubriacarti, non parli con nessuno, neanche con i ragazzi della tua band. Siamo tutti preoccupati per te- disse sedendosi accanto all’amico e abbracciandolo.  
Sean appoggiò la testa nell’incavo della spalla di Oli e lasciò che una lacrima scorresse lungo la sua guancia. –E’ che… fa male. Fa male, Oli, e il dolore non smette mai..-
 
Mercoledì 5 Dicembre 2007.
Ore 16.06
Londra, Inghilterra.
 
Sean spense la sigaretta sotto le scarpe ed entrò nel locale.
Prese un profondo respiro.
Poteva farcela, infondo non era così difficile.
Un sorriso e se la sarebbe cavata in mezzora al massimo. Doveva solo ricordarsi di respirare.
Perché, nonostante tutto Ian gli faceva lo stesso effetto.
-Ehi- lo salutò Ian, mentre Lee sorrideva.
Possibile che per Ian comportarsi in quel modo fossè così… facile?!
-Ciao- Sean salutò entrambi e afferrò il menù, optando per ordinare una cioccolata gigante con panna.
-Allora…- cominciò Lee per sciogliere l’imbarazzante silenzio che si era creato tra di loro. –Tu e gli altri avete programmi? Sai, sarebbe carino tornare in tour insieme come una volta…- appena finì la frase si maledì per la gaffe che aveva fatto.
Sean abbozzò un sorriso e scosse la testa. –A fine Gennaio ripartiamo.- disse solamente evitando di nominare una qualsiasi iniziativa che riguardasse i Lostprophets in generale, e Ian nello specifico.
 
Sei mesi prima.
Ore 14.23
Leeds, Inghilterra.
 
-Secondo te è normale?-domandò Sean addentando un pezzo del suo hamburger mentre Oli beveva un sorso della sua soda. –Voglio dire, usciamo da quanto? Tre? Quattro mesi?-
Oli alzò le spalle. –Non lo so, amico. Non è come se io fossi nella tua testa. Se ne sei innamorato lo puoi sapere solo tu-
-Io non lo so, davvero…- sospirò grattandosi la testa. –E’ che ieri sera andava tutto così bene finché non ha detto di amarmi…-
Oli rise. –In teoria per le persone normali dopo questo genere di rivelazioni le cose sarebbero andate ancora meglio-
Sean scosse la testa. –Sì, ma io non ho idea se sono realmente innamorato di lui, non ho qualcosa con cui confrontare quello che provo ora, tipo “Ma certo, io lo amo follemente, proprio come quella volta con…”. Quella con Ian è anche la mia prima vera relazione… con lui ho avuto la mia prima…- le guance di Sean si fecero rosse mentre lui abbassava lo sguardo imbarazzato. -…la mia prima volta-
Oli rise nuovamente e diede un bacio sulla guancia all’amico. –Ehi, tranquillo, è normale-
-Tu come hai fatto con Curtis?- chiese poi mentre Oli arricciò il naso.
-Dio, di sicuro non starò qui a raccontarti i trucchi che uso con il mio ragazzo sotto le coperte!-
Sean scosse la testa. –Non intendo questo. Intendo… come hai fatto a capire che era amore?-
-E’ che… L’ho solamente capito. E’ qualcosa che senti dentro. Semplicemente quando ami qualcuno, lo sai-
Sean finì il suo panino in silenzio e poi tornò a guardare l’amico negli occhi. –Allora credo di esserlo sul serio-
 
Mercoledì 5 Dicembre 2007.
Ore 16.16
Londra, Inghilterra.
 
-Scusate, io devo andare in bagno- disse Sean alzandosi.
Aveva passato più di dieci minuti a fare finta che tutto andasse bene, e ora doveva prendere una boccata d’aria o avrebbe vomitato.
Mentre si sciacquava la faccia, sentì la porta aprirsi.
Vide il riflesso di Ian nello specchio. –Perché sei qui?- gli domandò.
Lui rise. –Per lo stesso motivo per cui sei al cesso anche tu, suppongo-
Sean scosse la testa. –No, intendo perché mi hai inviato qui… perché continui a volere avere a che fare con me… perchè non puoi lasciare che io provi a vivere senza di te?-
Ian sospirò. –Perché sono un coglione. Perché sono due mesi che io ci provo, ma non c’e la faccio. E perché non voglio che tu impari come si faccia a stare senza di me. Mi manchi da impazzire, Seany- disse appoggiando le sue labbra contro quelle del ragazzo biondo.
-No, non posso- disse scostando da se Ian e andandosene.
 
Quattro mesi prima.
Ore 22.30
Cariff, Galles
 
-Che fai?- domandò Sean rotolando su un fianco sul letto e finendo accanto a Ian, impegnato a scrivere qualcosa su un notes.
-Scrivo- mormorò Ian non staccando gli occhi dal notes. –Lee mi ha appena inviato le pariture di una nuova canzone, e io devo trovare le liriche… siamo già in ritardo, dobbiamo entrare in studio tra meno di un mese-
Sean sbuffò accendendosi una sigaretta. Ian lo fulminò con lo sguardo. –Spegni quella merda, lo sai come la penso. Se vuoi fumare vai fuori-
Sean sospirò scocciato. –Ma è notte, sul balcone fa freddo. E poi non dovrei scaricare la mia frustrazione fumando se solo tu mi prestassi attenzione-
-Ma io ti presto attenzione- disse svogliatamente il suo ragazzo.
-Perfetto, perché sai, proprio ieri Gavin mi raccontava del fatto che non fa sesso da un bel po’ di tempo, e così ho pensato che potevo invitarlo con noi. Sarebbe divertente-
-Ah,ah- annuì Ian mentre faceva scorrere la penna tra le righe.
-Sai, no, provare nuove esperienze…-
-Hai ragione- annuì Ian.
-Come, non so, chiamare Oli e Curtis, e provare tutti insieme a sodomizzarti con quella cazzo di penna con il quale ti piace tanto scrivere-
-Certo, amore, come vuoi tu-
Sean sorrise. –Allora sei d’accordo. Perfetto, direi di farlo domani-
Ian riemerse dai propri pensieri. –Che cosa?-
-Fare sesso di gruppo con Gavin e chiamare Oli e Curtis per sodomizzarti con la penna-
Ian si morse le labbra. –Sai… non è che ti stessi ignorando del tutto, è solo che non ti prestavo tanta attenzione e…-
Sean rise e lo baciò. –Ti amo… -
 
Mercoledì 5 Dicembre 2007.
Ore 19.53
Londra, Inghilterra. 
 
Sean si passò una mano sugli occhi e cercò le chiavi di casa in tasca.
Appena però guardò il suo portone vide Ian seduto vicino alla parete con le mani che gli tenevano su la testa.
Claire Jhonson, vestita con il solito grembiule e i capelli raccolti, stava parlando acidamente anche con lui.
-Senta- sospirò Ian. –Io devo parlare con Sean. Rimarrò qui che le piaccia o no, quindi se ne faccia una ragione e si levi dalle palle perché ho già abbastanza problemi-
Claire si morse le labbra. –Senti ragazzino, i tuoi genitori non ti hanno insegnato un po’ di educazione?!-
-Sì, ma più mi rompe i coglioni più la mia memoria in materia vacilla-
Sean decise di intervenire.
-E’ tutto a posto, signora Jhonson- disse facendo girare la chiave nella toppa.
Lei sospirò. –Sean, caro, io ti voglio bene ma i tuoi amici sono quanto meno… maleducati-
-Mi dispiace se Ian le ha causato disturbo- disse entrando in casa e lasciando la porta aperta. Claire scosse la testa e rientrò nel suo appartamento. Ian si guardò un po’ in giro e incerto lo seguì dentro casa.
-Che cosa vuoi ancora?- domandò Sean sospirando e sedendosi sul divano. Sembrava stanco, quando stavano insieme Ian non l’aveva mai visto così. Non era quel genere di stanchezza che si cancella con una dormita.
Ian lo raggiunse e si sedette accanto a lui. -Parlare. Provarci ancora. Voglio tutto indietro. Tu, noi, tutto quello che eravamo. Sono due mesi che mi maledico, che non capisco come ho potuto farlo. Non importa se tu mi rifiuterai, perché se lo farai io ci riproverò ancora, e ancora… Oramai non ho più nulla da perdere. Ti amo ancora…- disse.
-Anch’io ti amo ancora…- sussurrò Sean non guardandolo negli occhi.
-E allora quale sarebbe il problema?- domandò Ian ingenuamente.
-Il problema è questo. E’ che non posso continuare ad illudermi che per noi sia rimasto qualcosa. Non possiamo tornare insieme. L’ultima volta mi hai spezzato il cuore, sono passati due mesi e sto ancora cercando di rimettere i pezzi insieme. Se succedesse ancora si disintegrerebbe per sempre-
-Non posso rinunciare. Vorrebbe dire rimanere così per sempre, e io non ci riuscirei. So com’è stare con te e so come stare senza di te, e tra le due preferisco sicuramente la seconda opzione-
-Io sono un’idiota- sussurrò prima di lasciare Ian senza parole, baciandolo.
 
Giovedì 6 Dicembre 2007.
Ore 6.35
Londra, Inghilterra.
 
Sean si svegliò. Si guardò in torno, ricordandosi di non essere solo nel letto.
Diede un’occhiata al suo ragazzo e per la mente gli passò un’idea assurda.
Pensò che forse quella era la volta buona. Che forse Ian non mentiva e che con un po’ di impegno sarebbero riusciti a far funzionare ogni cosa.
Doveva essere così per forza, perché infondo, neanche lui poteva permettersi di rinunciare a loro.
 
To Be Continued..

 

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