(no subject)
Oct. 27th, 2008 06:00 pmTitolo: Saint of Los Angeles
Autore: me aka Fede
Capitoli: 5/?
Pairing: Jimmy Sullivan X Ville Valo, Pete Wenyz X Patrick Stump, Brian Haner, Jr X Zack Baker
Raiting: R
Disclaimer: Darling what is going on? Honestly that never happened lying is your favorite passion.
-Disclaimer © Situation by Escape the Fate
-Title © Saint of Los Angeles by Motley Crue
-Titolo del capitolo© Believe by Aiden
Sommario: –Sai come funziona il gioco d’azzardo, vero?-
-Di che cazzo parli?-
-E’ molto semplice. Non importa quanto bravo o fortunato tu sia, alla fine il banco vince. E più mani vinci, più punti, più ti senti sicuro, e più la sconfitta sarà pesante. Ci siamo stati a Las Vegas, no? Sai perché tutte quelle persone si rovinano? Perché si sentono invincibili, ma non lo sono. Tutti noi alla fine perdiamo-
Nota: Argh! E' un periodo di merda questo, vacca miseria -.-
prologo. the paradise city. i capitolo. i'll wait my turn to tear inside you ii capitolo. lie to me. iii capitolo. i push my fingers into my eyes
iv capitolo. in the gutter now, so damn proud.
Ville si lasciò cadere sul lettino del suo piccolo appartamento.
Doveva decidersi a trovare un fottuto lavoro, porca merda, non poteva passare le sue giornate a guardare fisso il soffitto e fumare sigarette.
Anche la stanza era diventata troppo stretta. Doveva andarsene.
Si morse le labbra mettendosi la felpa e uscendo in strada. Perchè poi non se lo seppe dire; probabilmente per abitudine.
Era sicuro che non si sarebbe mai abituato ne al clima di Los Angeles ne a tutto quello che la riguardava e, probabilmente, non voleva farlo.
Spinse le mani nelle tasche ed aumentò il passo fino a che non si trovò davanti alla porta di un pub.
Si morse il labbro inferiore. Era lo stesso bar dove, qualche giorno prima, si era fermato a bere qualcosa, e aveva conosciuto quello strano ragazzo.
Si erano fermati un po’ a parlare e lui gli aveva lasciato il suo numero, ma Ville non l’aveva richiamato.
Sorrise. Chissà, magari era il destino.
Entrò togliendosi gli occhiali da sole e sedendosi accanto al bancone.
-Ehi, - lo salutò la cameriera. –Di nuovo qui, eh?-
Ville annuì. –Già.. non è che conosca molti posti qui in città. Mi porteresti una birra?-
Lei annuì prendendo un boccale. –Allora, hai visitato la città?-
Ville bevve il primo sorso prima di rispondere. –No.. Non ne ho avuto occasione..-
–Ah, peccato- disse la ragazza addentando una nocciolina dalla ciotola.
Lui annuì bevendo ancora.
Si guardò in giro. No, a quanto pare il destino non c’entrava nulla.
Lui non c’era.
La cameriera sorrise nuovamente. –Cerchi qualcuno?-
-No, cioè sì.. Non c’è quel ragazzo?- Ville balbettò giradosi verso di lei.
-Chi? Jimmy?-
–Sì, mi pare si chiamasse così- rispose annuendo.
-No.. oggi non si è presentato.. Come mai lo cerchi? Non per farmi i cazzi tuoi ma ho visto che parlavate l’altro giorno.. Non siete usciti alla fine?-
Ville scosse la testa.
–Ah, strano-
-Perché?-
-Bhe, perché Jimmy ottiene sempre quello che vuole, presto o tardi-
***
Patrick si mise a sedere sopra le coperte massaggiandosi la fronte.
Era stanco. Come se il sonno che aveva perso durante gli ultimi mesi si facesse sentire solo adesso.
Voleva chiudere gli occhi e rimanere così perché, davvero, non sapeva cosa fare..
Pete entrò in camera, sedendosi accanto a lui. –Allora, sei pronto?-
Patrick annuì alzandosi e prendendo la giacca.
Mentre saliva in macchina e Pete metteva in moto si rese conto che c’era qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. Tutto era fuori posto; continuare ad aggrapparsi alle cose, Pete, lui, quella situazione..
Non era giusto che fosse lì.
Ma infondo Pete non era mai stato giusto nei suoi confronti, quindi Patrick poteva prendersi ancora un po’ di tempo prima di sputare fuori la verità..
Andarono in un ristorante carino e fuori città e si sedettero sulla veranda, dove c’era persino un po’ di vento.
-Sono felice di essere qui con te..- cominciò Pete quando furono seduti.
Patrick non c’e la faceva più.
Voleva spaccargli la faccia. E queste non erano le migliori intenzioni dai cui partire per cercare di recuperare qualcosa.
-Non possiamo farcela..- sussurrò Patrick giocando con una mollica di pane. -Non cambierà mai, Pete, non diventerà mai più facile.. ogni volta che ti guardo in faccia penso a quello che è successo.. E’ un immagine che ho davanti agli occhi tutti i fotuttissimi giorni che Dio manda in terra, te ne rendi conto?-
Pete si morse un labbro. –Lo so.. Mi odio per quello che ho fatto e non sto dicendo che devi perdonarmi subito-
–No, tu non capisci.. -Patrick sorrise amaramente.-Non basta che tu mi dica così.. E’ tutto sbagliato ed io sono stanco di correrti dietro.. Possiamo parlarne per giorni davanti ad un caffè, mandare a cena fuori ogni volta che vuoi, ma questo non cambierà. Non diventerà mai facile per me..-
Pete non sapeva cosa dire, come rispondere.
Come quando le battute giuste ti vengono in mente solo mezzora dopo, dove nessuno può sentirti, ora Pete si ritrovava senza una carta da giocare, ed era sicuro che, se ci avesse pensato, dopo qualche minuto avrebbe trovato la frase giusta da dire a Patrick perché non mollasse, ma ora no.
Se ne rimase in silenzio.
-Non sarà mai facile per me, Petey..- ripetè Patrick guardandolo in faccia.
***
Brian si rimise i jeans mentre Zack si sedeva sul letto.
-E adesso che si fa?- domandò quest’ultimo mentre si passava una mano tra i capelli.
-Ho pagato la stanza fino a questo pomeriggio, quindi..-
-No- Zack scosse la testa. –Intendevo, che cosa facciamo noi.. che cosa farai tu..-
-Oh..- sussurrò Brian smettendo di vestirsi. –Non lo so- concluse poi. –Io.. io non lo so.. Tu mi piaci, Zack,mi piaci tanto ma non posso lasciare Matt, lui.. Lui è tutto quello che ho..-
Zack sentì lo stomaco farsi più pesante mentre cercava di far uscire un sorriso dalle labbra. –E finisce tutto così?-
-E sentiamo, come dovrebbe finire?- sbottò Brian. –Cosa dovrei fare? Eh? Dimmelo tu, visto che sei tanto bravo.. Io amo Matt, non posso lasciarlo..-
-Strana relazione la vostra- commentò Zack afferrando a sua volta. –Non vuoi lasciarlo ma non è con lui che sei andato a letto ieri notte, o mi sbaglio?-
-Che cosa vuoi che dica, Zacky? Io.. E’ tutto troppo confuso, non puoi chiedermi di decidere adesso.. Con te è appena iniziata, con Matt va avanti da sempre..-
-Non credi sia ora di svegliarti, allora?- domandò seccato.
-Lasciami solo un po’ di tempo..- mormorò Brian lentamente.
-Quindi tu vorresti che noi ci rivedessimo?-
Brian annuì.
***
Ville si accese una sigaretta e fissò lo schermo del suo cellulare.
Con un minuscolo gesto del dito l’avrebbe fatto.
L’avrebbe chiamato.
Non sapeva perché ma non vedeva l’ora di farlo. Voleva parlargli ancora.
Aveva davanti un bel problema del cazzo. Era a LA da meno di due settimane e già ci era caduto dentro.
Succedeva sempre così, non imparava mai dai suoi errori.
“Pronto..?”
Ville si schiarì la voce. “Pronto, Jimmy?”
“Sono io.. Chi parla?”
“S-sono.. Sono Ville..” mormorò imbarazzato. Probabilmente non si ricordava nemmeno di lui. “Ci siamo conosciuti l’altro ieri in quel pub e mi hai lasciato il tuo numero..”
“Ah, certo.. Il bel finlandese che aveva paura dei violentatori”
Ville ridacchiò imbarazzato. “Già, proprio io”
“A che devo l’onore?”
Ville strinse le mani l’una dentro l’altra. “Nulla di che.. Sei libero per un caffè questo pomeriggio?”
“Per te sono sempre libero, dolcezza”
Ecco.
Ormai era caduto. Stava giocando con il fuoco e, cazzo, rischiava di bruciarsi davvero.
[Saints of Los Angels
to be continued]
Autore: me aka Fede
Capitoli: 5/?
Pairing: Jimmy Sullivan X Ville Valo, Pete Wenyz X Patrick Stump, Brian Haner, Jr X Zack Baker
Raiting: R
Disclaimer: Darling what is going on? Honestly that never happened lying is your favorite passion.
-Disclaimer © Situation by Escape the Fate
-Title © Saint of Los Angeles by Motley Crue
-Titolo del capitolo© Believe by Aiden
Sommario: –Sai come funziona il gioco d’azzardo, vero?-
-Di che cazzo parli?-
-E’ molto semplice. Non importa quanto bravo o fortunato tu sia, alla fine il banco vince. E più mani vinci, più punti, più ti senti sicuro, e più la sconfitta sarà pesante. Ci siamo stati a Las Vegas, no? Sai perché tutte quelle persone si rovinano? Perché si sentono invincibili, ma non lo sono. Tutti noi alla fine perdiamo-
Nota: Argh! E' un periodo di merda questo, vacca miseria -.-
prologo. the paradise city. i capitolo. i'll wait my turn to tear inside you ii capitolo. lie to me. iii capitolo. i push my fingers into my eyes
iv capitolo. in the gutter now, so damn proud.
Ville si lasciò cadere sul lettino del suo piccolo appartamento.
Doveva decidersi a trovare un fottuto lavoro, porca merda, non poteva passare le sue giornate a guardare fisso il soffitto e fumare sigarette.
Anche la stanza era diventata troppo stretta. Doveva andarsene.
Si morse le labbra mettendosi la felpa e uscendo in strada. Perchè poi non se lo seppe dire; probabilmente per abitudine.
Era sicuro che non si sarebbe mai abituato ne al clima di Los Angeles ne a tutto quello che la riguardava e, probabilmente, non voleva farlo.
Spinse le mani nelle tasche ed aumentò il passo fino a che non si trovò davanti alla porta di un pub.
Si morse il labbro inferiore. Era lo stesso bar dove, qualche giorno prima, si era fermato a bere qualcosa, e aveva conosciuto quello strano ragazzo.
Si erano fermati un po’ a parlare e lui gli aveva lasciato il suo numero, ma Ville non l’aveva richiamato.
Sorrise. Chissà, magari era il destino.
Entrò togliendosi gli occhiali da sole e sedendosi accanto al bancone.
-Ehi, - lo salutò la cameriera. –Di nuovo qui, eh?-
Ville annuì. –Già.. non è che conosca molti posti qui in città. Mi porteresti una birra?-
Lei annuì prendendo un boccale. –Allora, hai visitato la città?-
Ville bevve il primo sorso prima di rispondere. –No.. Non ne ho avuto occasione..-
–Ah, peccato- disse la ragazza addentando una nocciolina dalla ciotola.
Lui annuì bevendo ancora.
Si guardò in giro. No, a quanto pare il destino non c’entrava nulla.
Lui non c’era.
La cameriera sorrise nuovamente. –Cerchi qualcuno?-
-No, cioè sì.. Non c’è quel ragazzo?- Ville balbettò giradosi verso di lei.
-Chi? Jimmy?-
–Sì, mi pare si chiamasse così- rispose annuendo.
-No.. oggi non si è presentato.. Come mai lo cerchi? Non per farmi i cazzi tuoi ma ho visto che parlavate l’altro giorno.. Non siete usciti alla fine?-
Ville scosse la testa.
–Ah, strano-
-Perché?-
-Bhe, perché Jimmy ottiene sempre quello che vuole, presto o tardi-
***
Patrick si mise a sedere sopra le coperte massaggiandosi la fronte.
Era stanco. Come se il sonno che aveva perso durante gli ultimi mesi si facesse sentire solo adesso.
Voleva chiudere gli occhi e rimanere così perché, davvero, non sapeva cosa fare..
Pete entrò in camera, sedendosi accanto a lui. –Allora, sei pronto?-
Patrick annuì alzandosi e prendendo la giacca.
Mentre saliva in macchina e Pete metteva in moto si rese conto che c’era qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. Tutto era fuori posto; continuare ad aggrapparsi alle cose, Pete, lui, quella situazione..
Non era giusto che fosse lì.
Ma infondo Pete non era mai stato giusto nei suoi confronti, quindi Patrick poteva prendersi ancora un po’ di tempo prima di sputare fuori la verità..
Andarono in un ristorante carino e fuori città e si sedettero sulla veranda, dove c’era persino un po’ di vento.
-Sono felice di essere qui con te..- cominciò Pete quando furono seduti.
Patrick non c’e la faceva più.
Voleva spaccargli la faccia. E queste non erano le migliori intenzioni dai cui partire per cercare di recuperare qualcosa.
-Non possiamo farcela..- sussurrò Patrick giocando con una mollica di pane. -Non cambierà mai, Pete, non diventerà mai più facile.. ogni volta che ti guardo in faccia penso a quello che è successo.. E’ un immagine che ho davanti agli occhi tutti i fotuttissimi giorni che Dio manda in terra, te ne rendi conto?-
Pete si morse un labbro. –Lo so.. Mi odio per quello che ho fatto e non sto dicendo che devi perdonarmi subito-
–No, tu non capisci.. -Patrick sorrise amaramente.-Non basta che tu mi dica così.. E’ tutto sbagliato ed io sono stanco di correrti dietro.. Possiamo parlarne per giorni davanti ad un caffè, mandare a cena fuori ogni volta che vuoi, ma questo non cambierà. Non diventerà mai facile per me..-
Pete non sapeva cosa dire, come rispondere.
Come quando le battute giuste ti vengono in mente solo mezzora dopo, dove nessuno può sentirti, ora Pete si ritrovava senza una carta da giocare, ed era sicuro che, se ci avesse pensato, dopo qualche minuto avrebbe trovato la frase giusta da dire a Patrick perché non mollasse, ma ora no.
Se ne rimase in silenzio.
-Non sarà mai facile per me, Petey..- ripetè Patrick guardandolo in faccia.
***
Brian si rimise i jeans mentre Zack si sedeva sul letto.
-E adesso che si fa?- domandò quest’ultimo mentre si passava una mano tra i capelli.
-Ho pagato la stanza fino a questo pomeriggio, quindi..-
-No- Zack scosse la testa. –Intendevo, che cosa facciamo noi.. che cosa farai tu..-
-Oh..- sussurrò Brian smettendo di vestirsi. –Non lo so- concluse poi. –Io.. io non lo so.. Tu mi piaci, Zack,mi piaci tanto ma non posso lasciare Matt, lui.. Lui è tutto quello che ho..-
Zack sentì lo stomaco farsi più pesante mentre cercava di far uscire un sorriso dalle labbra. –E finisce tutto così?-
-E sentiamo, come dovrebbe finire?- sbottò Brian. –Cosa dovrei fare? Eh? Dimmelo tu, visto che sei tanto bravo.. Io amo Matt, non posso lasciarlo..-
-Strana relazione la vostra- commentò Zack afferrando a sua volta. –Non vuoi lasciarlo ma non è con lui che sei andato a letto ieri notte, o mi sbaglio?-
-Che cosa vuoi che dica, Zacky? Io.. E’ tutto troppo confuso, non puoi chiedermi di decidere adesso.. Con te è appena iniziata, con Matt va avanti da sempre..-
-Non credi sia ora di svegliarti, allora?- domandò seccato.
-Lasciami solo un po’ di tempo..- mormorò Brian lentamente.
-Quindi tu vorresti che noi ci rivedessimo?-
Brian annuì.
***
Ville si accese una sigaretta e fissò lo schermo del suo cellulare.
Con un minuscolo gesto del dito l’avrebbe fatto.
L’avrebbe chiamato.
Non sapeva perché ma non vedeva l’ora di farlo. Voleva parlargli ancora.
Aveva davanti un bel problema del cazzo. Era a LA da meno di due settimane e già ci era caduto dentro.
Succedeva sempre così, non imparava mai dai suoi errori.
“Pronto..?”
Ville si schiarì la voce. “Pronto, Jimmy?”
“Sono io.. Chi parla?”
“S-sono.. Sono Ville..” mormorò imbarazzato. Probabilmente non si ricordava nemmeno di lui. “Ci siamo conosciuti l’altro ieri in quel pub e mi hai lasciato il tuo numero..”
“Ah, certo.. Il bel finlandese che aveva paura dei violentatori”
Ville ridacchiò imbarazzato. “Già, proprio io”
“A che devo l’onore?”
Ville strinse le mani l’una dentro l’altra. “Nulla di che.. Sei libero per un caffè questo pomeriggio?”
“Per te sono sempre libero, dolcezza”
Ecco.
Ormai era caduto. Stava giocando con il fuoco e, cazzo, rischiava di bruciarsi davvero.
[Saints of Los Angels
to be continued]
Soundtrack del capitolo.
Parte uno. Ville Valo: Believe by Aiden
Parte due. Pete Wentz & Partick Stump: It never gets easier by Straylight Run
Parte tre. Brian Haner, Jr & Zack Baker: Roadside by Rise Against
Parte Quattro. Ville Valo & Jimmy Sullivan: Victims of love by Good Charlotte