Skeptics and true believers
Jul. 15th, 2009 03:13 pmAutore: me aka Fede
Capitoli: 1/1
Pairing: Gabe Saporta X William Beckett
Raiting: R
Disclaimer: Darling what is going on? Honestly that never happened lying is your favorite passion.
-Disclaimer © Situation by Escape the Fate
-Title © Skeptics and true believers by The academy is..
Sommario: –Gabe, calmati. E’ caduto dal palco, niente di più. Gli sono vicino, ma non è come se stesse per partorire. E comunque lo stanno ancora visitando-
Gabe scosse la testa.
Replicare avrebbe significato fermarsi a discutere, e ciò comportava minuti preziosi che avrebbe potuto passare a preoccuparsi o ad assillare i medici, o comunque a fare qualcosa di logico in una situazione come quella.
Skeptics and true believers
[Would you believe me if I said I didn't need you?
'Cause I wouldn't believe you if you said the same to me.]
-Skeptics and true believers; The Academy is..
Gabe ingranò la marcia accelerando velocemente, incurante dei limiti di velocità. Doveva arrivare all’ospedale alla svelta.
William era proprio un deficiente.
Lui veniva a Chicago per vederlo; l’aveva aspettato a casa sua tutta la stramaledetta sera perché lui aveva “solo un concerto sta sera. Poi ti raggiungo a casa, ci facciamo una birra e vediamo un film” e, mentre lui era seduto sul divano gli era arrivata la telefonata di Mike Carden che gli diceva che stavano portando Bill in ospedale.
Stupido, ecco cos’era Gabe.
Non avrebbe dovuto rimanere a casa, avrebbe dovuto seguirlo a quel maledetto show. ‘Certo’ gli disse una voce nella sua testa ‘così lo prendevi al volo mentre cadeva da quel maledetto palco, eh’.
Probabilmente sì, si rispose.
Parcheggiò ed arrivò fino in accettazione, dove vide Sisky prendere a calci il distributore di merendine.
-Allora? Si sa qualcosa? Che cazzo ci fai qui, non dovresti essere ad aspettare davanti alla porta?- domandò non concependo nemmeno la tranquillità del bassista.
Adam lo guardò come se gli fosse appena spuntato un terzo occhio in fronte. –Gabe, calmati. E’ caduto dal palco, niente di più. Gli sono vicino, ma non è come se stesse per partorire. E comunque lo stanno ancora visitando-
Gabe scosse la testa.
Replicare avrebbe significato fermarsi a discutere, e ciò comportava minuti preziosi che avrebbe potuto passare a preoccuparsi o ad assillare i medici, o comunque a fare qualcosa di logico in una situazione come quella. -Dov’è?-
-Secondo piano a destra- mormorò continuando a lottare con la macchinetta.
Raggiunse gli altri amici del suo ragazzo, o di quello che rimaneva, visto che non si era ancora sincerato delle sue condizioni.
-Allora come sta?- domandò a Mike che fece spallucce.
-Gli hanno dato delle medicine e adesso è li che delira- disse con un cenno della testa verso la porta dell’ambulatorio lasciata accostata.
William era seduto sul lettino con le gambe a penzoloni. Con una mano si teneva la busta di plastica con il ghiaccio dentro, mentre si guardava l’altra quasi affascinato.
A Gabe ricordava quasi suo cugino Fabio. Solo che Fabio aveva tre anni.
-Bill..- cercò di usare lo stesso tono che usava con suo cugino in questione.
-Ciao Gabey!- lo saluto con la mano. Poi ritotnò a guardare le dita, quasi stupito. –Ma.. ma quante sono?-
-Sono dieci, amore- gli rispose cercando di non lasciarsi sfuggire un sorriso dalle labbra. –Come ti senti?- chiese accarezzandogli una guancia.
-Male,- rispose mordendosi un labbro. –Mi fa male la testa e me la sento troppo leggera, ho paura che voli via.. Ma.. ma sono davvero così tante?-
Gabe si girò verso il medico che stava finendo di compilare delle carte. –Posso portarlo a casa? E’ tutto a posto-
-Per quanto lo possa essere uno che è caduto da due metri, sì. E’ fortunato, non si è fatto nulla di grave, solo una leggera commozione celebrale. Gli abbiamo dato degli antidolorifici, lei non lo faccia addormentare e sopravviverà- gli rispose.
Gabe annuì mettendo un braccio intorno alla schiena di William. –Vieni, mi amor, andiamo a casa-
Bill sorrise salutando con la mano il medico, che scosse la testa.
Gabe lo fece sedere in macchina e gli allacciò la cintura di sicurezza intorno alla vita prima di accendere la macchina e partire.
Bill stesse in silenzio per dieci minuti buoni, in cui Gabe si chiese se stesse ancora riflettendo sul numero delle sue dita, prima di appoggiare la testa contro lo schienale e chiudere gli occhi.
Gabe rischiò quasi di inchiodare.-Eh, no, caro il mio bell’addormentato. Tu stai sveglio- esclamò scuotendogli le spalle.
Bill sbadigliò. –Ma no dai, io ho sonno..-
-Non se ne parla. Io ti amo e non voglio che ti succeda qualcosa, hai sentito il dottore, no? Già sta sera ci hai messo del tuo. Ma come ti è saltato in mente?! Vedi che il palco è così alto, non fai il coglione vicino al bordo, no?- borbottò parcheggiando.
-Anche io ti amo..- sussurrò William, non dando segno di aver sentito la continuazione del discorso, o facendo comunque capire che gli non gli interessava.
-Ah sì?- incalzò Gabe, contento di aver trovato uno spunto di conversazione per farlo rimanere sveglio.
-Già- dichiarò Bill dandogli un bacio sul naso mentre lui tentava di far entrare la chiave nella toppa.
Lo fece sedere sul letto, per poi andare a prendere un po’ di caffè freddo dalla cucina. Sarebbe stata una lunga notte.
-Eh no, non di nuovo- mormorò tra se mentre guardava William buttato in diagonale sul letto con ancora le scarpe addosso. –Billvy, sveglia, non puoi dormire. Mi dispiace, Dio solo sa quanto vorrei che entrambi potessimo solamente sdraiarci sul letto e non svegliarci fino a dopo domani.-
William si mise a sedere e si lasciò svestire e mettere in pigiama senza nessuna collaborazione. Poi anche Gabe fece lo stesso, controllando comunque con un occhio che Bill rimanesse sveglio. Dopo si sedette sopra coperte facendogli appoggiare la testa sul petto.
-Ti fa tanto male?- domandò toccandogli il bernoccolo sulla fronte. Bill annuì mordendosi un labbro. –Povero cucciolo- rise dandogli un bacio sulle labbra.
-Mi dispiace di averti fatto preoccupare- gli disse a quel punto. E lo fece in modo così dolce che tutta la rabbia con cui Gabe avrebbe voluto aggredirlo nel viaggio in macchina scivolò via, lasciando spazio solo ad un grande sospiro.
Odiava rompergli le balle.
Facevano lo stesso lavoro, e nemmeno lui sul palco era mai stato un manico di scopa. Ma da li a non stare abbastanza attenti a non buttarsi di sotto ne passava.
Ricordò il brivido freddo che gli aveva attraversato la schiena quando aveva risposto al telefonato, quando non sapeva ancora cosa gli era successo e poteva essergli capitato di tutto.
Istintivamente strinse William più forte, che mormorò qualcosa alzando la testa. Gabe lo baciò di nuovo e fu un bacio vero questa volta.
Ci mise dentro tutto quello che provava, dalla rabbia, alla paura, all’amore. Era speciale perché avrebbe potuto essere l’ultimo.William forse aveva capito quello che significava quel contatto, Gabe lo intuiva dallo sguardo, ma capiva anche che William sembrava non darci peso.
Stava esagerando?
Ma nemmeno per sogno.
Nella sua testa si chiese come sarebbero andate le cose a ruoli invertiti. Forse non era il caso.. Oh, ma al diavolo.
Se lui doveva passare la notte in bianco a controllare che non andasse in coma, William aveva il dovere di rassicurarlo sui suoi sentimenti. ‘Eh, perdiana,’ pensò ‘si comporterà anche come Fabio ma c’è un limite a tutto’.
-Non preoccuparti.. Solo, non..- si bloccò. Naturalmente quella non era la prima ne la prima ne l’ultima volta che saliva su un palco. Non poteva chiedergli di non farlo in futuro. –Stai più attento la prossima volta, querido- Gabe sospirò. –Sei tutto quello che ho.. Anzi, non è vero. Ho un sacco di altre cose, ma non avrebbero nessun valore se non avessi te-
William lo guardò con una luce tale negli occhi a convincere Gabe a lasciare stare ogni genere di domande. Ma, nonostante tutto, Bill gli diede la risposta che aspettava.
-Mi dispiace..- balbetto stropicciandosi le mani le une nelle altre. –Non ho pensato.. Cioè..- Will si schiarì la voce e poi continuò. –Anche tu sei tutto ciò che conta per me.-
Con la coda dell’occhio vide Gabe fare una specie di sospiro per poi ricomporsi. –Lo so- dichiarò maledendosi per la sua insicurezza. –E ora vediamo questo film, ho aspettato quattro ore, ora sono curioso-
William aveva la sensazione che no, non lo sapeva. O, per lo meno a volte se lo dimenticasse. Ma a lui non costava nulla ricordaglielo ogni volta.