It's going down down.
Jan. 21st, 2010 06:21 pmCapitoli: 1/1
Pairing: Bam Margera/Ville Valo
Raiting: Nc17
Disclaimer: Con questo mio scritto, pubblicato senza alcuno scopo di lucro, non intendo dare rappresentazione veritiera del carattere dei personaggi e/o del loro orientamento sessuale, nè offenderli in alcun modo.
Titolo © Right round by Flo Rida
Sommario: Ti eri avvicinato e gli avevi dato un piccolo bacio sulle labbra. Volevi dirgli che ti era mancato, che ti era sembrato che fossero passati secoli dall’ultima volta che l’avevi visto e, allo stesso tempo, che il tempo trascorso non avesse più importanza, fosse già lontano. Ma le parole romantiche non avevano terreno fertile con voi e quindi avevi preferito dimostrarglielo con i fatti.
Conteggio parole: 1213 [
Note: Scritta per il P0rn Fest di
You spin my head right round, right round
When you go down, when you go down down
(Right Round- Flo Rida)
Ti guardi in giro, da quando fa così caldo a Philly?
Sorridi, bevendo ancora un po’ del cocktail che hai in mano, mentre Ville si avvicina al tuo viso e, con le labbra quasi premute sul tuo collo, ti chiede di ballare. Ti trascina sulla pista e ti mette le braccia intorno collo, mentre quello che fai tu è più simile al movimento di un tarantolato che di un ragazzo che va in club.
E, dio, è così eccitante vedere Ville muoversi a ritmo di musica. Ti ricordavi che era bello, ma così terribilmente arrapante, questo no.
Torniamo indietro.
Avevi ricevuto una sua chiamata qualche giorno prima, mentre stavi giocando a biliardo con Dunn in un pub non lontano da casa tua, in una giornata che, a parte per quell’avvenimento, avresti definito mortalmente noiosa.
“Ehi, indovina dove sarò settimana prossima?” ti aveva chiesto quando avevi risposto alla telefonata, con quell’intonazione della voce che aveva quando sorrideva.
Avevi appoggiato la stecca al tavolo ed eri andato fuori, accendendoti una sigaretta. “Non lo so.. A prendere un te con la regina?”
Non gli avresti mai dato la soddisfazione di esultare come una ragazzina.
Il vostro rapporto, dopotutto, non era così. Si trattava più che altro di risate, di stronzate insieme e di tanto, ottimo sesso, il miele e l’isterismo lasciavano il tempo che trovavano.
“Acqua!” aveva esclamato lui “Sono a Philadelphia per un concerto. Ed il bello che ci rimango per tre, lunghissimi, giorni”
“Carino” gli avevi detto. E, dalla risatina che Ville fece, afferrasti che anche lui poteva riconoscere il suono di un sorriso nella tua voce. “Molto carino. Vuoi che ti faccia da guida turistica?”
“Bhe, se proprio ci tieni, anche se io avevo in mente qualcosa di meglio”
“Non lo so, Willa..” avevi mormorato piano, più per continuare la conversazione che per altro. “Il mio agente mi ha detto che dovrei fare alcuni promo, poi c’è la radio, devo dare una mano ad April..” Non che queste fossero balle, ma non avevi bisogno di pensarci su, sapevi già che per vederlo avresti dato buca anche ad un udienza con il papa.
“Come ti pare” ti aveva risposto. “Comunque, ti ricordo che non è come se convivessimo. Ci vediamo, se va bene, una volta al mese; ed io non voglio fare la parte della piattola, ma non possiamo andare avanti così. Ed il fatto che mi scarichi quando riesco a venire lì da te non aiuta!”
Avevi sorriso, buttando la sigaretta per terra e schiacciandola con un piede. “Ville..?”
“Che c’è?!” ti chiese lui scocciato.
“..Mi avevi già convinto al ciao” avevi riso, in una perfetta imitazione di Jerry Maguire.
“Coglione” aveva sospirato lui mentre tu ridevi più forte. “Ti chiamo domani”
Otto giorni dopo, con in mano solo un foglio di carta spiegazzato con annotato sopra il nome di un hotel e il numero di una camera, dopo aver guidato per tre quarti d’ora in autostrada e per venti minuti buoni tra il traffico della città per trovare il suo maledetto albergo, eri davanti alla sua camera.
Avevi bussato e, appena hai sentito il via libera, sei entrato piano.
Ville era seduto sul letto con solamente i jeans addosso, mentre sfogliava il taccuino dove appuntava praticamente qualsiasi cosa. E te pareva, avevi pensato, che non se lo fosse portato dietro, quel maledetto coso. Altro che modelle, groupie e chiunque altro, era lui il vero terzo incomodo della loro relazione.
-Ehi- ti aveva salutato e tu non avevi fatto altro che ricambiare, guardandolo come uno scemo. Non c’era nessuno in grado di farti sentire un pesce lesso quanto lui.
Ti eri avvicinato e gli avevi dato un piccolo bacio sulle labbra. Volevi dirgli che ti era mancato, che ti era sembrato che fossero passati secoli dall’ultima volta che l’avevi visto e, allo stesso tempo, che il tempo trascorso non avesse più importanza, fosse già lontano.
Ma le parole romantiche non avevano terreno fertile con voi e quindi avevi preferito dimostrarglielo con i fatti.
In pochi secondi la tua giacca era finita sul pavimento mentre tu ti eri ritrovato sotto di lui, con le mani intrecciate nei suoi capelli e le labbra che mordevano delicatamente la pelle del suo collo.
Ville, dopo l’ennesimo bacio, si era alzato in piedi e ti aveva dato le spalle, cercando una maglietta nella sua valigia.
Tu l’hai guardavi, incerto su cosa dire.
–Allora, ti muovi?- ti aveva chiesto. –Volevi farmi da guida turistica, no?-
A quel punto avevi fatto un gesto verso il tuo basso ventre, facendogli notare che non eri l’unico ad aspettarti qualcosa di più, e lui aveva scrollato le spalle con una risata. Figlio di puttana.
Ville aveva probabilmente intuito quello a cui stavi pensando e ti aveva dato una pacca sulla spalla, porgendoti con una mano il tuo cappotto. –Anche io ti amo-
Ed eccoti qui. Mezzo ubriaco in un locale con le luci psichedeliche, mentre balli con Ville e fai pensieri che probabilmente sarebbero giudicati illegali in Alabama.
Quando le sue mani scendono troppo in basso (decisamente oltre l’ombelico), tu decidi che per sta sera avete ballato abbastanza.
Lui sembra della tua stessa opinione, visto che ti afferra per un braccio e ti porta verso l’uscita.
-Io.. Sarà meglio che vada.. Nel pomeriggio ho delle dimostrazioni, devo chiamare il mio sponsor..- mormori.
Era vero e questo succedeva perché Ville vuol fare sempre quel cazzo che gli pare. Tu desideravi solamente una serata tranquilla e adesso non facevi fatica ad immaginare che spettacolo avresti dato l’indomani; con i postumi, un umore di merda e la voglia di essere con lui.
-Sai dove te lo puoi mettere quello skate, per quanto mi riguarda?- ti sibila sulle labbra. Lo guardi in faccia e lui ti bacia, mentre con una mano ti slaccia la giacca, togliendotela e lasciando che cada per terra.
Ti appoggi ad una macchina qualsiasi con la schiena (non la tua, per la gioia del suo vero proprietario) e lui ti alza la maglietta, lasciando piccoli baci sulla tua pancia, leccandoti l’ombelico e facendoti dimenticare che state per scopare in un parcheggio fuori da un locale. Finché Ville continua a fare così tu non riesci a prestare attenzione a nient’altro.
Lentamente ti fa scendere i pantaloni piano fino al ginocchio e te lo prende in bocca. Ti chiedi come sia possibile che ogni pompino di Ville sia il migliore che qualcuno ti abbia mai fatto.
Le tue mani si intrecciano nei suoi capelli, serri gli occhi e cerchi di non emettere alcun suono (perché, okay, nessuno fino ad adesso vi ha scoperto, ma non è il caso di sfidare la tua fortuna ulteriormente), accompagnando i suoi movimenti con il tuo bacino.
Quando, con gli occhi socchiusi, abbassi il viso, lo vedi sorriderti ti domandi se sappia quanto ti faccia impazzire
E’ bello, è simpatico, ha davvero tutte le qualità che un essere umano possa avere (correlato ad un buon numero di difetti, sopportabili, però) e.. -oddio- ma quanto riesce ad ingoiare?!
Finalmente vieni, dopo un interminabile periodo in cui la tua testa è stata continuamente resettata da scariche elettriche.
Lui si tira su e di strofina i jeans con un sorriso. –Se vuoi adesso puoi tornare a casa- ti provoca.Tu lo guardi alzando un sopracciglio. –Sti cazzi! Ora andiamo nella tua camera d’albergo-