Titolo: Vanilla
Fandom: ONE PIECE
Capitoli: 1/1
Pairing: Zoro/Sanji
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Eiichiro Oda; vi stupirà sapere che è tutta roba sua e io non ci guadagno nulla XD
Sommario: Era quell’ odore.
Zoro aveva deciso che la colpa era tutta di quell’assurdo aroma con cui il cuoco stava trafficando da ormai venti minuti buoni.
Conteggio parole: 1.616 (
fiumidiparole )
{What do I have to do to get inside of you?}
Era quell’ odore.
Zoro aveva deciso che la colpa era tutta di quell’assurdo aroma con cui il cuoco stava trafficando da ormai venti minuti buoni.
Lo odiava. Era dolciastro quel tanto che bastava per poi entrare nelle narici e ronzare nel cervello, catturando tutte le altre idee che avessero potuto passare di lì.
Le uniche rimaste erano proprio quelle che Zoro voleva escludere.
Dicevamo? Ah, sì, il suo sakè.
Si era diretto verso la cucina per prendere un po’ di sano sake e, Dio, quel tanfo dolciastro gli era entrato nelle testa. Era rimasto un attimo fermo, appoggiandosi con una gamba contro il legno della Sunny.
Non aveva voglia di litigare, era una giornata troppo calda e troppo bella per non passarla ad oziare, perciò si era seduto di nuovo sotto l’albero della nave con gli occhi socchiusi. Ma quel babbeo non si muoveva e lui voleva il suo stramaledetto sake!
Così l’aveva raggiunto di nuovo la cucina, aprendo la porta.
Sanji alzò nemmeno la testa per guardarlo in faccia, continuando a spalmare la glassa giallastra con un cucchiaio.
“Che diavolo vuoi, Marimo?” mormorò seccato.
Zoro arricciò le labbra in un gesto di disgusto, fissando il dolce. “Cuoco, non pensavo che l’avrei mai detto, ma ti sei superato. Questa cosa sembra più rivoltante delle altre.”
Sanji soffiò di rabbia, appoggiando il cucchiaio di legno nel lavello. “Se vuoi morire, testa verde, complimenti, sei sulla buona strada!”
“Che roba è?” chiese indicando con il mento la torta, che ora troneggiava sul tavolo, pronta per essere infornata.
“Ma che, hai preso un colpo di sole?” domandò Sanji spazientito. “A te che cosa sembra? E’ una torta alla vaniglia.”
“A me sembra rivoltante” rispose lo spadaccino serafico.
Sanji aprì l’acqua e cominciò a lavare le terrine che aveva utilizzato. “Sai una cosa? Non mangiarla, allora. Imparerò a convivere anche con questo.”
C’era qualcosa che non andava nel cuoco. Di solito gli sarebbe saltato al collo o lo avrebbe preso a calci nelle costole.
Era quello il motivo per cui era entrato a stuzzicarlo, no?
Sì, li c’era l’alcol ma, sul ponte, la giornata stava passando troppo lenta e placida per i suoi gusti.
Così Zoro aveva deciso di fare qualcosa per movimentarla, poco importava se, a causa di questa, probabilmente sarebbe finito in mare a forza di calci.
Alzò l’indice della mano destra e lentamente, fissando Sanji negli occhi con un sogghigno, lo appoggiò nella morbida crema, tirandone su cinque centimetri buoni. Poi, con estrema calma, se lo portò alla bocca, mangiandola. “Avevo ragione.” mormorò. “Questa cosa fa vomitare”
In quel momento nella mente di Sanji passarono, velocemente come i fotogrammi di un film, così tanti modi diversi per uccidere quel cerebroleso dello spadaccino, che non seppe nemmeno sceglierne uno.
E così rimase immobile a fissarlo.
Zoro rimarcò la dose. “Non mi credi? Assaggia!” decretò ripetendo il gesto in modo da formare sulla torta un cerchio storto.
“Bastardo! Io ti.. io ti..” Sanji fece un respiro profondo. “Questa era la torta che mi aveva chiesto Nami-chan..” cercò di calmarsi. “Vai fuori di qui.” decretò piano con una calma solo apparente, girandosi di nuovo verso la dispensa per cercare gli ingredienti che aveva utilizzato.
Se si sbrigava forse avrebbe ancora potuto salvarla.
Zoro rise leggermente divertito e si alzò, raggiungendolo alle spalle. Gli mise una mano tra le cosce mentre una piccola nuvola di fumo, proveniente dalla sigaretta che Sanji teneva in bocca, gli entrò negli occhi, obbligandolo a socchiuderli.
A pensarci adesso non avrebbe saputo dire perché l’aveva fatto. Non per ricadere nel cliché, ma questa risposta era vera.
Anzi no, abbiamo già stabilito che la colpa era di quel dannato aroma.
E poi, se il cuoco non reagiva alle sue provocazioni, era logico che prima o poi lui sarebbe passato ad un livello successivo.
In poche parole se l’era voluta.
Ci sarebbe stata un’altra soluzione, ma…
Zoro alzò le spalle. In realtà questa situazione non lo preoccupava più di tanto.
I come, i perché e tutte le possibili implicazioni che questa catena di pensieri si portava dietro, erano cose a cui avrebbe pensato in seguito, forse..
Per intanto si accontentava di godersi quel leggero rossore che colorava le guancie del cuoco.
“Marimo ma.. che cazzo..?”
Lo spadaccino ridacchiò, alzando il dito ed appoggiandoglielo sulla fonte, sporcandolo di crema.
Sanji rimase immobile, con le braccia lasciate cadere morbide lungo le gambe e la più idiota delle espressioni sul viso. Dio, c’era cascato.
Non solo Zoro gli aveva fatto fare la figura dell’idiota ed ora era lì, che lo guardava compiaciuto con la faccia di uno che sa di aver vinto e si gode trionfante la gloria, ma lui aveva anche abboccato come un pollo.
No, aspetta, questo no.
Lui non c’era cascato e, soprattutto, non c’era nulla in cui cascare, no?
“Va fuori da qui” ringhiò incazzato.
Zoro alzò gli occhi al cielo, sempre più divertito dalla situazione. “Ma quanto sei noioso, cuoco.” mormorò afferrandogli un braccio e trascinandoselo contro. “Non sai nemmeno riconoscere una sconfitta”
Sanji rimase immobile, quasi imbalsamato, in quella specie di abbraccio goffo in cui era rimasto coinvolto.
Se mi freghi una volta, vergogna a te; ma se mi freghi due volte vergogna a me.. (1)
Troppo tardi. Perché Zoro gli aveva messo le mani tra i capelli, lo aveva spinto contro il lavello e adesso lo stava baciando. Più fregato di così.
Dovevano essere come minimo due giorni che non si faceva la barba, ed ora sentiva un leggero prurito sulle guancie ma, a parte tutto, era piacevole. Sapeva muovere bene la lingua, nonostante avesse la bocca leggermente secca ed in più, come al solito, il Marimo si sbagliava di grosso.
La sua crema aveva un sapore divino, almeno gustata così.
Un gemito uscì dalle sue labbra mentre si rendeva conto che –Oh!MioDio, il Marimo lo stava baciando.
Chiuse gli occhi e si spinse di più contro di lui, facendo sfregare i loro bacini attraverso la stoffa dei pantaloni.
Quello spadaccino da strapazzo non avrebbe vinto questa volta. Se voleva giocare lui era pronto ad entrare in partita.
Zoro, a quel punto, si alzò per chiudere la porta della cucina a chiave mentre Sanji metteva in salvo sopra la credenza quello che era rimasto della torta.
In un attimo furono di nuovo attaccati, Zoro lo spingeva contro la gamba del tavolo fino a quasi fargli entrare lo spigolo nella schiena e Sanji buttava la testa indietro perché, Dio, quella cosa che stava facendo al lobo del suo orecchio lo faceva impazzire.
Che diavolo..? Dove aveva imparato?
Il bacio finì e loro si guardarono negli occhi. Zoro lo fissava con un’ aria divertita e, stranamente, a Sanji non importava gran che. Credeva di aver vinto? Poco male visto che una parte del bottino era anche sua.
Dopo pochi secondi furono di nuovo attaccati.
Sanji si rimise all’opera, sbottonandogli quella logora maglietta bianca che si ostinava a portare –Che schifo!, mentre Zoro si guardava in giro, intuendo cosa sarebbe successo di li a poco.
Dio, erano in una cucina, quanto sarebbe stato difficile trovare qualcosa che lubrificasse?
Ma non c’era tempo perché Sanji aveva preso a percorrere il suo petto con la lingua, facendogli venire i brividi lungo la schiena; e così intrecciò di nuovo le mani in quella zazzera bionda mentre il cuocastro glielo prendeva in bocca.
Cazzo, quello si stava rivelando il miglior pompino della sua vita.. Poco importava che erano secoli che quella zona del suo corpo vedesse solo le mani di Zoro stesso, perché era comunque stratosferico, e gli impediva di pensare a qualcosa di sensato visto che era come se delle scosse elettriche gli stessero resettando il cervello, e gli faceva voglia di gridare un sacco di oscenità fregandosene degli altri ragazzi che avrebbero potuto sentirlo, e..
“Perché cazzo ti sei fermato, cuoco?!” grugni guardandolo storto.
Sanji, piegato sulle ginocchia, sorrise. Aveva fatto punto e poteva ancora vincerla, quella partita. “Fai due più due, spadaccino...” gli rispose con ovvietà alzandosi di nuovo in piedi.
Zoro annuì e gli fu di nuovo addosso, spingendo cosi forte da obbligarlo a salire sul tavolo di legno. Sanji si slacciò la cintura e si tolse i pantaloni con un calcio, lasciando che cadessero sul pavimento di legno.
Si lasciò andare all’indietro, trovandosi intrappolato tra le assi della tavola e il corpo di Zoro, che si piegò verso di lui, baciandolo di nuovo –Come l’animale qual’era, mentre gli metteva due dita tra le natiche.
Sanji lasciò cadere la testa sul legno, cercando di trattenere i gemiti e di rispondere al bacio. Qualche secondo dopo lo spadaccino mosse il bacino, in modo che i pantaloni cadessero lungo sui polpacci, e sostituì le dita con il suo cazzo, muovendolo avanti e indietro.
Sanji poteva sentire la sua cicatrice contro la sua pelle ed il suo respiro spezzato sulla sua guancia. E, cazzo, era tutto così incredibile ma allo stesso modo così eccitante, in quella stanza c’era un caldo bestiale e da quando gli piaceva scopare con un uomo?!
Quando Zoro cominciò a fargli una sega, Sanji, ufficialmente, non capì più nulla.
C’erano solo una marea di sensazioni a cui non riusciva a dare un nome, le gocce di sudore che colavano lente sulla schiena, la vaniglia che si mischiava con il gusto secco del tabacco e, porca puttana, perché quello spadaccino non andava più veloce?
Poi Sanji sentì due o tre spinte più forte delle altre e capì che Zoro stava per venire. Lo raggiunse dopo qualche secondo, sentendosi esausto.
Zoro gli diede un ultimo bacio leggero sulle labbra e poi si rimise i pantaloni. Trafficò nella credenza, afferrò una bottiglia di sake ed uscì dalla cucina; non prima, però, di aver lanciato uno sguardo verso la torta.
Fandom: ONE PIECE
Capitoli: 1/1
Pairing: Zoro/Sanji
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Eiichiro Oda; vi stupirà sapere che è tutta roba sua e io non ci guadagno nulla XD
Sommario: Era quell’ odore.
Zoro aveva deciso che la colpa era tutta di quell’assurdo aroma con cui il cuoco stava trafficando da ormai venti minuti buoni.
Conteggio parole: 1.616 (
Note: Quanto vorrei che le fanfic si scrivessero da sole o, come minimo, che si lasciassero scrivere. Ed invece nulla .__. Perché questa cosa non avrebbe nemmeno dovuto nascere, visto che ho altre mille che mi passano per la testa. E invece no XD Così mentre sono in stallo con altra roba, per passare il tempo (ho gli orari sfasati d’estate) mi sono burattata in questa roba. Che c’e ne frega, direte voi. Eh, lo so, ma dovrò pur giustificarmi XD *cerca di arrampicarsi sugli specchi*
Il titolo si riferisce alla vaniglia ma, googlandolo per noia, ho scoperto che, nel linguaggio BDSM, significa farlo normalmente, e la cosa mi sta bene \o/
Prima volta nel fandom perchésono una babbea mi piace il rischio \o/
La citazione è © degli Hoobastank, per la precisione, di Inside of you.
(1) è la traduzione del classico proverbio inglese ‘fool me once shame on you, fool me twice shame on me’.
Il titolo si riferisce alla vaniglia ma, googlandolo per noia, ho scoperto che, nel linguaggio BDSM, significa farlo normalmente, e la cosa mi sta bene \o/
Prima volta nel fandom perché
La citazione è © degli Hoobastank, per la precisione, di Inside of you.
(1) è la traduzione del classico proverbio inglese ‘fool me once shame on you, fool me twice shame on me’.
Vanilla
{What do I have to do to get inside of you?}
Era quell’ odore.
Zoro aveva deciso che la colpa era tutta di quell’assurdo aroma con cui il cuoco stava trafficando da ormai venti minuti buoni.
Lo odiava. Era dolciastro quel tanto che bastava per poi entrare nelle narici e ronzare nel cervello, catturando tutte le altre idee che avessero potuto passare di lì.
Le uniche rimaste erano proprio quelle che Zoro voleva escludere.
Dicevamo? Ah, sì, il suo sakè.
Si era diretto verso la cucina per prendere un po’ di sano sake e, Dio, quel tanfo dolciastro gli era entrato nelle testa. Era rimasto un attimo fermo, appoggiandosi con una gamba contro il legno della Sunny.
Non aveva voglia di litigare, era una giornata troppo calda e troppo bella per non passarla ad oziare, perciò si era seduto di nuovo sotto l’albero della nave con gli occhi socchiusi. Ma quel babbeo non si muoveva e lui voleva il suo stramaledetto sake!
Così l’aveva raggiunto di nuovo la cucina, aprendo la porta.
Sanji alzò nemmeno la testa per guardarlo in faccia, continuando a spalmare la glassa giallastra con un cucchiaio.
“Che diavolo vuoi, Marimo?” mormorò seccato.
Zoro arricciò le labbra in un gesto di disgusto, fissando il dolce. “Cuoco, non pensavo che l’avrei mai detto, ma ti sei superato. Questa cosa sembra più rivoltante delle altre.”
Sanji soffiò di rabbia, appoggiando il cucchiaio di legno nel lavello. “Se vuoi morire, testa verde, complimenti, sei sulla buona strada!”
“Che roba è?” chiese indicando con il mento la torta, che ora troneggiava sul tavolo, pronta per essere infornata.
“Ma che, hai preso un colpo di sole?” domandò Sanji spazientito. “A te che cosa sembra? E’ una torta alla vaniglia.”
“A me sembra rivoltante” rispose lo spadaccino serafico.
Sanji aprì l’acqua e cominciò a lavare le terrine che aveva utilizzato. “Sai una cosa? Non mangiarla, allora. Imparerò a convivere anche con questo.”
C’era qualcosa che non andava nel cuoco. Di solito gli sarebbe saltato al collo o lo avrebbe preso a calci nelle costole.
Era quello il motivo per cui era entrato a stuzzicarlo, no?
Sì, li c’era l’alcol ma, sul ponte, la giornata stava passando troppo lenta e placida per i suoi gusti.
Così Zoro aveva deciso di fare qualcosa per movimentarla, poco importava se, a causa di questa, probabilmente sarebbe finito in mare a forza di calci.
Alzò l’indice della mano destra e lentamente, fissando Sanji negli occhi con un sogghigno, lo appoggiò nella morbida crema, tirandone su cinque centimetri buoni. Poi, con estrema calma, se lo portò alla bocca, mangiandola. “Avevo ragione.” mormorò. “Questa cosa fa vomitare”
In quel momento nella mente di Sanji passarono, velocemente come i fotogrammi di un film, così tanti modi diversi per uccidere quel cerebroleso dello spadaccino, che non seppe nemmeno sceglierne uno.
E così rimase immobile a fissarlo.
Zoro rimarcò la dose. “Non mi credi? Assaggia!” decretò ripetendo il gesto in modo da formare sulla torta un cerchio storto.
“Bastardo! Io ti.. io ti..” Sanji fece un respiro profondo. “Questa era la torta che mi aveva chiesto Nami-chan..” cercò di calmarsi. “Vai fuori di qui.” decretò piano con una calma solo apparente, girandosi di nuovo verso la dispensa per cercare gli ingredienti che aveva utilizzato.
Se si sbrigava forse avrebbe ancora potuto salvarla.
Zoro rise leggermente divertito e si alzò, raggiungendolo alle spalle. Gli mise una mano tra le cosce mentre una piccola nuvola di fumo, proveniente dalla sigaretta che Sanji teneva in bocca, gli entrò negli occhi, obbligandolo a socchiuderli.
A pensarci adesso non avrebbe saputo dire perché l’aveva fatto. Non per ricadere nel cliché, ma questa risposta era vera.
Anzi no, abbiamo già stabilito che la colpa era di quel dannato aroma.
E poi, se il cuoco non reagiva alle sue provocazioni, era logico che prima o poi lui sarebbe passato ad un livello successivo.
In poche parole se l’era voluta.
Ci sarebbe stata un’altra soluzione, ma…
Zoro alzò le spalle. In realtà questa situazione non lo preoccupava più di tanto.
I come, i perché e tutte le possibili implicazioni che questa catena di pensieri si portava dietro, erano cose a cui avrebbe pensato in seguito, forse..
Per intanto si accontentava di godersi quel leggero rossore che colorava le guancie del cuoco.
“Marimo ma.. che cazzo..?”
Lo spadaccino ridacchiò, alzando il dito ed appoggiandoglielo sulla fonte, sporcandolo di crema.
Sanji rimase immobile, con le braccia lasciate cadere morbide lungo le gambe e la più idiota delle espressioni sul viso. Dio, c’era cascato.
Non solo Zoro gli aveva fatto fare la figura dell’idiota ed ora era lì, che lo guardava compiaciuto con la faccia di uno che sa di aver vinto e si gode trionfante la gloria, ma lui aveva anche abboccato come un pollo.
No, aspetta, questo no.
Lui non c’era cascato e, soprattutto, non c’era nulla in cui cascare, no?
“Va fuori da qui” ringhiò incazzato.
Zoro alzò gli occhi al cielo, sempre più divertito dalla situazione. “Ma quanto sei noioso, cuoco.” mormorò afferrandogli un braccio e trascinandoselo contro. “Non sai nemmeno riconoscere una sconfitta”
Sanji rimase immobile, quasi imbalsamato, in quella specie di abbraccio goffo in cui era rimasto coinvolto.
Se mi freghi una volta, vergogna a te; ma se mi freghi due volte vergogna a me.. (1)
Troppo tardi. Perché Zoro gli aveva messo le mani tra i capelli, lo aveva spinto contro il lavello e adesso lo stava baciando. Più fregato di così.
Dovevano essere come minimo due giorni che non si faceva la barba, ed ora sentiva un leggero prurito sulle guancie ma, a parte tutto, era piacevole. Sapeva muovere bene la lingua, nonostante avesse la bocca leggermente secca ed in più, come al solito, il Marimo si sbagliava di grosso.
La sua crema aveva un sapore divino, almeno gustata così.
Un gemito uscì dalle sue labbra mentre si rendeva conto che –Oh!MioDio, il Marimo lo stava baciando.
Chiuse gli occhi e si spinse di più contro di lui, facendo sfregare i loro bacini attraverso la stoffa dei pantaloni.
Quello spadaccino da strapazzo non avrebbe vinto questa volta. Se voleva giocare lui era pronto ad entrare in partita.
Zoro, a quel punto, si alzò per chiudere la porta della cucina a chiave mentre Sanji metteva in salvo sopra la credenza quello che era rimasto della torta.
In un attimo furono di nuovo attaccati, Zoro lo spingeva contro la gamba del tavolo fino a quasi fargli entrare lo spigolo nella schiena e Sanji buttava la testa indietro perché, Dio, quella cosa che stava facendo al lobo del suo orecchio lo faceva impazzire.
Che diavolo..? Dove aveva imparato?
Il bacio finì e loro si guardarono negli occhi. Zoro lo fissava con un’ aria divertita e, stranamente, a Sanji non importava gran che. Credeva di aver vinto? Poco male visto che una parte del bottino era anche sua.
Dopo pochi secondi furono di nuovo attaccati.
Sanji si rimise all’opera, sbottonandogli quella logora maglietta bianca che si ostinava a portare –Che schifo!, mentre Zoro si guardava in giro, intuendo cosa sarebbe successo di li a poco.
Dio, erano in una cucina, quanto sarebbe stato difficile trovare qualcosa che lubrificasse?
Ma non c’era tempo perché Sanji aveva preso a percorrere il suo petto con la lingua, facendogli venire i brividi lungo la schiena; e così intrecciò di nuovo le mani in quella zazzera bionda mentre il cuocastro glielo prendeva in bocca.
Cazzo, quello si stava rivelando il miglior pompino della sua vita.. Poco importava che erano secoli che quella zona del suo corpo vedesse solo le mani di Zoro stesso, perché era comunque stratosferico, e gli impediva di pensare a qualcosa di sensato visto che era come se delle scosse elettriche gli stessero resettando il cervello, e gli faceva voglia di gridare un sacco di oscenità fregandosene degli altri ragazzi che avrebbero potuto sentirlo, e..
“Perché cazzo ti sei fermato, cuoco?!” grugni guardandolo storto.
Sanji, piegato sulle ginocchia, sorrise. Aveva fatto punto e poteva ancora vincerla, quella partita. “Fai due più due, spadaccino...” gli rispose con ovvietà alzandosi di nuovo in piedi.
Zoro annuì e gli fu di nuovo addosso, spingendo cosi forte da obbligarlo a salire sul tavolo di legno. Sanji si slacciò la cintura e si tolse i pantaloni con un calcio, lasciando che cadessero sul pavimento di legno.
Si lasciò andare all’indietro, trovandosi intrappolato tra le assi della tavola e il corpo di Zoro, che si piegò verso di lui, baciandolo di nuovo –Come l’animale qual’era, mentre gli metteva due dita tra le natiche.
Sanji lasciò cadere la testa sul legno, cercando di trattenere i gemiti e di rispondere al bacio. Qualche secondo dopo lo spadaccino mosse il bacino, in modo che i pantaloni cadessero lungo sui polpacci, e sostituì le dita con il suo cazzo, muovendolo avanti e indietro.
Sanji poteva sentire la sua cicatrice contro la sua pelle ed il suo respiro spezzato sulla sua guancia. E, cazzo, era tutto così incredibile ma allo stesso modo così eccitante, in quella stanza c’era un caldo bestiale e da quando gli piaceva scopare con un uomo?!
Quando Zoro cominciò a fargli una sega, Sanji, ufficialmente, non capì più nulla.
C’erano solo una marea di sensazioni a cui non riusciva a dare un nome, le gocce di sudore che colavano lente sulla schiena, la vaniglia che si mischiava con il gusto secco del tabacco e, porca puttana, perché quello spadaccino non andava più veloce?
Poi Sanji sentì due o tre spinte più forte delle altre e capì che Zoro stava per venire. Lo raggiunse dopo qualche secondo, sentendosi esausto.
Zoro gli diede un ultimo bacio leggero sulle labbra e poi si rimise i pantaloni. Trafficò nella credenza, afferrò una bottiglia di sake ed uscì dalla cucina; non prima, però, di aver lanciato uno sguardo verso la torta.
{Cuz I love the way you move, when I'm inside of you.}