Like shooting stars
Aug. 4th, 2010 10:11 pmTitolo: Like shooting stars
Fandom: Beyblade
Timeline: Beyblade 2000, prima di 1x48
Capitoli: 1/1
Pairing: Boris Huznestov/Yuriy Ivanov
Raiting: Pg
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Sommario: Boris rimase in silenzio guardando il cielo illuminato da tante piccole macchie bianche. Per quanto si sforzasse, per lui era solo neve.
Conteggio parole: 1.084 (
fiumidiparole )
Note: Ebbene, torno in questo fandom perchè Beyblade è uno degli anime a cui tengo di più. Senza di lui non avrei mai iniziato a scrivere fanfic (che sia un bene o un male lo lascio giudicare a voi XD) Diciamo che la mia paura (non solo con loro, ma in generale) è quella di andare OOC, quindi ci penso sempre due volte prima di buttare giù qualcosa XD (se anche questa non funzia, fatemelo sapere :D) ma qualche volta non riesco a trattenermi XD
E’ incredibile come, in questo periodo, solo le canzoni commercial/hip-hop riescano ad ispirarmi XD Questa volta è il turno di Airplanes a cui appartengono anche titolo e citazione \o/ -non che sta cosa centri con il testo, si intende XD
{I could really use a wish right now}
Boris entrò nella piccolo camera, buttandosi direttamente sul letto, esausto per via gli allenamenti.
La luce che entrava dalla finestra, disegnando ombre lunghe e strette sul pavimento, gli dava una leggera sensazione di claustrofobia. Non molta, dopotutto era abituato al monastero ma, giorno dopo giorno, quel fottuto posto stava diventando peggio di una prigione.
Almeno lì, dopo aver scontato la tua condanna, puoi uscire.
Appoggiò Falborg sul comodino, di un legno così marcio che Boris era convinto che un giorno si sarebbe accasciato su se stesso, e si stese sulla schiena, appoggiando la mani dietro la testa.
Quel posto –non solo la sua camera ma l’intero monastero, puzzava terribilmente. Sapeva di sudore, di sangue, delle lacrime dei bambini appena arrivati e di tutte le bestemmie e la rabbia che Boris sentiva nella bocca stomaco. E quel puzzo si stava attaccando ai vestiti, non veniva via.
E quello sarebbe un luogo di Dio?
Fanculo.
Un rumore leggero lo fece sussultare. Si alzò velocemente e vide Yuriy, in piedi davanti a lui con un mezzo sorriso sulle labbra.
Si spostò dall’entrata facendolo entrare e chiudendo velocemente la porta dietro di lui. Se le guardie li avessero visti sarebbero stati cazzi amari per entrambi.
Yuriy si sedette sul letto e Boris rimase nella propria posizione, con la schiena appoggiata al muro freddo e le braccia incrociate, guardando il suo capitano.
-E così,- cominciò Yuriy –domani si comincia a fare sul serio-
Boris annuì. Si piegò sulle ginocchia cercando nel vecchio mobile la bottiglia di vodka che erano riusciti a rubare dall’ufficio di Borkov qualche tempo prima. Quando li aveva scoperti li aveva pestati fino a quasi farli rimpiangere di essere nati però, ora che sentiva il gusto secco grattargli la gola, ne era valsa la pena. -Hai paura?- domandò ironico.
-Certo che no- gli rispose restituendogli il sorriso.
-Vinceremo, Yu- dichiarò passandogli la vodka.
Yuriy ne prese un lungo sorso e poi si rigirò la bottiglia tra le mani. –Certamente..- lasciò la frase in sospeso ma, considerata la velata amarezza con cui aveva risposto, Boris non era sicuro di voler sapere il resto.
Poi Yuriy sospirò ed appoggiò la bottiglia per terra, alzandosi in piedi ed andando verso la finestra. Fece forza con le mani e quella, dopo qualche secondo, si aprì.
L’aria di Mosca era gelida e gli graffiava le guancie, ma questa non era una novità. Il vetro, macchiato dalla pioggia e da tutte le tormente che si erano abbattute sulla città nei giorni precedenti, fu spinto indietro dal vento e la neve entrò disordinata nella stanza.
Gli occhi azzurri di Yuriy sembravano essere stati catturati da ogni singolo fiocco bianco e Boris si stupì quando sentì se stesso avvicinarsi al proprio capitano, appoggiandogli piano una mano sulla spalla. –Allontanati da lì o ti prenderai qualcosa-
–Non preoccuparti- Yuriy ridacchiò afferrandogli il polso e obbligandolo ad assistere alla tempesta insieme a lui. -Domani Sergej affronterà Hiwatari-
Boris sorrise. –Se la caverà-
-Lo so.- rispose Yuriy seraficamente. –Vinceremo noi, ci alleniamo da anni per questo momento. Dopotutto… non sappiamo fare altro.-
Boris rimase in silenzio guardando il cielo illuminato da tante piccole macchie bianche. Per quanto si sforzasse, per lui era solo neve.
-Si può sapere che cosa trovi in tutto questo?- domandò voltandosi per cercare la vodka.
Yuriy rimase in silenzio. Era vero, guardare i temporali era una cosa che amava molto, ma era anche… personale, ecco. Non era sicuro di volerla rivelare a Boris.
Forse era il modo in cui i fiocchi di neve riflettevano la luce, come se dal cielo piovessero cristalli; oppure il vento freddo, così diverso dall’aria viziata e pesante del monastero. Durante le notti come questa, finalmente, Yuriy aveva l’impressione di respirare davvero. Ma, dopotutto, Boris era l’unica persona che aveva al mondo e l’unica a cui avrebbe potuto rivelarlo.
-Mi fa sentire libero.- disse solamente. Boris bevve un sorso di vodka, annuendo piano e Yuriy continuò. –Hai mai desiderato essere in un altro posto?-
Boris si stupì per l’ovvietà della domanda. –Ogni fottutissimo giorno che Dio manda in terra.-
Il suo capitano sorrise amaramente. –Già, anch’io. Ma una volta fuori di qui non saprei che fare, ormai la mia vita è solo Borkov e il monastero. Non cambierebbe nulla, sia se vincessimo questi mondiali, sia se li perdessimo..- Si fermò qualche secondo, inumidendosi le labbra. Non si era mai sentito tanto idiota in tutta la sua vita. –Mi sento in trappola, Boris-
Boris si bagnò nuovamente le labbra con la vodka, passando poi la bottiglia a Yuriy, che ne prese un lungo sorso. Non si aspettava davvero una risposta ma sapeva che lo aveva ascoltato. -Se ci fosse una stella cadente, che cosa gli domanderesti?- domandò poi, riportando lo sguardo sul proprio compagno di squadra.
Boris emise una specie di grugnito. –Bhe, hai appena affossato il mio unico desiderio-
Yuriy alzò le spalle. –E’ un desiderio, non deve realizzarsi per forza. Puoi anche desiderare di essere Evel Knievel e di scalare l’Everest con la bmx-
-Oh, che cosa utile- commentò leggermente divertito, stringendogli piano una mano. Dio, non aveva idea di quello che stava facendo; lui era stato addestrato a combattere, a rubare la vita, non a regalare conforto. Ma, se si trattava di Yuriy, avrebbe accettato anche la parte del ragazzo dai buoni sentimenti, nonostante la maschera gli scivolasse dalle mani. Yuriy era l’unica persona che contava, c’erano sempre stati gli uni per gli altri ed ora non era diverso. Senza contare che quelli erano anche i suoi pensieri, le sue paure. –Vorrei essere comunque in un altro posto, non importa quale. Io e te.-concluse finendo la vodka.
Yuriy sorrise e tornò a osservare il cielo, e Boris si domandò perché avrebbe dovuto perdere tempo fissando la neve fuori dalla finestra quando avrebbe semplicemente potuto guardare Yuriy negli occhi tutta la sera.
–Mi farebbe comodo se passasse una stella cadente proprio adesso..- mormorò Yuriy piano.
Boris alzò le spalle e si diresse verso il letto. –Altamente improbabile. E poi ora che te l’ho rivelato non funzionerebbe.- si buttò nuovamente sul letto facendogli un po’ di spazio. –Vieni a dormire, domani si comincia a giocare seriamente-
Yuriy lanciò un’ultima occhiata fuori e poi annuì, stendendosi accanto a lui. Boris gli mise un braccio intorno alla schiena, lasciandogli un piccolo bacio sui capelli disordinati.
Si domandò se davvero si fosse mangiato le sue possibilità, rivelandolo a Yuriy. Certo, era una cazzata ma, magari, la prossima volta che ne avesse vista una, avrebbe potuto semplicemente provare. Infondo non gli costava nulla.
Fandom: Beyblade
Timeline: Beyblade 2000, prima di 1x48
Capitoli: 1/1
Pairing: Boris Huznestov/Yuriy Ivanov
Raiting: Pg
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Sommario: Boris rimase in silenzio guardando il cielo illuminato da tante piccole macchie bianche. Per quanto si sforzasse, per lui era solo neve.
Conteggio parole: 1.084 (
Note: Ebbene, torno in questo fandom perchè Beyblade è uno degli anime a cui tengo di più. Senza di lui non avrei mai iniziato a scrivere fanfic (che sia un bene o un male lo lascio giudicare a voi XD) Diciamo che la mia paura (non solo con loro, ma in generale) è quella di andare OOC, quindi ci penso sempre due volte prima di buttare giù qualcosa XD (se anche questa non funzia, fatemelo sapere :D) ma qualche volta non riesco a trattenermi XD
E’ incredibile come, in questo periodo, solo le canzoni commercial/hip-hop riescano ad ispirarmi XD Questa volta è il turno di Airplanes a cui appartengono anche titolo e citazione \o/ -non che sta cosa centri con il testo, si intende XD
Like shooting stars.
{I could really use a wish right now}
Boris entrò nella piccolo camera, buttandosi direttamente sul letto, esausto per via gli allenamenti.
La luce che entrava dalla finestra, disegnando ombre lunghe e strette sul pavimento, gli dava una leggera sensazione di claustrofobia. Non molta, dopotutto era abituato al monastero ma, giorno dopo giorno, quel fottuto posto stava diventando peggio di una prigione.
Almeno lì, dopo aver scontato la tua condanna, puoi uscire.
Appoggiò Falborg sul comodino, di un legno così marcio che Boris era convinto che un giorno si sarebbe accasciato su se stesso, e si stese sulla schiena, appoggiando la mani dietro la testa.
Quel posto –non solo la sua camera ma l’intero monastero, puzzava terribilmente. Sapeva di sudore, di sangue, delle lacrime dei bambini appena arrivati e di tutte le bestemmie e la rabbia che Boris sentiva nella bocca stomaco. E quel puzzo si stava attaccando ai vestiti, non veniva via.
E quello sarebbe un luogo di Dio?
Fanculo.
Un rumore leggero lo fece sussultare. Si alzò velocemente e vide Yuriy, in piedi davanti a lui con un mezzo sorriso sulle labbra.
Si spostò dall’entrata facendolo entrare e chiudendo velocemente la porta dietro di lui. Se le guardie li avessero visti sarebbero stati cazzi amari per entrambi.
Yuriy si sedette sul letto e Boris rimase nella propria posizione, con la schiena appoggiata al muro freddo e le braccia incrociate, guardando il suo capitano.
-E così,- cominciò Yuriy –domani si comincia a fare sul serio-
Boris annuì. Si piegò sulle ginocchia cercando nel vecchio mobile la bottiglia di vodka che erano riusciti a rubare dall’ufficio di Borkov qualche tempo prima. Quando li aveva scoperti li aveva pestati fino a quasi farli rimpiangere di essere nati però, ora che sentiva il gusto secco grattargli la gola, ne era valsa la pena. -Hai paura?- domandò ironico.
-Certo che no- gli rispose restituendogli il sorriso.
-Vinceremo, Yu- dichiarò passandogli la vodka.
Yuriy ne prese un lungo sorso e poi si rigirò la bottiglia tra le mani. –Certamente..- lasciò la frase in sospeso ma, considerata la velata amarezza con cui aveva risposto, Boris non era sicuro di voler sapere il resto.
Poi Yuriy sospirò ed appoggiò la bottiglia per terra, alzandosi in piedi ed andando verso la finestra. Fece forza con le mani e quella, dopo qualche secondo, si aprì.
L’aria di Mosca era gelida e gli graffiava le guancie, ma questa non era una novità. Il vetro, macchiato dalla pioggia e da tutte le tormente che si erano abbattute sulla città nei giorni precedenti, fu spinto indietro dal vento e la neve entrò disordinata nella stanza.
Gli occhi azzurri di Yuriy sembravano essere stati catturati da ogni singolo fiocco bianco e Boris si stupì quando sentì se stesso avvicinarsi al proprio capitano, appoggiandogli piano una mano sulla spalla. –Allontanati da lì o ti prenderai qualcosa-
–Non preoccuparti- Yuriy ridacchiò afferrandogli il polso e obbligandolo ad assistere alla tempesta insieme a lui. -Domani Sergej affronterà Hiwatari-
Boris sorrise. –Se la caverà-
-Lo so.- rispose Yuriy seraficamente. –Vinceremo noi, ci alleniamo da anni per questo momento. Dopotutto… non sappiamo fare altro.-
Boris rimase in silenzio guardando il cielo illuminato da tante piccole macchie bianche. Per quanto si sforzasse, per lui era solo neve.
-Si può sapere che cosa trovi in tutto questo?- domandò voltandosi per cercare la vodka.
Yuriy rimase in silenzio. Era vero, guardare i temporali era una cosa che amava molto, ma era anche… personale, ecco. Non era sicuro di volerla rivelare a Boris.
Forse era il modo in cui i fiocchi di neve riflettevano la luce, come se dal cielo piovessero cristalli; oppure il vento freddo, così diverso dall’aria viziata e pesante del monastero. Durante le notti come questa, finalmente, Yuriy aveva l’impressione di respirare davvero. Ma, dopotutto, Boris era l’unica persona che aveva al mondo e l’unica a cui avrebbe potuto rivelarlo.
-Mi fa sentire libero.- disse solamente. Boris bevve un sorso di vodka, annuendo piano e Yuriy continuò. –Hai mai desiderato essere in un altro posto?-
Boris si stupì per l’ovvietà della domanda. –Ogni fottutissimo giorno che Dio manda in terra.-
Il suo capitano sorrise amaramente. –Già, anch’io. Ma una volta fuori di qui non saprei che fare, ormai la mia vita è solo Borkov e il monastero. Non cambierebbe nulla, sia se vincessimo questi mondiali, sia se li perdessimo..- Si fermò qualche secondo, inumidendosi le labbra. Non si era mai sentito tanto idiota in tutta la sua vita. –Mi sento in trappola, Boris-
Boris si bagnò nuovamente le labbra con la vodka, passando poi la bottiglia a Yuriy, che ne prese un lungo sorso. Non si aspettava davvero una risposta ma sapeva che lo aveva ascoltato. -Se ci fosse una stella cadente, che cosa gli domanderesti?- domandò poi, riportando lo sguardo sul proprio compagno di squadra.
Boris emise una specie di grugnito. –Bhe, hai appena affossato il mio unico desiderio-
Yuriy alzò le spalle. –E’ un desiderio, non deve realizzarsi per forza. Puoi anche desiderare di essere Evel Knievel e di scalare l’Everest con la bmx-
-Oh, che cosa utile- commentò leggermente divertito, stringendogli piano una mano. Dio, non aveva idea di quello che stava facendo; lui era stato addestrato a combattere, a rubare la vita, non a regalare conforto. Ma, se si trattava di Yuriy, avrebbe accettato anche la parte del ragazzo dai buoni sentimenti, nonostante la maschera gli scivolasse dalle mani. Yuriy era l’unica persona che contava, c’erano sempre stati gli uni per gli altri ed ora non era diverso. Senza contare che quelli erano anche i suoi pensieri, le sue paure. –Vorrei essere comunque in un altro posto, non importa quale. Io e te.-concluse finendo la vodka.
Yuriy sorrise e tornò a osservare il cielo, e Boris si domandò perché avrebbe dovuto perdere tempo fissando la neve fuori dalla finestra quando avrebbe semplicemente potuto guardare Yuriy negli occhi tutta la sera.
–Mi farebbe comodo se passasse una stella cadente proprio adesso..- mormorò Yuriy piano.
Boris alzò le spalle e si diresse verso il letto. –Altamente improbabile. E poi ora che te l’ho rivelato non funzionerebbe.- si buttò nuovamente sul letto facendogli un po’ di spazio. –Vieni a dormire, domani si comincia a giocare seriamente-
Yuriy lanciò un’ultima occhiata fuori e poi annuì, stendendosi accanto a lui. Boris gli mise un braccio intorno alla schiena, lasciandogli un piccolo bacio sui capelli disordinati.
Si domandò se davvero si fosse mangiato le sue possibilità, rivelandolo a Yuriy. Certo, era una cazzata ma, magari, la prossima volta che ne avesse vista una, avrebbe potuto semplicemente provare. Infondo non gli costava nulla.