You're not a sad song with nothing to say
May. 16th, 2007 10:41 pmTitolo: You're not a sad song with nothing to say
Autore: me aka
heaven_may_burn
Capitoli: 1/2
Pairing: Gerard Way X Bert McCracken / Frank Iero X Mickey Way
Rating: Pg13
Sommario: Bert giocava. Finché si divertiva andava tutto bene, ma quando lui si stancava e tutto diventava noioso, semplicemente abbandonava la partita.E sapeva anche che se lasciava che a condurre le mosse del gioco fosse lui, a Gerard avrebbe perso la partita.
Disclaimer: Just look at me, look at me now, I'm a FAKE!
Nota: Nothing to say, enjoy
Autore: me aka
Capitoli: 1/2
Pairing: Gerard Way X Bert McCracken / Frank Iero X Mickey Way
Rating: Pg13
Sommario: Bert giocava. Finché si divertiva andava tutto bene, ma quando lui si stancava e tutto diventava noioso, semplicemente abbandonava la partita.E sapeva anche che se lasciava che a condurre le mosse del gioco fosse lui, a Gerard avrebbe perso la partita.
Disclaimer: Just look at me, look at me now, I'm a FAKE!
Nota: Nothing to say, enjoy
You’re not a sad song with nothing to say
Gerard aprì gli occhi e diede un occhiata alla sveglia. Erano le 9 della mattina del 14 Febbraio. Che San Valentino di merda.
Aveva mal di testa, la nausea e era incazzatissimo. Ma che bello.
Si girò verso l’altra parte del letto.
Eveline, la sua ragazza non c’era; probabilmente non era neanche in camera.
Stavano insieme da 4 anni, si conoscevano da sempre.
E proprio per questo Gee sapeva che non poteva durare.
Non era più una relazione normale, era diventata qualcosa che si trascinava dietro solo macerie.
La sera prima erano andati con Mikey, Frank e Ray a un piccolo party organizzato dalla casa discografica in un hotel di Malibù.
Si erano divertiti, o almeno per Gerard era stata una giornata piacevole, c’era no i suoi amici, la sua ragazza e suo fratello, tutto poteva essere ok.
Era una cosa strana, il rapporto che aveva con suo fratello. Di sicuro lui e Frankie erano gli unici punti fissi nell’universo nebuloso e galleggiante di Gerard.
Non avrebbe mai saputo come dire grazie a Mikey perché, nonostante dovesse essere lui il fratello maggiore, gli aveva dato un aiuto e un sostegno di cui forse neanche lui si rendeva conto.
Poi durante la serata il cellulare di Frankie era suonato, e quando lui era tornato aveva comunicato a tutti che Brian, l’agente del gruppo, aveva aggiunto delle nuove date in Europa al tour verso Aprile.
Gerard aveva sorriso. Era contento perchè cantare lo aveva salvato.
In passato era stato solo in passato, aveva avuto come un’ombra dentro che non andava via semplicemente accendendo una candela. Ma non era vero. C’erano i fumetti e la musica che in qualche modo l’avevano aiutato a illuminare tutto. E ora pensare che la SUA musica potesse rendere luminosa la vita di altre persone lo faceva sentire in qualche modo orgoglioso. Anche lui era riuscito a aiutare qualcuno a accendere la luce dentro di se.
Ma Eve non la pensava così. Appena aveva visto il sorriso comparire sulle labbra del cantante una furia cieca si era impadronita di lei. Perché per quanto lei si impegnasse c’era sempre qualcosa davanti a lei, suo fratello, la musica, o qualcosa di ancora più pericoloso… Da troppo tempo non incontrava lo sguardo di Gee. E era stanca di sentirsi seconda. Stanca e incazzata.
Qualcosa era scattato nella sua testa, e aveva cominciato a urlare, gridando che erano mesi che viaggiava per quella merda di tour, e che loro non stavamo mai insieme, buttandogli adesso tutto quello che sentiva dentro.
Se Eve voleva la guerra, lui non sarebbe rimasto nella retroguardia, avrebbe attaccato usando i suoi colpi migliori.
In effetti era da settimane che non aspettava altro che una scusa per litigare, forse per avere una buona attenuante per poi… Scosse violentemente la testa come per allontanare quei pensieri, ma essi non accennavano a andarsene.
Avevano litigato, questa volta molto più violentemente delle altre, e davanti a tutti.
“Dio…Ci mancava anche la figura di merda davanti a tutti quei cazzo di produttori” pensò con un sorriso sarcastico.
Si alzò stancamente indossando la prima felpa che trovò e i jeans del pomeriggio prima, buttati per terra, e andò a fare colazione.
Quella stessa sera tutta la band era stata invitata a un party sulla Sunset Boulevard.
In quel momento considerò seriamente l’idea di infilarsi due dita in gola e andare a vomitare, in modo da avere una scusa credibile per non andare alla festa. Anche se, conoscendo Brian, piuttosto che farlo mancare a un’occasione così importante di incontrare critici e produttori, gli avrebbe fatto ingoiare un’intera bottiglietta di antibiotici e pillole varie.
A maggior ragione dopo la pessima figura della sera prima.
Scese al ristorante dell’hotel e si diresse verso il tavolino dove Frank stava facendo colazione, avvicinandosi lentamente.
-Ciao Frank…-
Il chitarrista stava bevendo un leggero sorso dalla propria tazzina di caffè fumante.
-Buon S. Valentino, amore- esclamò scherzando e dandogli un leggero bacio sulla guancia.
-Dio, parla piano. Vuoi vedere la mia fottuta testa esplodere?-
-Così impari a ubriacarti, cazzone che non sei altro.- Nella mente di Frankie passarono le immagini della sera prima… Mikey preoccupato, Mikey incazzato, Mikey triste e poi di nuovo incazzato… Gerard non si rendeva conto che le sue azioni avevano conseguenze non solo su di lui ma anche su chi gli stava vicino?
-Senti… mi sento già una merda di mio… e poi questa volta non è stata colpa mia, hai visto no?- gli occhi di Gee lo guardarono come a cercare una conferma, un appoggio.
Gli faceva male vedere il suo migliore amico così, ma doveva metterlo di fronte alla verità… è a questo che servono gli amici no? Gerard aveva già abbastanza persone che gli stavano vicino solo per leccargli il culo.
-Forse ieri sera no ma… Gee, sono mesi che vi vedo litigare e basta… Non è questo che dovrebbero fare due persone che dicono di amarsi, lo sai anche tu credo….-
-Frankie…-
-Senti Gee… Io non lo mai amata più di tanto quella ragazza, lo sai anche tu… ma non è questo il punto… Non è la mia ragazza, è la tua… Se tu stai bene con lei, allora io sono felice per voi…. Ma è da un po’ di tempo che, bhe la verità è che non sei felice. Sei sempre incazzato, o triste, o hai qualcosa che non va. E anche alla band questa cosa non fa bene, lo sai, no? Per non parlare di Mikey… lui ci sta male a vederti così…-
-Lo so ma… Frank, non è facile come sembra.-
-Dio, lo so anch’io che non è facile ma… Gee, lasciare le cose in sospeso non fa mai bene a nessuno, credimi- un sorriso triste increspò le labbra del chitarrista. Era la persona adatta per fare questo discorso a Gerard? Forse no, ma l’avrebbe fatto comunque -Soprattutto se sotto ci sono parole in sospeso…-
Cose in sospeso? Cazzate, Eve sapeva molto più di quanto dava a vedere, questo era certo.
Anche se lui non le aveva mai detto esplicitamente nulla, sapeva che le cose andavano male da un momento preciso.
-Lo sai che parlare con te, Frank Anthony Iero, è più stressante di un intero concerto?!-
-Può essere- sorrise, per poi ritornare serio –Gerard, io cerco solo di essere onesto, io ti voglio bene lo sai.-
Gerard annuì. Forse aveva ragione, ma la sua idea era sempre la stessa: Non era facile come sembrava.
-Allora dove sono gli altri?-
-Bho… credo che Bob stia ancora dormendo, Ray è uscito a fare colazione con Christa e Mikey bhe…non ho idea di dove sia…- rispose un po’ amareggiato.
Quando si era svegliato aveva trovato il letto di fianco a se vuoto.
Sapeva che quello era il comportamento tipico di Mikey. Quando voleva stare solo non faceva altro che sparire dalla circolazione per un po’. Poi tornava, e nella mente di Frank, di ciò che aveva fatto nel frattempo rimaneva una voragine.
-Ah…- Gerard per un attimo sembrò deluso. Avrebbe voluto chiedergli scusa, o come minimo parlargli… Il suo fratellino era l’ultima persona che doveva soffrire per le stronzate che faceva. -Ci vediamo dopo ok? Io devo andare.-
-Ma non fai colazione?- chiese Frank spalancando gli occhi. In questo hotel avevano i croissant al cioccolato più buoni dello stato. Era un delitto non mangiarne minimo una dozzina.
-No… è che ho dimenticato… devo fare una cosa… ci vediamo più tardi, va bene?-
Frank annuì poco convinto. Di sicuro Gerard avrebbe dovuto scartare la voce “attore” dal suo futuro curriculum.
Ma Gerard aveva altro per la testa per preoccuparsi dell’espressione dubbiosa dell’amico.
E la sua preoccupazione era proprio il motivo per cui mandare tutto ‘affanculo non era semplice.
I suoi dubbi avevano un nome e un cognome, capelli neri, occhi azzurri, un carattere di merda e un sorriso dolce.
“Fanculo Bert! Fanculo a te e soprattutto a me stesso!” gridò buttandosi sul letto.
Visto che avevano la stessa major, erano bastate un paio di telefonate per scoprire che anche gli Used erano stai invitati la sera stessa alla festa.
Cazzo!
Gerard non lo vedeva da quasi due anni, a parte incontri dove si erano ignorati a vicenda, e avrebbe volentieri continuato così per i prossimi secoli avvenire. Le cose quando lui era vicino si facevano troppo strane e incasinate. Con Eve poteva gestirle, con Bert no. Tutto era troppo imprevedibile.
E poi lo conosceva fin troppo bene.
Bert giocava. Finché si divertiva andava tutto bene, ma quando lui si stancava e tutto diventava noioso, semplicemente abbandonava la partita.
E sapeva anche che se lasciava che a condurre le mosse del gioco fosse lui, a Gerard avrebbe perso la partita.
La cover di “Under Pressure” era una banalissima e ridicola scusa, un pretesto per tagliare i ponti con lui; e Bert aveva colto l’occasione al volo. Come se a lui importasse qualcosa di tutte quelle balle burocratiche… No, la ragione era molto più personale.
Si stese sul letto e con una mano cercò il block notes con sopra un misto tra schizzi di fumetti e versi sparsi di canzoni e una matita. Quale momento più creativo se non il bel mezzo di una depressione?
Dopo poco tempo si addormentò, sentendosi ancora dei grandissimi cerchi alla testa.
Arrivò mezzogiorno e si diresse di nuovo verso il ristorante per pranzare.
Decise di stare a debita distanza dal tavolo dove stava telefonando Brian, per paura di venire rimbambito sul perché è davvero importante che partecipino alla festa di quella sera e su tutto il lavoro dell’ufficio stampa per fargli fare una buona figura con i media.
Gerard a malapena sapeva di avere un ufficio stampa.
Bob non c’era, ma sicuramente era abbastanza grande per badare a se stesso.
Ray e la sua ragazza erano seduti in un tavolino vicino alla finestra e sembravano molto intimi. Decisamente non era il caso di andargli a rompere i coglioni e fare il terzo incomodo, soprattutto oggi che era il giorno di San Valentino.
Teoricamente la stessa cosa valeva per Mikey e Frank, che ridevano insieme mentre aspettavano che il cameriere gli portasse il menù, ma l’ultima cosa di cui Gerard aveva voglia era di rimanere ancora da solo e Frank gli avrebbe perdonato l’interruzione del suo momento romantico.
-Ehi- li salutò occupando la sedia libera a sinistra di Mikey. Dalla loro posizione potevano vedere la piscina e il giardino identico a tutti gli altri presenti negli hotel di lusso a Beverly Hills.
-Ciao- sorrise Mikey, mentre Frank lo salutava con un gesto della testa.
Gerard afferrò il menù facendo scorrere lo sguardo tra i nomi scritti elegantemente sulla carta plastificata.
-Allora, che cosa avete intenzione di fare questo pomeriggio?- gli chiese dopo avere optato per della pasta e una bistecca con delle patatine fritte. Non molto raffinate, ma chissene, aveva una fame terribile.
-Bel tentativo, ma non vi dirò nulla- sorrise Frank. Aveva programmato quella giornata da minimo 1 mese e mezzo. E, giornalisti o no, quella sarebbe stata la giornata più romantica che Mikey avesse mai trascorso.
-E’ vero, non ti dirà un cazzo…- annuì Mikey con un sorriso –Sono due settimane che cerco di sapere qualcosa, ma niente- allungò la mano per stringere quella del proprio ragazzo vicino al tovagliolo –Tu con Eve invece?- gli chiese, più perché si sentiva in dovere di ricambiare l’interessamento che perché avesse voglia di ricevere una risposta.
-Non lo so… credo nulla… non la vedo da ieri sera...- giocherellò con una mollica di pane.
-Ah…- aveva solo risposto Mikey.
Era contento che le cose tra di loro andassero male? No, se Gerard era felice lui lo era di rimando. E allora perché aveva la sensazione che Gerard NON fosse affatto felice?
Una strana e perversa soddisfazione si fece strada dentro di lui, mentre dentro di se si immaginava quante volte avrebbe potuto rinfacciare a Gee “Te l’avevo detto!”. Come minimo un centinaio. Non l’avrebbe mai fatto, ma ne avrebbe avuto diritto.
-Bhe ma dopo credo che arriverà e forse usciremo, non c’è problema per questo- affermò, come per auto convincersi. Tutto andava bene, o meglio nulla era ok ma gli altri avrebbero dovuto pensare che lo fosse.
-Allora… Brian mi ha annunciato che il mese prossimo si torna ufficialmente nel Jersey!- esordì Frank. Qualsiasi argomento. Era pronto a sopportare qualsiasi conversazione, tranne quella. Quei due ragazzi erano peggio di due muli. Erano fermi nella propria convinzione da mesi, eppure pretendevano che l’altro la cambiasse radicalmente e gli desse ragione. Era mesi che sopportava le loro discussioni, oggi no.
-Si...- sopsirò Mikey immaginandosi già a casa, magari a casa di sua madre davanti a una mega torta –Appena torniamo credo che mamma ci inviterà tutti a cena-
-E io mi immagino già i 30 kg che prenderò!-
-Bhe saresti comunque un ciccione molto sexy!- Mikey strizzò l’occhio mentre pronunciava quella frase. Gerard si sentì decisamente di troppo. Ringraziò mentalmente il cameriere che con un sorriso di circostanza gli portò quello che avevano ordinato.
Mangiarono chiacchierando del più e del meno.
Tutti e tre cercavano di concentrarsi su quanto fosse interessante che il cantante dei Good Charlotte abbia lasciato la tipa di Lizze McGuire, o del fatto che Justin Timberlake abbia fatto una stronzata a lasciare Cameron Diaz per Scarlett Johansson. Cazzate, però discorsi neutrali.
-Cioè, a parte il fatto che da quando ho visto “The Mask” ho una cotta per Cameron- disse Frank mentre con il cucchiaino mescolava la piccola porzione di gelato al cioccolato rimasto nella coppa –e poi agli MTV a New York, quando l’abbiamo incontrata nel backstage, era davvero simpaticissima! Mentre la Johansson è bella ma sì da troppe arie-
-Però è figa!- decretò Gerard mentre addentava un boccone della sua torta alle meringhe.
-Anche tanto- concordò Frank.
Mikey scosse la testa divertito. A un certo punto il suo cellulare suonò e lui si alzò dal tavolo.
-E’ Adam, vado a rispondere fuori e torno- disse a Frank baciandogli una guancia.
-Certo, intanto pago, non preoccuparti- gli rispose e aspettò che Mikey se ne fosse andato per parlare con Gerard.
-Allora…?-
-Allora che, Frank?- gli chiese mentre masticava l’ultimo pezzo di torta.
-Oggi Brian mi ha detto che alla festa ci saranno anche gli Used… e non dire che non lo sapevi perché non ci credo-
-Lo sapevo- ammettè Gerard. Frank aspettò che continuasse senza incoraggiarlo, ma Gerard rimase zitto.
-Bhe vuoi che ti dica Frankie?-
-Che pensi di fare ad esempio- lo sapeva, era una domanda stupida, ma era quello che aveva bisogno di sapere.
Aveva intenzione di portarselo a letto? Non c’erano problemi per questo. Ma se Gerard aveva in mente qualcosa di più, come promesse di un amore eterno che aveva sentito troppe volte durante il tour, lì sì che le cose sarebbero diventate difficili.
-Non lo so Frank, davvero. Cosa devo dirti? Io… davvero… non ne ho idea-
-Bhe dovresti fartela venire… Lo sai di essere fidanzato, vero?- chiese. Doveva aggrapparsi a qualsiasi cosa, anche a quelle a cui neanche lui credeva. Conosceva il tono che Gerard aveva usato, sapeva che significava esattamente l’opposto.
-Proprio tu mi parli di Eve? Lei non c’entra nulla in questa storia!-
-Credo che lei non sarebbe della stessa opinione. Sa che cosa è successo durante il “Tase of Chaos”?-
-No, ma gliene parlerò… Dio Frankie, non sei mia madre, smettila di farmi queste fottutissime prediche-
-Cazzo Gee, perché non capisci? E’ come vedere tutto che torna indietro a due anni fa, e io non voglio che questo accada, quindi prima di fare progetti stai attento, ok?-
Ma perché tutti facevano così? Come se lui non fosse in grado di badare a se stesso.
-Eccomi!- sorrise Mikey arrivando di fronte al tavolo e afferrando il proprio giubbotto.
–Hai pagato?- gli chiese, vedendolo ancora con il portafoglio in mano esattamente come quando l’aveva lasciato.
-No…-
-Io vi lascio- disse Gerard strizzandogli l’occhio destro.
-D’accordo, ci vediamo dopo- lo salutò Mikey prendendo Frank per mano e entrambi si diressero verso l’uscita.
Gerard avrebbe voluto andare da Ray, ma con l’umore che aveva avrebbe rischiato di rovinare la festa di San Valentino a lui e alla sua ragazza, e così se ne tornò in camera.
Ma che bella giornata di merda.
Non aveva intenzione di uscire. Gli piaceva andare in giro se era con qualcuno, ma se era solo più camminava e più nella sua mente si accavallavano pensieri su pensieri, e di solito mai positivi.
Al buio della sua stanza c’erano i suoi disegni, la sua musica, tutto ciò che contava. Poteva sentirsi a casa.
Entrò dentro e riprese in mano i fogli lasciati lì dalla mattina precedente, ma poco dopo la quiete della stanza fu interrotta dalla porta che veniva aperta.
Una ragazza di circa 26 anni, alta, con i capelli castani lunghi fino alle spalle e gli occhi verdi entrò dalla porta. Indossava una maglietta viola abbastanza scollata e dei jeans chiari e aderenti. In mano aveva quattro borse piene di vestiti provenienti dai negozi più alla moda di Hollywood.
Eveline.
-Ah allora ci sei… è carino da parte tua non rispondere alle telefonate- disse ironica. Solo in quel momento Gerard si rese conto di avere dimenticato il cellulare spento in camera per tutta la mattina.
-Era scarico- cercò di giustificarsi.
-Mhn mhn- annuì lei, non aveva voglia di sentire altre scuse da parte del cantante.
Gli si avvicinò- Allora dove andiamo oggi pomeriggio? Devo comprare qualcos’altro per sta sera, e poi prima di cena potremmo rimanere un po’ soli…-
Gerard sospirò. “Eccoci arrivati al punto di rottura, quello di non ritorno” -Eve, dobbiamo parlare di sta sera-
-E che vuoi dirmi?-
-Bhe, tu ti ricordi che nel 2005 io e gli altri abbiamo partecipato a quel tour, il “Taste of Chaos”?-
-Si…E questo cosa c’entra?- rispose lei. Gerard doveva smetterla. Non doveva parlarle dei suoi problemi. Lei non era la sua fottuta balia, era la sua ragazza, e questo Gee sembrava dimenticarlo troppo spesso.
-C’entra perché noi non eravamo l’unica band che si esibiva, e tra tutte c’erano anche gli Used. Ho legato subito con il cantante, Bert. Sembrava che avessimo tutto in comune, ma che ci fossero così tante cose da scoprire. E più il tempo passava, più sentivo di provare qualcosa per lui.Siamo stati insieme, anche fisicamente- Eveline spalancò la bocca ma non disse nulla –Mi dispiace Eve, ma io lo amavo sul serio. E sta sera Bert e la sua band saranno alla festa, e mi sembra giusto che tu sapessi che…-
-Che cosa…? Eh Gerard? Di cosa ti dispiace?- urlò. Lei era così, poteva tenere le cose dentro di se, ma non per sempre; e quando uscivano erano peggio di una tempesta –Di esserti scopato quello sfigato? Di venirmi a dire in faccia che lo amavi? Dio, tu non sai che vuol dire amare… E per di più, non solo mi metti le corna, ma lo fai con un fottuto finocchio! Mi fai schifo Gerard!-
Gerard doveva stare calmo. Imporsi di non reagire, che infondo quelle cose non le pensava davvero, ma che era solo sconvolta.
-Brutto pezzo di merda! Tu amavi lui e sei rimasto con me! Eri innamorato di lui e scopavi con me!-
-Io…-
-Perché non me ne hai parlato prima? Sta sera vuoi avere campo libero e provarci con lui senza che la tua ragazza ti rompa i coglioni?-
-Non ho intenzione di provarci con lui sta sera, se è questo che vuoi sapere. E ti giuro che mi dispiace di non averti detto nulla di Bert; ma non di essere stato con lui. Eve, io ti voglio bene, ci tengo sul serio a te, ma è stato con Bert che ho capito cosa significa amare qualcuno e non solo scopare con lui. Io so di essere stato un bastardo, e probabilmente non ti ho lasciato perché avevo paura di rimanere solo e perché ero solo un egoista del cazzo-
-Mi stai lasciando? E’ questo che vuoi dire? Ti sbagli, non sari tu a scrivere la parola fine a tutto questo! Cazzo, io l’ho sempre saputo da come tu mi parlavi di lui ma non ho mai pensato che… Dio, se ci penso mi viene da vomitare. Sai una cosa? Vuoi andare da quel drogato e scopartelo? Fallo, nessun problema, brinderò alla vostra. Tanto di cazzoni come te ne trovo all’infinito-
-Merda Eve, vuoi lasciarmi, andartene? Ok, non ti biasimo per questo. Ma lascia fuori Bert, non c’entra, tu non lo conosci e non hai il diritto di parlare così di lui-
-Vaffanculo! Io me ne vado! Sei solo un coglione. Se penso che ho realmente pensato di amarti…-
Si guardò in torno, la stanza era diventata improvvisamente piccola e soffocante. -Fottiti! Io me ne vado! Dopo passo a prendere le mie cose. Tanto prima o poi caprai che quel frocio non vale nanceh la metà di me, ma purtroppo per te sarà troppo tardi!-
Corse via sbattendo la porta. Aveva il cuore spezzato, ma non avrebbe mai dato la soddisfazione di fargli vedere le sue lacrime.
Gerard si buttò a peso morto sul letto.
Si era tolto un peso, ma anziché sentirsi sollevato si sentiva stanco. Come se la fatica di 2 anni gli fosse piombata addosso in un colpo solo.
***
Boston. Taste of Chaos. Primavera 2005.
Gerard entrò nella stanza e appoggiò la bottiglia di vodka che aveva in mano sul comodino.
Camminò fino alla finestra dove Bert stava guardando fuori e lo abbracciò.
Fuori le nuvole coprivano la luna e le stelle. Gearard sperò davvero che non piovesse la sera visto che dovevano suonare.
-Ehi…- gli sussurrò all’orecchio e Bert gli rispose debolmente.
-Ehi… E così siamo arrivati alla fine…-
-Credo che Boston un po’ mi mancherà… con questo tempo di merda mi sembrava di essere nel Jersey-
-Non finisce solo il tour, Gerard- disse piano mordendosi le labbra.
-Che vuoi dire?- chiese staccandosi dall’abbraccio. Nei punti in cui prima il corpo di Gerard lo stringeva Bert sentì freddo.
-Merda Gee, perché non capisci? Non avrai pensato che tutto questo durasse per sempre?-
-E allora quando mi hai detto che mi amavi? Erano solo stronzate?-
-Dio Gerard, abbiamo scopato, non ci siamo sposati. E’ stato divertente, però ora il gioco è finito-
Gearard aveva un gran voglia di piangere, urlare e prenderlo a pugni; ma anche di abbracciarlo e non farlo fuggire.
Non fece nulla di tutto questo.
-E’ questo che credi? E’ davvero stato solo un gioco per te?-
-Tu… Tu che fai tanto quello bravo e sensibile?- Bert cominciò a urlare, noncurante delle lacrime che gli appannavano gli occhi -Sai che cosa vuol dire perdere tutto? Andare così a fondo da non vedere la luce? Dio, quando Kate è morta ho pensato che nulla sarebbe più potuto essere ok… Vuoi capire o no che non posso rischiare di perdere ogni cosa di nuovo?-
-E tu vuoi capire che questa non è una fottuta gara o qualcosa del genere? Non puoi perdere nulla, io sono qui, sarò qui sempre, solo per te!-
-Non dire stronzate Gerard! Queste sono frasi che si dicono hai bambini. Nulla è per sempre, è ora che tu te lo metta in testa. Il tour è finito e qualsiasi cosa è nata in questi mesi oggi muore.-
Se ne andò velocemente sbattendo la porta. Non sarebbe riuscito a rimanere in quella stanza un secondo in più, gli mancava l’aria.
Gerard sentì le lacrime rigargli il viso e fissò la bottiglia, sentendo una gran voglia di bere.
Non seppe spiegarsi come mai, ma ebbe l’impressione che invece dell’alcol, la sua più grande droga fosse uscita dalla porta, e di sentire già gli effetti dell’astinenza.
***
-Allora dove mi porti?- chiese Mikey accendendosi una sigaretta.
Frank non rispose, troppo impegnato a cercare di orientarsi.
-Frank mi ascolti?- gli domandò toccandogli il braccio non notando nessuna reazione da parte del proprio ragazzo.
-Bisogna andare diritti fino all’incrocio con la 79ª e poi girare a destra [NdA: E’ tutto inventato naturalmente. Se siete a Los Angeles non seguite le mie indicazioni o c’è il rischio che vi ritrovate dove abita Babbo Natale xD] Ok, ora ho capito dove bisogna andare, seguimi!- esclamò tirandolo per un braccio.
-Ehi fai piano- disse ridendo Mikey.
Camminarono per il quarto d’ora seguente. Ogni 300 metri Frank si fermava, si guardava in giro e poi continuava.
-Eccoci arrivati- esclamò di fronte a quello che sembrava uno yacht club. Oltre al cancello si potevano vedere piccole e grandi barche ormeggiate. Il mare era calmo e azzurro.
Mikey fece scorrere la vista sull’orizzonte. Solo oceano per miglia.
Girò il viso verso gli occhi del chitarrista che ammirando il paesaggio.
Frank fece portò lo sguardo nocciola su di lui e cominciò a paralare.
-Da tanto tempo penso a come rendere speciale il giorno di San Valentino. Volevo che fosse dolce e che tu te lo ricordassi. Pensavo che avremmo potuto andare da qualche parte, noi due soli. Poi Brian ci ha avvisato dei sould-out di domenica e lunedì, della festa che sta sera ha organizzato la Warner, del fatto che fino a sabato siamo bloccati a LA e io ho pensato a quanto ti piaccia il mare quando siamo a casa ma che il tempo laggiù è sempre una merda. A Los Angeles c’è sempre il caldo e il sole, anche a Natale.- sorrise.
Mikey lo abbracciò stretto. Aveva gli occhi lucidi.
Frank nascose la testa nell’incavo della sua spalla.
L’odore di Mikey era buono, un misto di fumo e bagnoschiuma ai frutti tropicali che si fondeva con quello più acre del suo sudore.
-Hai preso una barca?- Mikey rise di gusto –Frank… è la cosa più dolce e strana che qualcuno abbia mai fatto per me a San Valentino-
-Eh, che vuoi farci, sono originale- si staccò a malincuore dall’abbraccio –Aspetta qui-
Tornò seguito da un uomo sui cinquantanni.
Frank gli fece segno di seguirlo, e dopo che lui ebbe parlato con l’uomo per più 10 minuti, entrambi salirono su una barca lunga circa 20 metri, e con stupore di Mikey, uscirono dal porto incolumi.
Lui si teneva alla ringhiera osservando le onde sotto di se. Il mare era incredibilmente azzurro.
-Ma tu la sai davvero guidare questa cosa?-
-Certo-
Mikey lo guardò scettico.
-Ok… è a motore in realtà… le vele sono li per far scena- ammise.
Mikey si mosse e lo abbracciò da dietro. Lui si voltò per baciargli il collo, ma i muscoli di Michael erano rigidi e tesi.
-Ehi… che hai?- gli chiese.
Mikey stava per dire che era preoccupato per Gerard. Quella relazione gli stava facendo male. Ma c’era qualcosa che lo spaventava ancora di più. Non era un ingenuo come gli altri pensavano. Aveva parlato con il loro manager e sapeva della presenza di Robert McCracken al party.
Aveva conosciuto Bert due anni prima. Era autodistruttivo, ma nel massacro che faceva di se stesso i primi a essere coinvolti erano quelli che gli stavano vicino. Nessuno riusciva bene quanto Bert a trascinare le persone nel buio.
Però Frank lo interruppe. C’era una cosa che voleva fare da troppo tempo, e ora non riusciva più a resistere.
-Aspetta…- si frugò per qualche secondo nelle tasche della giacca.
Tirò fuori un sacchettino di velluto blu. Mikey lo aprì e ne tirò fuori un braccialetto.
Aveva una corda in cuoio e un ciondolo d’argento. Era rotondo e dentro era inciso F.I. & M.W. Love ForEver . E sotto, più in piccolo,11/08/2003, il giorno in cui si erano messi insieme ufficialmente.
-Oddio…- sentì gli occhi bruciargli –Frankie è bellissimo…- lo baciò, e quando si staccarono posò la fronte sulla sua.
-Davvero ti piace?- chiese Frank un po’ esitante.
–Certo, è stupendo… Il più bel regalo che qualcuno mi abbia mai fatto. Ti amo lo sai?-
Fece toccare i loro nasi e Frank si mise a ridere. –Ti amo anche io Micheal James Way-
-Anch’io ho qualcosa per te…- disse Mikey prendendo dalla tasca dei jeans una busta. –Pensavo che… bhe a Marzo il tour finisce e abbiamo circa un mese prima che ricominci. Così stamattina ho preso questi biglietti. Insomma nulla è più romantico di noi due, soli a Parigi. Però se tu volevi fare qualcos’altro è ok lo stesso…-
-E’ un’idea dolcissima amore- gli rispose Frank. Si spose verso le sue labbra e si baciarono di nuovo.
Quando si staccarono Mikey gli sussurrò alle orecchie –Butta l’ancora e raggiungimi in coperta ok?- gli diede un altro veloce bacio sulle labbra e poi se ne andò. In pochi minuti Frank lo raggiunse.