Russian Roulette
Nov. 24th, 2010 09:20 pmTitolo: Russian Roulette
Beta:Exelle
Rating: Nc17
Pairing: Yuriy Ivanov/Boriz Huznestov; Kai Hiwatari/Rei Kon
Warning: Yaoi, shonen-ai, linguaggio da osteria.
Capitoli: 1/6
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Note: Primo tentativo di partecipazione al BBI (aka la mia morte XD). Torno ad un fandom della mia infanzia, beyblade <3 Hope you enjoy it :)
Per la prima volta ho anche un beta e un gift bellissimo, amate entrambi come li amo io *_*
La citazione è parte dei Russian roulette di Rihanna
Conteggio parole: 2.599 (
Gifter:
Link al gift: here ♥
Russian Roulette.
{If you play, you play for keeps.}
Primo colpo ~ a vuoto.
Mosca era, come al solito, bellissima.
Yuriy l’amava per la sua freddezza, per quell’alone bianco che ricopriva i tetti spioventi delle case e le cupole rotonde delle chiese. I colori di San Basilio si adattavano così poco alla candida neve, come se qualcuno avesse sbagliato a posizionarla.
Nonostante il calendario annunciasse l’arrivo dell’estate, il clima si manteneva rigido, scosso solo da un vento inclemente. Lo stesso vento che gli graffiava il viso, obbligandolo a sistemarsi meglio la sciarpa di lana e ad accelerare il passo.
Il cielo coperto da pesanti coltri grigiastre; a nord, flebili raggi di sole cercavano di farsi largo tra le nuvole, senza successo. Alcuni flebili barlumi si riflettevano sul porfido e sugli edifici, rendendo l’immagine perfetta per una cartolina.
Aprì la buca delle lettere, afferrò la posta e poi salì velocemente le scale dell’appartamento che aveva affiatato con gli altri ragazzi, abbandonando la spesa sul tavolo della cucina.
Sfogliò distrattamente le buste, appoggiandole una ad una sulla mensola di plastica accanto al telefono. I soliti avvisi di pagamento. Le solite facce entusiaste dei consumatori nelle pubblicità.. Tranne una.
La scrutò incuriosito, le altre caddero a terra con un rumore silenzioso.
Era scritta in cirillico ma, il timbro sbavato che l’ammaccava, raccontava una storia diversa. Non c’era possibilità di sbagliarsi sulla provenienza di quella lettera.
Giappone.
Solo una persona, in tutto il mondo, avrebbe potuto inviargliela.
La rigirò per qualche -lunghissimo, interminabile, confuso- secondo tra le mani, come se fissandola con la giusta intensità, il contenuto gli si sarebbe svelato attraverso la carta, rispondendo a quella domanda che gli ronzava nella testa.
Che diavolo voleva da lui?
Erano passati quattro anni dall’ultima volta che si erano visti e sentiti. Un tempo che Yuriy aveva sfruttato costruttivamente per affittare una casa, rifarsi una vita lontano da Vorkov e dal monastero e… Ah già, per cercare di cancellarselo dalla testa.
Si portò una mano tra i capelli rossi mordendosi il labbro.
Okay, quella era la prova del nove. Se fosse riuscito a passare sopra a qualunque cosa lui gli avesse scritto, voleva dire che l’aveva davvero dimenticato.
Prima di aprirla, però, cercò nella tasca del cappotto il pacchetto di sigarette, accendendosene una.
Era davvero pronto a ricevere una risposta?
Odiava quella sensazione. L’incertezza era così frustrante.
Kai Hiwatari aveva sempre avuto lo strano potere di farlo sentire debole. Per uno come Yuriy, a cui fin da piccolo avevano insegnato che non poteva permettersi nessun dubbio, nessuna titubanza, Kai Hiwatari era un problema.
Certo, ora Vorkov e i suoi insegnamenti non c’erano più, ma rendersi conto di essere così sensibile, così dipendente dalle reazioni o dalle parole di qualcun altro lo faceva incazzare. Se poi quel qualcuno era anche uno stronzo giapponese che si pitturava le guance per giocare con il beyblade, la rabbia aumentava in modo esponenziale.
Era inutile aprirla, quella stramaledetta lettera. Nel momento stesso in cui era arrivata, aveva provocato casini, aveva fatto capire a Yuriy che, Dio, non era cambiato un cazzo.
Era ancora quello stupido ragazzino di sedici anni che moriva anche solo per un suo sguardo.
Spese la sigaretta nel posacenere con un gesto secco ed aprì la busta. Lo strappo della carta risuonò nella cucina vuota. Rimandare non avrebbe portato a nulla.
‘Yuriy.
Sono stato ore a pensare a cosa scrivere in questa lettera, ma non mi sono mai venute in mente le parole giuste. Non quelle che vorrei dirti.
Penso che la scrittura sia immensamente sopravvalutata, almeno per quanto mi riguarda.
Come potrei dirti tutto in poche righe?
Comunque, non voglio scriverti nulla di compromettente. L’ultima volta che ho sentito Sergej mi ha detto che ora stai con Boris –è strano venire a sapere queste cose da lui e non da te, ma forse me lo sono meritato.’
-Puoi dirlo forte, stronzo!- commentò versandosi due dita di vodka in un bicchiere abbandonato accanto ai fornelli.
‘Tra una settimana sarà il mio compleanno. Rei ha insistito per organizzare qualcosa e mi farebbe piacere se ci fossi anche tu. Naturalmente è invitata anche la tua dolce metà.
Ci sono così tante cose che vorrei dirti…
Fammi sapere la tua risposta, hai ancora il mio numero, vero?
-Kai.’
Yuriy si versò dell’altra vodka e si risedette sul divano.
Merda, esattamente come due anni fa, Kai l’aveva incatenato intorno alle sue dita. E ora gli era bastata una semplice lettera.
Certo che voleva esserci. Il suo ricordo era riaffiorato così in fretta in lui; nel momento stesso in cui l’aveva ricevuta, tutti i sentimenti che provava verso quello stronzo era riemersi da quegli abissi in cui si era convinto di averli annegati. Almeno fino a quel momento.
Boris aprì la porta con una spallata, appendendo il cappotto sull’appendiabiti. Notò con piacere che nè Ivan, nè Sergej erano in casa.
Yuriy sorrise, alzandosi e dirigendosi verso di lui. Gli appoggiò la mani intorno al collo e gli diede un bacio.
-Sai di vodka, hai bevuto?-
Lui lo afferrò per un braccio senza rispondere, trascinandolo verso la camera da letto. Arrivato a metà corridoio si fermò, spingendolo contro il muro e infilandogli la lingua violentemente in bocca.
Dio, quanto lo eccitava quando faceva così.
Boris lo afferrò per i fianchi, facendo entrare in contatto le loro erezioni attraverso i jeans e muovendosi piano.
Lo prese per mano e aprì la porta della camera da letto, spingendolo sul piumino e andandogli sopra. Cercava di togliersi la maglietta ma Yuriy lo baciava così violentemente da non lasciargli abbastanza tempo per spogliarsi, abbastanza posto nel cervello per pensare a qualsiasi altra cosa, abbastanza aria per respirare.
Ridacchiando, riuscì a slacciarsi la cerniera dei jeans e, quando entrambi furono nudi, ricominciarono a baciarsi.
Sembrava un’assurda danza. Yuriy gli baciava ogni centimetro di pelle, lasciando una piccola scia umidiccia al suo passaggio e la schiena di Boris si inarcava ad ogni gesto; ogni volta che la lingua di Yuriy entrava in contatto con i suoi muscoli, loro avevano un guizzo e dalle sue labbra usciva un lungo sospiro.
Yuriy si accucciò sulle ginocchia, prendendoglielo in bocca e regalandoli uno dei pompini migliori della sua vita. Il piacere scorreva dall’uccello di Boris lungo la sua spina dorsale fino ad arrivare al suo cervello e gli offuscava la vista.
Boris soffocò un gemito in gola e, quando Yuriy rise, prese dal cassetto il lubrificante. Se ne mise un po’ sulle dita ed entrò in lui, senza troppi preamboli; quella non era la serata adatta. Cercò il suo viso e lo accarezzò per qualche istante, prima di intrecciare le dita nei suoi capelli rossi. Dio, sembravano fatti apposta per essere tirati mentre facevano sesso.
Dopo qualche secondo, Boris tolse le dita ed entrò in lui, cercando di trattenere i gemiti che uscivano strozzati dalla sua gola, come piccoli singhiozzi.
Cercò le sue labbra e se ne impossessò.
Sotto di lui, Yuriy si muoveva con una lentezza esasperante ed il sorriso sulle labbra.
Sapeva di averlo in pugno.
Boris si vantava di essere un uomo libero. Il parere, le decisioni o gli atteggiamenti degli altri non lo avevano mai condizionato; certo, a meno che gli altri non si chiamassero Yuriy Ivanov.
Non lo avrebbe mai rivelato a nessuno Yuriy l’aveva conquistato al primo sguardo, probabilmente per il suo carattere del cazzo ed i suoi occhi. Non potevi non notarli, con quel color azzurro cristallo come ghiaccio pronto a sciogliersi.
Beh, l’unico che si era sciolto era stato lui.
Yuriy venne con un grido acuto, esclamando il suo nome ad alta voce, e lo stesso fece Boris.
Quando poi uscì da lui, Yuriy si stese sotto le coperte, coprendosi con un lenzuolo. Boris si sdraiò su un fianco, guardandolo con un sorriso beffardo.
-A cosa devo tutto questo?-
Yuriy alzò le spalle, lanciando uno sguardo fuori dalla finestra. Oltre i doppi vetri appannati, la neve aveva ricominciato a cadere, lenta e inesorabile. Le luci della città brillavano, circondate dai loro pallidi aloni, che tentavano di trafiggere l’oscurità, mentre il mondo continuava a vivere, nonostante tutto.
Forse avrebbe dovuto farlo anche lui.
Forse…
-Ho ricevuto una lettera dal Giappone, a quanto pare abbiamo ricevuto un invito per il Giappone- sorrise amaro.
Boris capì subito di cosa si trattava.
Kai non gli era mai piaciuto, soprattutto perché avrebbe potuto avere Yuriy in qualsiasi momento avesse voluto ed aveva gettato al vento ogni occasione.
Era solo un coglione e lui non frequentava i coglioni.
-E tu vuoi andarci?- domandò Boris temendo la risposta nel momento stesso in cui pose la domanda. Non pensava davvero che Kai avesse potuto portargli via Yuriy. O che Yuriy..
No, era troppo stupido. L’unica cosa di cui aveva paura era che Yuriy non si rendesse conto della sua stupidità.
-Non lo so… Dovrei?- mormorò insicuro, lo sguardo abbassato e fermo.
Boris lo osservò, corrugando impercettibilmente le sopracciglia. Odiava la sua indecisione. Sapeva che, finché Yuriy tentennava così, non sarebbe mai stato realmente suo.
Ma, d’altronde cosa poteva fare?
Amava Yuriy.
Era inquietantemente ironico che quelle considerazioni provenissero da uno come lui e, probabilmente, Yuriy era l’unico sulla terra che poteva spingerlo a farle. L’unico che possedesse quel potere.
Avevano attraversato l’inferno insieme ed insieme ne erano usciti.
Certo, questo valeva anche per i suoi compagni di squadra, ma con loro era comunque diverso.
Con Ivan o Sergej non era mai riuscito ad arrivare a quei livelli di connessione mentale, a capire i loro stati d’animo solamente lanciandogli uno sguardo. Non era rimasto seduto ai piedi del loro letto d’ospedale ore intere a fissare il vuoto, desiderando usare le budella di quello stronzo che aveva ridotto Yuriy in quel modo come filo per stendere la biancheria.
Yuriy era suo e Boris non se lo sarebbe fatto portare via senza combattere.
-Sì, penso di sì.- Qualcosa dentro di se si pentì nel momento stesso in cui ebbe pronunciato quelle parole. Sospirò e continuò. Se giocava bene le sue carte non avrebbe avuto niente di che preoccuparsi. –Non te lo toglierai mai dalla testa fino a che ti ostinerai a ignorarlo. Dovresti affrontarlo per poi passare oltre.-
Yuriy, sollevò gli occhi cerulei. Accesi dalla sorpresa, una volta tanto.
-Verrai con me?- gli domandò.
Non gli stava semplicemente chiedendo di accompagnarlo a Tokyo, ma di giocare quella mano insieme a lui. Eppure Boris non poteva rifiutare, perché era entrato in partita nel momento stesso in cui aveva visto Yuriy.
Sorridendo gli mise le braccia intorno al collo. –Certamente.-
X
Rei aprì gli occhi notando un movimento alla propria sinistra. Si era addormentato mentre leggeva ma, a quanto pare, il finale del libro avrebbe dovuto aspettare.
Sorridendo li richiuse, stringendosi al petto di Kai ed assaporando quel bacio al gusto di caffè e tabacco.
Gli fece un po’ di spazio sul divano, appoggiando il libro sul pavimento. -Ehi… Dove sei stato?-
Kai alzò le spalle senza rispondere e lanciò uno sguardo curioso verso il romanzo. –Che stavi facendo?-
-Bhe, quando mi sono svegliato ho visto che tu non c’eri, così mi sono fatto una doccia e ti ho aspettato.- spiegò sbadigliando.
-Per tanto così potevi startene a letto.- commentò divertito.
Rei rise chiudendo gli occhi e portando il volto all’indietro. In quei momenti, a Kai, piaceva ancora di più. –Vogliamo tornarcene insieme, nel letto?- domandò leccandosi le labbra.
Kai tentennò un attimo, troppo concentrato sulle labbra di Rei che gli stavano torturando il lobo dell’orecchio per focalizzare la sua mente su qualsiasi altra cosa.
Aveva davanti a se due opzioni, del sesso lento e languido in camera da letto oppure una litigata furibonda.
Con un gesto della mano, a malincuore, lo fece sedere di nuovo, accendendosi una sigaretta.
Non era così viscido, non gliel’avrebbe rivelato dopo esserselo portato a letto; a posizioni invertite Kai non glielo avrebbe perdonato. Era una cosa che andava detta, presto o tardi.
Aveva preso una decisione nel momento stesso in cui aveva scritto quelle parole su quel foglio di carta, ed ora ne avrebbe affrontato le conseguenze.
Dietro le sue spalle le persiane avevano cominciato a sbattere, agitate dal vento. Tra poco ci sarebbe stato un temporale.
-Sta mattina ho inviato una lettera a Yuriy... Ho invitato lui e Boris a Tokyo settimana prossima.-
Rei rise amaramente. Dio, com’era prevedibile.
Stava con lui da anni ma aveva sempre avuto l’impressione di non essere più che un sostituto, qualcosa con cui passare il tempo in attesa di riavere quello stupido lupo.
Eppure lui c’era all’ultimo torneo, c’era sempre stato ed aveva notato gli sguardi che Yuriy gli lanciava. Kai avrebbe potuto riprenderselo in qualsiasi momento.
E allora perché continuava a portare avanti quello stupido teatrino?
-Che cosa vuoi che ti dica? E’ il tuo compleanno, puoi invitare chi vuoi.-
Ormai era in ballo e doveva ballare. In fondo non era difficile, bastava mettere un piede davanti all’altro e lasciarsi trasportare dalla musica.
Kai si morse le labbra, esitando solo un istante.
Chi non lo conosceva avrebbe potuto stupirsi della sua espressione, ma Rei no. Lui aveva imparato quasi a memoria le sfumature dei suoi occhi, dei suoi gesti e del suo viso, sempre le stesse, quando si parlava di Yuriy Ivanov. A lui non poteva darla a bere.
La musica ora era cambiata, era iniziato un nuovo ballo e Rei decise che le danze questa volta le avrebbe condotte lui.
Gli si spinse contro mentre cercava di togliersi la maglietta. Kai gli baciava il collo, affondava la mani nei suoi capelli, gli accarezzava il viso, ma a Rei non importava.
Non era questo quello che voleva ora.
L’unica cosa che desiderava era del sano ed eccitante sesso. Sarebbe arrivato il tempo in cui Kai avrebbe rimesso le cose a posto con delicate carezze e baci che tolgono il respiro, facendogli dimenticare ancora una volta la sua rabbia, ma non adesso.
Si lasciò andare all’indietro sul divano, affondando la testa tra i cuscini. Kai gli tolse i boxer e si mise un dito in bocca, leccandolo leggermente, e poi entrò dentro di lui.
Rei cercò le sue labbra, catturandole in un bacio eccitante. Yuriy era dall’altra parte del mondo e, in quel momento, Kai era solo suo.
Uno, due, tre..
Non era difficile seguire il ritmo.
Uno, due, tre..
Kai tolse le dita e Rei si chinò su di lui, prendendoglielo in bocca ed alzando lo sguardo. Quasi sempre, durante il sesso, Kai teneva gli occhi chiusi; ma i momenti in cui i loro sguardi si incontravano, quando l’oro si mischiava con il rosso rubino, erano quelli che facevano eccitare di più Rei.
Prima che Kai avesse il tempo di venire, si tirò indietro e si sdraiò di nuovo sui cuscini colorati del divano. Quando poi entrò in lui, Rei affondò le unghie nella sua schiena ed un gemito di piacere uscì strozzato dalle sue labbra.
Si chiese perché lo stesse facendo. Dopotutto, il suo ragazzo aveva appena invitato il suo amor perduto a casa loro per il suo compleanno. Avrebbe dovuto gridare fino a rompergli i timpani e spaccargli la mascella a forza di pungi, ma era stanco di corrergli dietro e sentiva il fiato venir meno.
Che lo raggiungesse lui, per una volta.
Kai si muoveva velocemente, assaporando ogni attimo.
Perché quello che aveva non era mai abbastanza?
Voleva Rei, lo desiderava con ogni muscolo corpo ed ogni parte del suo cervello, ma non bastava. Si domandò se con Yuriy avrebbe potuto accontentarsi, ma fu un pensiero che non durò più una frazione di secondo, sostituito dall’orgasmo.
Gli diede un bacio sulla fronte e uscì da lui, non dicendo nulla. Che cosa poteva aggiungere?
Rei cercò i vestiti mentre Kai si alzava per preparare un caffè.
Ora che il ballo era finito, Kai avrebbe cambiato cavaliere?
~To Be Continued…