heavenmayburn: (Seishiro {eye})
[personal profile] heavenmayburn
Fandom: Beyblade
Titolo: Russian Roulette
Beta:Exelle
Rating: Nc17
Pairing: Yuriy Ivanov/Boriz Huznestov; Kai Hiwatari/Rei Kon
Warning: Yaoi, shonen-ai, linguaggio da osteria.
Capitoli: 2/6
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Note: Primo tentativo di partecipazione al BBI (aka la mia morte XD). Torno ad un fandom della mia infanzia, beyblade <3 Hope you enjoy it :)
Per la prima volta ho anche un beta e un gift bellissimo, amate entrambi come li amo io *_*
La citazione è parte dei Russian roulette di Rihanna 
Conteggio parole: 4.084 ([info]fiumidiparole )
Gifter: [info]naripolpetta  
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Primo Colpo

Secondo colpo ~ a vuoto.

 

Yuriy camminava tra le vie di una Tokyo illuminata dall’arancione del tramonto.

Non gli era mai piaciuta più di tanto. Era così diversa da Mosca, così pacchiana. Così caotica.

Le miriadi di luci colorate e cartelloni pubblicitari la facevano assomigliare più alla schermata d’apertura di un videogioco, che ad un luogo dove vivere, costruire, esistere. I palazzi erano decisamente troppo alti, troppo serrati. Gli facevano venire la claustrofobia anche solo a guardarli.

Per non parlare di quegli assurdi monumenti. Dio, avevano un’imitazione della statua della Libertà; senza contare la Torre di Tokyo, che sembrava solo una pallida copia della Torre Eiffel, più alta, colorata e luccicante.

Aveva lasciato Boris nella loro camera d’albergo con un bacio veloce, senza dargli spiegazioni, ed ora si sentiva in colpa un po’ in colpa, probabilmente anche perché aveva la sensazione che lui sapesse molto di più di quanto lasciasse intravedere.

 

Sì fermò un istante, appoggiandosi contro il muro di cemento di un supermarket ed accendendosi una sigaretta. Così, Kai lo vide.

Passava da Odaiba per caso. Rei gli aveva telefonato dicendogli di comprare qualcosa per cena, ma quei suoi stupidissimi capelli rossi non avrebbero potuto certamente passare inosservati. Era esattamente come quattro anni prima, sempre così dannatamente bello, e Kai lo voleva adesso come allora.

Prese il cellulare dalla tasca dei jeans; il numero di Yuriy era salvato in memoria ma erano secoli che non lo chiamava.

 

Yuriy sentì il telefono vibrare nel cappotto e rispose senza guardare lo schermo, sicuro che fosse Boris. Dopotutto era via da quasi un’ora e mezza e magari, lui lo aspettava per andare a mangiare.

“Non pensavo che saresti venuto sul serio..”

Yuriy si leccò le labbra e fece un mezzo sorriso. Dio, che tempismo.

Come diavolo faceva a sapere che era a Tokyo? Non aveva ancora avvisato nessuno.

“Kai,” pronunciò il suo nome lentamente, buttando il filtro della sigaretta per terra e calpestandola con la suola delle scarpe. “A cosa devo l’onore della tua chiamata?”

“Guarda davanti a te, stupido lupo..”

Yuriy alzò la testa e i loro sguardi si incontrarono. Il fuoco era entrato in contatto con il ghiaccio ma il primo non si spegneva ed il secondo non accennava a sciogliersi.

Per qualche istante rimasero fermi esattamente dove si trovavano, ai lati opposti della strada, mentre la folla dei passanti e delle auto sciamava attorno a loro, indifferente a quelle figure immobili. Si scrutarono da lontano, fino a quando Yuriy prese l’iniziativa ed attraversò la strada, tenendo il telefono vicino all’orecchio e continuando a parlare. “Guarda un po’ come è piccolo il mondo”

“Avevi intenzione di chiamarmi o stavi aspettando ti apparissi in sogno?”

Yuriy ignorò la frecciata, mascherandola con un sorriso sghembo. Ormai era a pochi passi da lui.

“Beh, ha funzionato lo stesso, non trovi?”

Kai scosse la testa chiudendo la chiamata e dopo pochi attimi si ritrovò nel suo abbraccio, con i suoi capelli che gli solleticavano il volto ed il suo profumo che gli entrava nel cervello.

Cazzo se gli era mancato.

Yuriy abbassò la testa notando le buste della spesa che teneva in mano. –Da quando sei diventato una perfetta casalinga?- lo prese in giro.

Kai evitò di rispondere cambiando argomento, l’ultima cosa che voleva fare era cominciare a litigare con lui dopo meno di cinque minuti. –Da quanto sei arrivato?-

-Io e Boris siamo arrivati ieri sera…-

Eccola, la gravità.

Il momento in cui si ritorna giù e non importa se cadi con i piedi per terra, ci si rompe le ossa lo stesso.

Yuriy aveva un ragazzo; poco importava che si trattasse di quel pazzo sociopatico, perché era andato avanti comunque. Senza contare che lui stava con Rei.

Quella storia non avrebbe portato nulla di buono.       

Yuriy guardò distrattamente l’orologio. –Allora, visto che il fato ha voluto che ci incontrassimo, ti va di andare a mangiare qualcosa?-

Kai esitò solo un istante prima di rispondere. –Certo. Avverto Rei…- disse prendendo il cellulare. Mentre scriveva il messaggio, Yuriy non allontanò mai lo sguardo da lui.

 

X

 

Boris si alzò di scatto dal letto sul quale era steso. La camera d’albergo era decente o, almeno, valeva i soldi che avevano speso.

Aprì il frigo bar e rimase disgustato. Ma i giapponesi vivevano solo di sushi e sake? Dove cazzo era la vodka?

Afferrò una bottiglia di un liquore non meglio identificato e ne bevve un sorso prima di andare verso la valigia di Yuriy e cercare nelle tasche quella stramaledetta lettera.

Ora che aveva una strategia poteva tranquillamente iniziare a giocare. Dopotutto in una partita non è tanto importante la mano che ti ritrovi, ma più chi hai davanti e cosa loro credono che tu abbia.

Recuperò la busta e lesse l’indirizzo del mittente.

Hiwatari voleva giocare?

Perfetto. Avrebbe combattuto il fuoco con il fuoco.

La vera partita iniziava adesso.

 

X

 

Quando il campanello suonò, Rei si alzò svogliatamente dal divano.

Kai lo aveva avvertito all’ultimo momento che un impegno gli avrebbe reso impossibile essere a casa per cena ed ora lui si ritrovava solo, annoiato e senza cibo nel frigorifero.

Magari più tardi avrebbe potuto chiamare Max e vedere se aveva voglia di uscire.

Andò ad aprire e la persona che si trovò di fronte era, se non l’ultima che si aspettava, l’ultima che aveva voglia di vedere.

Boris Huznestov era in piedi davanti a lui e… sorrideva?

Ma che cazzo…?

 

-Ehi, Kon… Sono passati secoli!-

Rei aprì la bocca ma in realtà non sapeva cosa dire. Di che cosa parli con il ragazzo che anni prima ha cercato di ucciderti?

Sapeva che, una volta che lui e Yuriy fossero arrivati in Giappone, non avrebbe potuto evitare di vederli; ma che Boris citofonasse addirittura a casa sua, era una cosa che aveva dell’incredibile.

Si rese conto di stare facendo la figura dello stupido e così si obbligò a trovare qualcosa di convincente da dire, qualsiasi cosa. –Immagino che tu sia in Giappone per la festa di Kai…-

-Sì, siamo arrivati ieri sera ma… - Boris sorrise. Era il momento di scoprire qualche carta in tavola. –Ho perso Yuriy e così ho pensato di passare di qui- Si bloccò per un attimo. Quello che aveva detto aveva senso? Probabilmente no. –Sai, non è che conosca molta gente a Tokyo e, dopotutto, io e Kai siamo stati compagni di squadra.-

Rei lo guardò. Se si fosse fermato a pensare all’assurdità della situazione, sarebbe scoppiato a ridere ma il suo cervello era rimasto in pausa più o meno da metà del discorso.

Yuriy e Boris erano arrivati in Giappone. Yuriy era in giro da solo. Kai non sarebbe tornato per cena.

Due più due fa sempre quattro, giusto?

-Kai ora non c’è, ma…- mormorò spostandosi dalla porta. –Ti va di entrare?-

 

X

 

-Allora,- cominciò Kai camminando lungo i viali affollati. –Quali sono le vostre preferenze per la cena?-

-Non è che per caso ci sono posti tranquilli a Tokyo?- più che una domanda quello era un commento. Non aveva mai visto così tanto casino tutto insieme.

Kai sorrise afferrandogli il polso. –Vieni, ho un’idea…- esclamò accelerando il passo.

Camminarono in silenzio, quasi fianco a fianco. Eppure, Yuriy sentiva di essere leggermente indietro rispetto a lui e sapeva di essergli ancora infinitamente distante.

Si allontanarono in fretta dalle vie principali e dalle loro muraglie di luci, scomparendo nei dedali ombrosi dei vicoli. Qui le case erano più basse, con i tetti di tegole e le facciate di legno, piuttosto che in cemento e vetro. Alcune finestre gettavano rettangoli di luce sul loro cammino, lanterne sbiadite ondeggiavano nel vento della sera.

Si fermarono davanti ad un piccolo locale nascosto in uno stretto vicolo. La vetrina lasciava intravedere la luce dorata dei lampadari a gocce e il calore del legno scuro dell’arredamento.

Un piccolo cuore europeo nell’estremo Oriente del mondo.

 

Yuriy seguì l’amico all’interno del locale, richiudendo lentamente la porta dietro di sé. Sfilarono accanto ai piccoli tavoli posizionati lungo alle pareti, occupate da vecchie foto di personaggi famosi occidentali e orientali, tra cui troneggiava quella dell‘ Imperatore Hiroito.

Quando passarono accanto al bancone, la cameriera fece segno di aver riconosciuto Kai, salutandolo con un sorriso.

-Miho, il solito tavolo è libero?-

La ragazza annuì, indicando un piccolo corridoio,oltre il bancone. –Certamente. Cominciate a sedervi, sono subito da voi-

Kai la ripagò con un sorriso gentile e scompari nel corridoio, Yuriy, inarcando un sopracciglio, si affrettò a seguirlo. Si ritrovò in una saletta, più grande di quella che ospitava il bancone e molto più curata.

Alcuni separé garantivano una certa intimità agli occupanti dei tavoli lungo le pareti -lo sguardo di Yuriy si soffermò inconsciamente speranzoso su quel dettaglio-, ma non era lì che Kai aveva preso posto.

Sedeva nel tavolo più distante, nell’angolo più lontano, sotto una lampada che custodiva la sua fiamma dentro uno scudo di vetro e bronzo. La finestra lì accanto, era un passaggio nero sulla strada avvolta dalla notte.

 

Yuriy appoggiò la giacca sullo schienale della sedia di fronte a lui e si sedette lentamente, guardandosi in giro. –Te lo concedo, è decente. Vieni qui spesso?-

Kai annuì distrattamente. –Quando io e Rei andiamo a cena fuori…-

La ragazza si avvicinò di nuovo a loro con il taccuino delle ordinazioni in mano. Aveva i capelli raccolti, le lentiggini e degli occhi grandissimi. Yuriy si chiese se non fosse faticoso continuare a sorridere in quel modo.

-Avete già in mente cosa ordinare?- chiese con un tono di voce esageratamente alto.

-Nonostante le apparenza, non troverò qualcosa di normale su questo menù, vero?- domandò lasciando cadere la carta sulla tovaglia e rinunciando anche solo a dargli un’occhiata.

–Sei in Giappone, amico- Kai sorrise accendendosi una sigaretta, mentre Yuriy sorrideva e faceva altrettanto.

–E pesce crudo sia.-

-Portane due- disse Kai alla ragazza che continuava a scrivere.

Yuriy la bloccò prima che se ne andasse. –E una bottiglia di vino- Kai lo guardò stranito e lui alzò le spalle. –Dovremmo pur festeggiare il tuo compleanno, no?-

 

X

 

Boris si sedette sul divano, guardando la stanza con un sorriso. Era piena di foto dei Bladebreakers, le medaglie che avevano vinto contro di loro la prima volta che avevano partecipato al mondiale erano appese sopra il televisore insieme a delle targhe che certificavano i loro svariati secondi e terzi posti alle gare successive. E poi, su una mensola accanto ad alcuni libri, facevano bella mostra Dranzer e Driger.

-Giochi ancora?- domandò indicando con il mento i due bey.

Rei li guardò e poi scosse la testa. –Ogni tanto, ma non seriamente… Voi, invece? Kai mi aveva accennato che adesso gestite il monastero…-

Sì, così andava bene. Se si manteneva sul vago poteva farcela.

Dopo avrebbe potuto anche esordire con un ‘hai notato che non ci sono più le mezze stagioni?’.

-Già, una cosa del genere. L’unica cosa che so fare è combattere; adesso vengo pagato per insegnarlo ad altri. E’ già qualcosa, no?-  

-Bhe, immagino di sì- mormorò alzandosi ed andando verso la cucina per mettere sul fuoco un po’ di caffè.

-Mi dispiace- disse Boris senza una ragione particolare, era semplicemente una cosa che voleva dire. Rei si bloccò. –Mi dispiace per quello che ti ho fatto ai mondiali.- L’altro ragazzo annuì, non voleva parlarne, ma Boris continuò. –Non voglio rifilarti la solita storia trita e ritrita su Vorkov. Sono stato un bastardo e mi dispiace.-

Stava davvero succedendo? Boriz Huznestov si stava davvero scusando?

A quanto pare…

Lo irritava ammetterlo e non era per nulla da lui ma era vero, gli dispiaceva.

Non che perdesse il sonno la notte ripensando al loro incontro, ma non c’e l’aveva mai avuta con Rei in particolare. Lui eseguiva gli ordini e il caso aveva voluto che gli ordini di Vorkov furono quelli di distruggere il suo avversario a qualsiasi costo. Ci sarebbe potuto essere stato chiunque al suo posto, non avrebbe fatto differenza.

Comunque, era rimasto colpito da Rei. Non era scappato e lo aveva affrontato, vincendo per di più.

E adesso era come se le cose fossero tornate indietro di anni. Rei era di nuovo davanti a lui, senza dare alcun segno di volersi ritirare e, mentre l’aveva lasciato entrare in casa sua, i suoi occhi non avevano perso quella scintilla dorata che Boris aveva visto quattro anni prima, quell’espressione di sfida che gli diceva di farsi avanti, lui era pronto.

Sì, decisamente. Rei Kon aveva fegato e gli piaceva.

 

Rei rimase in silenzio, guardando il pavimento.

Se doveva essere sincero, ogni tanto aveva fantasticato sul momento in cui il russo gli avesse chiesto scusa, nella maggior parte dei casi, però, il pensiero era stato ricacciato indietro nella sua testa, troppo ridicolo anche solo per essere preso realmente in considerazione. Eppure ora stava succedendo e quella non era che un’altra delle cose che andava ad aggiungersi alla lista di quelle senza alcun senso logico che gli stavano succedendo da una settimana a quella parte.

Magari lo stava prendendo per il culo.

Socchiuse gli occhi. No, non avrebbe avuto senso. Già era strano che Boris si scusasse, farlo tanto per sarebbe stato ancora più assurdo.

Si domandò se lui volesse perdonarlo e si stupì quando capì che non gliene fregava più nulla.

Il dolore dei suoi colpi, la paura di perdere, le grida ovattate dei suoi compagni di squadra… tutto era così lontano che non riusciva a ricordarlo distintamente.

Era passato così tanto tempo e l’ultima cosa che Rei voleva fare era portarsi dietro anche quella rabbia. Aveva già abbastanza bile che gli ribolliva nel fegato per preoccuparsi anche di quello.

Si morse un labbro riportando lo sguardo su Boris. Quella stanza stava diventando claustrofobica e l’aria che c’era dentro, orribilmente pesante.

–Si sta facendo tardi, ti va se ordino un po’ di cibo take-away?-

-Okay- mentre stava per raggiungere il telefono, Boris lo fermò. –Ascolta, non è che avresti della vodka?-

 

X

 

-Non ci credo!- esclamò Yuriy ridendo. Si versò un po’ di vino, inclinando il capo e socchiudendo gli occhi divertiti. –Il grande Kai Hiwatari che rinuncia a combattere contro Takao con il suo beyblade! E’ uno dei sette segni dell’Apocalisse!-

-I migliori sanno quando è il momento di ritirarsi.- Kai scosse la testa, afferrando il bicchiere e finendo di bere il goccio amaranto che vi ondeggiava dentro. Era tipico di Yuriy prenderlo per il culo in quel modo.

–Senza contare che potrei ancora farti il culo in qualsiasi momento.-

Il sorriso di Yurii rimase intatto, ma gli occhi gli divennero gelidi, illuminati da uno strano luccichio. -Oh, questo è tutto da vedere.-

Kai abbassò lo sguardo facendo finta di cercare le sigarette nei jeans.

Quel sorriso orgoglioso era lo stesso che compariva sul suo volto quando era il capitano dei NeoBorg. Quasi irritante nella sua ostentata sicurezza, avrebbe messo soggezione a chiunque. Tranne a lui.

Kai Hiwatari non era tipo da tirarsi indietro di fronte ad una sfida.

E questo era uno dei tanti motivi per cui Yuriy lo faceva impazzire.

-Sono contento che alla fine tu abbia deciso di venire.-

Yuriy sorrise senza dire nulla, giocherellando distrattamente con il cibo abbandonato nel piatto. Il piccolo momento di imbarazzo fu spezzato dalla cameriera che si avvicinò a loro schiarendosi la voce.

-Desiderate altro?-

Yuriy scosse la testa. –No, grazie. Sono a posto.-

Kei inclinò il capo verso la ragazza, guardandola senza realmente vederla.

-Puoi portare il conto, per favore?-

La ragazza annuì, dirigendosi nell’altra sala e tornando subito dopo. Kai cercò di tirare fuori il portafoglio, ma Yuriy fu più rapido.

–E’ il tuo compleanno. Questo è il minimo.-

-Come ti pare, Ivanov- borbottò recuperando la giacca e indossandola velocemente. All’improvviso ai sentiva agitato.

Attraversarono il corridoio, ma Kai non accennò ad aspettare che l’amico pagasse.

Uscì dal locale e si accese un’altra sigaretta, tirando una lunga boccata. Chiuse gli occhi aspettando di sentire la porta aprirsi e i passi di Yuriy dietro di lui.

Erano le undici e l’aria stava diventando pian piano più fredda. Nulla di speciale, almeno non per uno come lui, che aveva passeggiato in canottiera sul Lago Bajkal.

-Eccomi- gli sussurrò Yuriy da dietro.

Come aveva fatto? Kai doveva essersi distratto.

 –Si sta facendo tardi. Probabilmente Boris si starà domandando che fine abbia fatto.- Yuriy si raddrizzò il colletto del cappotto, rivolto alla schiena di Kai che non accennava a voltarsi. - E’ meglio che vada.-

Kai annuì, esitante.

E ora? Avrebbe dovuto fermarlo? Lasciarlo andare? 

Naturalmente la seconda opzione era quella consigliabile. Era quello che voleva fare? Quello che davvero voleva fare?

Non lo sapeva.

Yuriy Ivanov aveva lo strano superpotere di rendere i pensieri nel suo cervello terribilmente incasinati e questa era l’ennesima cosa che odiava di lui, ma dalla quale si sentiva fatalmente attratto.

E poi Yuriy fece esattamente quello che aveva fatto poche ore prima, quello che senza riuscire ad ammetterlo a sé stesso, Kai aveva desiderato tutta lo sera. Yuriy lo abbracciò. Non di slancio, come quando si erano rivisti, ma con circospezione, arrivandogli alle spalle.

Kai riflettè che era lo stesso subdolo modo con cui qualcuno può cercare di ucciderti strangolandoti.

Sentiva il viso di lui appoggiato alla sua spalla e riusciva anche a indovinare il sorriso sulle labbra, mormorando un –Mi sei mancato tanto- appena percettibile contro il suo orecchio.

In quel momento, Kai capì l’unica cosa che sembrava volere e contare era baciarlo. Era una cosa tanto ovvia, tanto giusta e tanto semplice -bastava girarsi e bloccarlo- che lo fece.

E al diavolo le conseguenze, di cui non gli importava assolutamente nulla.

Non di Rei, di Boris, del mondo, in quel momento. Nulla era importante se non Yuriy e il modo in cui sorrideva, in cui lo guardava con quegli occhi che erano come fredde calamite brillanti.

L’altro ragazzo si lasciò andare contro il suo petto, portando le mani sulle sue spalle e giocando con i suoi capelli.

Era quello che voleva ora e se lo sarebbe preso. Al resto avrebbe pensato dopo.

Yuriy alzò lo sguardo, gli occhi ancora trasparenti nonostante le flebile luce della strada.

Non era questo quello che voleva.

Non era una semplice e debole pedina. Lui era il Re, e il Re non può essere mangiato alla prima mossa. 

Amaramente scosse la testa. –Non sei cambiato per niente, vero, Hiwatai?- Kai lo guardò senza rispondere. Non si aspettava una simile reazione da parte sua. –Devo andare. Ci vediamo domani- concluse Yuriy allontandosi verso il centro della città.

 

X

 

Boris provò a destreggiarsi con i bastoncini mentre cercava di prendere un po’ di spaghetti di soia ma questi, inesorabilmente, scivolavano via. –Cazzo! Nota per me stesso: mai più cibo cinese!-

Rei sorrise impercettibilmente, nascondendo il viso dietro al cartoccio che conteneva gli involtini primavera.

Aveva vissuto per anni associando a Boris Huznestov una sgradevole sensazione molto vicina alla paura, ma ora la sua compagnia si stava rivelando quasi… piacevole.

Si chiese come sarebbero andate le cose se durante quella finale, al posto di affrontare lui, Boris avesse combattuto contro Max, o Takao. Probabilmente sì, sarebbero state differenti, ma non si vive di se o di ma.

Eppure, ora era così diverso da come l’aveva conosciuto ai mondiali, quando anche un solo sguardo aveva il potere di fargli venire i brividi.

Ma, dopotutto, era normale. Erano cresciuti ed erano cambiati tutti.

Guardò l’orologio. Segnava le undici e mezza e lui non aveva ancora avuto nessuna notizia da Kai.

Certe cose però non cambiano mai.

Boris si accorse del suo gesto e scosse la testa. –Non dovresti prendertela.- buttò lì con un’alzata di spalle. –E’ solo un coglione e non ti merita. Non merita nè te nè Yuriy, ed è ancora più coglione a non avere afferrato la botta di culo che ha avuto con entrambi.-

Rei provò a ribattere con qualcosa di altrettanto acido. Si era sentito attaccato soprattutto perché quelle parole l’avevano fatto sentire come uno dei tanti idioti rimasti abbagliati dal luminoso fascino di Kai Hiwatari.

Che quella conclusione non fosse poi così lontana dalla realtà, era tutta un’altra faccenda.

Non era forse la sensazione che aveva da tempo, quella di non essere più di una mosca rimasta invischiata nel miele?

-Sì, beh, non così facile.-

Boris appoggiò il cartoccio sul tavolino di vetro, decidendo che avrebbe rinunciato a mangiare quella sera, e si accese una sigaretta. –Con me sfondi una porta aperta. Sto con Yuriy, ricordi?-

-Posso?- domandò prendendo al volo il pacchetto e l’accendino che il russo gli lanciò.

-Non sapevo che fumassi- mormorò lasciando cadere la cenere nel cibo che aveva a mala pena toccato.

-Infatti non lo faccio quasi mai.-rispose Rei tossendo leggermente. –La vuoi ancora la vodka? Kai dovrebbe averne un po’ nell’armadio.-

Prese la bottiglia e la appoggiò vicino al tavolino, sparendo in cucina alla ricerca dei bicchieri.

Boris se la girò tra le mani. –Toh! E’ russa! L’unica cosa positiva di quel cretino-

Rei non commentò e ne versò un po’ per entrambi, risedendosi tra i cuscini morbidi del divano. –Sai,- cominciò mentre Boris appoggiava la sigaretta per prendere in mano il bicchiere. –Tra tutte le cose assurde, come essere colpito da un asteroide o scoprire che Lai è una donna, bere vodka nel mio salotto insieme a te era di sicuro in cima alla lista.-

Boris sorrise bagnandosi le labbra con un piccolo sorso. –Bhe, vedila così, ti ho risparmiato la tristezza di passare una serata da solo a ingozzarti di dolci-

Rei scosse la testa. –Non l’avrei fatto!-

-Sarà..- mormorò l’altro ragazzo alzandosi. –E’ mezzanotte, forse è meglio che torni all’hotel, magari Yuriy è tornato. Mi ha fatto piacere parlare con te-

Rei si alzò con lui, accompagnandolo alla porta.

Che cosa avrebbe dovuto fare adesso?

Stringergli la mano? Dargli una pacca sulla spalla? Fare finta di nulla?

Perché, quando si trattava di Boris, ogni cosa sembrava fuori luogo?

-Anche a me ha fatto piacere. Ci vediamo domani alla festa?-

-Certamente. Sai che non mi perderei il piacere di augurare buon compleanno ad Hiwatari per nulla al mondo- Boris si voltò e cominciò a camminare in direzione dell’albergo.

Fine della mano. E ora a chi tocca?

 

~To Be Continued…

 


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