Russian Roulette
Nov. 24th, 2010 10:16 pmTitolo: Russian Roulette
Beta:Exelle
Rating: Nc17
Pairing: Yuriy Ivanov/Boriz Huznestov; Kai Hiwatari/Rei Kon; Kai Hiwatari/Yuriy Ivanov; Boriz Huznestov/Rei Kon
Warning: Yaoi, shonen-ai, linguaggio da osteria.
Capitoli: 3/6
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Note: Primo tentativo di partecipazione al BBI (aka la mia morte XD). Torno ad un fandom della mia infanzia, beyblade <3 Hope you enjoy it :) Per la prima volta ho anche un beta e un gift bellissimo, amate entrambi come li amo io *_*
La citazione è parte dei Russian roulette di Rihanna
Conteggio parole: 3.115 (
Gifter:
Link al gift: here ♥
Primo Colpo - Secondo colpo
Terzo colpo ~ a vuoto.
Boris uscì da casa di Rei e cominciò a camminare.
Non era un idiota, immaginava quello che era successo quella sera. Sapeva anche che per vincere una guerra bisogna perdere qualche battaglia ma, mentre sentiva il rumore delle macchine passargli a fianco e la luce dei lampioni illuminare appena la strada, dovette prendere alcuni sospiri per calmarsi.
Yuriy era suo e pensare alle mani di quel coglione su qualcosa che ormai gli sarebbe dovuto appartenere di diritto, gli faceva venire voglia di andarlo a cercare e strozzarlo a mani nude.
Perché avevano passato di tutto, l’uno a fianco dell’altro, rimanendo sempre insieme, perché Boris, nonostante avesse trascorso la vita a combattere, prima di conoscerlo non aveva mai incontrato nessuno per cui valesse la pena di farlo. E poi.. perché sì.
Si fermò un’instante, calciando con rabbia una lattina caduta a terra dal bidone li vicino.
Doveva calmarsi e ragionare.
Il momento in cui perdi la testa è il momento in cui perdi la partita.
Una delle cose che aveva imparato al monastero era stata quella di analizzare ogni situazione con lucidità. Doveva stare calmo ed aspettare. Se le cose fossero andate storte si sarebbe inventato qualcosa.
Alzò lo sguardo al cielo; nonostante fosse notte l’aria era troppo viziata e calda per i suoi gusti.
Dio, non vedeva l’ora di tornarsene a casa.
X
La luce del mattino entrò abbagliante dalla finestra, colpendo Boris direttamente negli occhi. Mormorò qualche imprecazione mentre si rotolava tra le coperte, cercando di riaddormentarsi nonostante il sonno sembrasse ormai inesorabilmente perduto.
Afferrò il telefono cellulare con la mano e controllò l’ora; era schifosamente presto.
Grugnì lasciandosi ricadere tra le coperte e guardandosi in torno.
Quando, la sera prima, era tornato in camera, Yuriy non era ancora arrivato e così aveva acceso la tv, guardando uno di quegli assurdi giochi a premi che piacciono tanto ai giapponesi e non resistendo più di dieci minuti prima di addormentarsi.
Si mise seduto passandosi una mano tra i capelli e notò che sul comodino era appoggiato un foglietto spiegazzato. Boris lo prese in mano, quella era inconfondibilmente la scrittura di Yuriy.
‘Sono uscito per comprarti la colazione ed un caffè decente.
Vedi di essere sveglio per quando torno.
-Y.’
Boris sbuffò, lasciando cadere il biglietto.
Perfetto, ora si ritrovava di nuovo solo, assonnato e con un’erezione mattutina di cui nessuno, a parte se stesso, si sarebbe preso cura.
Provò a fare zapping per qualche minuto per poi decidere di togliere il sonoro al televisore.
Fece due calcoli a mente. Il fuso orario di Tokyo era cinque ore avanti rispetto a Mosca, quindi se adesso erano –lanciò un’occhiata allo schermo del suo cellulare, le sette, a casa non era più tardi delle due del mattino.
Oh, al diavolo, pensò, se sono sveglio io si possono svegliare anche loro. Senza contare che magari sono usciti e sono ancora in giro ad ubriacarsi. Chiuse gli occhi immaginandosi la voce acuta di Ivan nelle orecchie mentre gli augurava ogni genere di sofferenza per averlo svegliato. Spero tanto che siano usciti.
Digitò velocemente il numero di Sergej, lanciando uno sguardo alla tv che trasmetteva repliche di vecchi cartoni animati.
“Boris…” fece la sua voce dall’altro capo del telefono.
“Già, sono io!” esclamò cercando le sigarette nei jeans che si era tolto la sera prima. “Come va la vita, figli di puttana?”
Sergej, dall’altro capo della cornetta, sbuffò appena, abituato alle eleganti maniere dell’amico. “Sono le due di notte, come vuoi che vada? Siamo andati in un pub e stiamo tornando a casa.”
Oh, grazie al cielo. “E quindi il nano è lì con te? Che carino! Me lo saluti?” disse ridacchiando.
-Nano, Boris ti saluta.- mormorò Sergej verso l’amico, prima di riportare la sua attenzione verso la telefonata. Nonostante fosse a cinque fusi orari di distanza, Boris riusciva a capire chiaramente gli insulti che Ivan gli lanciava. “Allora,” ricominciò a parlare Sergej. “Yuriy ha rivisto Hiwatari?”
Boris sbuffò, lasciando cadere la cenere sulla moquette della camera. “Probabilmente… Ieri è sparito verso le cinque del pomeriggio ed è tornato in piena notte…” Sergej mormorò qualcosa per far capire all’amico che lo stava ascoltando e, esattamente in quel momento, l’attenzione di Boris fu catturata dalla serratura della porta che scattava. –Toh!- mormorò –Si parla del diavolo…-
Yuriy alzò le sopracciglia lanciandogli un sacchettino di carta che aveva il vago odore di croissant alla marmellata. –Io sarei il diavolo?-
-Bhe, sai com’è, i capelli…- mormorò aprendolo e dando un morso alla brioche mentre reggeva il cellulare con la guancia. –C’è Sergej al telefono…-
-Ma non è notte a Mosca?- domandò Yuriy stupito del fatto che gli altri non gli avessero lanciato una macumba per averli svegliati.
Boris alzò le spalle e passò il telefono al suo ragazzo, che lo prese e sparì sul balcone per continuare la conversazione. Poi scese lentamente dal letto, raggiungendo il tavolino dove Yuriy aveva appoggiato due bicchieri con del caffè, e cominciò a fare colazione, riportando la sua attenzione verso la tv.
-Ivan mi ha detto di mandarti al diavolo- disse Yuriy una volta tornato in stanza, buttando il telefono sulle lenzuola.
-Awh, è sempre così adorabile.- gli rispose Boris divertito. I suoi ex compagni di squadra erano la cosa più vicina ad una famiglia che avesse mai avuto e sentiva verso di loro un affetto profondo. Di sciuro, però, l’ultima cosa che avrebbe fatto era dire al mondo quanto l’amicizia avesse un ruolo fondamentale nella loro vita, magari mentre andavano tutti in giro a braccetto e coglievano margheritine. Non erano i Bladebreakers, loro. Era più una cosa sottointesa; anzi, a dirla tutta, prenderli per il culo era uno dei suoi passatempi preferiti. Con Yuriy non avrebbe mai avuto quell’atteggiamento e Sergej era quasi il doppio di lui, certo, non che avesse paura di fare a pugni, ma Ivan era semplicemente più pratico. –Però penso che se continuerà così comincerò a chiamarlo Brontolo d’ora in poi-
-Sì, buona idea, così quello ti avvelena la cena- mormorò Yuriy scuotendo la testa in direzione del caffè ormai freddo.
Boris fece una faccia disgustata. –Lui alla mia cena non si deve nemmeno avvicinare! Il mio stomaco si ricorda ancora l’ultima volta che ha provato a cucinare…-
Yuriy si bagnò le labbra con il caffè e prese la sua brioche, mordendone un pezzo. –Quella sera non è stata una delle migliori, te lo concedo.-
Boris sorrise prima di ributtarsi tra le coperte e continuare a guardare la televisione. -Che cosa c’è lì dentro?- domandò poi indicando una busta di plastica appoggiata sul tavolino.
Yuriy alzò le spalle. –Un regalo per Kai. Dopotutto siamo stati invitati al suo compleanno…-
Preparò se stesso alla frase che sapeva che sarebbe uscita dalle labbra di Boris di li a poco. Qualcosa su quanto Kai Hiwatari non meritasse nemmeno un centesimo dei suoi soldi, se vuole un regalo posso regalargli una faccia nuova a suon di pugni, cose così…
Stranamente però non arrivò nulla di tutto questo. Solo una risata acuta. –Sai, pensò che gli comprerò qualcosa anche io.-
Yuriy scosse la testa, non sapendo e non volendo davvero sapere dove Boris volesse arrivare, e finì la colazione.
Dopo aver dato una veloce occhiata al quotidiano che aveva comprato, si alzò lentamente camminando fino al bagno. Si fermò davanti alla porta e poi, con un mezzo sorriso, si tolse la maglia di cotone che indossava e la fece cadere sul pavimento. Senza dire nient’altro entrò nel bagno lasciando la porta aperta e aprendo l’acqua della doccia.
Non passarono nemmeno cinque minuti prima che la tv venne spenta di nuovo e Boris lo raggiungesse.
X
Max avvicinò una sedia al muro, cercando di raggiungere la cima della porta per mettere le decorazioni. Fra poco sarebbe cominciata la festa per Kai e, naturalmente, la casa prescelta per lo svolgimento era stata la villa di Takao. Siccome, poi, avendo liquidato la loro idea di festeggiare il suo compleanno con un –Fate come vi pare, non mi importa-, probabilmente Kai si era sentito esentato dal partecipare ai preparativi, ora si trovavano da soli ad organizzare tutto.
In effetti, Max non poteva chiedere troppo, sarebbe già stato tanto se quella sera si fosse presentato.
Rei tornò nella sala appoggiando il vassoio delle tartine che aveva preparato su un tavolino e fermando al volo il tentativo di Daichi di mettersene in bocca –non una, ma due.
Max gli si avvicinò lentamente, mollando i festoni in mano a Takao. Dopotutto era casa sua, che ci pensasse lui a renderla presentabile.
-Ma,- cominciò abbassando le sopracciglia. -Siamo sicuri che non ci darà buca?-
Rei sospirò. –No, non preoccuparti. Per questo non c’è pericolo.-
-Ah, okay…-
-Ha invitato anche Yuriy.-
Max spalancò gli occhi. –Oh, fuck!-
Rei sorrise divertito nonostante tutto. Lo conosceva da anni eppure l’aveva sentito imprecare pochissime volte. –Già, e non sai il meglio…- aggiunse tornando in cucina, seguito a ruota dall’americano. –Ieri sera, Kai è sparito per tutto il pomeriggio e, quando non c’era, mi sono trovato Boris a casa.-
-Really?- Max era davvero senza parole.
Cioè… Boris Huznestov, seriously?
Rei annuì. –Sì, mi ha detto che non sapeva dov’era Yuriy e che non conosceva molti posti a Tokyo e così aveva deciso di passare. Mi ha persino chiesto scusa per quella volta ai mondiali…-
Yeah, seriously.
Max non seppe cosa dire in quel momento. L’unica cosa che gli veniva in mente era molto simile a –bella merda, amico!-, correlato con una pacca sulla spalla, ma sapeva che erano le ultime parole che Rei aveva bisogno di sentire. O, più precisamente, forse gli avrebbero fatto bene, ma lui non aveva il coraggio di dirle ad alta voce.
Sembrava starci abbastanza male, non voleva dargli il colpo di grazia.
-E Kai che ha detto?-
Rei alzò le spalle, lanciando un occhiata al forno dove la torta stava cuocendo. –Niente, è tornato all’una ed è andato subito a letto.-
Gli scottava troppo ammettere che gli era bastato uno sguardo per capire cosa era successo mentre era stato via.
-Bhe, io credo che dovreste chiarirvi, sono sicuro che saprà spiegarti tutto, don’t worry!-
Già, con una buona scusa. –Hai ragione, grazie mille.-
-Ragazzi!- gridò Takao in tono lamentoso, entrando in cucina. –Ma quando arriva Kai? Io ho fame e mi sto annoiando!-
–Potresti occupare il tempo mettendo a posto- mormorò Max seccato.
-Escluso!- rispose Takao scuotendo la testa.
-Puoi fare quello che vuoi, basta che stai lontano dal mio cibo!- disse Rei piccato.
-Su, andiamo, Takao,- esclamò Max prendendolo per un braccio e trascinandolo fuori. –Torniamo di là!-
Takao e Max si sedettero sul divano accanto a Kenny, intento a trafficare con il proprio laptop. Hilary, sulla poltrona, stava discutendo con Daichi sull’importanza, ad una festa di compleanno, di aspettare il festeggiato prima di cominciare a mangiare; concetto che il ragazzino però sembrava non cogliere, rispondendo ad ogni riproverò con un –ma, ochetta, io ho fame!- ed attirandosi addosso la conseguente ira di Hilary.
Il campanello suonò e Rei si alzò per andare ad aprire, trovandosi davanti proprio i due ragazzi.
Socchiuse gli occhi prima di mormorare –Ciao Boris. Yuriy.-
Boris gli sorrise leggermente mentre l’altro ragazzo restituiva il saluto con la stessa freddezza. –Rei.-
Max si alzò in piedi immediatamente, un po’ perché si sentiva in imbarazzo per via dei suoi amici che avevano cominciato a gesticolare come pazzi, chiedendosi cosa ci facessero lì i russi, e un po’ perché aveva paura che la situazione potesse diventare davvero tragica.
Tempo prima aveva visto un film dove Freddy Krueger si batteva contro Jason Voorhees. Ecco, immaginava una scena simile, solo con molto più sangue e violenza.
-Ciao ragazzi! Entrate pure, Kai arriverà a momenti.- esclamò facendogli strada.
-Tzk, non c’è ancora. E chi se lo aspettava?- commentò Boris sarcasticamente mentre raggiungevano gli altri.
Takao si alzò dal divano per salutarli -Boris! Yuriy! Non ci vediamo da un vita! Come state?-
-Non possiamo lamentarci- rispose Boris appoggiando la giacca sull’appendiabiti.
-Scusate la domanda,- cominciò esitante Kenny. Non importava quanto tempo fosse passato dalle finali in Russia, anche dopo un secolo quei ragazzi l’avrebbero sempre messo in soggezione. –Ma che cosa ci fate qui?-
-Dì la verità- esclamò Daichi puntando il dito contro Yuriy. –Sei venuto per la rivincita!-
Yuriy rise. –No, ho paura che la nostra sfida debba aspettare ancora un po’. Kai ci ha invitato alla festa.-
Fece in modo di calcare le parole Kai e invitato, in modo che Rei le sentisse bene.
Per sicurezza, perché sapesse, perché, se proprio doveva sentirsi una merda, almeno che non fosse l’unico.
-Oh, okay. Allora mettetevi comodi!- disse Takao senza perdere il sorriso.
Passati circa cinque minuti, i presenti sentirono la porta aprirsi e l’entrata in sala di Kai fu accompagnata da un boato generale.
Dopo che i suoi amici lo ebbero abbracciato, facendogli gli auguri, Rei gli si avvicinò piano, alzandosi sulle punte dei piedi e sussurrandogli un –buon compleanno- prima di baciarlo.
Quando Max alzò la testa e vide Yuriy accostarsi a Kai, fermarsi a pochi passi e mormorargli - auguri- con un sorriso, capì che si trovava in mezzo ad una guerra.
Kai abbassò lo sguardo verso il pavimento, bisbigliando –grazie a tutti- mentre un mezzo sorriso gli increspava le labbra.
Odiava quelle dimostrazioni d’affetto anche perché non sapeva come reagire.
-Questo è per te da parte mia- aggiunse il moscovita, porgendogli un pacchetto avvolto con della carta colorata. Kai lo aprì e dentro trovò una sciarpa bianca di cotone. –L’ultima volta che ho visto la tua non sembrava essere messa molto bene… -
Boris si avvicinò con un sorriso ed un pacco rettangolare, lungo circa venti centimetri, in mano. –Tieni, amico.- Kai prese la scatola guardando stranito il ragazzo e ancora di più la bottiglia di vodka che conteneva. Boris rise facendo un sorriso a Rei. –Te la dovevo.-
Ma che cazzo stava succedendo?
Boris lo guardò soddisfatto, godendosi ogni istanti dell’espressione stupita di Kai.
Idiota. Pensava forse di essere l’unico di avere delle belle carte in mano?
Scendi dal piedistallo, Hiwatari, non puoi vincere per sempre.
Più il piatto era ricco e più le sue probabilità di sconfitta si facevano alte e, per Kai, non c’era nulla di più importante di quei due ragazzi, su cui era convinto di esercitare una buona influenza. Pensava di avere la situazione sotto controllo.
Fino ad ora, forse.
Colpo di scena, la partita si riapre.
La festa procedette bene, talmente bene da fare nascere una certa insofferenza in Kai. Max aveva messo un po’ di musica, i suoi amici lo avevano circondato e cercavano di coinvolgerlo in discorsi di cui lui non era minimamente interessato.
Probabilmente invitare Yuriy in Giappone era stata una pessima idea, visto che non riusciva a staccare lo sguardo dai suoi occhi azzurri ed aspettava solamente quegli istanti in cui, mentre parlava con Boris, ogni tanto girava il viso nella sua direzione e sorrideva.
Aveva bisogno di un posto tranquillo per rimettere a posto le idee nel suo cervello; e così si scusò con gli altri ragazzi, avviandosi verso il bagno al piano superore.
Mentre usciva dalla stanza, gli occhi di Rei e di Yuriy non si staccarono da lui.
X
Rei bevve quello che rimaneva del suo cocktail, un miscuglio di tutte le cose alcoliche che Max aveva trovato in casa Kinomiya –direttamente dall’East Coast, peolpe!- tutto d’un fiato, ed uscì all’esterno della villa, sedendosi sul parquet della veranda.
Che cosa si aspettava Kai da lui? Che ingaggiasse un duello all’arma bianca contro Yuriy?
Quella situazione stava cominciando a stargli troppo stretta.
Amava davvero Kai e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui, ma questo lo stava logorando dall’interno.
Rei, che si riteneva una persona paziente ed in grado di sopportare di tutto, si rese conto di essere vicino ad un punto di rottura.
Sentì qualcuno sedersi accanto a lui ma non ebbe bisogno di girarsi per capire che non era chi avrebbe desiderato.
-Vuoi un goccio?-
Boris era seduto accanto a lui e reggeva la bottiglia di vodka che aveva regalato a Kai meno di un’ora prima. Rei si chiese se avesse il potere di farsi vivo proprio nei momenti meno opportuni.
-Cosa?-
-La vodka,- spiegò indicandola con il mento. –Lascia stare quella brodaglia americana e bevi qualcosa di decente!-
Rei alzò le spalle bevendone un sorso. –Credevo che l’avessi presa per Kai-
Boris sorrise. –Vorrà dire che prima di tornare in Russia gliene prenderò un’altra.-
-Pensavo fossi con Yuriy…- mormorò Rei distrattamente. Boris gli indicò l’interno della casa con un gesto della testa e Rei capì. –Oh, giusto.-
Fra di loro calò il silenzio, interrotto solo dal canto delle cicale. Rei si limitava a fissare il prato davanti a se, con una silenziosa domanda che gli ronzava per la testa dal giorno prima, ma a cui non aveva ancora dato voce, e Boris cercava le sigarette nei jeans.
-Come fa a starti bene questa situazione?-
L’espressione di Boris si fece seria, quasi rabbiosa. Poi sorrise, uno di quei sorrisi che Rei aveva visto apparire sul suo viso al mondiale, prima di farlo finire in ospedale. –Non mi sta bene per un cazzo. Ma amo Yuriy e ho scelto di comparare tutto il pacchetto, cotta per quel coglione compresa.- Rei rimase in silenzio. Credeva che Boris fosse l’ultima persona che avesse potuto accettare quella situazione così passivamente. Forse si sbagliava. –Ascolta,- aggiunge l’altro guardandolo negli occhi. –Domani pomeriggio abbiamo il nostro aereo, e ti assicuro che Yuriy ci salirà, non devi preoccuparti per questo.-
-Come fai ad esserne sicuro?-
Boris prese un tiro dalla sigaretta prima di prendergli delicatamente la bottiglia dalle mani e bere un po’ di liquore. –Mi conosco, conosco Yuriy e, purtroppo, ho imparato a conoscere anche Hiwatari. Non c’è altro finale possibile per questa storia.-
La sicurezza del tono della sua voce sorprese Rei. –Che cosa hai intenzione di fare?-
-Io? Assolutamente nulla. Farà tutto lui e, finalmente, Yuriy si renderà conto di come stanno le cose. Te lo ripeto, da domani sera Hiwatari sarà di nuovo tutto per te. Certo, sempre che tu lo voglia ancora.-
Rei alzò lo sguardo.
Che diavolo voleva dire?
Certo che lo voleva e la tranquillità con cui Boris parlava non aveva fatto altro che dargli sollievo. Non c’era nulla al mondo che desiderasse a parte Kai e, sapere che quell’incubo sarebbe finito tra meno di ventiquattro ore, gli faceva sentire una gioia tangibile dentro di se, eppure…
Fu come se Boris si fosse reso conto dello sconvolgimento che il suo discorso stava portando nella sua mente. Lentamente appoggiò la bottiglia e la sigaretta sul parquet di legno e poi, con un mezzo sorriso, continuò piano. –Meriti di meglio di lui.- mormorò esattamente con lo stesso tono casuale che aveva usato il giorno prima.
Rei si bloccò e deglutì. Le cicale continuavano a cantare.
~To Be Continued…