heavenmayburn: (Yumichika)
[personal profile] heavenmayburn
Fandom: Beyblade
Titolo: Russian Roulette
Beta:Exelle
Rating: Nc17
Pairing: Yuriy Ivanov/Boriz Huznestov; Kai Hiwatari/Rei Kon; Kai Hiwatari/Yuriy Ivanov; Boriz Huznestov/Rei Kon 
Warning: Yaoi, shonen-ai, linguaggio da osteria.
Capitoli: 5/6
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Takao Aoki. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Note: Primo tentativo di partecipazione al BBI (aka la mia morte XD). Torno ad un fandom della mia infanzia, beyblade <3 Hope you enjoy it :) Per la prima volta ho anche un beta e un gift bellissimo, amate entrambi come li amo io *_*
La citazione è parte dei Russian roulette di Rihanna. 
les jeux sont faits, rien va plus è un’altra frase usata nei casinò e significa i giochi sono fatti, le puntate sono chiuse.
Conteggio parole: 1.653 ([info]fiumidiparole )
Gifter: [info]naripolpetta  
Link al gift: here

Primo Colpo  - Secondo colpo - Terzo Colpo - Quarto Colpo

Quinto colpo ~ a vuoto.

 

Dopo qualche secondo Rei si ritrovò dentro la palestra dove di solito Takao si allenava a kendo, schiacciato contro la parete di legno mentre Boris gli mordeva il collo. Il dolore che provocava non era che un leggero fastidio, anestetizzato dall’alcol.

Avrebbe dovuto saperlo…

Avrebbe dovuto sapere che quella non era la serata giusta per bere e che il pensiero di dove fosse Kai non l’avrebbe abbandonato nemmeno mentre sentiva la guancia leggermente ispida di Boris contro il suo viso.

Boris alzò lo sguardo e, per meno di mezzo secondo, Rei ebbe la sensazione di poter vedere tutto quello che si rifletteva dentro quelle iridi.

Il suo volto aveva la stessa espressione di sempre, la stessa freddezza, leggermente divertita dai sospiri che Rei si faceva sfuggire dalle labbra socchiuse, era sempre pericoloso ma, affondando in quel verde, Rei ebbe la sensazione di trovare qualcosa che non apparteneva al russo; c’era semplicemente troppo.

Fu questioni di istanti e poi i suoi occhi tornarono di nuovo di un colore così freddo da dare i brividi. Durò così poco che Rei si domandò se non se lo fosse immaginato.

-Che c’è, Micetto?- soffiò con un mezzo sorriso. –Non vuoi giocare un po’?-

Venne di nuovo spinto contro il muro, così violentemente che sentì il dolore scorrere lungo la schiena.

Boris cominciò a slacciargli la cintura dei jeans, che caddero con un rumore sordo sul parquet.

Già, che c’è? Non era quello che voleva?

Kai probabilmente non si stava facendo tanti scrupoli, quindi perché la cosa doveva preoccuparlo?

Rei attirò Boris vicino, prendendolo per la maglia e affondando i denti nella sua spalla.

Se si gioca, si gioca sul serio.

Sentì la sua gola vibrare mentre lui cominciò a ridere sommessamente. –Ti piace violento, eh?-

Gli tolse velocemente la camicia per poi rimpossessarsi delle sue labbra. Rei affondò le unghie nella sua schiena, lasciando piccoli segni rossi.

Avrebbe dovuto saperlo…

Quando il vento ed i fulmini entrano in contatto, l’unica cosa che può nascere è una tempesta.

Boris lo prese per la vita, spingendolo contro il muro e facendo si che si appoggiasse contro la sua gamba, mentre lo penetrava con le dita.

 

Rei era la sua piccola rivincita. Contro Hiwatari, contro Yuriy ed anche in modo più generale.

Non era come loro, lui sapeva benissimo quello che voleva e non aveva paura di lottare per ottenerlo. Infondo era quello che faceva da quando era nato; aveva combattuto per restare in vita nelle strade di una Mosca così fredda da congelarti il sangue nelle vene, nel Monastero, quando i giorni non sembrano arrivare mai alla fine…   

Le cose brutte sono come la pioggia, cadono sui giusti e sugli ingiusti ugualmente, ed anche le cose belle. E lui, che tutto fuorché un santo, si era sempre preso la propria fetta di entrambe le torte e aveva intenzione di continuare a farlo. Soprattutto quando le cose buone avevano quella pelle morbida e quegli occhi dorati.

Diede più vigore alle spinte quanto sentì il viso di Rei appoggiarsi all’incavo della sua spalla.

Gli afferrò i capelli neri, stringendoli con forza tra le dita e disfando quell’assurda pettinatura che si faceva.

I preliminari non durarono molto e subito si sostituirono a respiri pesanti, unghie che si conficcano nella carne e oro che si perde nel verde.

 

Il ritmo aumentò velocemente e, ad ogni spinta, il cervello di Rei veniva resettato.

Se avesse visto la scena da fuori avrebbe pensato a quanto fosse stato avventato, ai mille altri modi che avrebbe potuto trovare per sentirsi meglio se solo avesse cercato

Ma erano solo parole. In realtà anche lui, quando si era ritrovato la pistola in mano, aveva contato fino a dieci ed aveva sparato, pregando che nel tamburo non ci fosse alcun proiettile. Si era seduto al tavolo ed aveva cominciato a giocare con loro.

Avrebbe dovuto saperlo…

 

Boris continuò a spingere mentre mormorava a mezza voce frasi in russo che Rei non riusciva a capire, con il sorriso sulle labbra.

Sì, Kon gli piaceva.

Con una mano, raggiunse il suo inguine, e Rei trattene il respiro mentre sentiva i suoi movimenti crescere e il sapore della vodka di Boris sulle labbra.

Lo baciò di nuovo, mentre un pensiero fugace si fece strada nella sua testa. Che Kai facesse quello con vuole, con Yuriy o con chiunque altro, lui aveva chiuso. Ora combatteva solo per se stesso.

Finalmente i fulmini avevano ricominciato a brillare ma, purtroppo per Kai, lui non gli avrebbe visti. Perché era stanco di dare l’anima per lui e avere sempre l’amara sensazione di non essere abbastanza.

Sentì l’orgasmo arrivare e Rei trasformò il piccolo bacio che stava lasciando sul collo di Boris in un morso che lascia il segno. Quando Boris venne, qualche attimo dopo, tirò i capelli di Rei così forte da dargli l’impressione di volerglieli staccare dalla testa.

 

-Wow, Micetto,- mormorò dopo qualche secondo, uscendo da lui. –Devo ammettere che Hiwatari è ancora più coglione di quanto pensassi.-

Rei fece un mezzo sorriso mentre si rimetteva i pantaloni.

Faceva male pensare che era finita, ma sarebbe sopravvissuto. E’ meglio togliersi un cerotto con un gesto secco piuttosto che soffrire ad piccolo strattone.

-Avevi in mente di portarmi a letto sin dal tuo arrivo a Tokyo?- domandò con curiosità.

Boris alzò le spalle. –Forse. Ha importanza?-

Rei scosse la testa. –Probabilmente no.-

-Comunque, intendevo davvero quello che ti ho detto ieri. Lui non ti merita.-

Avrebbe dovuto saperlo…

 

X

 

Kai scese le scale e tornò al piano di sotto, dirigendosi verso la cucina.

In corridoio riecheggiavano le grida dei suoi amici, probabilmente impegnati con qualche stupida partita ai videogiochi.

Scosse la testa mettendo il caffè sul fuoco.

Qualche minuto dopo Rei fece il suo ingresso nella stanza, reggendo tre o quattro bicchieri di plastica incastrati l’uno sull’altro ed il vassoio delle tartine ormai vuoto.

A Kai non sfuggirono i segni rossi che ricoprivano la pelle chiara del suo collo.

Appena notò la direzione del suo sguardo, Rei si inumidì le labbra, preparandosi a dire qualcosa. –Credo che sia meglio se parlassimo un attimo.-

-Già, credo anch’io- replicò Kai piatto. 

 

Rei si portò una mano tra i capelli, tormentandosi una ciocca nera tra le dita.

Si domandò da cosa cominciare; c’era così tanto da dire, da urlare a squarciagola. Aveva così tanti insulti in mente da credere di non avere il tempo per ripeterli tutti. 

Avrebbe volentieri voluto mandare all’inferno Kai per averlo reso debole come mai nessun’altro prima, Yuriy per avere fatto scoppiare quella piccola bolla in cui aveva vissuto, Boris e quel dannato sorriso che increspava sempre le sue labbra e, alla fine, anche se stesso, per aver permesso che tutto quello accadesse.

 

Kai si appoggiò all’angolo cottura con le braccia incrociate.

Gravità.

Quella forza implacabile, la più forte di tutte, lo stava riportando a terra, come era naturale.

Non importa quanto tu possa provare a saltare, proprio quando crederai di essere arrivato così in alto da avere il mondo ai tuoi piedi, sarai spinto violentemente al suolo. Se non ne sei consapevole, se non sei pronto ad incassare la caduta, affonderai in un lago di sangue.

E Kai questa volta non si era preparato.

Yuriy lo aveva trascinato in alto, aveva monopolizzato la sua mente, e lui aveva abbassato le difese.

Alzò lo sguardo verso Rei, aspettando che cominciasse a parlare.

Quella era la parte che odiava di più, il tempo che precede l’impatto con il terreno, dove ogni secondo dura quanto una vita intera.

Avrebbe incassato. Non c’era altra soluzione possibile.

Che altro poteva fare? Cercare di fargli cambiare idea? Chiedergli di non lasciarlo?

No, Kai Hiwatari sarebbe sopravvissuto. Si sarebbe alzato e si sarebbe tolto la polvere dai vestiti, continuando ad andare avanti.

Les jeux sont faits, rien va plus.

 

X

 

-Finalmente ti ho trovato…- mormorò Yuriy avvicinandosi a Boris, seduto sulla veranda davanti al giardino. Lui alzò la testa e gli passò la bottiglia di vodka di Kai, ormai ridotta a pochi sorsi, che Yuriy accettò e finì velocemente.

Boris socchiuse gli occhi, concentrandosi sull’erba davanti a se.

Era andato tutto come previsto e non era affatto stupito. Lo aveva saputo fin dall’inizio; Hiwatari era stupido e se lo era lasciato di nuovo sfuggire.

Non aveva capito che, quando la posta in gioco era Yuriy Ivanov, bisogna offrire qualcosa di più consistente sul piatto. Perché lui valeva molto di più di tutte le occhiate o le mezze frasi che Kai avesse potuto mai dire.

Le scommesse funzionano così, non vincerai nulla di valore se non metti in gioco qualcosa di altrettanto importante.

  

Ironico.

Dopotutto lui non era molto diverso da Hiwatari, gli piaceva giocare e lo faceva.

Fin dai tempi del Monastero quella era l’unica cosa che lo divertiva.

Non gli era mai fregato nulla del beyblading, di Vorkov o dei piani della Borg. A lui interessava solamente quel momento, una volta in campo, dov’era faccia a faccia con l’avversario. Quegli istanti, prima di sferrare il colpo finale, in cui il viso davanti a se era trasparente come uno specchio e l’unica cosa che vi si rifletteva dentro era la paura e la consapevolezza dell’imminente sconfitta.

L’unica cosa che lo facesse sentire vivo, in quella fottuta abbazia, era quando la speranza abbandonava lo sguardo del suo nemico ed egli si sentiva perso. In quegli attimi si sentiva potente perché era lui a decidere quando e come mettere fine al combattimento, e decretare la sconfitta di chi aveva davanti.

Amava avere il completo controllo della situazione.

Sì, lui e Kai erano simili, con l’unica differenza che Boris vinceva.

E, mai come ora, la vittoria era dolce e piacevole; persino meglio di come immaginava.

-Sei pronto a tornare a casa?-

 

Yuriy si sedette accanto a lui, appoggiando la bottiglia ormai vuota per terra. Si morse le labbra prima di parlare ma poi scosse la testa. Era arrivato fin qui, non aveva senso fermarsi ad un passo dal traguardo.

-Ho ancora una cosa da fare.- mormorò alzandosi.

 

~To Be Continued…

 

Profile

heavenmayburn: (Default)
♥Fede™

April 2017

S M T W T F S
      1
2345678
9101112131415
161718 19202122
23242526272829
30      

Style Credit

Page generated Feb. 8th, 2026 04:41 am
Powered by Dreamwidth Studios