heavenmayburn: (Yumichika)
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: Dressed to kill
Fandom: Bleach
Capitoli: 1/1
Pairing: Ikkaku Madarame/Yumichika Ayasegawa
Raiting: Nc17
Disclaimer: personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Tite Kubo. Non guadagno nulla da tutto questo, sono solo una porcellona che ha un po’ di tempo da perdere XD
Sommario: Si chiese cosa mai avesse potuto convincerlo a seguire Yumichika nel mondo dei vivi a fare compere, soprattutto quando nel Seireitei c’erano così tante cose molto più piacevoli da fare, come pulire i cessi della caserma, fare amicizia con quelli della Quarta Divisione oppure giocare con Kusajishi Fukutaichou.
Conteggio parole: 1.103 ([livejournal.com profile] fiumidiparole
Note: Partecipa al p0rn fest #4 di [livejournal.com profile] fanfic_italia con il prompt: BLEACH Ikkaku Madarame/Yumichika Ayasegawa, Inutilità.
E’ la prima volta che provo ad entrare nel fandom (amo il p0rn fest per questo) ed ho scelto il mio OTP per farlo, il motivo per cui sono filppata per Bleach nonostante gli ultimi sviluppi mi abbiamo un po’ whattafuckaccata (neologismo, oh yeah! XD Suona meglio se lo si pronuncia ad alta voce, comunque XD), la cosa più fica dai tempi dell’invenzione dei pasticcini alla crema pasticcera *se lo abbraccia tutto*
Ah, e.. happy new year, everyone! \o/

Dressed to Kill.

Yumichika picchiettò un dito contro il legno della mensola accanto a se per qualche secondo con un’aria pensierosa sul viso, fece schioccare la lingua e tornò dentro il camerino. Ikkaku, però, sapeva meglio di chiunque altro che quello non era che l’inizio.
-Che cos’ha quella che non va?- domandò scocciato, lanciando un’ultima occhiata alle tendine ormai chiuse.
Si chiese cosa mai avesse potuto convincerlo a seguire Yumichika nel mondo dei vivi a fare compere, soprattutto quando nel Seireitei c’erano così tante cose molto più piacevoli da fare, come pulire i cessi della caserma, fare amicizia con quelli della Quarta Divisione oppure giocare con Kusajishi Fukutaichou.
Ah, già, pensò ricordandosi con un sorriso soddisfatto quello che era successo quella mattina.
Ma comunque tutto il sesso del mondo non bastava a giustificare il fatto che, durante il primo giorno libero che avevano a disposizione da mesi, lui si ritrova in un negozio di Karakura –anzi, nello stesso negozio, visto che sembrava che Yumi avesse intenzione di provarsi tutti i vestiti in esposizione, a prendere parte a quella tortura.
Yumichika uscì con un sospiro, lanciando un’ultima occhiata scocciata alla maglietta che aveva in mano. –Non mi piace come mi sta questo colore- spiegò prendendo altre dallo scaffale
-Che…- Ikkaku abbassò le sopracciglia, esaminandole con cura. Erano identiche a quella che aveva appena provato. Doveva essere uno scherzo, doveva esserlo per forza se no rischiava di uscire di testa. –Tu hai qualcosa che non va!-
Yumichika si voltò lentamente, lanciandogli uno sguardo molto più che irritato. –Prego?-
A quel punto Ikkaku scosse la testa, lasciandosi cadere su uno sgabello con un grugnito; era meglio non insistere, sapeva che il suo tono di voce non prometteva niente di buono.
-Quale preferisci?- domandò Yumichika appoggiandosi a turno le magliette sul petto.
-Quella di destra- rispose velocemente massaggiandosi la fronte. Assecondarlo, questo era il segreto.
-Ma se non hai neanche guardato!- ribatté Yumichika offeso.
Perché non poteva essere collaborativo?
Non si aspettava certo che saltasse entusiasta per il negozio; dopotutto stiamo parlando di Ikkaku, l’uomo che erano andato in giro per decenni attraverso il Rukongai a piedi nudi e con uno yukata logoro, ma che almeno gli desse un piccolo aiuto, questo sì.
-Sei peggio di una fottuta donna!- esclamò a quel punto Ikkaku, alzandosi in piedi ed attirando l’attenzione di buona parte della clientela del negozio.
Yumichika fissò l’uomo davanti a se con rabbia mentre sentiva il sangue fluire velocemente nella sua testa. Forse il problema era suo. Forse quando Rangiku-san gli aveva parlato di tutti i negozi che c’erano nel mondo dei vivi non avrebbe dovuto chiedergli di accompagnarlo, sapendo quanto Ikkaku fosse insofferente verso tutto ciò che non riguardava la lotta e l’alcol. Forse avrebbe dovuto sapere che lui in un negozio di vestiti era utile quanto Kuchiki Taichou durante uno spettacolo di barzellette. 
Nah, più semplicemente aveva sbagliato approccio.Rimise le magliette sullo scaffale e si avvicinò a lui con un sorriso. Lentamente, mise le braccia intorno alle sue spalle, posando le proprie labbra sulle sue un paio di volte prima di farsi strada nella sua bocca.
Ikkaku si lasciò sfuggire un sospiro mentre sfregava il bacino contro i pantaloni di Yumi.
Eccolo, il bastardo all’opera.
Quell’uomo era il diavolo sotto mentite spoglie, lui ne era certo. Altrimenti non si poteva spiegare come facesse a rigirarselo come voleva tutte le volte, senza alcun tipo di conseguenza.
Lo afferrò il suo braccio, trascinandolo dentro il camerino e chiudendo le tendine dietro di se.
Era una stanzina con un appendiabiti sulla destra e gli specchi su tutti e tre i lati liberi.
Yumichika lo spinse contro una parete, la stoffa dei pantaloni che Ikkaku indossava sembrava farsi più stretta ad ogni bacio, e poi si abbassò -troppo lentamente per i suoi gusti, arrivando in ginocchio e slacciandogli la cintura dei jeans.Ikkaku vide attraverso lo specchio alla sua sinistra il più idiota dei sorrisi dipinto sul suo volto. Sarebbero potuti passare un altro centinaio di anni e il modo in cui Yumi sfiorava il suo uccello con la lingua prima di prenderlo in bocca lo avrebbe sempre fatto impazzire.
Intrecciò le dita nei suoi capelli, tirandogli leggermente nonostante sapesse quanto lo facesse incazzare, o meglio, proprio per questo, ed incitandolo ad aumentare il ritmo. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalla loro immagine riflessa nello specchio perché, se scopare la faccia di Yumichika era eccitante, vederlo mentre gli scopava la faccia era qualcosa che lo mandava fuori di testa.  
Yumichika aveva gli occhi socchiusi mentre si muoveva avanti e indietro, e ripeteva il suo nome tra i gemiti. Dopo qualche attimo, cominciò a masturbarlo con una mano, reggendosi ad Ikkaku con l’altra per rimanere in equilibrio.
Quando Yumi glielo prese tutto in bocca, Ikkaku aumentò il tono della voce, mormorando cose oscene intervallate da lunghi sospiri.
Era Yumichika ad avere il controllo; ogni tanto, con un movimento veloce, stringeva la presa delle dita intorno alla maglietta di Ikkaku e lui chiudeva gli occhi, assecondando i suoi movimenti e mordendosi un labbro. E, porca puttana, era sempre così.
Gli bastava un pompino veloce fatto sul pavimento di legno di un camerino per ottenere tutto quello che voleva, come convincerlo ad affrontare ore e ore in ogni negozio di vestiti di Karakura. E ogni santissima volta, quando si accorgeva di essere stato fregato, Ikkaku si sentiva letteralmente un idiota.
La cosa brutta era che, anche se se ne fosse reso conto prima, ci sarebbe cascato lo stesso. E questo non per mancanza di volontà, ma perché Yumichika sapeva come prenderlo fin troppo bene.
Venne appoggiando la testa contro il vetro dietro di se e guardando Yumichika attraverso lo specchio. Aveva le labbra lucide e un sorriso smagliante sul viso.
-Ti renderai utile e mi darai una mano a scegliere?- gli domandò rimettendosi in piedi.
Dalle labbra di Ikkaku uscì un grugnito che aveva tutto il sapore di un sì.
Dopo essersi dati una sistema, tornarono in mezzo al negozio e Yumichika si diresse subito verso gli scaffali, riprendendo in mano le magliette che aveva lasciato da parte.
-Allora?- chiese. –Quale preferisci?-
Ikkaku alzò gli occhi verso il soffitto. –Quella di sinistra…- Dei, che cosa gli toccava fare. –Il colore… mi ricorda quello dei tuoi occhi…-
Yumichika annuì felice e rimise l’altra a posto. –E’ quello che penso anche io- gli soffiò sulle labbra prima di baciarlo.
-E ora dove vai?- esclamò esasperato quando Yumichika ricominciò a girare per il locale.
-Oh, andiamo… Dovrò pur cercare qualcosa con cui abbinarla, non ti pare?-
Ikkaku si schiaffò una mano sulla fronte, seguendolo stancamente. Seriamente, lui era una specie di demone, altro che!


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