Titolo: The city looks so pretty {do you wanna burn it with me?}
Fandom: RPS
Timeline: tra Na Na Na e Sing
Capitoli: 1/1
Pairing: Gerard Way/Frank Iero
Raiting: Nc17
Disclaimer: Con questo mio scritto, pubblicato senza alcuno scopo di lucro, non intendo dare rappresentazione veritiera del carattere dei personaggi, nè offenderli in alcun modo.
Sommario: Gerard non poteva lasciarsi andare. Perché altrimenti erano morti entrambi.
Gli avrebbe voluto dire che doveva credere in lui perché quella era l’unica cosa che contasse, che lui credeva in Gerard ed era l’unica cosa che riuscisse a mantenerlo sano di mente.
Avrebbe voluto dirgli che loro erano più forti di tutto questo, di ogni cosa che gli si parasse sulla loro dannata strada, ma le parole sembravano valere davvero poco quando tutto sembra crollarti intorno.
Beta: Exelle
Conteggio parole: 2.907 (
fiumidiparole )
Note: Partecipa al p0rn fest #4 con il prompt: RPF MY CHEMICAL ROMANCE Fun Ghoul!Frank Iero/Party Poison!Gerard Way, 'can I be the only hope for you? / because you're the only hope for me' (My Chemical Romance)
Ritorno alle RPS dopo troppo tempo e, nonostante queste non sia proprio il bandom classico, il nuovo album è una cosa troppo bella perché io non scrivessi nulla. E’ un misto tra un film di Robert Rodriguez, Resident Evil e… bho, l’ho adorato. Già normalmente amo gli scenari post-apocalittici, aggiungente i My Chemical Romance e abbiamo fatto tombola \o/ Il titolo è un verso di City degli Hollywood Undead. Lo so, avrei dovuto usare un verso di una delle canzone di Danger Days, ma è più forte di me, ogni volta che penso a scenari di battaglie e robe simili, mi vengono in mente loro XD Questa poi è particolarmente indicata \o/ Spero di non averli resi troppo emo –un errore che ho sempre paura di fare quando mi butto in questo genere di fict, ma ho pensato che, insomma, sono i Killjoys e stanno combattendo i cattivi, un po’ di angst ci stava XD
The city looks so pretty {do you wanna burn it with me?}
Deserto, deserto, deserto... Da giorni non si riusciva a vedere altro, solo sabbia polverosa, rocce appuntite e scheletri di alberi torti.
Party Poison afferrò la pistola, sfiorandone il grilletto con l’indice. Si allontanò di qualche passo dalla stazione di servizio, dentro quell’atmosfera ondeggiante e torrida che aleggiava dappertutto e sembrava concentrarsi nello spiazzo di sosta dove era diretto. I suoi passi sembravano affondare nell’asfalto reso molle dal calore opprimente.
L’odore di petrolio sembrava quasi solido e gli si attaccava ai vestiti, alla pelle, in fondo alla gola.
Odiava i luoghi come quello, così immensi da farti sentire schiacciato dall’aria immobile in cui galleggiavano solo ombre smorte. Il sapere di essere al centro di miglia desolate e assolutamente inutili,
servivano solo a far crescere l’ansia nello stomaco e rendere il respiro pesante a uno come lui, abituato a cittadine sonnolente occupate da infinite distese di case e alberi rigogliosi.
Diede un calcio ad un piccolo sasso che rotolò nella sabbia, sollevando una scia polverosa, prima di uscire dalla zona asfaltata e dirigersi verso una sagoma scura. Si sedette contro l’albero accartocciato su sé stesso come un rettile, incurante della corteccia che gli graffiava la schiena. Qualunque cosa per un po’ d’ombra.
In realtà aveva sempre saputo che sarebbero arrivati a quel punto, quando anche solo immaginare che le cose si possano risolvere nel migliore dei modi, vuol dire illudersi.
Loro non avevano mai avuto un piano B. Avevano sempre agito sapendo che un errore avrebbe mandato a puttane tutto; cercavano di non pensarci, certo, ma tutti prima o poi facevano cazzate.
La loro era stata quella di pensare di farcela anche quella volta.
Party Poison era stato il primo a riprendere conoscenza e ad assistere alla scena, il primo a vedere Korse che portava via Grace senza avere la forza nemmeno di dire una parola.
Lentamente si erano svegliati anche gli altri ragazzi; e a lui era toccato raccontare di come non fosse riuscito fare nulla per impedirlo se non rimanere immobile a guardarli andarsene.
-Dobbiamo andare a salvarla- aveva concluso, alla fine del suo discorso.
Kobra Kid gli aveva lanciato uno sguardo in tralice, annuendo piano e caricando la pistola con uno scatto deciso. Sapeva anche lui che non c’erano altre opzioni, non c’era possibilità di aggirare alcuna imposizione.
Quei bastardi della Better Living avevano teso una trappola. Un piano tanto semplice e banale, da risultare prevedibile nel suo finale: loro non avevano altra scelta, se non abboccare. –Sarà pericoloso…- aveva mormorato mentre metteva la sicura con malcelata insoddisfazione. Avrebbe voluto sparare a quei maledetti, subito, in quello stesso istante.
Fun Ghoul aveva ridacchiato beffardo, dirigendosi verso la loro macchina. –Dimmi qualcosa che già non so.-
Kobra Kid aveva alzato gli occhi su di lui, mostrandogli i denti in una smorfia irritata.
-Da qui alla sede della Better Living ci vogliono cinque giorni in macchina, sempre che ci basti il carburante…- aveva detto Jet Star, interrompendo le schermaglie, indicando dei tratti sulla vecchia cartina che tenevano nel cruscotto cadente.
Naturalmente, con prevedibilità quasi teatrale, il carburante non era bastato e ad un giorno di distanza dalla loro destinazione si erano dovuti fermare.
Mikey -cioè, Kobra Kid, era più sicuro se usavano solamente i loro nomi in codice, ne aveva approfittato per fare scorta di artiglieria in uno dei distributori automatici e lui aveva deciso di allontanarsi per fumare una sigaretta. Ne sfilò una dal pacchetto schiacciato, tenendola all’angolo della bocca. Si guardò in giro, con le palpebre socchiuse per la troppa luce su tutta quella terra giallastra, brulla e arida.
Forse, se non si ritrovava sotto agli occhi la macchina sporca, le pistole e quei stramaledetti cartelli di propaganda, poteva anche rimuovere dal cervello per qualche attimo tutta la merda che gli stava accadendo intorno.
Prima che riuscisse a tirar fuori dalla tasca l’accendino, avvertì un movimento alla sue spalle. Allungò le mani verso la pistola, girandosi velocemente. Il pacchetto di sigarette cadde per terra, tra sabbia e sterpaglie. Puntando la pistola verso l’ombra alla sua sinistra, tirò indietro il calcio, deciso.
Fun Ghoul sussultò solamente un istante, prima di sorridergli mestamente. –Avevi voglia di uccidermi?-
-Vorrei uccidere la frustrazione- Party Poison sollevò un sopracciglio, rimettendo la pistola alla cintura. –Ma non è sotto tiro, al momento.-
Fun Ghoul accennò un sorriso, questa volta più divertito e rilassato, porgendogli una tazza di carta da cui usciva un intenso aroma di caffè.
–Ti propongo uno scambio: questo per una sigaretta.-
Appena lo riconobbe, Party Poison lasciò cadere la pistola vicino al suo ginocchio e prese il bicchiere in mano. –Energia liquida… Grazie.- mormorò, bagnandosi appena le labbra, prima di recuperare il pacchetto mezzo pieno tra i ciuffi di erba secca.
-Dovere, amico.- rispose aspirando la prima, soffocante boccata e ridandogli lo zippo.
Rimasero in silenzio per qualche istante. Sapevano che quella situazione era troppo grossa per essere ignorata ma, per un secondo, entrambi desiderarono tornare indietro di qualche mese, quando non c’erano quegli uomini in bianco, la Better Living e il loro ‘lavaggio mentale’. Quando le cose avevano ancora un senso.
-E’ una stronzata.- disse ad un certo punto Party Poison, buttando il filtro lontano e passandosi una mano tra i capelli. –Il nostro piano è una stronzata. Entriamo, prendiamo Grace e torniamo indietro?
Cazzo, questa è roba degna di Sun Tzu!- aveva esclamato acidamente, lasciando cadere la testa leggermente in avanti e fissando il terreno sabbioso sotto di lui. I solchi che lo attraversavano parevano fossili di onde e la loro regolarità lo infastidì. Tirò un calcio alla superficie sabbiosa, rompendo quel disegno naturale, troppo preciso.
Fun Ghoul si trovava nella stessa identica situazione ed era ingiusto usare quel tono con lui, Party Poison lo sapeva, ma allo stesso tempo, non riusciva a fare a meno di gettargli addosso quella rabbia, nata da quel senso di statica inattività che derivava dal fatto di non poter cambiare nulla.
Per quanto fosse ingiusto, sperò che dopo aver cercato di scaricare la tensione su di lui le cose migliorassero e riuscisse a sentirsi un pochino meglio. Non fu così.
Lui sospirò, schiacciando quello che rimaneva della sigaretta nella polvere con la punta della scarpa. –Ce la faremo.- disse con convinzione, guardandolo negli occhi. Party Poison si morsicò un labbro ed esitò ancora. Aveva sentito troppo spesso quelle parole e troppo a lungo, perché suonassero minimamente credibili alle sue orecchie. –Liberemo Grace.- ripetè Fun Ghoul, lo sguardo fisso.
Forse cercava di convincere anche sé stesso.
-E poi?- domandò Party Poison cercando di mantenere la voce bassa, controllata. –Se anche ce la facessimo, quale sarà la prossima mossa? Continueremo a fare i supereroi in fuga, correndo da una parte all’altra del paese?-
-Sì, se servirà a salvarci la pelle- replicò deciso. –E combatteremo contro questo fottuto governo, faremo saltare ogni fottuto palazzo della B/L, combatteremo contro tutti perché, se proprio devo morire, preferisco usare il tempo che mi resta in modo utile.- Fun Ghoul tacque. Notando il silenzio dell’altro, gli prese dolcemente una mano tra le sue, il pacchetto di sigarette che stringeva cadde a terra ma nessuno dei due se ne curò. –…Gerard, fidati di me.-
Sussultò quando sentì il suo vero nome perché gli sembrava che tutti lo chiamassero solamente Party Poision da secoli, e la sua voce era così calda e lenta da dargli la sensazione di poter credere a tutto quello che sarebbe potuto seguire.
-Io… Io non so più se valga ancora la pena sprecare il tempo a credere in qualcosa…- disse debolmente prima di aggiungere, un po’ controvoglia, un po’ tentato il suo nome. -…Frank.-
Frank prese un respiro profondo, prendendo un po’ di tempo per cercare le parole giuste, mentre il pomeriggio soffocante lasciava il posto alla prima oscurità.
Nessuno degli altri venne a cercarli. Forse non avevano ancora trovato una soluzione per continuare il viaggio. O forse aspettavano loro.
Tuttavia, Frank sapeva che non sarebbe mai potuto partire. Non con il peso di quella conversazione irrisolta tra di loro.
Gerard non poteva lasciarsi andare. Perché altrimenti erano morti entrambi.
Gli avrebbe voluto dire che doveva credere in lui perché quella era l’unica cosa che contasse, che lui credeva in Gerard ed era l’unica cosa che riuscisse a mantenerlo sano di mente.
Avrebbe voluto dirgli che loro erano più forti di tutto questo, di ogni cosa che gli si parasse sulla loro dannata strada, ma le parole sembravano valere davvero poco quando tutto sembra crollarti intorno.
Così si sporse lentamente verso di lui, accarezzandogli una guancia con la mano e posando delicatamente le labbra sulle sue. Era qualcosa di troppo veloce per essere chiamato bacio, Gerard non aveva avuto nemmeno il tempo di rendersene conto che già era finito, Frank era tornato a guardare il cielo incupirsi davanti a sé.
Gerard lo baciò di nuovo, obbligandolo ad afferrargli le braccia per mantenere l’equilibrio ed incrociare il suo sguardo. Aveva bisogno di questo, di avere Frank in quel momento, di aggrapparsi a lui con tutte le sue forze.
Passò la lingua sulle sue labbra, secche per via del vento del deserto e portò una mano verso la sua maglietta, sollevandola appena e accarezzando la pelle nuda.
Frank continuava a guardarlo, senza essere capace di fare altro se non approfondire quei baci. Quegli bastardi avrebbero potuto arrivare ed ucciderlo in quel momento e Frank non se ne sarebbe nemmeno accorto.
Gerard fece leva con un braccio per sporgersi ancora più vicino, lasciando che il giubbotto di pelle cadesse mollemente lungo le braccia. Gli accarezzò la guancia e poi la mano scese verso la bandana che teneva legata al collo, sfilandogliela e lasciando che gli cadesse in grembo. La pelle di Frank era morbida e calda e, quando cominciò a baciarla, Gerard riuscì a sentire la pressione sanguigna aumentare. Gerard mosse le spalle finchè il giubbotto non finì a terra e lui rimase solamente con la maglietta.
Era quasi sera ma, nonostante sentisse il vento del deserto soffiare sulla schiena, avrebbe resistito. Non avevano molto tempo prima che gli altri corressero a chiamarli, con la loro sciocca idea di voler continuare quell’assurdo viaggio. Ma pochi minuti erano sufficienti per ricordarsi che erano ancora lì, insieme e che, cazzo, prima o poi le cose sarebbero cominciate ad andare bene.
Frank si leccò le labbra con un mezzo sorriso prima di avvicinarsi nuovamente. Le dita si strinsero attorno ai capelli rossi di Gerard mentre lo baciava più volte, in un modo così leggero che, se non fosse stato per il peso del suo corpo contro il suo petto, Gerard se ne sarebbe reso conto appena.
Soffiò sulle sue labbra prima di approfondire il bacio, la sua bocca era calda e soffice esattamente come tutte le altre volte. Gli sfuggì dalle labbra un sospiro mentre le loro lingue si incontravano e Frank cercò di imprimersi nel cervello ogni minimo particolare di quell’istante che aveva il profumo di Gerard. Per ricordare il modo in cui i suoi occhi erano socchiusi e le sue braccia si erano appoggiate mollemente intorno al suo collo, mentre lo stringeva a sè.
Allontanò dalla mente il pensiero che quella sarebbe potuta essere la loro ultima volta. L’indomani avrebbero attaccato la Better Living e poi…
No, Frank non l’avrebbe permesso. Avrebbe lottato con tutte le sue forze perché tutto andasse secondo i piani, non c’erano alternative; e se proprio non ci fosse riuscito…
Ma quella era l’ultima cosa a cui voleva pensare. Ora contava solamente Gerard e il modo in cui si muoveva contro il suo bacino, e i suoi pantaloni che si facevano più stretti ad ogni attimo.
Senza allontanare lo sguardo o interrompere il bacio, fece scivolare una mano verso la cerniera dei jeans di Gerard -tutto questo sarebbe stato più facile se lui non si ostinasse ad indossare cose così ridicolamente strette, pensò. Lui si mise in ginocchio, tirandoli verso il basso finché non gli arrivarono sotto le cosce.
Quando Gerard si rilassò di nuovo, Frank riprese a percorrergli il petto con lunghe carezze prima di arrivare ai suo boxer. Alzò l’elastico e prese in mano la sua erezione, cominciando a masturbarlo con un ritmo sempre maggiore.
Gerard piegò la testa in avanti, appoggiandosi contro il suo collo. Frank poteva sentire il suo respiro diventare sempre più veloce e le sue labbra lasciare sulla propria pelle qualcosa a metà tra un bacio ed un morso. Difficile dire quale dei due fosse più piacevole.
Frank aveva sentito spesso gente sostenere che chi non ha nulla da perdere, ha più probabilità di vincere.
Tutte stronzate. Il fatto che lui avesse messo così tanto in gioco era la ragione per cui era sicuro di farcela anche quella volta.
Quando Frank sentì le sue mani bagnarsi leggermente, smise di muoversi e cercò di nuovo le labbra di Gerard. Aveva gli occhi lucidi e il fiato corto, e Frank si rese conto che il modo in cui prima continuava a mormorare il suo nome e gli stringeva la maglietta tra le dita, erano bastati per farglielo venire duro.
Si alzò in piedi e si spogliò velocemente, gettando confusamente i vestiti per terra e facendo segno a Gerard di sdraiarvisi sopra, prima di raggiungerlo.
Non sapeva da quanto erano fermi in quel posto dimenticato da Dio, ma dovevano comunque sbrigarsi. Probabilmente Mikey aveva capito che cosa aveva intenzione di fare quando gli aveva detto che sarebbe andato a cercare Gerard, ma questo non voleva dire che gli altri avrebbero potuto aspettarli per sempre; avevano un obbiettivo da portare a termine.
Frank si stese vicino a lui, sorreggendo il peso con un braccio e ricominciando a baciarlo. Quando Gerard fece per abbassarsi, lo sguardo rivolto verso i suoi boxer scuri, Frank tirò le sue mani verso di se, catturando ancora le sue labbra e regalandogli uno dei baci più sensuali che si fossero mai scambiati, uno di quelli che ti fa quasi dimenticare quello che avevi intenzione di fare.
L’aveva deciso appena aveva visto quello sguardo sul suo viso, mentre fissava l’orizzonte, colmo di ombre. Quella era una cosa che faceva solo per Gerard.
Certo, non che non ne avesse la voglia, ma la sua priorità andava bene, al di là di una buona scopata. Frank gli avrebbe dimostrato che si poteva fidare, che poteva essere quell’appiglio che Gerard stava cercando e che, anche se il peggiore dei casi si fosse trasformato in realtà, anche in quel momento in cui si trovavano a combattere una battaglia molto più grande di loro, contro la potente e fottutissima Better Living –Tzk, bel nome che hanno scelto, teste di cazzo, non c’era nessun’altro a parte lui con cui avrebbe attraversato quell’Inferno.
Sputò sulla mano e, lentamente, cominciò a muoverla dentro di lui per abituarlo. Era insolito, ma piacevole, estremamente piacevole vedere Gerard inarcare la schiena e stringere le sue mani, accarezzandone il dorso con le dita. Tutto come se si stesse svolgendo a rallentatore.
Solitamente, le cose tra di loro erano più istintive, come se non volessero sprecare tempo su cose sottintese, ma quella sera era tutta un’altra storia.
E così dalle labbra di Gerard uscì un’altra frase che Frank non gli sentiva pronunciare come minimo da quando quella follia era iniziata. Probabilmente perché, quando ogni giorno ti svegli con la consapevolezza che quella potrebbe essere l’ultima volta, anche quella frase un po’ banale fa paura.
-Ti amo…-
-Ti amo anch’io.- gli rispose senza esitare, togliendo le dita.
Cercò di lubrificarsi il meglio che potè, prima di entrare in lui. Quella posizione, con le sue gambe attorno alla vita di Frank, offriva i suoi vantaggi, come essere abbastanza vicino a lui da cogliere ogni guizzo dei suoi muscoli ogni più piccolo mormorio. I suoi movimenti erano lenti e calcolati e ad un certo punto, fu proprio Gerard a chiedergli di andare più veloce, stringendo più saldamente le sue mani e mordendosi le labbra e –porca puttana, quanto era perfetto.
Frank si abbassò fino a che non incontrò le sue labbra, ogni respiro che usciva dalla sua bocca era più veloce del precedente. Era diventato difficile cercare di trattenersi –era fuori discussione venire prima di Gerard, soprattutto quando, dopo una spinta più decisa delle altre –la prostata, pensò con un sorriso, gli aveva conficcato le unghie sulla schiena e dalle sue labbra era uscito un gemito molto più acuto degli altri.
Gerard venne con gli occhi socchiusi e il suo nome sulle labbra, e Frank lo raggiunse dopo qualche istante.
Si lasciò ricadere all’indietro –Porca merda, e ora come spiego ai ragazzi perché i nostri vestiti sono così incasinati?!, e cercò di riprendere fiato, mentre Gerard cercava di rendersi presentabile.
Quando stavano per tornare verso la macchina, Gerard si voltò.
Sul suo viso c’erano uno di quei sorrisi che riempivano tutto il volto, uno di quelli che faceva quando finiva un disegno particolarmente impegnativo o dopo che erano stati insieme. Il genere di sorrisi che gli illuminava il viso e ti faceva venire voglia di sorridere di rimando, nonostante ciò ti faccia sembrare un totale cretino.
Frank approfittò del momento e lo baciò ancora.
-Grazie…- sussurrò sulle sue labbra, prima di allontanarsi e pensare alla scusa da rifilare a Ray per giustificarsi del ritardo.
Frank non disse nulla e lo seguì verso la stazione di servizio e provando un certo orgoglio verso se stesso.
C’e l’aveva fatta.
Era riuscito a fare capire a Gerard che valeva ancora la pena di credere in qualcosa –in lui, per la precisione, e l’indomani sarebbero andato alla Better Living ed avrebbe liberato Grace.
Tutto in meno di quarantotto ore.
Altro che fare Rambo, quello smidollato con la bandana ha solo da imparare, pensò bevendo un sorso di caffè ormai freddo.
Fandom: RPS
Timeline: tra Na Na Na e Sing
Capitoli: 1/1
Pairing: Gerard Way/Frank Iero
Raiting: Nc17
Disclaimer: Con questo mio scritto, pubblicato senza alcuno scopo di lucro, non intendo dare rappresentazione veritiera del carattere dei personaggi, nè offenderli in alcun modo.
Sommario: Gerard non poteva lasciarsi andare. Perché altrimenti erano morti entrambi.
Gli avrebbe voluto dire che doveva credere in lui perché quella era l’unica cosa che contasse, che lui credeva in Gerard ed era l’unica cosa che riuscisse a mantenerlo sano di mente.
Avrebbe voluto dirgli che loro erano più forti di tutto questo, di ogni cosa che gli si parasse sulla loro dannata strada, ma le parole sembravano valere davvero poco quando tutto sembra crollarti intorno.
Beta: Exelle
Conteggio parole: 2.907 (
Note: Partecipa al p0rn fest #4 con il prompt: RPF MY CHEMICAL ROMANCE Fun Ghoul!Frank Iero/Party Poison!Gerard Way, 'can I be the only hope for you? / because you're the only hope for me' (My Chemical Romance)
Ritorno alle RPS dopo troppo tempo e, nonostante queste non sia proprio il bandom classico, il nuovo album è una cosa troppo bella perché io non scrivessi nulla. E’ un misto tra un film di Robert Rodriguez, Resident Evil e… bho, l’ho adorato. Già normalmente amo gli scenari post-apocalittici, aggiungente i My Chemical Romance e abbiamo fatto tombola \o/ Il titolo è un verso di City degli Hollywood Undead. Lo so, avrei dovuto usare un verso di una delle canzone di Danger Days, ma è più forte di me, ogni volta che penso a scenari di battaglie e robe simili, mi vengono in mente loro XD Questa poi è particolarmente indicata \o/ Spero di non averli resi troppo emo –un errore che ho sempre paura di fare quando mi butto in questo genere di fict, ma ho pensato che, insomma, sono i Killjoys e stanno combattendo i cattivi, un po’ di angst ci stava XD
The city looks so pretty {do you wanna burn it with me?}
Deserto, deserto, deserto... Da giorni non si riusciva a vedere altro, solo sabbia polverosa, rocce appuntite e scheletri di alberi torti.
Party Poison afferrò la pistola, sfiorandone il grilletto con l’indice. Si allontanò di qualche passo dalla stazione di servizio, dentro quell’atmosfera ondeggiante e torrida che aleggiava dappertutto e sembrava concentrarsi nello spiazzo di sosta dove era diretto. I suoi passi sembravano affondare nell’asfalto reso molle dal calore opprimente.
L’odore di petrolio sembrava quasi solido e gli si attaccava ai vestiti, alla pelle, in fondo alla gola.
Odiava i luoghi come quello, così immensi da farti sentire schiacciato dall’aria immobile in cui galleggiavano solo ombre smorte. Il sapere di essere al centro di miglia desolate e assolutamente inutili,
servivano solo a far crescere l’ansia nello stomaco e rendere il respiro pesante a uno come lui, abituato a cittadine sonnolente occupate da infinite distese di case e alberi rigogliosi.
Diede un calcio ad un piccolo sasso che rotolò nella sabbia, sollevando una scia polverosa, prima di uscire dalla zona asfaltata e dirigersi verso una sagoma scura. Si sedette contro l’albero accartocciato su sé stesso come un rettile, incurante della corteccia che gli graffiava la schiena. Qualunque cosa per un po’ d’ombra.
In realtà aveva sempre saputo che sarebbero arrivati a quel punto, quando anche solo immaginare che le cose si possano risolvere nel migliore dei modi, vuol dire illudersi.
Loro non avevano mai avuto un piano B. Avevano sempre agito sapendo che un errore avrebbe mandato a puttane tutto; cercavano di non pensarci, certo, ma tutti prima o poi facevano cazzate.
La loro era stata quella di pensare di farcela anche quella volta.
Party Poison era stato il primo a riprendere conoscenza e ad assistere alla scena, il primo a vedere Korse che portava via Grace senza avere la forza nemmeno di dire una parola.
Lentamente si erano svegliati anche gli altri ragazzi; e a lui era toccato raccontare di come non fosse riuscito fare nulla per impedirlo se non rimanere immobile a guardarli andarsene.
-Dobbiamo andare a salvarla- aveva concluso, alla fine del suo discorso.
Kobra Kid gli aveva lanciato uno sguardo in tralice, annuendo piano e caricando la pistola con uno scatto deciso. Sapeva anche lui che non c’erano altre opzioni, non c’era possibilità di aggirare alcuna imposizione.
Quei bastardi della Better Living avevano teso una trappola. Un piano tanto semplice e banale, da risultare prevedibile nel suo finale: loro non avevano altra scelta, se non abboccare. –Sarà pericoloso…- aveva mormorato mentre metteva la sicura con malcelata insoddisfazione. Avrebbe voluto sparare a quei maledetti, subito, in quello stesso istante.
Fun Ghoul aveva ridacchiato beffardo, dirigendosi verso la loro macchina. –Dimmi qualcosa che già non so.-
Kobra Kid aveva alzato gli occhi su di lui, mostrandogli i denti in una smorfia irritata.
-Da qui alla sede della Better Living ci vogliono cinque giorni in macchina, sempre che ci basti il carburante…- aveva detto Jet Star, interrompendo le schermaglie, indicando dei tratti sulla vecchia cartina che tenevano nel cruscotto cadente.
Naturalmente, con prevedibilità quasi teatrale, il carburante non era bastato e ad un giorno di distanza dalla loro destinazione si erano dovuti fermare.
Mikey -cioè, Kobra Kid, era più sicuro se usavano solamente i loro nomi in codice, ne aveva approfittato per fare scorta di artiglieria in uno dei distributori automatici e lui aveva deciso di allontanarsi per fumare una sigaretta. Ne sfilò una dal pacchetto schiacciato, tenendola all’angolo della bocca. Si guardò in giro, con le palpebre socchiuse per la troppa luce su tutta quella terra giallastra, brulla e arida.
Forse, se non si ritrovava sotto agli occhi la macchina sporca, le pistole e quei stramaledetti cartelli di propaganda, poteva anche rimuovere dal cervello per qualche attimo tutta la merda che gli stava accadendo intorno.
Prima che riuscisse a tirar fuori dalla tasca l’accendino, avvertì un movimento alla sue spalle. Allungò le mani verso la pistola, girandosi velocemente. Il pacchetto di sigarette cadde per terra, tra sabbia e sterpaglie. Puntando la pistola verso l’ombra alla sua sinistra, tirò indietro il calcio, deciso.
Fun Ghoul sussultò solamente un istante, prima di sorridergli mestamente. –Avevi voglia di uccidermi?-
-Vorrei uccidere la frustrazione- Party Poison sollevò un sopracciglio, rimettendo la pistola alla cintura. –Ma non è sotto tiro, al momento.-
Fun Ghoul accennò un sorriso, questa volta più divertito e rilassato, porgendogli una tazza di carta da cui usciva un intenso aroma di caffè.
–Ti propongo uno scambio: questo per una sigaretta.-
Appena lo riconobbe, Party Poison lasciò cadere la pistola vicino al suo ginocchio e prese il bicchiere in mano. –Energia liquida… Grazie.- mormorò, bagnandosi appena le labbra, prima di recuperare il pacchetto mezzo pieno tra i ciuffi di erba secca.
-Dovere, amico.- rispose aspirando la prima, soffocante boccata e ridandogli lo zippo.
Rimasero in silenzio per qualche istante. Sapevano che quella situazione era troppo grossa per essere ignorata ma, per un secondo, entrambi desiderarono tornare indietro di qualche mese, quando non c’erano quegli uomini in bianco, la Better Living e il loro ‘lavaggio mentale’. Quando le cose avevano ancora un senso.
-E’ una stronzata.- disse ad un certo punto Party Poison, buttando il filtro lontano e passandosi una mano tra i capelli. –Il nostro piano è una stronzata. Entriamo, prendiamo Grace e torniamo indietro?
Cazzo, questa è roba degna di Sun Tzu!- aveva esclamato acidamente, lasciando cadere la testa leggermente in avanti e fissando il terreno sabbioso sotto di lui. I solchi che lo attraversavano parevano fossili di onde e la loro regolarità lo infastidì. Tirò un calcio alla superficie sabbiosa, rompendo quel disegno naturale, troppo preciso.
Fun Ghoul si trovava nella stessa identica situazione ed era ingiusto usare quel tono con lui, Party Poison lo sapeva, ma allo stesso tempo, non riusciva a fare a meno di gettargli addosso quella rabbia, nata da quel senso di statica inattività che derivava dal fatto di non poter cambiare nulla.
Per quanto fosse ingiusto, sperò che dopo aver cercato di scaricare la tensione su di lui le cose migliorassero e riuscisse a sentirsi un pochino meglio. Non fu così.
Lui sospirò, schiacciando quello che rimaneva della sigaretta nella polvere con la punta della scarpa. –Ce la faremo.- disse con convinzione, guardandolo negli occhi. Party Poison si morsicò un labbro ed esitò ancora. Aveva sentito troppo spesso quelle parole e troppo a lungo, perché suonassero minimamente credibili alle sue orecchie. –Liberemo Grace.- ripetè Fun Ghoul, lo sguardo fisso.
Forse cercava di convincere anche sé stesso.
-E poi?- domandò Party Poison cercando di mantenere la voce bassa, controllata. –Se anche ce la facessimo, quale sarà la prossima mossa? Continueremo a fare i supereroi in fuga, correndo da una parte all’altra del paese?-
-Sì, se servirà a salvarci la pelle- replicò deciso. –E combatteremo contro questo fottuto governo, faremo saltare ogni fottuto palazzo della B/L, combatteremo contro tutti perché, se proprio devo morire, preferisco usare il tempo che mi resta in modo utile.- Fun Ghoul tacque. Notando il silenzio dell’altro, gli prese dolcemente una mano tra le sue, il pacchetto di sigarette che stringeva cadde a terra ma nessuno dei due se ne curò. –…Gerard, fidati di me.-
Sussultò quando sentì il suo vero nome perché gli sembrava che tutti lo chiamassero solamente Party Poision da secoli, e la sua voce era così calda e lenta da dargli la sensazione di poter credere a tutto quello che sarebbe potuto seguire.
-Io… Io non so più se valga ancora la pena sprecare il tempo a credere in qualcosa…- disse debolmente prima di aggiungere, un po’ controvoglia, un po’ tentato il suo nome. -…Frank.-
Frank prese un respiro profondo, prendendo un po’ di tempo per cercare le parole giuste, mentre il pomeriggio soffocante lasciava il posto alla prima oscurità.
Nessuno degli altri venne a cercarli. Forse non avevano ancora trovato una soluzione per continuare il viaggio. O forse aspettavano loro.
Tuttavia, Frank sapeva che non sarebbe mai potuto partire. Non con il peso di quella conversazione irrisolta tra di loro.
Gerard non poteva lasciarsi andare. Perché altrimenti erano morti entrambi.
Gli avrebbe voluto dire che doveva credere in lui perché quella era l’unica cosa che contasse, che lui credeva in Gerard ed era l’unica cosa che riuscisse a mantenerlo sano di mente.
Avrebbe voluto dirgli che loro erano più forti di tutto questo, di ogni cosa che gli si parasse sulla loro dannata strada, ma le parole sembravano valere davvero poco quando tutto sembra crollarti intorno.
Così si sporse lentamente verso di lui, accarezzandogli una guancia con la mano e posando delicatamente le labbra sulle sue. Era qualcosa di troppo veloce per essere chiamato bacio, Gerard non aveva avuto nemmeno il tempo di rendersene conto che già era finito, Frank era tornato a guardare il cielo incupirsi davanti a sé.
Gerard lo baciò di nuovo, obbligandolo ad afferrargli le braccia per mantenere l’equilibrio ed incrociare il suo sguardo. Aveva bisogno di questo, di avere Frank in quel momento, di aggrapparsi a lui con tutte le sue forze.
Passò la lingua sulle sue labbra, secche per via del vento del deserto e portò una mano verso la sua maglietta, sollevandola appena e accarezzando la pelle nuda.
Frank continuava a guardarlo, senza essere capace di fare altro se non approfondire quei baci. Quegli bastardi avrebbero potuto arrivare ed ucciderlo in quel momento e Frank non se ne sarebbe nemmeno accorto.
Gerard fece leva con un braccio per sporgersi ancora più vicino, lasciando che il giubbotto di pelle cadesse mollemente lungo le braccia. Gli accarezzò la guancia e poi la mano scese verso la bandana che teneva legata al collo, sfilandogliela e lasciando che gli cadesse in grembo. La pelle di Frank era morbida e calda e, quando cominciò a baciarla, Gerard riuscì a sentire la pressione sanguigna aumentare. Gerard mosse le spalle finchè il giubbotto non finì a terra e lui rimase solamente con la maglietta.
Era quasi sera ma, nonostante sentisse il vento del deserto soffiare sulla schiena, avrebbe resistito. Non avevano molto tempo prima che gli altri corressero a chiamarli, con la loro sciocca idea di voler continuare quell’assurdo viaggio. Ma pochi minuti erano sufficienti per ricordarsi che erano ancora lì, insieme e che, cazzo, prima o poi le cose sarebbero cominciate ad andare bene.
Frank si leccò le labbra con un mezzo sorriso prima di avvicinarsi nuovamente. Le dita si strinsero attorno ai capelli rossi di Gerard mentre lo baciava più volte, in un modo così leggero che, se non fosse stato per il peso del suo corpo contro il suo petto, Gerard se ne sarebbe reso conto appena.
Soffiò sulle sue labbra prima di approfondire il bacio, la sua bocca era calda e soffice esattamente come tutte le altre volte. Gli sfuggì dalle labbra un sospiro mentre le loro lingue si incontravano e Frank cercò di imprimersi nel cervello ogni minimo particolare di quell’istante che aveva il profumo di Gerard. Per ricordare il modo in cui i suoi occhi erano socchiusi e le sue braccia si erano appoggiate mollemente intorno al suo collo, mentre lo stringeva a sè.
Allontanò dalla mente il pensiero che quella sarebbe potuta essere la loro ultima volta. L’indomani avrebbero attaccato la Better Living e poi…
No, Frank non l’avrebbe permesso. Avrebbe lottato con tutte le sue forze perché tutto andasse secondo i piani, non c’erano alternative; e se proprio non ci fosse riuscito…
Ma quella era l’ultima cosa a cui voleva pensare. Ora contava solamente Gerard e il modo in cui si muoveva contro il suo bacino, e i suoi pantaloni che si facevano più stretti ad ogni attimo.
Senza allontanare lo sguardo o interrompere il bacio, fece scivolare una mano verso la cerniera dei jeans di Gerard -tutto questo sarebbe stato più facile se lui non si ostinasse ad indossare cose così ridicolamente strette, pensò. Lui si mise in ginocchio, tirandoli verso il basso finché non gli arrivarono sotto le cosce.
Quando Gerard si rilassò di nuovo, Frank riprese a percorrergli il petto con lunghe carezze prima di arrivare ai suo boxer. Alzò l’elastico e prese in mano la sua erezione, cominciando a masturbarlo con un ritmo sempre maggiore.
Gerard piegò la testa in avanti, appoggiandosi contro il suo collo. Frank poteva sentire il suo respiro diventare sempre più veloce e le sue labbra lasciare sulla propria pelle qualcosa a metà tra un bacio ed un morso. Difficile dire quale dei due fosse più piacevole.
Frank aveva sentito spesso gente sostenere che chi non ha nulla da perdere, ha più probabilità di vincere.
Tutte stronzate. Il fatto che lui avesse messo così tanto in gioco era la ragione per cui era sicuro di farcela anche quella volta.
Quando Frank sentì le sue mani bagnarsi leggermente, smise di muoversi e cercò di nuovo le labbra di Gerard. Aveva gli occhi lucidi e il fiato corto, e Frank si rese conto che il modo in cui prima continuava a mormorare il suo nome e gli stringeva la maglietta tra le dita, erano bastati per farglielo venire duro.
Si alzò in piedi e si spogliò velocemente, gettando confusamente i vestiti per terra e facendo segno a Gerard di sdraiarvisi sopra, prima di raggiungerlo.
Non sapeva da quanto erano fermi in quel posto dimenticato da Dio, ma dovevano comunque sbrigarsi. Probabilmente Mikey aveva capito che cosa aveva intenzione di fare quando gli aveva detto che sarebbe andato a cercare Gerard, ma questo non voleva dire che gli altri avrebbero potuto aspettarli per sempre; avevano un obbiettivo da portare a termine.
Frank si stese vicino a lui, sorreggendo il peso con un braccio e ricominciando a baciarlo. Quando Gerard fece per abbassarsi, lo sguardo rivolto verso i suoi boxer scuri, Frank tirò le sue mani verso di se, catturando ancora le sue labbra e regalandogli uno dei baci più sensuali che si fossero mai scambiati, uno di quelli che ti fa quasi dimenticare quello che avevi intenzione di fare.
L’aveva deciso appena aveva visto quello sguardo sul suo viso, mentre fissava l’orizzonte, colmo di ombre. Quella era una cosa che faceva solo per Gerard.
Certo, non che non ne avesse la voglia, ma la sua priorità andava bene, al di là di una buona scopata. Frank gli avrebbe dimostrato che si poteva fidare, che poteva essere quell’appiglio che Gerard stava cercando e che, anche se il peggiore dei casi si fosse trasformato in realtà, anche in quel momento in cui si trovavano a combattere una battaglia molto più grande di loro, contro la potente e fottutissima Better Living –Tzk, bel nome che hanno scelto, teste di cazzo, non c’era nessun’altro a parte lui con cui avrebbe attraversato quell’Inferno.
Sputò sulla mano e, lentamente, cominciò a muoverla dentro di lui per abituarlo. Era insolito, ma piacevole, estremamente piacevole vedere Gerard inarcare la schiena e stringere le sue mani, accarezzandone il dorso con le dita. Tutto come se si stesse svolgendo a rallentatore.
Solitamente, le cose tra di loro erano più istintive, come se non volessero sprecare tempo su cose sottintese, ma quella sera era tutta un’altra storia.
E così dalle labbra di Gerard uscì un’altra frase che Frank non gli sentiva pronunciare come minimo da quando quella follia era iniziata. Probabilmente perché, quando ogni giorno ti svegli con la consapevolezza che quella potrebbe essere l’ultima volta, anche quella frase un po’ banale fa paura.
-Ti amo…-
-Ti amo anch’io.- gli rispose senza esitare, togliendo le dita.
Cercò di lubrificarsi il meglio che potè, prima di entrare in lui. Quella posizione, con le sue gambe attorno alla vita di Frank, offriva i suoi vantaggi, come essere abbastanza vicino a lui da cogliere ogni guizzo dei suoi muscoli ogni più piccolo mormorio. I suoi movimenti erano lenti e calcolati e ad un certo punto, fu proprio Gerard a chiedergli di andare più veloce, stringendo più saldamente le sue mani e mordendosi le labbra e –porca puttana, quanto era perfetto.
Frank si abbassò fino a che non incontrò le sue labbra, ogni respiro che usciva dalla sua bocca era più veloce del precedente. Era diventato difficile cercare di trattenersi –era fuori discussione venire prima di Gerard, soprattutto quando, dopo una spinta più decisa delle altre –la prostata, pensò con un sorriso, gli aveva conficcato le unghie sulla schiena e dalle sue labbra era uscito un gemito molto più acuto degli altri.
Gerard venne con gli occhi socchiusi e il suo nome sulle labbra, e Frank lo raggiunse dopo qualche istante.
Si lasciò ricadere all’indietro –Porca merda, e ora come spiego ai ragazzi perché i nostri vestiti sono così incasinati?!, e cercò di riprendere fiato, mentre Gerard cercava di rendersi presentabile.
Quando stavano per tornare verso la macchina, Gerard si voltò.
Sul suo viso c’erano uno di quei sorrisi che riempivano tutto il volto, uno di quelli che faceva quando finiva un disegno particolarmente impegnativo o dopo che erano stati insieme. Il genere di sorrisi che gli illuminava il viso e ti faceva venire voglia di sorridere di rimando, nonostante ciò ti faccia sembrare un totale cretino.
Frank approfittò del momento e lo baciò ancora.
-Grazie…- sussurrò sulle sue labbra, prima di allontanarsi e pensare alla scusa da rifilare a Ray per giustificarsi del ritardo.
Frank non disse nulla e lo seguì verso la stazione di servizio e provando un certo orgoglio verso se stesso.
C’e l’aveva fatta.
Era riuscito a fare capire a Gerard che valeva ancora la pena di credere in qualcosa –in lui, per la precisione, e l’indomani sarebbero andato alla Better Living ed avrebbe liberato Grace.
Tutto in meno di quarantotto ore.
Altro che fare Rambo, quello smidollato con la bandana ha solo da imparare, pensò bevendo un sorso di caffè ormai freddo.