Drowning my sorrows
Feb. 15th, 2011 09:51 pmTitolo: Drowing my sorrows
Fandom: Bleach
Capitoli: 1/1 ?
Pairing: Byakuya/Renji; Shuuhei/Rangiku (sort of…)
Raiting: Pg13
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Tite Kubo. I have nothing to gain and nothing to lose.
Sommario: Possibile che… Rangiku-san gli stesse chiedendo di uscire?
Note: Scritta per il prompt "E' come tentare di forzare una serratura con un'aringa bagnata!" del L<3ve Fest di
fanfic_italia e il prompt ‘guerra’ del COW-T di
maridichallenge , e… Non chiedete, io non lo so XD
Per mia discolpa posso solamente dire che volevo sia il punto che la taverna *li guarda con gli occhi luccicosi* e poi ho sempre desiderato scrivere una storia dove si ubriacano tutti insieme XD
Qui dentro ci sono accenni di Byakuya/Renji e Hisagi/Matsumoto, ma nulla di grafico, il resto sono hint a vostra discrezione ;D Probabilmente provvederò a scrivere altri capitoli, perché, mi sono divertita come un capretto al pascolo XD
Conteggio parole: 1.521
Drowing my sorrows.
Shuuhei entrò nell’izakaya con la testa bassa e le spalle ricurve, come se avesse appena affrontato una grossa salita. Un sospiro gli uscì dalle labbra mentre raggiungeva i tavoli in fondo al locale.
Era stata una lunga giornata. La mattina dopo il giornale del Seiretei avrebbe dovuto andare in stampa e, come al solito, sembrava che tutti avessero aspettato fino all’ultimo prima di consegnargli gli articoli.
A pomeriggio inoltrato, pochi secondi prima di avere una crisi di nervi, Rangiku-san si era presentata da lui sventolandogli un foglio scritto a mano, con un gran sorriso sul volto.
Shuuhei l’aveva preso ringraziandola e, senza nemmeno dargli un’occhiata, l’aveva incluso nella cartellina con le bozze. Forse sarebbe stato meglio rileggerle, si disse a posteriori, ma non avrebbe fatto molta differenza, avrebbe pubblicato qualsiasi cosa, anche la lista della spesa, piuttosto che lasciare le pagine bianche.
Poi Rangiku-san gli aveva fatto l’occhiolino, avvicinandosi piano. –E’ da tanto che non passiamo del tempo insieme, non credi?-
Per un istante i suoi occhi erano finiti sulla generosa scollatura della ragazza e Shuuhei aveva deglutito, scostando lo sguardo immediatamente, imponendosi di ignorare l’imbarazzo e riprendere il controllo su se stesso.
Doveva restare calmo e ragionare.
Possibile che… Rangiku-san gli stesse chiedendo di uscire?
No. Con quella frase avrebbe potuto intendere qualsiasi cosa… Però il tono che aveva usato, più basso del normale, ed il modo in cui aveva ammiccato nella sua direzione erano quantomeno equivoci.
–Uh… Io… E’ vero…- riuscì a balbettare.
Ecco, il momento che aspettava da anni.
Rangiku-san gli era sempre piaciuta. Era l’esatto opposto delle ragazze con cui era stato, determinata, schietta; con nessuna delle sue ex si sarebbe sognato di girare tutti i locali del rukongai, bottiglia di sake alla mano. Lei era sul suo stesso piano, anzi a giudicare dal modo in cui lo provocava, certe volte Shuuhei aveva l’impressione che Rangiku-san fosse ben avanti a lui.
E poi, beh, naturalmente aveva delle curve da urlo.
Ed esattamente in uno dei giorni più neri, dove non era passato istante in cui non avesse voluto legarsi un sasso intorno al collo e lasciarsi sprofondare in un fiume, proprio quando aveva quasi rinunciato a sperarci, lei gli aveva chiesto un appuntamento.
La vita è gloriosa, si disse alzando mentalmente il pugno in segno di vittoria.
-Perfetto!- esclamò Rangiku prendendogli le mani. –E hai impegni sta sera?-
Calmati, Hisagi Shuuhei.
-No… Io sono libero…-
Rangiku sorrise ancora, avvinandosi ancora un pochino. Shuuhei sentiva la leggera pressione del suo seno sui suoi pettorali.
Calmati. Dei, riprendi un po’ di controllo su te stesso.
-Allora sta sera ti aspetto al solito posto…- Shuuhei strinse gli occhi mentre sentiva la gioia della vittoria scorrere lungo la sua spina dorsale. Ci era riuscito. –E non preoccuparti, ci penso io ad avvisare gli altri!- concluse con un sorriso, allontanandosi da lui e raggiungendo l’uscita.
Shuuhei rimase così, in piedi con le mani a mezz’aria, gli occhi socchiusi, senza più gioia della vittoria e con la sensazione di aver appena fatto la figura del più stupido degli imbranati.
Si sbrigò a ridarsi un tono e sperò con tutto se stesso che nessuno dei suoi sottoposti notasse l’imbarazzo che colorava le sue guancie.
Non aveva importanza. Hisagi Shuuhei non era una persona che si dava per vinta, si sarebbe rimboccato le maniche e, prima o poi, Rangiku-san l’avrebbe notato.
Per intanto era meglio se dava una sistemata e preparava per uscire.
Il tavolo dove solitamente si sedevano era in fondo al locale.
Le lampade del giardino non riuscivano ad illuminare completamente la stanza e, in qualunque periodo dell’anno, c’era sempre troppo buio. Shuuhei sospettava che il padrone gli riservasse quel posto come punizione per il fracasso che facevano quando decidevano di passare lì la serata.
-Oh, Hisagi-san…- mormorò Kira piegandosi sul tavolino fino a che la sua fronte non fu a pochi centimetri dal legno chiaro. –Sei in ritardo, noi abbiamo già cominciato…-
-Non c’è problema…- annuì Shuuhei, guardandolo leggermente preoccupato.
Rangiku-san afferrò il proprio bicchiere e lo riempì di sake, allungandolo energicamente verso Hisagi, che lo accettò di buon grado. Non voleva essere l’unico sobrio del gruppo, soprattutto se Kira e Rangiku-san aveva deciso di andarci giù pesante.
Madarame-san e Ayasegawa-san erano seduti davanti a lui. Il primo aveva abbandonato il proprio bicchiere sul tavolo, decidendo di bere direttamente dalla bottiglia e Ayasegawa-san si limitava a sorseggiare compostamente il suo liquore, facendo presente ogni tanto quanto poco bello fosse il suo comportamento.
Proprio in quel momento si accorse della presenza di Abarai-kun, letteralmente riverso sul tavolo. I capelli gli uscivano disordinatamente dalla coda e, nonostante sembrasse sul punto di addormentarsi, le sue mani stringevano convulsamente il bicchiere vuoto alla sua sinistra.
-Oi! Abarai-kun, sei… Sei ancora vivo?- domandò scuotendolo leggermente. Quando vide che quello che faceva non aveva alcun effetto, si rivolse verso Rangiku-san. –Ma sta bene?-
-Mhn?- chiese lei sbattendo le palpebre. –Chi?-
-Abarai-kun sta bene, ha soltanto una sbornia triste- spiegò Ayasegawa-san leggermente scocciato. Shuuhei aveva la sensazione che non si divertisse più di tanto durante quelle serate e doveva ammettere che probabilmente aveva ragione, facevano piuttosto casino quando esageravano. Non si era mai chiesto come mai però, ogni volta che Madarame-san si univa a loro, lui non mancasse mai.
Anni prima era arrivato alla conclusione che quei due vivessero in simbiosi e il resto non erano problemi suoi.
Kira rubò dalle mani della ragazza la bottiglia quasi vuota, riempiendo il bicchiere dell’amico. –Tieni, Abarai-kun, annega il tuo dolore, a volte funziona.-
Lui deglutì tutto il liquore con un sorso e Madarame-san si voltò verso la cameriera. –Oi! Signorina! Abbiamo bisogno di un’altra bottiglia!- urlò agitando le braccia.
Shuuhei non sapeva come comportarsi. Prima di tutto perché considerava scortese chiedergli cosa avesse con una domanda diretta, e poi conosceva Abarai-kun; se quando era sobrio era così rumoroso e impulsivo, non osava immaginare che cosa potesse succedere con quel tipo di sbronza.
Per fortuna ci pensò Rangiku-san a toglierlo dall’imbarazzo. –Su, coraggio, raccontaci qual è il problema.- lo incoraggiò sporgendosi verso di lui e cercando di assumere un atteggiamento confidenziale. Purtroppo l’unica cosa che ottenne fu di attirare ancora di più l’attenzione degli altri clienti.
-Sempre la stese cose, sempre la stessa merda.- decretò passandosi una mano tra i capelli.
Se davvero volevano sapere come mai la sua vita facesse schifo, avrebbe avuto bisogno di più di una serata per raccontare tutta la storia, pensò con un sospiro.
Shuuhei sospirò, avendo una vaga idea di dove sarebbe andato a parare il discorso. Le sbornie tristi, quelle aggressive e quelle canterine avevano solo una cosa in comune: il Capitano Kuchiki.
E infatti…
-Oggi mi sono dimenticato di consegnargli i rapporti… Dovevate vedere che sguardo mi ha lanciato…- mormorò buttandosi di nuovo sul tavolino. La vita è tutt’altro che gloriosa, pensò mentre si schiaffava una mano in faccia mentalmente.
-Oh, Abarai,- mormorò Rangiku-san comprensiva riempiendogli il bicchiere. –Su, su, bevi!-
-E’ che…- continuò Renji mordendosi le labbra. –Io ci provo, ci provo davvero… a fare bene il mio lavoro, a piacergli, ma niente! Non… non ci riesco! E’ come… è come cercare di forzare una serratura con un aringa bagnata!-
Kira spalancò gli occhi sorpreso dal fatto che Abarai-kun avesse effettivamente usato una metafora e che essa fosse così…
…buffa?
…strana?
…l’ultima cosa che passa per la mente ad una persona normale?
Doveva proprio essere ubriaco.
-A una che cosa?!- grugnì Madarame-san rimettendo la bottiglia sul tavolo. –Senti, queste sono stronzate! Tu devi… fare l’uomo! Ti piace? Lo affronti senza passare la vita a deprimerti osservandolo da lontano!-
-Ma, Madarame-san, è il suo Capitano…- mormorò Kira.
-Esatto!- esclamò Abarai-kun, facendo capire che Kira aveva centrato il punto. –E non solo! E’ Kuchiki Byakuya! Voi non siete mai stati colpiti dal suo bankai, vero?-
-Ascolta, l’amore è come una guerra! Tu… tu non puoi stare li con le mani in mano ed aspettare di essere fatto fuori, devi agire, attaccare e godertela finchè dura!- dichiarò solenne. –Dammi retta, io queste cose le so!-
Ayasgawa-san gli lanciò un’occhiata dubbiosa. –Struggersi per amore non è molto bello.- disse con una voce leggermente distante.
-Ikkaku ha ragione!- decretò Rangiku facendo ballare spaventosamente la sua scollatura mentre agitava le braccia. –Faresti meglio a far fruttare il tempo che hai a disposizione, se no rimarrai con un sacco di domande senza risposta.- aggiunse pensierosa.
Shuuhei si fece improvvisamente attento.
Che fosse…?
No, si stava sicuramente sbagliando.
Eppure quella frase sembrava detta apposta per invitarlo a fare la sua mossa.
-Lo pensi davvero, Rangiku-san?- domandò inumidendosi le labbra, improvvisamente secche.
-Certo che ho ragione!- intervenne di nuovo Madarame-san -Come una cazzo di battaglia, ti dico! Le prendi e le dai, e ti diverti e ti incazzi e… E non puoi accettare la sconfitta, devi lottare fino alla fine!- terminò battendo il pugno sul tavolo.
-Certo, mai arrendersi!- concordò Rangiku decisa.
-Consigli del cazzo!- esclamò Abarai-kun riempiendosi il bicchiere. –Mi faranno morire di nuovo, lo sapete, sì?-
Ma gli occhi di Shuuhei avevano acquistato una nuova luce, mentre nella sua testa continuavano a risuonare come un mantra le parole di Rangiku-san.
…Mai arrendersi…
Deglutì riempiendosi il bicchiere. Quella era una battaglia che non aveva paura a portare avanti, avrebbe continuato a sperare e, al momento giusto, le avrebbe confidato quello che provava.
Sì, la vita è gloriosa, pensò alzando mentalmente, ancora una volta, il pugno della vittoria.
Fandom: Bleach
Capitoli: 1/1 ?
Pairing: Byakuya/Renji; Shuuhei/Rangiku (sort of…)
Raiting: Pg13
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Tite Kubo. I have nothing to gain and nothing to lose.
Sommario: Possibile che… Rangiku-san gli stesse chiedendo di uscire?
Note: Scritta per il prompt "E' come tentare di forzare una serratura con un'aringa bagnata!" del L<3ve Fest di
Per mia discolpa posso solamente dire che volevo sia il punto che la taverna *li guarda con gli occhi luccicosi* e poi ho sempre desiderato scrivere una storia dove si ubriacano tutti insieme XD
Qui dentro ci sono accenni di Byakuya/Renji e Hisagi/Matsumoto, ma nulla di grafico, il resto sono hint a vostra discrezione ;D Probabilmente provvederò a scrivere altri capitoli, perché, mi sono divertita come un capretto al pascolo XD
Conteggio parole: 1.521
Drowing my sorrows.
Shuuhei entrò nell’izakaya con la testa bassa e le spalle ricurve, come se avesse appena affrontato una grossa salita. Un sospiro gli uscì dalle labbra mentre raggiungeva i tavoli in fondo al locale.
Era stata una lunga giornata. La mattina dopo il giornale del Seiretei avrebbe dovuto andare in stampa e, come al solito, sembrava che tutti avessero aspettato fino all’ultimo prima di consegnargli gli articoli.
A pomeriggio inoltrato, pochi secondi prima di avere una crisi di nervi, Rangiku-san si era presentata da lui sventolandogli un foglio scritto a mano, con un gran sorriso sul volto.
Shuuhei l’aveva preso ringraziandola e, senza nemmeno dargli un’occhiata, l’aveva incluso nella cartellina con le bozze. Forse sarebbe stato meglio rileggerle, si disse a posteriori, ma non avrebbe fatto molta differenza, avrebbe pubblicato qualsiasi cosa, anche la lista della spesa, piuttosto che lasciare le pagine bianche.
Poi Rangiku-san gli aveva fatto l’occhiolino, avvicinandosi piano. –E’ da tanto che non passiamo del tempo insieme, non credi?-
Per un istante i suoi occhi erano finiti sulla generosa scollatura della ragazza e Shuuhei aveva deglutito, scostando lo sguardo immediatamente, imponendosi di ignorare l’imbarazzo e riprendere il controllo su se stesso.
Doveva restare calmo e ragionare.
Possibile che… Rangiku-san gli stesse chiedendo di uscire?
No. Con quella frase avrebbe potuto intendere qualsiasi cosa… Però il tono che aveva usato, più basso del normale, ed il modo in cui aveva ammiccato nella sua direzione erano quantomeno equivoci.
–Uh… Io… E’ vero…- riuscì a balbettare.
Ecco, il momento che aspettava da anni.
Rangiku-san gli era sempre piaciuta. Era l’esatto opposto delle ragazze con cui era stato, determinata, schietta; con nessuna delle sue ex si sarebbe sognato di girare tutti i locali del rukongai, bottiglia di sake alla mano. Lei era sul suo stesso piano, anzi a giudicare dal modo in cui lo provocava, certe volte Shuuhei aveva l’impressione che Rangiku-san fosse ben avanti a lui.
E poi, beh, naturalmente aveva delle curve da urlo.
Ed esattamente in uno dei giorni più neri, dove non era passato istante in cui non avesse voluto legarsi un sasso intorno al collo e lasciarsi sprofondare in un fiume, proprio quando aveva quasi rinunciato a sperarci, lei gli aveva chiesto un appuntamento.
La vita è gloriosa, si disse alzando mentalmente il pugno in segno di vittoria.
-Perfetto!- esclamò Rangiku prendendogli le mani. –E hai impegni sta sera?-
Calmati, Hisagi Shuuhei.
-No… Io sono libero…-
Rangiku sorrise ancora, avvinandosi ancora un pochino. Shuuhei sentiva la leggera pressione del suo seno sui suoi pettorali.
Calmati. Dei, riprendi un po’ di controllo su te stesso.
-Allora sta sera ti aspetto al solito posto…- Shuuhei strinse gli occhi mentre sentiva la gioia della vittoria scorrere lungo la sua spina dorsale. Ci era riuscito. –E non preoccuparti, ci penso io ad avvisare gli altri!- concluse con un sorriso, allontanandosi da lui e raggiungendo l’uscita.
Shuuhei rimase così, in piedi con le mani a mezz’aria, gli occhi socchiusi, senza più gioia della vittoria e con la sensazione di aver appena fatto la figura del più stupido degli imbranati.
Si sbrigò a ridarsi un tono e sperò con tutto se stesso che nessuno dei suoi sottoposti notasse l’imbarazzo che colorava le sue guancie.
Non aveva importanza. Hisagi Shuuhei non era una persona che si dava per vinta, si sarebbe rimboccato le maniche e, prima o poi, Rangiku-san l’avrebbe notato.
Per intanto era meglio se dava una sistemata e preparava per uscire.
Il tavolo dove solitamente si sedevano era in fondo al locale.
Le lampade del giardino non riuscivano ad illuminare completamente la stanza e, in qualunque periodo dell’anno, c’era sempre troppo buio. Shuuhei sospettava che il padrone gli riservasse quel posto come punizione per il fracasso che facevano quando decidevano di passare lì la serata.
-Oh, Hisagi-san…- mormorò Kira piegandosi sul tavolino fino a che la sua fronte non fu a pochi centimetri dal legno chiaro. –Sei in ritardo, noi abbiamo già cominciato…-
-Non c’è problema…- annuì Shuuhei, guardandolo leggermente preoccupato.
Rangiku-san afferrò il proprio bicchiere e lo riempì di sake, allungandolo energicamente verso Hisagi, che lo accettò di buon grado. Non voleva essere l’unico sobrio del gruppo, soprattutto se Kira e Rangiku-san aveva deciso di andarci giù pesante.
Madarame-san e Ayasegawa-san erano seduti davanti a lui. Il primo aveva abbandonato il proprio bicchiere sul tavolo, decidendo di bere direttamente dalla bottiglia e Ayasegawa-san si limitava a sorseggiare compostamente il suo liquore, facendo presente ogni tanto quanto poco bello fosse il suo comportamento.
Proprio in quel momento si accorse della presenza di Abarai-kun, letteralmente riverso sul tavolo. I capelli gli uscivano disordinatamente dalla coda e, nonostante sembrasse sul punto di addormentarsi, le sue mani stringevano convulsamente il bicchiere vuoto alla sua sinistra.
-Oi! Abarai-kun, sei… Sei ancora vivo?- domandò scuotendolo leggermente. Quando vide che quello che faceva non aveva alcun effetto, si rivolse verso Rangiku-san. –Ma sta bene?-
-Mhn?- chiese lei sbattendo le palpebre. –Chi?-
-Abarai-kun sta bene, ha soltanto una sbornia triste- spiegò Ayasegawa-san leggermente scocciato. Shuuhei aveva la sensazione che non si divertisse più di tanto durante quelle serate e doveva ammettere che probabilmente aveva ragione, facevano piuttosto casino quando esageravano. Non si era mai chiesto come mai però, ogni volta che Madarame-san si univa a loro, lui non mancasse mai.
Anni prima era arrivato alla conclusione che quei due vivessero in simbiosi e il resto non erano problemi suoi.
Kira rubò dalle mani della ragazza la bottiglia quasi vuota, riempiendo il bicchiere dell’amico. –Tieni, Abarai-kun, annega il tuo dolore, a volte funziona.-
Lui deglutì tutto il liquore con un sorso e Madarame-san si voltò verso la cameriera. –Oi! Signorina! Abbiamo bisogno di un’altra bottiglia!- urlò agitando le braccia.
Shuuhei non sapeva come comportarsi. Prima di tutto perché considerava scortese chiedergli cosa avesse con una domanda diretta, e poi conosceva Abarai-kun; se quando era sobrio era così rumoroso e impulsivo, non osava immaginare che cosa potesse succedere con quel tipo di sbronza.
Per fortuna ci pensò Rangiku-san a toglierlo dall’imbarazzo. –Su, coraggio, raccontaci qual è il problema.- lo incoraggiò sporgendosi verso di lui e cercando di assumere un atteggiamento confidenziale. Purtroppo l’unica cosa che ottenne fu di attirare ancora di più l’attenzione degli altri clienti.
-Sempre la stese cose, sempre la stessa merda.- decretò passandosi una mano tra i capelli.
Se davvero volevano sapere come mai la sua vita facesse schifo, avrebbe avuto bisogno di più di una serata per raccontare tutta la storia, pensò con un sospiro.
Shuuhei sospirò, avendo una vaga idea di dove sarebbe andato a parare il discorso. Le sbornie tristi, quelle aggressive e quelle canterine avevano solo una cosa in comune: il Capitano Kuchiki.
E infatti…
-Oggi mi sono dimenticato di consegnargli i rapporti… Dovevate vedere che sguardo mi ha lanciato…- mormorò buttandosi di nuovo sul tavolino. La vita è tutt’altro che gloriosa, pensò mentre si schiaffava una mano in faccia mentalmente.
-Oh, Abarai,- mormorò Rangiku-san comprensiva riempiendogli il bicchiere. –Su, su, bevi!-
-E’ che…- continuò Renji mordendosi le labbra. –Io ci provo, ci provo davvero… a fare bene il mio lavoro, a piacergli, ma niente! Non… non ci riesco! E’ come… è come cercare di forzare una serratura con un aringa bagnata!-
Kira spalancò gli occhi sorpreso dal fatto che Abarai-kun avesse effettivamente usato una metafora e che essa fosse così…
…buffa?
…strana?
…l’ultima cosa che passa per la mente ad una persona normale?
Doveva proprio essere ubriaco.
-A una che cosa?!- grugnì Madarame-san rimettendo la bottiglia sul tavolo. –Senti, queste sono stronzate! Tu devi… fare l’uomo! Ti piace? Lo affronti senza passare la vita a deprimerti osservandolo da lontano!-
-Ma, Madarame-san, è il suo Capitano…- mormorò Kira.
-Esatto!- esclamò Abarai-kun, facendo capire che Kira aveva centrato il punto. –E non solo! E’ Kuchiki Byakuya! Voi non siete mai stati colpiti dal suo bankai, vero?-
-Ascolta, l’amore è come una guerra! Tu… tu non puoi stare li con le mani in mano ed aspettare di essere fatto fuori, devi agire, attaccare e godertela finchè dura!- dichiarò solenne. –Dammi retta, io queste cose le so!-
Ayasgawa-san gli lanciò un’occhiata dubbiosa. –Struggersi per amore non è molto bello.- disse con una voce leggermente distante.
-Ikkaku ha ragione!- decretò Rangiku facendo ballare spaventosamente la sua scollatura mentre agitava le braccia. –Faresti meglio a far fruttare il tempo che hai a disposizione, se no rimarrai con un sacco di domande senza risposta.- aggiunse pensierosa.
Shuuhei si fece improvvisamente attento.
Che fosse…?
No, si stava sicuramente sbagliando.
Eppure quella frase sembrava detta apposta per invitarlo a fare la sua mossa.
-Lo pensi davvero, Rangiku-san?- domandò inumidendosi le labbra, improvvisamente secche.
-Certo che ho ragione!- intervenne di nuovo Madarame-san -Come una cazzo di battaglia, ti dico! Le prendi e le dai, e ti diverti e ti incazzi e… E non puoi accettare la sconfitta, devi lottare fino alla fine!- terminò battendo il pugno sul tavolo.
-Certo, mai arrendersi!- concordò Rangiku decisa.
-Consigli del cazzo!- esclamò Abarai-kun riempiendosi il bicchiere. –Mi faranno morire di nuovo, lo sapete, sì?-
Ma gli occhi di Shuuhei avevano acquistato una nuova luce, mentre nella sua testa continuavano a risuonare come un mantra le parole di Rangiku-san.
…Mai arrendersi…
Deglutì riempiendosi il bicchiere. Quella era una battaglia che non aveva paura a portare avanti, avrebbe continuato a sperare e, al momento giusto, le avrebbe confidato quello che provava.
Sì, la vita è gloriosa, pensò alzando mentalmente, ancora una volta, il pugno della vittoria.