Titolo: Afraid of how you learn to close your mouth {and try keeping it closed forever}
Fandom: Digimon Adventure
Capitoli: 1/1
Pairing: Yamato Ishida/Sora Takenouchi/Taichi Yagami
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Akiyoshi Hongo. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Sommario: Quando poi si erano seduti sul divano, guardando in silenzio una stupida commedia americana, Yamato aveva avuto davvero voglia di andarsene.
Quelli, semplicemente, non erano loro.
Conteggio parole: 1.244
Note: Scritta con il prompt della quinta settimana del COW-T di
maridichallenge: storia con tre personaggi.
Yo! Allora questa cosa era sepolta nei miei documenti da qualche tempo e, finalmente, sono riuscita a riciclarla, finirla e dare un punto al team \o/ #NonC’èLimiteAlCulopeso #TeamAngeliFTW
So che questo sembra il mese delle 3some, probabilmente quando ho detto che di solito io shippo tre a tre il Dio del fandom ha sentito e ha detto ‘Ah, sì? Tiè!’ e quindi nulla, ci tocca di nuovo XD
Potrebbero essere OOC perché sono anni che non rivedo le puntate dove Matt e Sora stanno insieme (perché tra le possibili combinazioni del triangolo, questa è quella che mi sta più su un piede XD) non lo so, ditemi voi (lo sentite l’angst nell’appiccicargli quest’etichetta, lo sentite, vero? .___.)
Non è una gran storia, ha tutti i difetti del mondo (compreso il fatto che l’ho finita sabato sera e mentre la scrivevo volevo anche informarmi sulla Libia ed il Giappone, quindi ho scritto p0rn con RaiNews24 come sottofondo WTF XD) ma per far vincere il team questo e altro \o/
Titolo da Pain dei The Used.
Afraid of how you learn to close your mouth {and try keeping it closed forever}
Sora si lasciò cadere all’indietro sulle coperte con gli occhi socchiusi mentre cercava di dare un senso a quello che stava succedendo.
Come diavolo erano arrivati a questo?
Aveva passato il pomeriggio ad organizzare quella serata, affittato dei dvd ed obbligato Yamato a cucinare per tutto il pomeriggio perché, al diavolo i suoi impegni con la band, quella doveva essere una serata speciale.
Pensava che non le sarebbe pesato, di averlo messo in conto dall’inizio che scegliendo lui le cose con Taichi non sarebbero state più come prima o che, come minimo, avrebbe dovuto fare passare un po’ di tempo. Ma la verità era che quella situazione non le stava più bene.
Rivoleva il suo migliore amico indietro.
Nonostante la serata fosse cominciata con le più buone intenzioni, Sora aveva la prima cosa che aveva notato era stata l’atmosfera pesante e la sensazione che c’era qualcosa che non sarebbe più tornato a posto.
Taichi le fu subito accanto, togliendole la maglietta e soffiandole piccoli sospiri sulle labbra tra un bacio e l’altro.
Yamato si lasciò la cintura dei jeans, lasciandoli cadere pesantemente sul parquet chiaro. Esitò solo un attimo prima di avvicinarsi a Sora ed sorriderle, mentre le accarezzava le spalle.
Lui aveva ascoltato Taichi riempire il silenzio con stupide battute e, più la serata andava avanti, più aveva sentito voglia di spaccargli la faccia.
Sapeva che quella era stata una pessima idea dall’inizio. Le cose non potevano tornare normali, anche perché nulla tra di loro lo era mai stato.
Quando poi si erano seduti sul divano, guardando in silenzio una stupida commedia americana, Yamato aveva avuto davvero voglia di andarsene.
Quelli, semplicemente, non erano loro.
Taichi appoggiò il gomito sul lenzuolo colorato e si spinse in avanti. Catturò le labbra di Yamato in qualcosa che gli ricordava di più una delle loro scazzottate che un bacio vero e proprio. C’era da aspettarselo, dopotutto.
Era da mesi che assisteva a quella situazione con il sorriso sulle labbra.
All’inizio aveva pensato di aspettare, sperando che l’imbarazzo scivolasse via poco a poco ed aveva davvero provato ad essere un buon amico per entrambi nonostante tutto.
Non voleva fingere, non con i suoi amici soprattutto.
E così quando Sora gli aveva proposto di vedersi, lui non aveva potuto fare altro che accettare, senza nemmeno pensarci sopra, nonostante il suo cervello gli dicesse che le cose sarebbero andate male fin dall’inizio.
Dopotutto Taichi non era mai stato il tipo che si fermava e rifletteva davanti ad una situazione. Seguiva l’istinto ed agiva, poco male se la maggior parte delle volte faceva solo puttanate.
Aveva riconosciuto lo sguardo che Yamato aveva avuto sul volto per tutta la sera, perché era sicuro che fosse lo stesso che avevano i suoi occhi.
Aveva cominciato a lanciargli provocazioni e Taichi le aveva raccolte alzando la voce e con il sorriso sulle labbra, perché finalmente qualcosa si stava muovendo.
E quando aveva sbattuto la schiena sul tavolino di vetro, cercando di evitare un suo pugno come se fossero tornati ad avere dodici anni, aveva sentito un piccolo moto di orgoglio crescergli nel petto.
Le cose erano tornate ad essere famigliari ed anche Sora sembrava sollevata mentre cercava di dividerli. Quella era una cosa che poteva gestire, al contrario del silenzio pesante che aveva invaso la sala mentre mangiavano.
Era un modo infantile di affrontare la situazione, ma pur sempre qualcosa.
Poi Taichi aveva afferrato la camicia di Yamato, con gli occhi socchiusi ed il fiato spezzato, e lei aveva deciso che avevano superato il limite, Yamato si era fermato preparandosi ad incassare un pugno che non arrivò.
Ancora una volta Taichi aveva dato retta al suo istinto e probabilmente aveva fatto l’ennesima stronzata.
Sora era rimasta immobile per qualche secondo, senza riuscire a fare nient’altro che sbattere le palpebre. Ma che diavolo…?
E, nel momento in cui Taichi aveva provato ad allontanarsi di qualche centimetro, con lo sguardo basso per celare l’imbarazzo, Yamato aveva appoggiato nuovamente le proprie labbra contro le sue, lasciandolo senza fiato per la sorpresa.
Era stato un bacio violento, aveva sentito i denti di Taichi graffiargli la lingua e le sue dita stringergli la stoffa della camicia a tal punto che pensava si sarebbe strappata.
Yamato aveva sentito i pensieri rallentare nella sua testa e sapeva che era tutta colpa di Taichi. Entrambi erano capaci di tirarsi fuori a vicenda il meglio e, moto più spesso, il peggio di loro.
Non aveva idea di cosa stesse facendo, sapeva solo che quel bacio non era molto diverso dai pugni che gli aveva dato sul pavimento fino a qualche secondo prima.
Voleva solamente fare uscire la rabbia che sentiva dentro e che non sarebbe mai stato capace di esprimere a parole.
Perché Tai era il suo migliore amico e non aveva avuto alcun diritto di lasciarlo con il culo a terra tutto quel tempo, perché non era l’unico a stare male per quella situazione e non c’era mai stato quando Sora aveva bisogno di parlare con il suo migliore amico, quando Yamato aveva avuto bisogno.
Taichi poi aveva allungato un braccio in avanti, spingendo Sora verso di se e dandogli un bacio leggero sulle labbra.
Lei aveva esitato, le sembrava di essere l’unica persona sana in mezzo ad un gruppo di pazzi. Ma la realtà era che aveva bisogno di sapere che le cose tra di loro potevano tornare come prima, di avere ancora le due persone più importanti vicino.
Si pentì di quell’idea nel momento stesso in cui le passò nel cervello perché era la cosa più assurda che potesse immaginare. Ma è impossibile fermare un pensiero, nel momento stesso in cui si formula nella testa esiste e non può essere ignorato.
Puoi solo evitarlo, oppure…
Oppure assecondarlo e pensare a tutto il resto la mattina seguente.
Sora socchiuse gli occhi mordendosi le labbra, era tutto… troppo.
Yamato le aveva abbassato le mutandine, penetrandola con le dita, mentre Taichi continuava a baciarle le spalle, facendole venire i brividi quando le accarezzava il seno.
Yamato si spostò un attimo da lei, sfilandosi del tutto la camicia scura che indossava. Sora gli accarezzò il viso e lo baciò, stringendogli i capelli biondi tra le dita.
Il petto di Taichi era premuto contro la sua schiena, le sue ciglia le solleticavano le guancie. Lui si spostò di qualche centimetro, togliendosi la maglietta e lasciandola cadere sul pavimento e Sora sorrise, avvicinandosi nuovamente a Taichi, cercando ancora una volta le sue labbra.
Quando poi entrò dentro di lei, Sora trattenne un gemito rauco nella gola, stringendo le lenzuola con le dita, il cervello veniva continuamente resettato ad ogni suo movimento.
Taichi cominciò a masturbare Yamato aumentando sempre più di velocità, mentre lui lasciava baci umidi sulle labbra di Sora.
Quando lei, poi, raggiunse l’orgasmo, tutto ciò che aveva intorno a se perse di significato. Si lasciò cadere contro il petto di Taichi, che le scostò i capelli umidi di sudore dalla fronte con un sorriso.
Non ci sarebbe stato nulla di cui parlare la mattina seguente; le parole non servivano e non sarebbero mai riuscite a nascondere l’imbarazzo che sarebbe sceso tra di loro se mai avessero affrontato il discorso.
Ma quello era… reale e lei non si era mai sentita così vicino a loro come in quel momento.
Per quella sera aveva avuto la sensazione che le cose sarebbero potute tornare come quando aveva dodici anni, dove i problemi più spaventosi che si era trovata di fronte non sembravano così terribili perché c’erano i suoi amici, ed erano uniti contro il mondo.
Quello era tutto ciò che voleva e, qualsiasi tipo di discorso, non aveva alcun’importanza.
Fandom: Digimon Adventure
Capitoli: 1/1
Pairing: Yamato Ishida/Sora Takenouchi/Taichi Yagami
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) sono stati creati da Akiyoshi Hongo. I have nothing to lose and nothing to gain :D
Sommario: Quando poi si erano seduti sul divano, guardando in silenzio una stupida commedia americana, Yamato aveva avuto davvero voglia di andarsene.
Quelli, semplicemente, non erano loro.
Conteggio parole: 1.244
Note: Scritta con il prompt della quinta settimana del COW-T di
Yo! Allora questa cosa era sepolta nei miei documenti da qualche tempo e, finalmente, sono riuscita a riciclarla, finirla e dare un punto al team \o/ #NonC’èLimiteAlCulopeso #TeamAngeliFTW
So che questo sembra il mese delle 3some, probabilmente quando ho detto che di solito io shippo tre a tre il Dio del fandom ha sentito e ha detto ‘Ah, sì? Tiè!’ e quindi nulla, ci tocca di nuovo XD
Potrebbero essere OOC perché sono anni che non rivedo le puntate dove Matt e Sora stanno insieme (perché tra le possibili combinazioni del triangolo, questa è quella che mi sta più su un piede XD) non lo so, ditemi voi (lo sentite l’angst nell’appiccicargli quest’etichetta, lo sentite, vero? .___.)
Non è una gran storia, ha tutti i difetti del mondo (compreso il fatto che l’ho finita sabato sera e mentre la scrivevo volevo anche informarmi sulla Libia ed il Giappone, quindi ho scritto p0rn con RaiNews24 come sottofondo WTF XD) ma per far vincere il team questo e altro \o/
Titolo da Pain dei The Used.
Afraid of how you learn to close your mouth {and try keeping it closed forever}
Sora si lasciò cadere all’indietro sulle coperte con gli occhi socchiusi mentre cercava di dare un senso a quello che stava succedendo.
Come diavolo erano arrivati a questo?
Aveva passato il pomeriggio ad organizzare quella serata, affittato dei dvd ed obbligato Yamato a cucinare per tutto il pomeriggio perché, al diavolo i suoi impegni con la band, quella doveva essere una serata speciale.
Pensava che non le sarebbe pesato, di averlo messo in conto dall’inizio che scegliendo lui le cose con Taichi non sarebbero state più come prima o che, come minimo, avrebbe dovuto fare passare un po’ di tempo. Ma la verità era che quella situazione non le stava più bene.
Rivoleva il suo migliore amico indietro.
Nonostante la serata fosse cominciata con le più buone intenzioni, Sora aveva la prima cosa che aveva notato era stata l’atmosfera pesante e la sensazione che c’era qualcosa che non sarebbe più tornato a posto.
Taichi le fu subito accanto, togliendole la maglietta e soffiandole piccoli sospiri sulle labbra tra un bacio e l’altro.
Yamato si lasciò la cintura dei jeans, lasciandoli cadere pesantemente sul parquet chiaro. Esitò solo un attimo prima di avvicinarsi a Sora ed sorriderle, mentre le accarezzava le spalle.
Lui aveva ascoltato Taichi riempire il silenzio con stupide battute e, più la serata andava avanti, più aveva sentito voglia di spaccargli la faccia.
Sapeva che quella era stata una pessima idea dall’inizio. Le cose non potevano tornare normali, anche perché nulla tra di loro lo era mai stato.
Quando poi si erano seduti sul divano, guardando in silenzio una stupida commedia americana, Yamato aveva avuto davvero voglia di andarsene.
Quelli, semplicemente, non erano loro.
Taichi appoggiò il gomito sul lenzuolo colorato e si spinse in avanti. Catturò le labbra di Yamato in qualcosa che gli ricordava di più una delle loro scazzottate che un bacio vero e proprio. C’era da aspettarselo, dopotutto.
Era da mesi che assisteva a quella situazione con il sorriso sulle labbra.
All’inizio aveva pensato di aspettare, sperando che l’imbarazzo scivolasse via poco a poco ed aveva davvero provato ad essere un buon amico per entrambi nonostante tutto.
Non voleva fingere, non con i suoi amici soprattutto.
E così quando Sora gli aveva proposto di vedersi, lui non aveva potuto fare altro che accettare, senza nemmeno pensarci sopra, nonostante il suo cervello gli dicesse che le cose sarebbero andate male fin dall’inizio.
Dopotutto Taichi non era mai stato il tipo che si fermava e rifletteva davanti ad una situazione. Seguiva l’istinto ed agiva, poco male se la maggior parte delle volte faceva solo puttanate.
Aveva riconosciuto lo sguardo che Yamato aveva avuto sul volto per tutta la sera, perché era sicuro che fosse lo stesso che avevano i suoi occhi.
Aveva cominciato a lanciargli provocazioni e Taichi le aveva raccolte alzando la voce e con il sorriso sulle labbra, perché finalmente qualcosa si stava muovendo.
E quando aveva sbattuto la schiena sul tavolino di vetro, cercando di evitare un suo pugno come se fossero tornati ad avere dodici anni, aveva sentito un piccolo moto di orgoglio crescergli nel petto.
Le cose erano tornate ad essere famigliari ed anche Sora sembrava sollevata mentre cercava di dividerli. Quella era una cosa che poteva gestire, al contrario del silenzio pesante che aveva invaso la sala mentre mangiavano.
Era un modo infantile di affrontare la situazione, ma pur sempre qualcosa.
Poi Taichi aveva afferrato la camicia di Yamato, con gli occhi socchiusi ed il fiato spezzato, e lei aveva deciso che avevano superato il limite, Yamato si era fermato preparandosi ad incassare un pugno che non arrivò.
Ancora una volta Taichi aveva dato retta al suo istinto e probabilmente aveva fatto l’ennesima stronzata.
Sora era rimasta immobile per qualche secondo, senza riuscire a fare nient’altro che sbattere le palpebre. Ma che diavolo…?
E, nel momento in cui Taichi aveva provato ad allontanarsi di qualche centimetro, con lo sguardo basso per celare l’imbarazzo, Yamato aveva appoggiato nuovamente le proprie labbra contro le sue, lasciandolo senza fiato per la sorpresa.
Era stato un bacio violento, aveva sentito i denti di Taichi graffiargli la lingua e le sue dita stringergli la stoffa della camicia a tal punto che pensava si sarebbe strappata.
Yamato aveva sentito i pensieri rallentare nella sua testa e sapeva che era tutta colpa di Taichi. Entrambi erano capaci di tirarsi fuori a vicenda il meglio e, moto più spesso, il peggio di loro.
Non aveva idea di cosa stesse facendo, sapeva solo che quel bacio non era molto diverso dai pugni che gli aveva dato sul pavimento fino a qualche secondo prima.
Voleva solamente fare uscire la rabbia che sentiva dentro e che non sarebbe mai stato capace di esprimere a parole.
Perché Tai era il suo migliore amico e non aveva avuto alcun diritto di lasciarlo con il culo a terra tutto quel tempo, perché non era l’unico a stare male per quella situazione e non c’era mai stato quando Sora aveva bisogno di parlare con il suo migliore amico, quando Yamato aveva avuto bisogno.
Taichi poi aveva allungato un braccio in avanti, spingendo Sora verso di se e dandogli un bacio leggero sulle labbra.
Lei aveva esitato, le sembrava di essere l’unica persona sana in mezzo ad un gruppo di pazzi. Ma la realtà era che aveva bisogno di sapere che le cose tra di loro potevano tornare come prima, di avere ancora le due persone più importanti vicino.
Si pentì di quell’idea nel momento stesso in cui le passò nel cervello perché era la cosa più assurda che potesse immaginare. Ma è impossibile fermare un pensiero, nel momento stesso in cui si formula nella testa esiste e non può essere ignorato.
Puoi solo evitarlo, oppure…
Oppure assecondarlo e pensare a tutto il resto la mattina seguente.
Sora socchiuse gli occhi mordendosi le labbra, era tutto… troppo.
Yamato le aveva abbassato le mutandine, penetrandola con le dita, mentre Taichi continuava a baciarle le spalle, facendole venire i brividi quando le accarezzava il seno.
Yamato si spostò un attimo da lei, sfilandosi del tutto la camicia scura che indossava. Sora gli accarezzò il viso e lo baciò, stringendogli i capelli biondi tra le dita.
Il petto di Taichi era premuto contro la sua schiena, le sue ciglia le solleticavano le guancie. Lui si spostò di qualche centimetro, togliendosi la maglietta e lasciandola cadere sul pavimento e Sora sorrise, avvicinandosi nuovamente a Taichi, cercando ancora una volta le sue labbra.
Quando poi entrò dentro di lei, Sora trattenne un gemito rauco nella gola, stringendo le lenzuola con le dita, il cervello veniva continuamente resettato ad ogni suo movimento.
Taichi cominciò a masturbare Yamato aumentando sempre più di velocità, mentre lui lasciava baci umidi sulle labbra di Sora.
Quando lei, poi, raggiunse l’orgasmo, tutto ciò che aveva intorno a se perse di significato. Si lasciò cadere contro il petto di Taichi, che le scostò i capelli umidi di sudore dalla fronte con un sorriso.
Non ci sarebbe stato nulla di cui parlare la mattina seguente; le parole non servivano e non sarebbero mai riuscite a nascondere l’imbarazzo che sarebbe sceso tra di loro se mai avessero affrontato il discorso.
Ma quello era… reale e lei non si era mai sentita così vicino a loro come in quel momento.
Per quella sera aveva avuto la sensazione che le cose sarebbero potute tornare come quando aveva dodici anni, dove i problemi più spaventosi che si era trovata di fronte non sembravano così terribili perché c’erano i suoi amici, ed erano uniti contro il mondo.
Quello era tutto ciò che voleva e, qualsiasi tipo di discorso, non aveva alcun’importanza.