heavenmayburn: (Nami & Rufy)
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: Stand out on of the Edge of the Earth.
Fandom: One Piece
Capitoli: 1/1
Pairing: Rufy/Nami
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Eiichiro Oda. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Avevano davanti a loro il mondo intero; Rufy aveva sempre saputo che potevano conquistarlo e, in notte come quella, riusciva a convincere anche Nami.
Conteggio parole: 2.135 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta con il sesta settimana del COW-T di [livejournal.com profile] maridichallenge: mare e con uno del p0rn fest #4 di [livejournal.com profile] fanfic_italia: ONE PIECE Rufy/Nami, Brand New World.
L’avevo detto che avrei completato la mia lista di prompt, anche a costo di arrivare a novembre XD Tra l’altro ne ho un altro che si sposa bene con la seconda missione, vediamo che ne viene fuori XD
Io amo tanto One piece e adoro letteralmente questo pairing, ma il mio problema con la serie (in realtà è il mio problema con qualsiasi anime/manga/telefilm/ecc che provo a seguire) è che nonostante gli sforzi che faccio per rimettermi in pari, ho sempre parti della storia da recuperare .__.
E poi non ho ancora preso la mano con i personaggi, ma loro due li shippo da quando avevo 12 anni, quindi era inevitabile che prima o poi qualcosa su di loro saltasse fuori XD (Anche se ero terrorizzata a scrivere del p0rn su Rufy. In effetti i due prompt che si sposavano bene con le missioni erano anche i più incasinati della lista, dammitn! XD)
Ditemi com’è uscita \o/
Titolo (lol, c’ho pensato, ma Stand out of the Edge of the Sea non suonava bene, pensatelo come a una Earth nel senso Pianeta Terra, okay? XD) da Edge of the Earth dei 30 Seconds to Mars (Ecco perché la Diva è uno dei miei preferiti, mi salva in extremis con i titoli XD)

Stand out on the Edge of the Earth.

Nami era in piedi davanti alla finestra del suo studio. Il mare quella sera era agitato, le onde sbattevano sullo scafo facendo un rumore sordo e schizzavano sul ponte ma lei non si mosse, rimanendo con lo sguardo fisso davanti a se e le braccia incrociate sopra il petto.
Notti come quella la convincevano di aver fatto la scelta giusta quando aveva deciso di andare per il mare. Quando tutt’intorno non c’era niente altro che acqua e schiuma, l’odore della salsedine entrava nelle narici e rendeva umida la pelle, e lei aveva la sensazione che fossero arrivati così lontano che ne la Marina, ne chiunque altro sarebbe mai riuscito a prenderli.
Era come se fossero già arrivati alla fine del mondo e ora si fossero voltati per fronteggiarlo.

Lanciò uno sguardo alle carte sparpagliate disordinatamente sul tavolo, arrendendosi al fatto che per quella sera non avrebbe concluso nulla. Infondo era una bella serata e non valeva la pena andare a dormire, non subito almeno.
Uscì dallo studio e fece una piccola deviazione in cambusa prima di andare sul ponte.
C’era un po’ vento che proveniva da tribordo, probabilmente durante la notte le condizioni del tempo sarebbero peggiorate ancora, ma lei continuò a camminare, dirigendosi verso la prua della nave.

Rufy era sdraiato sulla polena con il cappello calato sul viso e gli occhi socchiusi. Ogni tanto prendeva grandi respiri e chiudeva gli occhi.
Amava sedersi lì, con nulla davanti se non il blu scuro delle onde dell’oceano, e sentire gli schizzi d’acqua sul volto. Era quella la libertà di cui aveva parlato, il motivo per cui aveva preso il mare. Sentire di avere tutto il mondo a portata di mano ed avere l’impressione di poter fare qualsiasi cosa.
One Piece non era così importante, la cosa migliore erano quei giorni spesi per cercarlo.

Non era la prima volta che Nami lo raggiungeva; spesso camminava verso di lui lamentandosi per il baccano, portandosi dietro qualcosa che aveva recuperato dalla cucina.
Sospettava che Rufy sapesse che tutto quel casino gli desse meno fastidio di quanto volesse dare a vedere, ma ogni sera lei si sentiva quasi in obbligo di cercare una giustificazione con il suo Capitano.
In realtà trova immensamente irritante assistere ogni sera alle litigate di quei due idioti vicino alla cambusa o sentire nuovamente l’ennesima balla di Usopp raccontata con un tono decisamente troppo alto per i suoi gusti, ma comunque, lo considerava un buon compromesso per momenti come quelli.

Non appena sentì l’odore del cibo, Rufy si voltò verso di lei con un ampio sorriso, allungando le braccia. Il cappello gli ricadde sulle spalle e lui si mise in bocca il pezzo di carne tutto intero, cercando di ringraziarla nello stesso momento.
-Non parlare con la bocca piena, è disgustoso.- mormorò Nami scuotendo la testa. Lui fece un sospiro soddisfatto, ritornando ad osservare le onde, e Nami rilassò il volto in un mezzo sorriso. -…E comunque, nessun problema.-
Il suo sguardo si perse nuovamente all’orizzonte e su di loro calò il silenzio. Per quanto scontato fosse, non c’erano parole da aggiungere.
Ogni miglio che percorrevano li portava più lontano, anche la più piccola distanza era nuova e totalmente sconosciuta. Avevano davanti a loro il mondo intero; Rufy aveva sempre saputo che potevano conquistarlo e, in notte come quella, riusciva a convincere anche Nami.

-E’ bellissimo, vero?- domandò appoggiando i gomiti sulla ringhiera.
–E’ un peccato che il cielo sia coperto, però…- mormorò lui con una nota di delusione nella voce.
Nami si mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio. –E’ in arrivo un temporale, dovremmo rientrare…-
Rufy la raggiunse sul ponte con un piccolo salto, il suo capello penzolava contro la sua schiena, ma lei non si mosse.
-Credi davvero che ci riusciremo?- sussurrò piano, guardando di nuovo aldilà dell’orizzonte.
La cosa assurda era che Nami ci credeva davvero. Non importava quanto gli obbiettivi che tutti loro si prefiggessero sembrassero assurdi ed irraggiungibili, qualcosa dentro di lei sapeva che non avrebbero fallito.
E ogni volta che anche il più piccolo dei dubbi le passava per la testa, bastava un sorriso del suo Capitano per farlo sparire.
-Certo!- esclamò Rufy, come se lei gli avesse chiesto se l’acqua fosse bagnata o gli uccelli volassero.
Nami annuì. –Già.-

E poi Rufy gli si avvicinò ancora, stringendogli le spalle tra le dita, Nami riusciva a vedere il suo sguardo fissare i suoi occhi nonostante l’ombra del cappello di paglia. –Arriveremo nel Nuovo Mondo e tu ne disegnerai la mappa.-
Non aveva accennato a One Piece, solo al suo sogno. Nami sorrise.
-Pensavo che tu volessi diventare Re dei Pirati…-
-Certo che lo voglio! Ma non è divertente essere il Re dei Pirati se anche i miei nakama non riescono ad avere quello che vogliono.- esclamò ad alta voce con quel tono che faceva sempre sembrare tutto così esageratamente facile.
Niente di ciò che aveva affrontato fin’ora lo era stato, ma tutto era andato a finire come doveva.
-Sarà difficile, se continui a farti conciare in quel modo in isola su cui ci fermiamo.- commentò alzando un sopracciglio. Il tono della sua voce fu più acido di quello che lei aveva programmato, ma Nami fece finta di nulla e Rufy non dette alcun segno di essersene accorto.
Non andava bene.
Nami sapeva che si stava spingendo troppo oltre. Il discorso stava prendendo una piega sbagliata e c’era il mare, il vento e Rufy che continuava a sorridergli in quel modo.
I suoi pensieri, il suo cuore stava andando troppo oltre e se non se ne fosse andata il prima possibile sarebbe successo qualcosa di cui poi si sarebbe pentita.
Era ancora in tempo; poteva camminare in fretta verso il suo studio, chiudersi la porta alle spalle, e quella sarebbe rimasta solamente una delle tante serate passate sul ponte a guardare l’orizzonte.

Rufy fece per aprire la bocca e replicare ma, prima che le parole ebbero il tempo di uscire dalle sue labbra, Nami aveva cominciato a muoversi, dirigendosi sottocoperta.
–Dove vai?- esclamò afferrandole istintivamente il braccio. Magari aveva visto un’animale misterioso nel mare dietro di lui.
Si guardò in torno per qualche secondo e poi sorrise leggermente. Forse se l’avesse portato a Sanji avrebbe potuto cucinarglielo il giorno dopo…
-E’ che…- Nami esitò un attimo, stringendo i pugni per cercare di dare alla sua voce un tono più sicuro. Dei, che cosa le stava succedendo? -Te l’ho detto, sta per arrivare un temporale, dovresti rientrare anche tu!-
-Ma…- mormorò Rufy deluso, facendole dondolare leggermente. La pressione delle sue dita sulla pelle, nonostante fosse minima, le impediva di muoversi, e lei riusciva a sentire il battito del proprio cuore sfondare i suoi stessi timpani. Probabilmente avrebbero potuto cuocere delle uova sulle sue guancie, per quanto era imbarazzata. –Nami…? Che cos’hai?- domandò curioso, avvicinando il proprio viso al suo, le sue parole erano coperte dal suono delle onde che si infrangevano sullo scafo.

No, non andava bene. Rufy era troppo vicino.
E poi, nel momento stesso in cui lei cercò di scansarsi perché quella situazione la stava facendo uscire di testa –era il suo Capitano, maledizione!, Rufy piegò leggermente il viso per poterla guardare negli occhi.
Fu velocissimo, le loro fronti cozzarono e le loro labbra si scontrarono, ma successe. Non si poteva cancellare.
Nami si scostò in fretta, come se il suo viso, no, come se tutto il corpo di Rufy scottasse.
Rufy sbattè le palpebre per qualche istante e gli occhi di Nami rimasero fissi davanti a se. Forse sarebbe stato meglio se non avesse mai alzato la testa perché, nel momento in cui i loro sguardi si incontrarono, tutti i suoi buoni propositi sparirono.
Probabilmente la colpa era del mare.
Si, doveva essere per forza così. La colpa era di quelle dannate onde e di quella sensazione che tutto ciò che si desidera è facile da conquistare.
Dannazione, non è così e, l’indomani se ne sarebbe accorta sulla sua pelle. Ma in quegli istanti il suo cervello sembrava avere smesso di funzionare per ricordarglielo.
Annullò di nuovo le distanze tra di loro, appoggiando una mano sulla sua guancia. Le labbra di Rufy erano di nuovo immobili contro di lei, mentre continuava a stringerle il suo braccio tra le dita.
Nami si sentì una stupida solo a pensare di fare certe cose con Rufy; ma in quel momento in cui sembrava che al suo cervello fosse mancata la corrente, tutto peggiorò velocemente.
Non era solamente un’idiota, era un’idiota che fa la cosa più idiota che potesse fare.

Rufy ridacchiò contro le sue labbra, Nami gli stava facendo il solletico.
Ace gli aveva accennato a qualcosa del genere, quando erano più piccoli. Aveva a che fare con una bella ragazza, un’atmosfera romantica e il togliersi i vestiti.
Aveva detto che era una delle cose più divertenti del mondo e, quando Rufy gli aveva chiesto come mai non potesse provare con lui, perché anche lui voleva divertirsi, Ace aveva riso di gusto, spiegandogli che doveva ancora incontrare la persona adatta.
Imitò quello che lei aveva fatto qualche istante prima, evitando di darle una testata per un soffio, e lo sguardo di Nami si spalancò.
-Ace aveva ragione, è divertente!- esclamò mettendole entrambe le mani sulle spalle.

Nami era senza parole. Da un lato era curiosa di sapere quando suo fratello potesse aver fatto Il Discorso a Rufy e soprattutto che cosa gli avesse detto, un’altra parte di se era sicura di non voler conoscere la risposta.
E poi ogni pensiero nuovamente scivolò via, perché Rufy la baciò di nuovo, aprendo leggermente la bocca e sfiorandole la lingua con la propria.
Nami abbassò il viso; ormai era inutile andarsene, il danno era fatto. Rufy appoggiò le dita sotto il suo mento, alzandole il viso e arrivando nuovamente troppo vicino a lei.
Probabilmente anche lui poteva sentire il suo cuore sotto il tessuto della sua maglietta, da quanto batteva forte.
-Aspetta…- mormorò Nami senza fiato, nascondendo il volto nel suo collo perché era sicura che se lo avesse guardato in faccia non sarebbe riuscita a continuare. –Toglimi la maglietta…-
Rufy la guardò curioso per qualche istante e poi annuì con un’alzata di spalle. –Okay- sorrise.

Anche quel gesto fu tutto tranne che romantico, la testa di Nami rimase incastra nella stoffa e Rufy le tirò i capelli, strappandole un mezzo ringhio dalle labbra. Non era un momento perfetto, ma era un momento con Rufy, andava bene così.
La maglietta finì sul legno umido del ponte quando Nami lo spinse contro la balaustra, prendendogli gentilmente la mano e conducendola verso il suo bassoventre.
Rufy la accarezzò goffamente prima di entrare dentro di lei con le dita. Non l’aveva mai visto così, i suoi movimenti erano dolci e lenti, e la sua espressione era quasi seria, come se si stesse concentrando. A Nami sfuggì un mormorio soffocato, mentre nascondeva il volto nell’incavo del suo collo.
Dopo qualche istante, deglutì e gli scostò le mani, mentre gli allentava la cerniera dei jeans, mordendosi il labbro.
Probabilmente era la più adatta a condurre il gioco, ma il fatto era che non sapeva che carte giocare, non con Rufy, non in quel momento almeno.
Fece entrare una mano nei suoi boxer, accarezzando la sua erezione e cominciando a masturbarlo sempre più velocemente. Rufy afferrò la ringhiera con la mani e aprì la bocca come se fosse sorpreso.

Nami lasciò che la sua gonna cadesse fino alle caviglie e poi Rufy le fu di nuovo vicino, baciandogli dolcemente le labbra.
Era tutto spaventosamente strano e nuovo, ma anche piacevole e divertente.
I capelli le coprirono il viso quando Rufy entrò dentro di lei, le prime gocce di pioggia le bagnarono la fronte ed un piccolo brivido le percorse la schiena.
Nami serrò le gambe intorno al suo addome ed afferrò la stoffa della maglietta che Rufy indossava, cercando un po’ di equilibrio. Sentì un piccolo lampo di dolore diffondersi dal ventre e si morse un labbro.
Cominciò a muovere il bacino e Rufy seguì il suo ritmo, aveva ancora quell’espressione sul viso, gli occhi socchiusi e la bocca un po’ aperta, dalla quale uscivano piccoli sospiri.
Una spinta più forte delle altre le strappò un piccolo urlo dalle labbra mentre il rumore dell’acqua che cadeva copriva ogni rumore attorno a loro.
Strinse le braccia intorno al suo collo quando sentì l’orgasmo travolgerla come una scossa elettrica e poi anche Rufy venne, stringendole i fianchi e lasciandole un bacio umido sulla fronte.
Le sorrise baciandola ancora e poi si rimise il cappello in testa, sedendosi sulla balaustra; Nami indossò di nuovo la maglia ormai fradicia e si sistemò la gonna.

Le stelle ormai erano sparite dall’orizzonte e niente del paesaggio che gli si parava davanti era nitido ma andava bene così.
Le cose facili non sono mai le più divertenti, pensò Rufy.
E comunque, anche se il peggio doveva ancora arrivare, loro erano pronti.
Nami ricambiò il suo sorriso e rimasero per qualche altro minuto a guardare davanti le onde gonfiarsi davanti a loro e sbattere sulla chiglia.

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