Breathless
Mar. 26th, 2011 08:39 pmTitolo: Breathless
Fandom: La Leggenda degli Uomini Straordinari
Timeline: pre-film
Capitoli: 1/1
Pairing: Dorian Gray/Mina Harker
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Alan Moore, Kevin O’Neill e Stephen Norrington. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: C’erano giorni in cui la pioggia picchiettava contro i vetri della villa di Dorian così rumorosamente da impedire a qualsiasi altro suono di entrare nella stanza, lui rimaneva straiato sulle coperte di seta, sfogliando distrattamente le pagine di un libro e Mina non poteva fare altro che guardarlo, chiedendosi chi tra i due fosse il vero vampiro.
Conteggio parole: 501
fiumidiparole
Note: Comiciata con il prompt della quarta settimana del COW-T di
maridichallenge: storia con protagonista un vampiro e finita con quello della sesta settimana: nostalgia #SuperlazyFanwriterIsSuperlazy #RecicliamoFinoAlľUltimo #TeamAngeliFTW
Yo! Voi non potete immaginare quanto mi sia scervellata per cercare un fandom che conoscevo con dentro dei vampiri e che non fosse Tuailait .___.
Tra l’altro, sono secoli che non rivedo il film, non ho mai letto il fumetto ne Dracula di Bram Stoker e non ho ancora finito il Ritratto di Wilde *shame* Quindi partiamo con gli avvertimenti: movieverse, probabile OOC (e voi non sapete quanto io soffra ad attaccargli questa etichetta addosso, lo sentite l’angst, vero?), accennato bloodplay. Non volevo manco postarla, ma non potevamo rinunciare ad un edificio.
Boh, come al solito, ditemi come sono andata.
Breathless
C’erano giorni in cui la pioggia picchiettava contro i vetri della villa di Dorian così rumorosamente da impedire a qualsiasi altro suono di entrare nella stanza, lui rimaneva straiato sulle coperte di seta, sfogliando distrattamente le pagine di un libro e Mina non poteva fare altro che guardarlo, chiedendosi chi tra i due fosse il vero vampiro.
Era una cosa che non sopportava perché lei sapeva di essere di più di quello che Dorian la faceva sentire.
Ma inevitabilmente c’era qualcosa nell’incantesimo di Dorian Grey, quello strano sortilegio che sembrava far si che tutti lo guardassero affascinati, come davanti ad bel quadro, che aveva colpito anche lei.
Quando lo fissava, rapita dal suo sorriso sicuro, le sembrava di non essere molto diversa da lui. E sentiva la rabbia scorrerle lungo spina dorsale perché lei sapeva che il vero Dorian Grey non era così, che aveva più scheletri nell’armadio lui di tutto il cimitero di Londra.
Lo sapeva perché lei era nella sua stessa situazione.
Dorian le baciava il collo lasciandole piccoli segni rossi sulla pelle e lei affondava le unghie sulla sua schiena, le ferite si rimarginavo subito e si ricominciava da capo.
Lui sorrideva. Era sorpreso da quanto loro due fossero così sorprendentemente simili.
Si nutrivano delle anime per andare avanti, Mina di quella degli esseri umani e Dorian della propria.
E sapeva che c’erano innumerevoli atteggiamenti che lei non sopportava ma che, nonostante tutto, fosse attirata verso di lui come una falena davanti al fuoco.
Mina gli piaceva perché a volte incrociare il suo sguardo era come guardarsi allo specchio, e a Dorian aveva sempre amato le belle opere d’arti.
A volte Mina prendeva un coltello e gli lasciava profondi tagli ovunque riuscisse ad arrivare, per assaporare il sangue caldo che usciva dalle sue ferite aperte.
Voleva vedere se potevaa fare qualcosa per riuscire a spezzare l’incantesimo, se i tagli avessero smesso di richiudersi davanti a suoi occhi o se avessero continuato all’infinto.
Non aveva fretta, aveva tutta l’eternità davanti per cercare qualcosa di difettoso in Dorian, qualcosa che fosse riuscita ad allontanarla da lui.
Non avevano mai fatto l’amore, semplicemente perché lei escludeva che due come loro potessero provare un tale sentimento.
In quei momenti era solamente l’istinto e la passione a governarli.
La stanza veniva riempita da gemiti e dai sospiri. La voce di Dorian diventava roca quando era dentro di lei; Mina non aveva bisogno di sentire le sue parole vuote ma amava il loro suono mentre le pronunciava.
Quello che c’era tra di loro non aveva alcun futuro, ma era facile perdersi nel presente.
L’unica cosa di cui aveva nostalgia era se stessa, la persona che era prima di smarrirsi dentro di lui.
Quando erano insieme faceva scorrere le unghie sulla sua schiena perlacea, lasciandogli profondi segni rossi, gli mordeva il collo ma il suo sangue non aveva alcun sapore.
Lo guardava gemere con quella smorfia di dolore che gli attraversava il viso, ma tutto questo non durava più di un istante.
Il mattino dopo, quando la luce entrava nuovamente dalla finestra, ogni ferita si era rimarginata.
Fandom: La Leggenda degli Uomini Straordinari
Timeline: pre-film
Capitoli: 1/1
Pairing: Dorian Gray/Mina Harker
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Alan Moore, Kevin O’Neill e Stephen Norrington. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: C’erano giorni in cui la pioggia picchiettava contro i vetri della villa di Dorian così rumorosamente da impedire a qualsiasi altro suono di entrare nella stanza, lui rimaneva straiato sulle coperte di seta, sfogliando distrattamente le pagine di un libro e Mina non poteva fare altro che guardarlo, chiedendosi chi tra i due fosse il vero vampiro.
Conteggio parole: 501
Note: Comiciata con il prompt della quarta settimana del COW-T di
Yo! Voi non potete immaginare quanto mi sia scervellata per cercare un fandom che conoscevo con dentro dei vampiri e che non fosse Tuailait .___.
Tra l’altro, sono secoli che non rivedo il film, non ho mai letto il fumetto ne Dracula di Bram Stoker e non ho ancora finito il Ritratto di Wilde *shame* Quindi partiamo con gli avvertimenti: movieverse, probabile OOC (e voi non sapete quanto io soffra ad attaccargli questa etichetta addosso, lo sentite l’angst, vero?), accennato bloodplay. Non volevo manco postarla, ma non potevamo rinunciare ad un edificio.
Boh, come al solito, ditemi come sono andata.
Breathless
C’erano giorni in cui la pioggia picchiettava contro i vetri della villa di Dorian così rumorosamente da impedire a qualsiasi altro suono di entrare nella stanza, lui rimaneva straiato sulle coperte di seta, sfogliando distrattamente le pagine di un libro e Mina non poteva fare altro che guardarlo, chiedendosi chi tra i due fosse il vero vampiro.
Era una cosa che non sopportava perché lei sapeva di essere di più di quello che Dorian la faceva sentire.
Ma inevitabilmente c’era qualcosa nell’incantesimo di Dorian Grey, quello strano sortilegio che sembrava far si che tutti lo guardassero affascinati, come davanti ad bel quadro, che aveva colpito anche lei.
Quando lo fissava, rapita dal suo sorriso sicuro, le sembrava di non essere molto diversa da lui. E sentiva la rabbia scorrerle lungo spina dorsale perché lei sapeva che il vero Dorian Grey non era così, che aveva più scheletri nell’armadio lui di tutto il cimitero di Londra.
Lo sapeva perché lei era nella sua stessa situazione.
Dorian le baciava il collo lasciandole piccoli segni rossi sulla pelle e lei affondava le unghie sulla sua schiena, le ferite si rimarginavo subito e si ricominciava da capo.
Lui sorrideva. Era sorpreso da quanto loro due fossero così sorprendentemente simili.
Si nutrivano delle anime per andare avanti, Mina di quella degli esseri umani e Dorian della propria.
E sapeva che c’erano innumerevoli atteggiamenti che lei non sopportava ma che, nonostante tutto, fosse attirata verso di lui come una falena davanti al fuoco.
Mina gli piaceva perché a volte incrociare il suo sguardo era come guardarsi allo specchio, e a Dorian aveva sempre amato le belle opere d’arti.
A volte Mina prendeva un coltello e gli lasciava profondi tagli ovunque riuscisse ad arrivare, per assaporare il sangue caldo che usciva dalle sue ferite aperte.
Voleva vedere se potevaa fare qualcosa per riuscire a spezzare l’incantesimo, se i tagli avessero smesso di richiudersi davanti a suoi occhi o se avessero continuato all’infinto.
Non aveva fretta, aveva tutta l’eternità davanti per cercare qualcosa di difettoso in Dorian, qualcosa che fosse riuscita ad allontanarla da lui.
Non avevano mai fatto l’amore, semplicemente perché lei escludeva che due come loro potessero provare un tale sentimento.
In quei momenti era solamente l’istinto e la passione a governarli.
La stanza veniva riempita da gemiti e dai sospiri. La voce di Dorian diventava roca quando era dentro di lei; Mina non aveva bisogno di sentire le sue parole vuote ma amava il loro suono mentre le pronunciava.
Quello che c’era tra di loro non aveva alcun futuro, ma era facile perdersi nel presente.
L’unica cosa di cui aveva nostalgia era se stessa, la persona che era prima di smarrirsi dentro di lui.
Quando erano insieme faceva scorrere le unghie sulla sua schiena perlacea, lasciandogli profondi segni rossi, gli mordeva il collo ma il suo sangue non aveva alcun sapore.
Lo guardava gemere con quella smorfia di dolore che gli attraversava il viso, ma tutto questo non durava più di un istante.
Il mattino dopo, quando la luce entrava nuovamente dalla finestra, ogni ferita si era rimarginata.