heavenmayburn: (Gin {kill})
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: Sic Transit Gloria.
Fandom: Bleach
Timeline: Prima del capitolo 184 e dell’episodio 110.
Capitoli: 1/1
Pairing: Kisuke Urahara/Shinji Hirako
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono a Tite Kubo. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Shinji aveva bisogno di quel contatto perché doveva sapere che tutto ciò che gli mancava non era perso davvero; che la sua vita era ancora lì, solamente in attesa e che avrebbe potuto riprendersela in qualsiasi momento.
Ma il tempo passa anche se non te ne accorgi, la Terra continua a girare anche se tu sei troppo occupato a pensare ad altro.
Conteggio parole: 1.675 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta con il prompt della sesta settimana del COW-T di [livejournal.com profile] maridichallenge: nostalgia e con uno del p0rn fest #4 di [livejournal.com profile] fanfic_italia: BLEACH Kisuke Urahara/Shinji Hirako, "Quanto tempo..." "Sto ancora aspettando."
Yo! Ecco l’altra missione. Per essere sicura di portarle a termine entrambe le ho scritta andando di pari passo con l’altra per assicurarmi di finirle entrambi (volevo recuperare terreno con fiumidiparole XD)
Questo prompt l’avevo trovato nell’edizione 2009 del fest, l’ho ributtato dentro alla lista di quest’anno e, visto che nessuno se lo filava, me lo sono anche messo da parte XD (Boh, forse sono l’unica interessata a del sano p0rn Shinji!centric :O Poco male XD) Senza contare che ho scritto troppo het in questo periodo, dovevo tornare in me XD
Nonostante Bleach come serie mi pigli bene (sorvolando sul trollaggio che, subito dopo disegnare vestisti alla moda, sembra essere l’hobby preferito di Kubo-sensei XD), sento di avere dei seri problemi a connettermi con i personaggi a livello astrale, quindi ditemi come sono andata XD
Probabilmente qui dentro ci sono spoiler sul ‘Turn back the Pendulum’ arc, gente avvisata… gente avvisata.
Titolo -Così passa la gloria (oltre che dalla locuzione latina) da Sic Transit Gloria… Glory Fades dei Brand New (Jesse Lacey potrebbe farmi venire ispirazione anche se stessi scrivendo una storia sui sassi dipinti *_*) e citazione da Thnks fr th mmrs dei Fall Out Boy. Infine, una menzione speciale va a Endgame, il nuovo album dei Rise Against, che mi ha permesso di arrivare alla fine senza uscirne pazza XD
E ora per favore uccidetemi perché non ho mai scritto così tanto in così poco tempo (praticamente sono 4000 parole in tre giorni, e considerando che io 4000 parole le scrivo a mala penain un mese XD)

Sic transit gloria.

{-And it’s always cloudy except for when you look into the past.}

Non c’erano nuvole nel cielo quel pomeriggio ed i raggi del sole illuminavano tutto il giardino.
Shinji si sistemò il cappello sulla testa, emettendo un mezzo sospiro e socchiudendo gli occhi.
Quella sarebbe stata la giornata perfetta per leggere un buon libro all’aperto oppure ascoltare la musica con le finestre spalancate. Normalmente momenti come quello erano i suoi preferiti, ma il fatto che ci fosse un’atmosfera del genere proprio quel giorno non faceva altro che irritarlo. Il quadretto stucchevole della gente che sorrideva dall’altra parte della strada, le risate e gli uccellini che cinguettavano, rappresentava la classica calma prima della tempesta. E lui stava aspettando da così tanto tempo che scoppiasse, di sentire il rumore dei fulmini e l’acqua sulla fronte, da non poterne davvero più.

-Oh, Hirako-san, bene arrivato.- esclamò una voce alla sua destra con tono allegro. –Su, coraggio, entra!-
Shinji annuì, staccandosi dal muro e seguendo Kisuke Urahara nel retrobottega. Il negozio non era ne più ne meno di quello che si aspettava, pieno di oggetti del quale ignorava l’utilità e dolciumi che sembravano vecchi di anni. Entrò in quello che sembrava un piccolo soggiorno, sedendosi davanti ad un tavolino rotondo.
Dopo alcuni secondi una ragazzina con i codini alti e le gote arrossate entrò con un piccolo vassoio in mano.
-Grazie, Ururu-chan- sorrise il padrone del negozio, portandosi la tazza vicino alle labbra e soffiandoci sopra. Shinji la ringraziò facendole un leggero gesto con il viso e lei fece un piccolo inchino, uscendo dalla stanza.

Kisuke si bagnò di nuovo le labbra con il the e Shinji appoggiò i gomiti all’indietro, ritornando a guardare fuori dalla finestra. Non che stesse succedendo qualcosa di interessante in quella strada, ma non aveva voglia ne di parlare ne di ascoltare.
-Come mai qui, Hirako-san?- chiese Kisuke con un tono che era tutt’altro che stupito.
I suoi occhi erano fissi su quelli di Shinji, lui li poteva scorgere nonostante l’ombra del suo cappello calato sul suo viso, e con un mezzo sorriso, sostenne il suo sguardo.
-Non sembri tanto sorpreso di vedermi, ne, Kisuke?-
-Dici?- chiese aprendo leggermente la bocca. –Immagino che tu abbia saputo di quello che è successo nel Seiretei…-
Shinji scrollò le spalle. –Non è un mio problema.- rispose freddamente.
Kisuke Urahara sorrise e Shinji scostò nuovamente lo sguardo.
Avrebbe dovuto saperlo.
Ci vuole un bugiardo per riconoscere un altro bugiardo e Kisuke ci aveva preso in pieno.

La verità era che gli bruciava. Sarebbero potuti passare altri cento anni e avrebbe ancora sentito la rabbia scorrergli insieme al sangue nelle vene.
Perché, Dei, non sarà stata la migliore del mondo, ma era la sua vita e lui non aveva potuto fare nulla per evitare che tutto quel casino succedesse.
Forse sarebbe stato meglio se non avesse mai avuto il sospetto che c’era qualcosa che non andava in quel bastardo, se fosse rimasto a guardare, se non avesse nemmeno provato. Ma lui l’aveva capito fin dall’inizio che non doveva fidarsi, aveva fatto tutto il possibile per fermarlo e, nonostante tutti gli sforzi, nulla era stato sufficiente.
Non gliene fregava un cazzo del suo ruolo di Capitano, l’unica cosa che gli mancava davvero era la sua vita. Non avere quel figlio di puttana e i modi in cui avrebbe potuto vendicarsi e fargliela finalmente pagare per tutto quello che gli aveva fatto come primo pensiero quando si alzava dal letto e come ultimo nel momento in cui andava a dormire.
-Comunque sia, dovresti informarti. Penso che ci siano delle cose che possano interessarti.- disse Kisuke, appoggiando la tazza sul legno scuro.
Shinji scrollò leggermente le spalle. –Come ti pare.-

-E’ passato molto tempo…- disse Kisuke dopo qualche istante di silenzio, lasciando la frase in sospeso, i suoi occhi erano nuovamente puntati contro quelli marroni di Shinji.
A qualunque cosa stesse facendo riferimento, era vero.
Era rimasto in attesa per così tanto tempo, cercando il momento giusto, che ora aveva l’impressione che tutta la sua vita fosse trascorsa così.
A volte aveva avuto la sensazione che ogni cosa accanto a lui fosse rimasta immobile, come se tutto fosse successo solamente un momento prima. Il futuro era qualcosa di nuvoloso, così lontano e confuso, che spesso si chiedeva se sarebbe mai arrivato davvero.
Ora mancavano solo pochi attimi, il momento era quasi arrivato, ma Shinji era stanco. Tutto ciò che voleva gli stava sorridendo da dietro l’angolo, senza avvicinarsi davvero, e sarebbero bastati giusto pochi passi, bastava che allungasse la mano e l’avrebbe afferrato.
-Sto ancora aspettando.-

Kisuke non aggiunse altro, continuando a sorseggiare il suo the con calma.
Non c’erano risposte da potergli offrire in quel momento e, anche se ci fossero state, lui era la persona meno adatta per dargliele. Ogni cosa che toccava gli sfuggiva dalle mani, ogni soluzione che trovava si trasformava in un nuovo problema.
Odiava quella situazione ma non poteva fare nulla se non andare avanti e sperare che alla lunga, le mosse che aveva fatto gli avrebbero fatto vincere la partita.
-Sembra le cose stiano cominciando a muoversi- sussurrò Kisuke.
Ancora una volta, Shinji non seppe dire se stesse parlando solamente della situazione in generale.
–Pensavo che questo momento non sarebbe mai arrivato- confessò con un sorriso, bevendo un sorso di the ormai freddo.
-Presto o tardi sarebbe arrivato. Doveva arrivare.- rispose Kisuke, socchiudendo gli occhi.

Il sorriso sul volto di Shinji si allargò mentre si avvicinava lentamente.
-E’ passato un sacco di tempo…- mormorò quando fu solamente ad un istante dal volto di Kisuke, soffiandogli le parole sulla bocca.
Kisuke lo guardò stupito, prima di ricambiare quel sorriso sghembo. –Sto ancora aspettando.-
E poi Shinji annullò le distanze premendo le sue labbra contro quelle di Kisuke.
Aveva bisogno di quel contatto perché doveva sapere che tutto ciò che gli mancava non era perso davvero; che la sua vita era ancora lì, solamente in attesa, e che avrebbe potuto riprendersela in qualsiasi momento.
Ma il tempo passa anche se non te ne accorgi, la Terra continua a girare anche se tu sei troppo occupato a pensare ad altro.
La sua vita era un capitolo chiuso, dentro di se lo sapeva. E probabilmente era pronto anche ad accettarlo, ma non in quel momento.
Per qualche ora voleva pensare che ci fosse ancora speranza, che loro avessero ancora qualche speranza.

Shinji gli passò la lingua sulle labbra mentre quell’assurdo cappello verde e bianco finiva a terra, e le sue dita si intrecciavano nei capelli mossi di Kisuke.
Con un colpo di reni si ritrovò sul pavimento, cercando di sostenere il peso di Shinji con i gomiti, mentre la sua lingua gli toccava il palato e le sue mani gli slacciavano freneticamente la casacca verde scuro.
Sentì le sue labbra succhiare la pelle del collo e Shinji spingersi sempre più vicino a lui.
Poi alzò la testa e anche il suo cappello cadde sul legno chiaro del pavimento. Sui loro visi c’era un sorriso che era tutto tranne che divertito.
Era passato troppo tempo…
Shinji scosse la testa, mandando indietro i capelli senza staccare lo sguardo dal volto di Kisuke. Si slacciò la camicia, lasciando che penzolasse mollemente dai suoi gomiti e continuò a muoversi, facendo entrare in contatto le loro erezioni attraverso i pantaloni.

Kisuke lo baciò, alzandosi in ginocchio e trascinando Shinji con se. Fece scendere la mano finchè non raggiunse l’inguine di Shinji e lui affondo le unghie nel suo avambraccio, mentre i sospiri uscivano come gemiti strozzati dalla sua bocca.
Alzò lo sguardo, Kisuke aveva gli occhi socchiusi e la bocca leggermente aperta, sentiva il suo fiato spezzato nonostante dalle sue labbra non uscisse alcun suono.
Quando notò che la propria mano si stava inumidendo, Shinji invertì le posizioni, slacciandosi i pantaloni.
Non avevano tempo per preliminari dolci e languidi. In quei giorni non si potevano permettere nulla di quel genere, non quando avevano davanti la battaglia più importante della loro vita da affrontare.
La posta era già troppo alta senza che aggiungessero qualcos’altro sul piatto.
Ma nessuno di loro poteva rinunciare a quei baci, perché ogni volta che le loro labbra entravano in contatto, era come riconquistare un pezzo di normalità che ormai se ne era andata.

Shinji entrò dentro di lui con le dita, il suo sguardo non si allontanò dai suoi occhi verdi ed il sorriso non sparì dalle sue labbra.
Ogni tanto il volto di Kisuke veniva scosso da una piccola vibrazione, e allora lui apriva leggermente la bocca e sospirava piano. Tutto ciò che gli mancava era lì, a meno di un soffio di distanza, e Shinji quel pomeriggio aveva intenzione di afferrarlo.
Entrò dentro di lui lentamente, mormorando frasi sconnesse interrotte solamente da gemiti e imprecazioni. Aumentò il ritmo mentre Kisuke abbassava una mano verso il proprio bacino, riprendendo da dove Shinji si era interrotto.
Le mani di Shinji trovarono nuovamente la strada verso i suo capelli, interecciandosi tra le sue dita e tirandoglieli quando sentiva il piacere diffondersi lungo il suo corpo, come se fosse attraversato da piccole scosse elettriche.
Continuò a baciarlo, lasciando piccoli segni rossi sul suo corpo e graffi sulle sue spalle.
Quando venne la sua vista era appannata, come se tutto succede lontano da loro, come se i colori che lo circondavano fossero in bianco e nero. Il suo fiato era spezzato nella sua gola e il sudore colava lungo la sua fronte.

Quando stava per rivestirsi ed andarsene, inaspettatamente Kisuke lo attirò verso di se, mettendogli un braccio intorno alle spalle. Non fu un gesto romantico, ma Shinji si sentì più vicino a lui in quel momento che durante tutto il tempo che avevano passato insieme quel pomeriggio.
Sospirò profondamente, ricambiando goffamente quel gesto e sospirando nell’incavo del suo collo.
–E’ così è arrivato il momento…- mormorò con una risata amara.
-Dovresti essere più tranquillo, Hirako-san- gli rispose piano, lanciando uno sguardo fuori dalla finestra. –Dopotutto hai aspettato per cento anni che arrivasse…-
Abbiamo aspettato…
-Già.- rispose recuperando il suo cappello e rimettendoselo in testa. Stava per alzarsi, quando si sorprese a dire la cosa più stupida che gli sarebbe potuta venire in mente. –Cerca di esserci alla fine- mormorò acidamente a mezza voce, fissando intensamente le tazzine di the rimaste sul tavolino.
Kisuke sbattè le palpebre per qualche secondo e poi sorrise. –Cerca di esserci anche tu, Hirako-san.-

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