heavenmayburn: (Bert)
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: My pussy demands attention!
Fandom: RPF – The Used
Capitoli: 1/1
Pairing: Quinn Allman/Fem!Bert McCracken
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia sono realmente esistenti ed appartengono a loro stessi, ed io non intendo dare rappresentazione veritiera ne del loro carattere ne della loro sessualità o offenderli in alcun modo. E per finire non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: La persona che gli stava davanti aveva tutto di sbagliato.
Prima di tutto aveva i vestiti di Bert e… le tette!
Chiariamoci, Quinn adorava le tette; le considerava fighissime e tutto il resto, ma le tette su Bert… beh, facevano un effetto strano.
Conteggio parole: 2.097 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta con il settima settimana del COW-T di [livejournal.com profile] maridichallenge: storia con warning ‘switchgender’ e schifosamente ispirata da questa foto (o da questa, o da questa, o da mille altre, non lo so… Bert è uno spunto continuo XD)
Yo dawg! I herd u liek crack so I put some crack in your crack so you can read crack while you read crack, hell yeah.
Ci voleva, ho scritto troppa roba triste e emo in questi mesi XD
E Bert e Quinn, beh, presi sul serio sarebbero una bella coppia piena di angst e traggeddie e un sacco di cose interessanti ma io non sono capace di scrivere seriamente su Bert, non gli rendo giustizia sono anche persone così bellissimamente fuera… Insomma, sono il nero del fandom, stanno bene con tutto XD

My pussy demands attention!

Quinn si alzò lentamente a sedere. La testa gli girava ed in bocca c’era quel retrogusto acido che si diffonde nella gola dopo aver vomitato -che schifo! E quando era successo?-. Si passò il palmo delle mani sulle labbra e strinse gli occhi, cercando di capire dove si trovava.
Si era lasciato convincere da Bert ad andare ad una festa di gente che nemmeno conosceva, quel bastardo gli aveva anche detto che sarebbe stato divertente e stronzate varie.
Beh, non lo era stato.
Aveva cominciato a bere presto –troppo presto, a quanto pare- fumato e probabilmente qualche pervertito –Bert?- gli aveva messo qualcosa nel drink. Altrimenti non si spiegavano le fitte di mal di testa che gli stavano perforando il cervello.
L’unica cosa sicura era che era sdraiato su un letto che non era suo e, considerando quello che capita di solito alle feste e quello che probabilmente era successo anche prima del suo arrivo, non aveva intenzione di rimanere seduto lì sopra un minuto di più.

Quando, dopo essersi assicurato che le gambe gli avrebbero retto, aveva finalmente deciso di andare verso la porta, questa si spalancò.
Nel momento in cui i suoi occhi si furono abituati alla luce e la sua visione si fece più chiara e nitida, sentì la vocina del suo cervello esclamare, anzi gridare, che c’era qualcosa che non andava.
E la vocina del suo cervello non si sbagliava mai. Era la voce della ragione, gli aveva suggerito di evitare di spendere soldi per andare a vedere quella cagata di Dragon Ball Evolution, gli diceva di fermarsi quando vinceva a poker e di non organizzare mai, per nessun motivo, feste nel suo stesso appartamento.
Insomma, era una che la sapeva lunga.
E la persona che gli stava davanti aveva tutto di sbagliato.
Prima di tutto aveva i vestiti di Bert e… le tette!
Chiariamoci, Quinn adorava le tette; le considerava fighissime e tutto il resto, ma le tette su Bert… beh, facevano un effetto strano.
La maglietta scura cadeva lungo i suoi fianchi mollemente, facendogli quasi da camicia da notte, e i jeans chiari che indossava erano macchiati di birra e Dio solo sa cos’altro. E poi c’erano i capelli, che non erano cambiati per nulla dall’ultima volta che aveva visto Bert normale; erano castani, disordinati e unti quel tanto che bastava per condirci l’insalata.
Era da quando ad otto anni aveva interrotto i suoi genitori mentre facevano sesso che Quinn non si sentiva così destabilizzato.

-Ehi…- mormorò nella sua direzione, incapace di pensare a qualche cosa di sensato. Perché, andiamo, che cosa si dice quando il petto del tuo migliore amico si gonfia come nemmeno quello di Pamela Anderson?
-Dov’eri finito?- domandò allora, con un tono di voce molto più acuto del normale e per niente Bert McCracken. –Insomma, io ti porto ad una festa e tu te ne vai a collassare nella camera del primo segaiolo che trovi? Che tristezza.- mormorò cercando di trattenere una risata di scherno.
Oh, carino vedere che il davanzale non aveva intaccato il suo discutibile senso dell’umorismo.
-Io… io…- lo sguardo di Quinn cadde di nuovo sul petto di Bert e si leccò le labbra, cercando di ritrovare la concentrazione. Non sapeva se essere intrigato da quella situazione o spaventato a morte.
Bert schioccò le dita, facendolo tornare alla realtà. –La mia faccia è qui sopra, sai?-
-Io… S-scusa… hai detto qualcosa?-
-Lo sapevo, sei come tutti gli altri! E io che pensavo che ti fossi innamorato di me per il mio carattere- disse melodrammaticamente, facendo finta di asciugarsi le lacrime dal viso.
-Senti, ma… da quand’è che…- Quinn si bloccò per un istante. Dio, non pensava che sarebbe mai arrivato a pronunciare quella frase. -…Che ti sono cresciute…- Bert alzò un sopracciglio e Quinn, controvoglia, continuò, puntando il dito contro di lui e lo sguardo sul pavimento. -…Dio, lo sai, no?...Quelle.-

Bert lo fissò per qualche secondo, si fissò il petto, e infine alzò le spalle. –Ecco, lo sapevo. Ti lascio un’oretta da solo e impazzisci.-
-Ma quindi…- continuò Quinn, come se non l’avesse sentito. –Ora come ti chiami? Berta? Betty? Roberta? -
-Sì, sei proprio impazzito.- decretò avvicinandosi a lui ed alzandosi la maglietta.
-Woah. Woah! E ora che fai?- esclamò con un tono di voce che variava dall’isterico al terrorizzato, fermandolo quando oramai era troppo tardi e niente più era lasciato alla sua immaginazione.
Bert alzò le spalle. –Sono annoiata, facciamo sesso.-
-Cosa? Cosa?! No. Oh, no. Questo è sbagliato. Questa è la Regina Elisabetta delle cose sbagliate, anzi, è tutta la fottuta casa reale! Io non mi ricordo cos’è successo e tu hai le tette! Dormo per un ora e ti cresce una terza, cazzo! Come diavolo…? Ma che cazzo…? Dio, le tette! LE TETTE!- Quinn si massaggiò la testa con le dita, cercando di riprendere il controllo e poi alzò lentamente lo sguardo.
-Hai finito?- domandò lasciandogli un bacio umido sulle labbra. Quinn deglutì di nuovo e dalle labbra di Bert uscì un’altra risata sguaiata. Almeno dentro era rimasto lo stesso –o per meglio dire, la stessa- stronzo di sempre. –Guarda che non ho voglia di fare tutto io, se non ti dai una mossa non te la do.-

-Questa cosa è sbagliata…- mormorò mentre le labbra di Bert si posavano nuovamente sulle sue, e le sue mani scendevano lentamente in direzione della cerniera dei jeans di Quinn. –Questa è la Obi One delle cose sbagliate…-
-Oh, taci- gli soffiò di nuovo sulle labbra, mentre si buttava di nuovo contro la sua schiena e entrambi cadevano sulle coperte sudice. –Sei proprio una femminuccia! Ci manca solo che quando finiamo tu ti metta a piangere!-
-No, ma… tu non capisci!- obbiettò Quinn mentre le scostava il viso per cercare un po’ d’aria. –Tu non eri così l’ultima volta che ti ho visto…-
Bert alzò un sopracciglio. –Se questo è un modo carino per dirmi che sono diventata una cicciona, beh, fanculo!-
-Non mi sto riferendo proprio a quello, beh… Vedi, Bert…-
-Chiamami Bettina- lo interruppe, soffiandogli quelle parole piano vicino all’orecchio.
-Che…? Betti…Oh, mio Dio, questa è l’Imperatore Palpatine delle cose sbagliate!-

Così sbagliata che sembrava quasi giusta, come quella cosa che Bettina stava facendo al lobo del suo orecchio, o al modo in cui muoveva i fianchi contro il suo bacino, o al fatto che quella sera i suoi occhi sembrassero più blu di ogni altra volta che aveva incrociato il suo sguardo…
Poi Bettina scese in ginocchio, slacciandogli la zip e regalandogli uno dei migliori pompini della sua vita e per qualche istante tutto andò a posto.
Non c’era più quella sensazione confusa e spaventata perché, ma che cazzo, Bert era diventato una donna. Non c’era ragione di pensare ad altro e, anche se ci avesse provato, tutti i pensieri che uscivano dal suo cervello erano in qualche modo intontiti, tanto che, se avesse potuto, la vocina del suo cervello avrebbe organizzato una falò sulla spiaggia intonando Kumbaya con la chitarra.

Gli occhi azzurri di Bettina incontrarono quelli mezzi socchiusi di Quinn, e lui capì subito qual’era la richiesta che gli stava facendo, ma lei decise di rendere ancora più chiaro il concetto, tanto per.
-Se hai intenzione fare lo stronzo ti mollo qui così- mormorò sul suo uccello duro. –Anche la mia figa chiede attenzioni!-
Le tese una mano e la fece sdraiare sul letto ed infilò le dita sotto le sue mutandine, mentre vedeva gli occhi di Bettina socchiudersi e la sua bocca aprirsi appena.
Un’altra cosa non era cambiata –o almeno così credeva Quinn, non che avesse mai davvero pensato di fare sesso con Bert, naturalmente- era la quantità impressionante di imprecazioni che uscivano dalle sue labbra mentre la masturbava.
La sentiva agitarsi sotto le sue dita mentre andava più a fondo, mugugnando a mezza voce frasi probabilmente illegali in Alabama e, a quel punto, decise che ne aveva abbastanza.

Si frugò nella tasca dei jeans in cerca del preservativo –dopotutto era sempre Bert, non ci teneva a beccarsi la clamidia. No, grazie- e entrò in lei lentamente, mentre un grugnito gli usciva dalle labbra.
Con la coda dell’occhio osservò Bettina, fissarlo seriamente in faccia, senza neanche sforzarsi di fingere di starsi divertendo.
Che tristezza. Probabilmente aveva ragione quella stronza, era una mammoletta.
-Hai finito?- gli chiese dopo qualche istante, alzando un sopracciglio.
-Io… Io- mormorò Quinn colpevole. Ma che altro si aspettava? Erano mesi che.. beh… Era umano lui, non una specie di Ranma 1/2 con l’alito che puzzava di Jack Daniels. –…Sì. Sì, ho finito.-
-Che tristezza.- ripetè con un sospiro, prima di invertire le posizioni e sorridergli divertita. –Okay, bellezza, allacciati le cinture. Questa volta la corsa la conduco io.-

E poi lei cominciò a baciargli il collo, facendo scorrere la fronte sull’accenno di barba che gli stava spuntando sulle guancie e giocando con le dita con il suo uccello.
Sentiva i fianchi di Bettina premere sempre di più contro il suo bacino, la sua lingua lasciargli una scia umida sull’addome e il cazzo di nuovo dritto.
Dio, era tornato ad avere quindi anni, un coglione in balia degli ormoni.
Ormoni impazziti per il tuo migliore amico che fino a due ore fa era un uomo, si affrettò a ricordargli la sua voce interiore prima di tornare a fare l’hippy sulla spiaggia.

Quando entrò di nuovo dentro a Bettina, anzi, quando Bettina lo fece entrare in lui ancora, lei non perse tempo. Cominciò a muovere il bacino, ad alzarsi e abbassarsi, e Quinn non poté fare a meno di fissare le sue tette, che si muovevano in un modo quasi ipnotico.
-Oddio… ODDIO…- mormorò a denti stretti, mentre sentiva la vista andargli in blackout ogni breve intervallo, sostituita da veloci scosse di piacere. -Bert, Bettina… Ti chiamo come cazzo vuoi, basta che non smetti…-
Bettina sorrise prima di ricominciare a mormorare frasi sconnesse a mezza voce e poi venire con un urlo roco.

Quinn si morsicò le labbra quando lei le si stese accanto. Eccolo, il momento più difficile, il dopo-sesso.
E ora, che cosa avrebbe dovuto fare? Stringerla come aveva fatto con le sue ex? Darle un cinque come avrebbe fatto con il suo migliore amico?
Era esausto e l’unica cosa che voleva fare era dormire finchè le cose non avessero ricominciato ad avere senso.
Bettina aveva avuto ragione su tutto, ora gli stava anche venendo anche da piangere.
Fu lei a toglierlo dall’imbarazzo, semplicemente avvolgendosi nelle coperte e mettendosi a dormire. Quinn seguì saggiamente il suo esempio.

Fu una cuscinata a svegliarlo, il mattino seguente.
-Ma che…?- mormorò togliendoselo dal viso. Per poco i suoi occhi non gli schizzarono fuori dalle orbite. -…Bert? BERT?! Ma sei tu?-
Tutto sembrava essere tornato al posto giusto. La barba, la pancia etilica ma, soprattutto, l’addome piatto e il rigonfiamento all’altezza del cavallo dei suoi jeans.
E’ il pisello? Dio, fa che sia il pisello…
Allungò una mano –giusto per essere sicuro- ma questa fu allontanata bruscamente da Bert con un gesto stizzito. –Ma che cazzo fai? Va beh che sei geloso, ma eliminare la concorrenza non risolverà il tuo problema!-
Quinn lo ignorò, gettandogli le braccia al collo e desiderando di non lasciarlo mai più andare via. –Sei tu! Sei tornato! Che bello! E quello è il tuo pisello, vero? Che bello! Fammelo toccare! Su, ti prego!-
Bert si staccò da lui mollandogli una gomitata e cominciando ad indietreggiare spaventato. –Amico, mi stai spaventando a morte…-
Ma Quinn non lo ascoltava, troppo felice che le cose fossero tornate alla normalità. –Che bello.- ripetè con un sospiro liberatorio.
-Dio…- esclamò Bert, rimanendo fermo dall’altra parte della stanza senza abbassare la guardia. Non posso lasciarti un oretta da solo che impazzisci.-

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