Diem ex Dei

Apr. 5th, 2011 03:21 pm
heavenmayburn: (Zechs {chains})
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: Diem ex Dei.
Fandom: Gundam Wing
Timeline: dopo 1x43
Capitoli: 1/1
Personaggi: Treize Khushrenada; Zechs Merquise.
Raiting: Pg
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono alla Sunrise. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Il nome di Milliardo Peacecraft non gli era mai piaciuto, era da anni che non lo sentiva più suo. Ma quella che stava per affrontare era un’impresa troppo grande per Zechs Merquise, avrebbe dovuto farci l’abitudine.
Conteggio parole: 636 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta con il prompt della settimana settimana del COW-T di [livejournal.com profile] maridichallenge: ’La maledizione degli uomini è che essi si dimenticano’ dal film Excalibour.
Appena ho visto il prompt ho pensato che fosse stato pensato per Treize; e la mia intenzione era fare un mash up con quello Treize/Relena del p0rn fest che mi ero scaricata dalla lista (come al solito XD), ma mi sono resa conto che la mia fragile memoria era di ben poco aiuto e per finire quella storia non avevo altra scelta se non quella di farmi un rewatch di come minimo di tutta l’ultima parte della serie. Quindi nulla, per ora la lascio nella mia cartella e, se il Dio del fandom vorrà, la completerò a COW-T finito #ThisIsWhyWeCantHaveNiceThings
Per il resto, non lo so. Treize e Zachs sono dei veri fighi e spero di essere stata alla loro altezza nel caratterizzarli. Tra l’altro è tipo la prima volta che scrivo del sano ed affascinante gen \o/ Quest’anno sto sperimentando abbestia X°D
Il titolo –‘Giorno di Dio’, viene da una canzone dei Globus (credevate che avessi finalmente imparato il latino, eh? Ebbene no. Internet mi ha detto il significato e il latino rimarrà una di quelle lingue affascinanti come il russo, il tedesco o l’arabo antico che mi saranno per sempre sconosciute XD) band da musica epica che vi consiglio, per entrare nel mood della storia o per passare dei piacevoli quattro minuti nonostante le babbate che scrivo XD

Diem ex Dei.

Treize chiuse gli occhi, appoggiando la testa contro la stoffa della poltrona sul quale era seduto, e lanciando uno sguardo fuori dalla piccola finestra.
Nonostante fosse in viaggio già da qualche ora, aveva l’impressione di non essersi mosso più di qualche centimetro.
Le stelle erano ferme, come se per ogni chilometro che la navicella percorreva in avanti, loro ne facessero uno indietro, e il resto dell’Universo che riusciva a scorgere da quella finestra sembrava riempito dalla Terra.
Tutto era calmo e silenzioso, neppure le esplosioni delle battaglie sembravano turbare la quiete dello spazio. La guerra passava come un film muto davanti a quelle stelle, troppo occupate a brillare per rendersi conto di quello che l’umanità stava per affrontare.
Era il posto perfetto per morire, sorrise fra se.

Cercò con la mano la tazzina che aveva appoggiato di fianco al suo sedile e si bagnò le labbra con il the.
Tutto stava andando avanti esattamente come previsto. Il tempo, un secondo alla volta, gli aveva condotti esattamente dove immaginava; e quello che sarebbe successo di li a poco era la conseguenza più disastrosa, ma anche l’unica a cui potessero far fronte.
Non è possibile affrontare il futuro senza avere memoria del passato, altrimenti non si fa altro che girare in circolo. Nessuna guerra ha senso se dopo ne segue un’altra, la morte perde di qualunque significato se le persone non riflettono sul sacrificio che è stato compiuto.
La maledizione degli uomini è che essi dimenticano troppo facilmente. L’unica cosa che poteva fare era di offrire al genere umano qualcosa che non avrebbero potuto dimenticare.

Appoggiò di nuovo la tazzina sul tavolino di legno accanto a se e chiuse gli occhi, mentre un piccolo sorriso gli increspava le labbra. –Sto arrivando, amico mio.-

*****

Zachs si allontanò dalla stanza di comando con passo svelto, ignorando il saluto di un sottufficiale che sembrava particolarmente intimorito da lui, e dirigendosi verso una delle grandi vetrate che percorrevano i corridoi del Libra.
Il nome di Milliardo Peacecraft non gli era mai piaciuto, era da anni che non lo sentiva più suo. Ma quella che stava per affrontare era un’impresa troppo grande per Zechs Merquise, avrebbe dovuto farci l’abitudine.

Fissò il panorama scuro davanti ai suoi occhi.
Una delle cose che gli era sempre piaciuta dello Spazio era come ogni cosa sembrasse piccola ed insignificante, paragonata a quelle stelle. Non importa chi tu sia, quale azioni tu abbia compiuto durante la tua vita, in mezzo all’Universo non sei altro che un piccolo puntino sbiadito.
Spesse volte, quando aveva incontrato gli abitanti delle Colonie, questi gli avevano chiesto se si rendesse conto di quanto fosse stato fortunato a nascere sulla Terra e riuscire a vedere la luna piena dal vivo e non solo in televisione. In quegli istanti lui si era domandato il contrario; a loro bastava percorrere solo pochi chilometri per lasciare che i loro problemi fossero risucchiati dall’atmosfera fittizia della colonia. Lo sapevano, loro, quanto fossero fortunati?

Si morse le labbra mentre in lontananza sentì Quinze dare gli ultimi ordini alle truppe.
Era arrivato il momento.
Tutto ciò che Treize aveva pensato si era realizzato, ed ora davanti a se c’era il più grande dispiegamento di forze di cui l’umanità avesse memoria.
Per un attimo si domandò che cosa avrebbe detto suo padre se fosse stato ancora vivo, ma fu un pensiero che allontanò velocemente dalla mente, chiudendo gli occhi.
Da anni ormai aveva abbandonato i suoi passi, non aveva senso pensarci adesso, non quando era andato così avanti. Non quando mancavano solamente pochi minuti prima che quella guerra iniziasse.
Avrebbe continuato a seguire la strada che si era scelto sperando che non fosse un vicolo cieco e, a modo suo, avrebbe fatto il possibile perché gli ideali del Sanc Kingdom si fossero concretizzati.
Quello non era l’inizio, era la fine.
-Ti sto aspettando, Treize.- mormorò verso lo Spazio, prima di tornare verso la sala di comando.

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