Titolo: Some might say we've lost our way {but I believe we've not gone far enough}
Fandom: One Piece
Capitoli: 1/1
Pairing: Roronoa Zoro/Nami/Sanji [Più Zoro/Sanji -Molto più Zoro/Sanji /o\ Oddio, non riesco manco ad essere imparziale D:- e Sanji/Nami che altro]
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza scopo di lucro) sono stati creati ed appartengono a Eiichiro Oda, booyah \o/ Non possiedo e non ci guadagno nulla X3
Sommario: Certo, avevano bevuto. Okay, si erano divertiti, ma… quello che stava succedendo in quella stanza qualcosa di più di una tempesta.
Era strano, inspiegabile e un’altra serie di aggettivi che non rendevano nemmeno minimamente l’idea di quanto quella cosa fosse di più.
Conteggio parole: 1.103 (
fiumidiparole)
Note: Scritta per la Notte Bianca #3 di
maridichallenge con il prompt: ‘Threesome; raiting R/NC17’.
Come al solito provo a scrivere di questo fandom nonostante mi spaventi da morire (questo è l’unico fandom che mi terrorizza perché non mi fa sentire all’altezza. Forse solo Bert McCracken mi fa un’effetto simile XD). Ma è più o meno il mio fandom del momento, quindi non potevo lasciar perdere. Piuttosto piglio pomodori XD
Titolo da a Gentlemen’s Cup dei Rise Against (ringraziate loro se sono riuscita ad arrivare infondo a sta notte XD)
Faccio presente che a metà notte ho perso tutto e ho dovuto riscrivere dall'inizio (prima volta che mi capita ma mi ha fatto male esattamente come se fosse un’abitudine .____.). La prima versione era meglio, just sayin’.
Some might say we've lost our way
{but I believe we've not gone far enough}
Quella sera la cambusa era illuminata da una luce pallida, riflessa dalle onde del mare.
Zoro fece leva sul ginocchio, affondando nel divano ormai sfondato, e spostandosi verso lo stupido cuoco lentamente, per fare meno rumore possibile. Gli prese la manica della camicia e lo spinse verso di se, facendogli saltare i primi bottoni della camicia che indossava.
Nami-swan sorrise, muovendosi in silenzio finché non fu quasi seduta sopra a Sanji, una mano gli sbottonò gli ultimi bottoni della camicia.
Il mare non era particolarmente mosso quella sera, non c’erano grandi cavalloni che facevano dondolare la nave violentemente; solo una piccola brezza, quel tanto che bastava per dare a tutti loro la sensazione che la Sunny non fosse ferma.
Sanji si leccò le labbra mentre stringeva il filtro della sigaretta fino quasi a farlo sfaldare tra le dita.
Certo, avevano bevuto. Okay, si erano divertiti, ma… quello che stava succedendo in quella stanza qualcosa di più di una tempesta.
Era strano, inspiegabile e un’altra serie di aggettivi che non rendevano nemmeno minimamente l’idea di quanto quella cosa fosse di più.
Nami-swan si sporse verso di lui, lasciandogli un bacio leggero sulle labbra e lasciandosi sfuggire una risata per via del solletico che il suo pizzetto gli procurava.
Sanji sbattè le palpebre per qualche istante, senza fare nulla e senza riuscire a nascondere il grande sorriso –forse un po’ troppo grande per una persona normale- che gli illuminò il volto.
Il viso di Nami-swan aveva la stessa espressione di quando trovavano qualcosa di valore in una vecchia bottega, oppure quando ricordavaa Zoro al Marimo dei soldi che le doveva.
Ora la situazione era nelle sue mani e lei era più che felice di condurre i giochi.
Nami-swan continuava a muoversi sopra di lui, gli accarezzava l’addome con i polpastrelli e Sanji sentiva i brividi sulla pelle, come se fosse tornato ad avere tredici anni.
E quell’idiota di uno spadaccino non smetteva un attimo di mordergli il collo, lasciandogli segni rossi e umidi dappertutto.
Sanji sentiva i suoi addominali premere contro la sua schiena e la sua erezione contro la schiena.
-Idiota!- sentì la sua stessa voce esclamare ad un certo punto, alzando il viso fino ad incontrare lo sguardo dell’idiota in questione. –Se devi fare qualcosa, falla bene! Mi stai sbavando addosso!-
-Che cosa?!- rispose Zoro quando i loro volti furono solamente ad un istante i distanza, soffiandogli quelle parole in faccia ed afferrando il colletto della camicia scura così forte da rovinarne la stoffa, mentre lo guardava negli occhi con la solita rabbiosa irritazione.
Quel cuoco era incredibile.
Non avrebbe dovuto vantarsi di essere il migliore chef o un abile lottatore. No, Zoro era sicuro che quello di cui doveva andare più fiero era di essere un gran rompicoglioni, perché nessuno al mondo riusciva a fargli perdere la pazienza come Sanji.
Lo guardò per qualche secondo negli occhi e poi mollò la presa, un sorriso soddisfatto gli solcava le labbra. –Forse sei tu quello che dovrebbe smettere di sbavare.- dichiarò lasciando la presa.
-Fottiti!- gli rispose prontamente Sanji.
E in un attimo le loro posizioni erano invertite, ed era la maglietta di Zoro quella che rischiava di strapparsi.
Nami sospirò seccamente. Non era umanamente possibile che quei due litigassero anche in momenti come quello.
Diede un piccolo calcio alla gamba di Sanji e, per la prima volta da quando lo conosceva, si sentì ignorata.
Sanji lanciò un ultimo sguardo incazzato a quell’idiota dello spadaccino, prima di spingerlo di nuovo verso di se e fare quasi cozzare le loro bocche.
Ed entrambi sapevano che era così che doveva essere, che quello era l’unico bacio che si sarebbero potuti scambiare.
C’era tanta lingua, gli occhi erano aperti e fissi sullo sguardo dell’altro -perché di sicuro nessuno di loro sarebbe stato il primo ad abbassarlo-, un verso simile a gemito -non lo era, di sicuro non era un gemito- cercare di uscire dalle loro labbra per poi essere bloccato in gola, e anche qualcosa di più, di cui però nessuno aveva intenzione di accennare.
Perché quella sera, dove tutto sembrava di più del normale, rischiava di averli confusi. Si sarebbero solamente messi a parlare del nulla.
Poi due dita sottili scostarono il viso di Sanji e lui incontrò lo sguardo di Nami-swan, mentre le sue labbra si posavano delicatamente, una volta e una volta ancora, contro le sue.
Baciare Nami-swan era esattamente l’opposto. Era delicato, sensuale, e sapeva di mandarini e liquore.
Sanji le mise le braccia intorno al collo, avvinandola a se il più possibile e perdendosi nell’odore dei suoi capelli, quando lei infilò le dita sotto l’elastico dei suoi boxer.
L’idiota gli stava baciando la pelle delle spalle, così lentamente da renderlo impaziente, e sembrava che niente sfuggisse al suo tocco.
Sanji aveva il respiro mozzato e la vista annebbiata quando alzò un braccio, allontanando Nami-swan solo quel tanto che bastava per portarselo di nuovo vicino e sentirlo nuovamente contro di lui.
Zoro gli prese la mano e la portò alle labbra, lasciando dei piccoli baci sulla pelle resa secca dall’acqua calda e dal detersivo. Sanji non riusciva a decidersi se essere colpito da tanta tenerezza o esserne imbarazzato a morte.
Quando Nami si abbassò la gonna e si sfilò le mutandine, Sanji esitò solo un istante prima di entrare dentro di lei.
Usò tutta la delicatezza di cui era capace, non importava se aspettasse questo momento da quando l’aveva conosciuta e, quando Nami annuì con gli occhi socchiusi, cominciò a muoversi, aumentando il ritmo di tanto in tanto e con tutta l’intenzione di dimostrare che si meritava il titolo di miglior amante di tutti i Mari.
Sentì il bracciò di Zoro muoversi in direzione dei propri pantaloni, la cintura cadere mollemente sul divano e lui spingersi così tanto contro la sua schiena da obbligarlo a lasciare andare per qualche istante Nami-swan per non perdere l’equilibrio.
Lei gemeva, con gli occhi socchiusi e la bocca leggermente aperta, seguendo le sue spinte con il bacino, incitandolo a fare di più; e Zoro aveva le labbra premute contro il suo collo, ed era così vicino che Sanji riusciva a sentire il rumore del suo fiato spezzato, e la mano con cui non si stava masturbando stringeva quella di Sanji così forte da farla diventare bianca.
Venne con un grido roco, i capelli biondi e sudati erano appiccicati al suo viso.
Diede un ultimo bacio sulla fronte di Nami-swan, prima di uscire da lei e farla sedere più comodamente sul divano.
Quando si alzò per cercare dei fazzoletti si rese conto che la mano di Zoro era ancora stretta nella sua e nessuno dei due sembrava essere intenzionato a lasciare la presa.
Fuori il mare sembrò cominciare ad agitarsi ma, ancora una volta, nulla di paragonabile a quello che stava succedendo sottocoperta.
Fandom: One Piece
Capitoli: 1/1
Pairing: Roronoa Zoro/Nami/Sanji [Più Zoro/Sanji -Molto più Zoro/Sanji /o\ Oddio, non riesco manco ad essere imparziale D:- e Sanji/Nami che altro]
Raiting: Nc17
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza scopo di lucro) sono stati creati ed appartengono a Eiichiro Oda, booyah \o/ Non possiedo e non ci guadagno nulla X3
Sommario: Certo, avevano bevuto. Okay, si erano divertiti, ma… quello che stava succedendo in quella stanza qualcosa di più di una tempesta.
Era strano, inspiegabile e un’altra serie di aggettivi che non rendevano nemmeno minimamente l’idea di quanto quella cosa fosse di più.
Conteggio parole: 1.103 (
Note: Scritta per la Notte Bianca #3 di
Come al solito provo a scrivere di questo fandom nonostante mi spaventi da morire (questo è l’unico fandom che mi terrorizza perché non mi fa sentire all’altezza. Forse solo Bert McCracken mi fa un’effetto simile XD). Ma è più o meno il mio fandom del momento, quindi non potevo lasciar perdere. Piuttosto piglio pomodori XD
Titolo da a Gentlemen’s Cup dei Rise Against (ringraziate loro se sono riuscita ad arrivare infondo a sta notte XD)
Faccio presente che a metà notte ho perso tutto e ho dovuto riscrivere dall'inizio (prima volta che mi capita ma mi ha fatto male esattamente come se fosse un’abitudine .____.). La prima versione era meglio, just sayin’.
Some might say we've lost our way
{but I believe we've not gone far enough}
Quella sera la cambusa era illuminata da una luce pallida, riflessa dalle onde del mare.
Zoro fece leva sul ginocchio, affondando nel divano ormai sfondato, e spostandosi verso lo stupido cuoco lentamente, per fare meno rumore possibile. Gli prese la manica della camicia e lo spinse verso di se, facendogli saltare i primi bottoni della camicia che indossava.
Nami-swan sorrise, muovendosi in silenzio finché non fu quasi seduta sopra a Sanji, una mano gli sbottonò gli ultimi bottoni della camicia.
Il mare non era particolarmente mosso quella sera, non c’erano grandi cavalloni che facevano dondolare la nave violentemente; solo una piccola brezza, quel tanto che bastava per dare a tutti loro la sensazione che la Sunny non fosse ferma.
Sanji si leccò le labbra mentre stringeva il filtro della sigaretta fino quasi a farlo sfaldare tra le dita.
Certo, avevano bevuto. Okay, si erano divertiti, ma… quello che stava succedendo in quella stanza qualcosa di più di una tempesta.
Era strano, inspiegabile e un’altra serie di aggettivi che non rendevano nemmeno minimamente l’idea di quanto quella cosa fosse di più.
Nami-swan si sporse verso di lui, lasciandogli un bacio leggero sulle labbra e lasciandosi sfuggire una risata per via del solletico che il suo pizzetto gli procurava.
Sanji sbattè le palpebre per qualche istante, senza fare nulla e senza riuscire a nascondere il grande sorriso –forse un po’ troppo grande per una persona normale- che gli illuminò il volto.
Il viso di Nami-swan aveva la stessa espressione di quando trovavano qualcosa di valore in una vecchia bottega, oppure quando ricordava
Ora la situazione era nelle sue mani e lei era più che felice di condurre i giochi.
Nami-swan continuava a muoversi sopra di lui, gli accarezzava l’addome con i polpastrelli e Sanji sentiva i brividi sulla pelle, come se fosse tornato ad avere tredici anni.
E quell’idiota di uno spadaccino non smetteva un attimo di mordergli il collo, lasciandogli segni rossi e umidi dappertutto.
Sanji sentiva i suoi addominali premere contro la sua schiena e la sua erezione contro la schiena.
-Idiota!- sentì la sua stessa voce esclamare ad un certo punto, alzando il viso fino ad incontrare lo sguardo dell’idiota in questione. –Se devi fare qualcosa, falla bene! Mi stai sbavando addosso!-
-Che cosa?!- rispose Zoro quando i loro volti furono solamente ad un istante i distanza, soffiandogli quelle parole in faccia ed afferrando il colletto della camicia scura così forte da rovinarne la stoffa, mentre lo guardava negli occhi con la solita rabbiosa irritazione.
Quel cuoco era incredibile.
Non avrebbe dovuto vantarsi di essere il migliore chef o un abile lottatore. No, Zoro era sicuro che quello di cui doveva andare più fiero era di essere un gran rompicoglioni, perché nessuno al mondo riusciva a fargli perdere la pazienza come Sanji.
Lo guardò per qualche secondo negli occhi e poi mollò la presa, un sorriso soddisfatto gli solcava le labbra. –Forse sei tu quello che dovrebbe smettere di sbavare.- dichiarò lasciando la presa.
-Fottiti!- gli rispose prontamente Sanji.
E in un attimo le loro posizioni erano invertite, ed era la maglietta di Zoro quella che rischiava di strapparsi.
Nami sospirò seccamente. Non era umanamente possibile che quei due litigassero anche in momenti come quello.
Diede un piccolo calcio alla gamba di Sanji e, per la prima volta da quando lo conosceva, si sentì ignorata.
Sanji lanciò un ultimo sguardo incazzato a quell’idiota dello spadaccino, prima di spingerlo di nuovo verso di se e fare quasi cozzare le loro bocche.
Ed entrambi sapevano che era così che doveva essere, che quello era l’unico bacio che si sarebbero potuti scambiare.
C’era tanta lingua, gli occhi erano aperti e fissi sullo sguardo dell’altro -perché di sicuro nessuno di loro sarebbe stato il primo ad abbassarlo-, un verso simile a gemito -non lo era, di sicuro non era un gemito- cercare di uscire dalle loro labbra per poi essere bloccato in gola, e anche qualcosa di più, di cui però nessuno aveva intenzione di accennare.
Perché quella sera, dove tutto sembrava di più del normale, rischiava di averli confusi. Si sarebbero solamente messi a parlare del nulla.
Poi due dita sottili scostarono il viso di Sanji e lui incontrò lo sguardo di Nami-swan, mentre le sue labbra si posavano delicatamente, una volta e una volta ancora, contro le sue.
Baciare Nami-swan era esattamente l’opposto. Era delicato, sensuale, e sapeva di mandarini e liquore.
Sanji le mise le braccia intorno al collo, avvinandola a se il più possibile e perdendosi nell’odore dei suoi capelli, quando lei infilò le dita sotto l’elastico dei suoi boxer.
L’idiota gli stava baciando la pelle delle spalle, così lentamente da renderlo impaziente, e sembrava che niente sfuggisse al suo tocco.
Sanji aveva il respiro mozzato e la vista annebbiata quando alzò un braccio, allontanando Nami-swan solo quel tanto che bastava per portarselo di nuovo vicino e sentirlo nuovamente contro di lui.
Zoro gli prese la mano e la portò alle labbra, lasciando dei piccoli baci sulla pelle resa secca dall’acqua calda e dal detersivo. Sanji non riusciva a decidersi se essere colpito da tanta tenerezza o esserne imbarazzato a morte.
Quando Nami si abbassò la gonna e si sfilò le mutandine, Sanji esitò solo un istante prima di entrare dentro di lei.
Usò tutta la delicatezza di cui era capace, non importava se aspettasse questo momento da quando l’aveva conosciuta e, quando Nami annuì con gli occhi socchiusi, cominciò a muoversi, aumentando il ritmo di tanto in tanto e con tutta l’intenzione di dimostrare che si meritava il titolo di miglior amante di tutti i Mari.
Sentì il bracciò di Zoro muoversi in direzione dei propri pantaloni, la cintura cadere mollemente sul divano e lui spingersi così tanto contro la sua schiena da obbligarlo a lasciare andare per qualche istante Nami-swan per non perdere l’equilibrio.
Lei gemeva, con gli occhi socchiusi e la bocca leggermente aperta, seguendo le sue spinte con il bacino, incitandolo a fare di più; e Zoro aveva le labbra premute contro il suo collo, ed era così vicino che Sanji riusciva a sentire il rumore del suo fiato spezzato, e la mano con cui non si stava masturbando stringeva quella di Sanji così forte da farla diventare bianca.
Venne con un grido roco, i capelli biondi e sudati erano appiccicati al suo viso.
Diede un ultimo bacio sulla fronte di Nami-swan, prima di uscire da lei e farla sedere più comodamente sul divano.
Quando si alzò per cercare dei fazzoletti si rese conto che la mano di Zoro era ancora stretta nella sua e nessuno dei due sembrava essere intenzionato a lasciare la presa.
Fuori il mare sembrò cominciare ad agitarsi ma, ancora una volta, nulla di paragonabile a quello che stava succedendo sottocoperta.