Sink into Me
Sep. 22nd, 2011 11:07 pmTitolo: Sink into Me.
Fandom: Bleach
Capitoli: 1/1
Pairing: Ikkaku Madarame/Yumichika Ayasegawa
Raiting:
Timelibe: Pre-serie.
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza scopo di lucro) sono stati creati ed appartengono a Tite Kubo, booyah \o/ Non possiedo e non ci guadagno nulla X3
Sommario: Yumichika si strinse nel kimono, sperando davvero che non dovessero rimanere in quel distretto a lungo. Erano arrivati da meno di tre ore e già non lo sopportava; era grigio, insignificante e, non importava dove si trovassero, sembrava essere sempre uguale a se stesso. Esattamente come la sua vita prima di incontrare Ikkaku.
Conteggio parole: 1.423 (fdp)
Note: Ultimamente faccio più fatica a scrivere le note che la storia in se (non è vero, mi rodo il fegato per entrambe le cose XD).
PWP e Dirty talk, yay! (che io non sono capace a scrivere. Non badate a me, sarò in un angolo buio della stanza a fare piccoli cerchi per terra.) Non lo so, questo pairing è il mio OTP per quanto riguarda tutta la serie (e se la gioca per essere il mio OTP in generale) quindi scrivere su di loro mi riempie di gioia e tripudio, ma mi fa anche piangere sangue.
Titolo dall’omonima canzone dei Taking Back Sunday (dopotutto per i titoli, o uso i testi di quelli di Long Island o Tv Tropes, so…)
Non lo so, ditemi come vi sembra :**
Sink into Me
Yumichika si lasciò sfuggire un sorriso mentre appoggiava il bicchiere di the sul del tavolo.
Dopotutto, sentire gli sguardi delle persone su di se era sempre una sensazione piacevole, nonostante in quel momento era al centro dell’attenzione per un motivo molto meno bello del solito.
Chiuse gli occhi e sospirò leggermente. Quasi ammirava l’abilità di Ikkaku di andare contro così tante regole di buone maniere e buona creanza in così poco tempo.
Quando anche Ikkaku se ne accorse, con un mezzo grugnito si pulì le labbra con il dorso della mano e si voltò verso gli altri clienti, sbattendo la ciotola di riso sul legno chiaro e lanciandogli uno sguardo che valeva più di mille minacce.
La sala si zittì e tutti i presenti riportarono la loro attenzione sul cibo che avevano nel piatto.
-Davvero, Ikkaku- cominciò Yumichika portandosi una cicca di capelli dietro l’orecchio. –Non hanno tutti i torti.-
Ikkaku alzò le sopracciglia. –Non cominciare.- lo avvertì riempiendosi nuovamente il bicchiere e riprendendo in mano le bacchette.
Yumichika alzò gli occhi al cielo e decise di far cadere la conversazione. Ci mancava solamente che cominciasse a parlare con la bocca piena.
-Hai finito?- domandò dopo qualche minuto, cercando nel piccolo bagaglio che si portava dietro alcuni spiccioli per pagare il conto.
Le persone avevano ricominciato a guardarli.
-Sì, ho finito- gli rispose Ikkaku facendogli il verso e recuperando la spada che aveva lasciato per terra.
Il sole stava calando e l’ultima luce del pomeriggio era ormai opaca e lontana. Appena ebbero messo piede all’esterno, l’aria fredda e polverosa li investì gli graffiò il viso.
Yumichika si strinse nel suo kimono, sperando davvero che non dovessero rimanere in quel distretto a lungo.
Erano arrivati da meno di tre ore e già non lo sopportava; era grigio, insignificante e, non importava dove si trovassero, sembrava essere sempre uguale a se stesso. Esattamente come la sua vita prima di incontrare Ikkaku.
-Allora,- cominciò Ikkaku smettendo di camminare e voltando la testa verso di lui. –Hai qualche preferenza per passare la notte?-
Yumichika scosse la testa. –Basta avere qualcosa sopra la testa. Sono stanco di fare campeggio.-
Ikkaku annuì, entrando nel primo ryokan che vide.
-E’ rimasto del sake?- chiese Ikkaku una volta che furono in camera, appoggiandosi con i gomiti sul futon.
-Perché dovrei saperlo io?- Yumichika alzò le spalle ed indicò i loro bagagli. –Guarda da solo.-
-Ti fa proprio schifo questo posto, vero?-
-Non è vero, non più di altri.-
Ikkaku sorrise divertito, uno di quei sorrisi che gli riempivano il volto.
Yumichika era abituato ad ogni sua espressione; i suoi sorrisi soddisfatti, quelli che gli comparivano sul viso dopo aver vinto una battaglia particolarmente impegnativa, quelli di sfida, quelli che tutto erano tranne che veri sorrisi; ma questi… Questi erano solo per Yumichika e, non importava quante volte li avesse già visti, avevano il potere di bloccare qualsiasi altro pensiero passasse nella sua testa.
-Stronzate. Come se non ti conoscessi…- disse rigirandosi la bottiglia tra le mani. –Lo stiamo finendo.-
-Stiamo finendo anche i soldi.- mormorò Yumichika sciogliendosi i capelli.
-Ci penseremo domani. - Ikakku si stese sopra le coperte, guardando il soffitto. Quando ricominciò a parlare, quello che uscì dalle sue labbra non era più che un sussurro. –Dovresti venire a letto, ieri notte non hai dormito quasi per nulla.-
-Ieri notte abbiamo dormito all’aperto e c’era un maledetto temporale.- rispose piccato e, ancora una volta, Yumichika era quasi incantato da Ikkaku, da come potesse essere sia la persona più rude della Soul Society ed allo stesso tempo mormorare piano frasi come quella, e rimanere sempre lui.
Sentiva il battito del proprio cuore rimbombare nelle sue orecchie ogni volta che Ikkaku sfoderava la spada contro un avversario grande il doppio di lui, i brividi scorrergli lungo la schiena mentre gli ricuciva le ferite, ma non avrebbe cambiato nulla del suo carattere.
Non riusciva a spiegarsi niente che lo riguardasse eppure ogni giorno si innamorava un po’ di più di lui.
Ikkaku non rispose e Yumichika continuò a pettinarsi i capelli, con un mezzo sorriso.
-Ci hai messo decisamente troppo.- mormorò Ikkaku ed era così vicino che Yumichika sentiva il rumore dei suoi respiri nell’orecchio.
-Ci ho messo il tempo che serviva.- rispose quando ebbe finito di spogliarsi, voltandosi verso di lui e cercando le sue labbra.
Ikkaku scosse la testa con un sorriso.–No, ci hai messo troppo tempo.- mosse una mano con l’intenzione di intrecciare le dita nei suoi capelli neri, perché sapeva quanto gli desse fastidio, e Yumichika lo fermò lanciandogli uno sguardo irritato.
-Oh, davvero?- rispose lasciandogli dei piccoli baci agli angoli della labbra. –Questo perché non conosci il significato di rendersi presentabile.-
Ikkaku fece leva su un gomito e, in un istante, era sopra di lui. –Ti dovrei bruciare quel pettine- disse tra un respiro e l’altro. –Ti dovrei bruciare tutto.- Yumichika lo lasciò parlare, muovendosi sotto di lui e lasciandosi sfuggire un gemito dalle labbra. –Fanculo tutto, ti dovrei bruciare qualsiasi cosa. Perché, cazzo, Yumi, tu non hai idea quanto abbia voglia di…-
Yumichika fece scorrere le mani sulla sua schiena, graffiandogli la pelle e Ikkaku si fermò un secondo, mordendosi le labbra e chiudendo gli occhi, mentre la sua mano scendeva verso il proprio bassoventre. Lui lo fermò, intrecciando le sue dita con le proprie.
–Continua,- gli sussurrò sulle labbra prima di sfiorarle con un bacio. –Voglia di cosa?-
Ikkaku sorrise di nuovo e la sua voce tornò ad essere bassa e roca, come quando si preoccupava di Yumi e parlava così piano da fare fatica a sentire le sue stesse parole. -Voglia di… Dei, ci sono momenti in cui non riesco a pensare ad altro che alle… alle tue labbra sul mio uccello, o… Oppure al modo in cui mi baci… dopo avermelo succhiato, o a quanto urli mentre scopiamo-
Yumichika aveva ribaltato le posizioni e si stava abbassando verso il suo bacino, quando Ikkaku ricominciò a parlare. –Ci sono momenti in cui vorrei solo spingerti contro il muro. Fanculo, tu non hai idea dell’effetto che mi fai. E… e te ne stai li a perdere tempo con quelle cazzo di cose quando in realtà già così…- Non riuscì a finire la frase, le parole vennero risucchiate dall’ennesimo gemito, mentre le loro erezioni si sfioravano ancora.
In realtà le circostanze non c’entravano, Ikkaku non sarebbe mai riuscito a finire quella frase.
Non aveva mai avuto problemi a dire a Yumichika che lo amasse, era la verità e non ammetterlo sarebbe stato da codardi. Ma in quel momento era diverso; quelle parole suonavano ridicole persino dentro la sua testa, figuriamoci dette ad alta voce. Lo facevano sentire niente di più che una ragazzina alla prima cotta e quello che c’era tra di loro era molto più di questo.
Yumi si meritava di più.
Ma lui capì lo stesso ed il sorriso che illuminò il suo volto lo rese più bello di tutte le ore passate allo specchio ed ogni kimono che avrebbe potuto indossare.
Era perfetto.
Yumichika non aveva dubbi sul perché amasse questo lato di Ikkaku; le parole che mormorava a denti stretti, tra un’imprecazione e l’altra, le sue mani che gli stringevano troppo violentemente le cosce ed i loro respiri spezzati…
Fare l’amore con Ikkaku non era molto diverso dall’allenarsi con lui. Era quasi aggressivo, avveniva tutto molto velocemente, e lui era intenzionato a godersi ogni più piccolo istante.
Yumichika si alzò, stendendosi di nuovo sulle coperte disfatte e Ikkaku entrò dentro di lui, cercando di non essere troppo violento ma nemmeno con delicatezza, perché sapeva che sarebbe stato il primo a lamentarsi.
Yumichika cominciò a toccarsi, mentre il suo respiro diventava sempre più spezzato e le parole che avrebbe voluto dirgli gli rimanevano incastrate in gola.
Poco male, Ikkaku ne era a conoscenza perché ormai aveva perso il conto di quante volte gliele avesse ripetute. Chiuse gli occhi mentre Ikkaku aumentava la velocità ed un piccolo lamento per il dolore gli uscì dalle labbra, ma entrambi non se ne curarono.
Yumichika venne con un urlo roco, appoggiando la testa all’indietro sulla spalla di Ikkaku, e lui gli lasciò un piccolo bacio umido su una spalla, prima di raggiungere a sua volta l’orgasmo.
Si stesero di nuovo sul futon e, quando ormai le sue palpebre erano diventate troppo pesanti per riuscire a tenere gli occhi aperti, Yumichika sentì le braccia di Ikkaku circondargli le spalle e tirarlo più vicino a se.
Sorrise mentre sentì le sue labbra sulla sua fronte perché quello era Ikkaku, ed era maleducato, senza alcun senso estetico, irascibile ed aveva una lista di difetti grande quasi come tutta la Soul Society, e Yumichika non era sicuro che fosse possibile essere più innamorato di lui di quanto già non fosse.
Fandom: Bleach
Capitoli: 1/1
Pairing: Ikkaku Madarame/Yumichika Ayasegawa
Raiting:
Timelibe: Pre-serie.
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza scopo di lucro) sono stati creati ed appartengono a Tite Kubo, booyah \o/ Non possiedo e non ci guadagno nulla X3
Sommario: Yumichika si strinse nel kimono, sperando davvero che non dovessero rimanere in quel distretto a lungo. Erano arrivati da meno di tre ore e già non lo sopportava; era grigio, insignificante e, non importava dove si trovassero, sembrava essere sempre uguale a se stesso. Esattamente come la sua vita prima di incontrare Ikkaku.
Conteggio parole: 1.423 (fdp)
Note: Ultimamente faccio più fatica a scrivere le note che la storia in se (non è vero, mi rodo il fegato per entrambe le cose XD).
PWP e Dirty talk, yay! (che io non sono capace a scrivere. Non badate a me, sarò in un angolo buio della stanza a fare piccoli cerchi per terra.) Non lo so, questo pairing è il mio OTP per quanto riguarda tutta la serie (e se la gioca per essere il mio OTP in generale) quindi scrivere su di loro mi riempie di gioia e tripudio, ma mi fa anche piangere sangue.
Titolo dall’omonima canzone dei Taking Back Sunday (dopotutto per i titoli, o uso i testi di quelli di Long Island o Tv Tropes, so…)
Non lo so, ditemi come vi sembra :**
Sink into Me
Yumichika si lasciò sfuggire un sorriso mentre appoggiava il bicchiere di the sul del tavolo.
Dopotutto, sentire gli sguardi delle persone su di se era sempre una sensazione piacevole, nonostante in quel momento era al centro dell’attenzione per un motivo molto meno bello del solito.
Chiuse gli occhi e sospirò leggermente. Quasi ammirava l’abilità di Ikkaku di andare contro così tante regole di buone maniere e buona creanza in così poco tempo.
Quando anche Ikkaku se ne accorse, con un mezzo grugnito si pulì le labbra con il dorso della mano e si voltò verso gli altri clienti, sbattendo la ciotola di riso sul legno chiaro e lanciandogli uno sguardo che valeva più di mille minacce.
La sala si zittì e tutti i presenti riportarono la loro attenzione sul cibo che avevano nel piatto.
-Davvero, Ikkaku- cominciò Yumichika portandosi una cicca di capelli dietro l’orecchio. –Non hanno tutti i torti.-
Ikkaku alzò le sopracciglia. –Non cominciare.- lo avvertì riempiendosi nuovamente il bicchiere e riprendendo in mano le bacchette.
Yumichika alzò gli occhi al cielo e decise di far cadere la conversazione. Ci mancava solamente che cominciasse a parlare con la bocca piena.
-Hai finito?- domandò dopo qualche minuto, cercando nel piccolo bagaglio che si portava dietro alcuni spiccioli per pagare il conto.
Le persone avevano ricominciato a guardarli.
-Sì, ho finito- gli rispose Ikkaku facendogli il verso e recuperando la spada che aveva lasciato per terra.
Il sole stava calando e l’ultima luce del pomeriggio era ormai opaca e lontana. Appena ebbero messo piede all’esterno, l’aria fredda e polverosa li investì gli graffiò il viso.
Yumichika si strinse nel suo kimono, sperando davvero che non dovessero rimanere in quel distretto a lungo.
Erano arrivati da meno di tre ore e già non lo sopportava; era grigio, insignificante e, non importava dove si trovassero, sembrava essere sempre uguale a se stesso. Esattamente come la sua vita prima di incontrare Ikkaku.
-Allora,- cominciò Ikkaku smettendo di camminare e voltando la testa verso di lui. –Hai qualche preferenza per passare la notte?-
Yumichika scosse la testa. –Basta avere qualcosa sopra la testa. Sono stanco di fare campeggio.-
Ikkaku annuì, entrando nel primo ryokan che vide.
-E’ rimasto del sake?- chiese Ikkaku una volta che furono in camera, appoggiandosi con i gomiti sul futon.
-Perché dovrei saperlo io?- Yumichika alzò le spalle ed indicò i loro bagagli. –Guarda da solo.-
-Ti fa proprio schifo questo posto, vero?-
-Non è vero, non più di altri.-
Ikkaku sorrise divertito, uno di quei sorrisi che gli riempivano il volto.
Yumichika era abituato ad ogni sua espressione; i suoi sorrisi soddisfatti, quelli che gli comparivano sul viso dopo aver vinto una battaglia particolarmente impegnativa, quelli di sfida, quelli che tutto erano tranne che veri sorrisi; ma questi… Questi erano solo per Yumichika e, non importava quante volte li avesse già visti, avevano il potere di bloccare qualsiasi altro pensiero passasse nella sua testa.
-Stronzate. Come se non ti conoscessi…- disse rigirandosi la bottiglia tra le mani. –Lo stiamo finendo.-
-Stiamo finendo anche i soldi.- mormorò Yumichika sciogliendosi i capelli.
-Ci penseremo domani. - Ikakku si stese sopra le coperte, guardando il soffitto. Quando ricominciò a parlare, quello che uscì dalle sue labbra non era più che un sussurro. –Dovresti venire a letto, ieri notte non hai dormito quasi per nulla.-
-Ieri notte abbiamo dormito all’aperto e c’era un maledetto temporale.- rispose piccato e, ancora una volta, Yumichika era quasi incantato da Ikkaku, da come potesse essere sia la persona più rude della Soul Society ed allo stesso tempo mormorare piano frasi come quella, e rimanere sempre lui.
Sentiva il battito del proprio cuore rimbombare nelle sue orecchie ogni volta che Ikkaku sfoderava la spada contro un avversario grande il doppio di lui, i brividi scorrergli lungo la schiena mentre gli ricuciva le ferite, ma non avrebbe cambiato nulla del suo carattere.
Non riusciva a spiegarsi niente che lo riguardasse eppure ogni giorno si innamorava un po’ di più di lui.
Ikkaku non rispose e Yumichika continuò a pettinarsi i capelli, con un mezzo sorriso.
-Ci hai messo decisamente troppo.- mormorò Ikkaku ed era così vicino che Yumichika sentiva il rumore dei suoi respiri nell’orecchio.
-Ci ho messo il tempo che serviva.- rispose quando ebbe finito di spogliarsi, voltandosi verso di lui e cercando le sue labbra.
Ikkaku scosse la testa con un sorriso.–No, ci hai messo troppo tempo.- mosse una mano con l’intenzione di intrecciare le dita nei suoi capelli neri, perché sapeva quanto gli desse fastidio, e Yumichika lo fermò lanciandogli uno sguardo irritato.
-Oh, davvero?- rispose lasciandogli dei piccoli baci agli angoli della labbra. –Questo perché non conosci il significato di rendersi presentabile.-
Ikkaku fece leva su un gomito e, in un istante, era sopra di lui. –Ti dovrei bruciare quel pettine- disse tra un respiro e l’altro. –Ti dovrei bruciare tutto.- Yumichika lo lasciò parlare, muovendosi sotto di lui e lasciandosi sfuggire un gemito dalle labbra. –Fanculo tutto, ti dovrei bruciare qualsiasi cosa. Perché, cazzo, Yumi, tu non hai idea quanto abbia voglia di…-
Yumichika fece scorrere le mani sulla sua schiena, graffiandogli la pelle e Ikkaku si fermò un secondo, mordendosi le labbra e chiudendo gli occhi, mentre la sua mano scendeva verso il proprio bassoventre. Lui lo fermò, intrecciando le sue dita con le proprie.
–Continua,- gli sussurrò sulle labbra prima di sfiorarle con un bacio. –Voglia di cosa?-
Ikkaku sorrise di nuovo e la sua voce tornò ad essere bassa e roca, come quando si preoccupava di Yumi e parlava così piano da fare fatica a sentire le sue stesse parole. -Voglia di… Dei, ci sono momenti in cui non riesco a pensare ad altro che alle… alle tue labbra sul mio uccello, o… Oppure al modo in cui mi baci… dopo avermelo succhiato, o a quanto urli mentre scopiamo-
Yumichika aveva ribaltato le posizioni e si stava abbassando verso il suo bacino, quando Ikkaku ricominciò a parlare. –Ci sono momenti in cui vorrei solo spingerti contro il muro. Fanculo, tu non hai idea dell’effetto che mi fai. E… e te ne stai li a perdere tempo con quelle cazzo di cose quando in realtà già così…- Non riuscì a finire la frase, le parole vennero risucchiate dall’ennesimo gemito, mentre le loro erezioni si sfioravano ancora.
In realtà le circostanze non c’entravano, Ikkaku non sarebbe mai riuscito a finire quella frase.
Non aveva mai avuto problemi a dire a Yumichika che lo amasse, era la verità e non ammetterlo sarebbe stato da codardi. Ma in quel momento era diverso; quelle parole suonavano ridicole persino dentro la sua testa, figuriamoci dette ad alta voce. Lo facevano sentire niente di più che una ragazzina alla prima cotta e quello che c’era tra di loro era molto più di questo.
Yumi si meritava di più.
Ma lui capì lo stesso ed il sorriso che illuminò il suo volto lo rese più bello di tutte le ore passate allo specchio ed ogni kimono che avrebbe potuto indossare.
Era perfetto.
Yumichika non aveva dubbi sul perché amasse questo lato di Ikkaku; le parole che mormorava a denti stretti, tra un’imprecazione e l’altra, le sue mani che gli stringevano troppo violentemente le cosce ed i loro respiri spezzati…
Fare l’amore con Ikkaku non era molto diverso dall’allenarsi con lui. Era quasi aggressivo, avveniva tutto molto velocemente, e lui era intenzionato a godersi ogni più piccolo istante.
Yumichika si alzò, stendendosi di nuovo sulle coperte disfatte e Ikkaku entrò dentro di lui, cercando di non essere troppo violento ma nemmeno con delicatezza, perché sapeva che sarebbe stato il primo a lamentarsi.
Yumichika cominciò a toccarsi, mentre il suo respiro diventava sempre più spezzato e le parole che avrebbe voluto dirgli gli rimanevano incastrate in gola.
Poco male, Ikkaku ne era a conoscenza perché ormai aveva perso il conto di quante volte gliele avesse ripetute. Chiuse gli occhi mentre Ikkaku aumentava la velocità ed un piccolo lamento per il dolore gli uscì dalle labbra, ma entrambi non se ne curarono.
Yumichika venne con un urlo roco, appoggiando la testa all’indietro sulla spalla di Ikkaku, e lui gli lasciò un piccolo bacio umido su una spalla, prima di raggiungere a sua volta l’orgasmo.
Si stesero di nuovo sul futon e, quando ormai le sue palpebre erano diventate troppo pesanti per riuscire a tenere gli occhi aperti, Yumichika sentì le braccia di Ikkaku circondargli le spalle e tirarlo più vicino a se.
Sorrise mentre sentì le sue labbra sulla sua fronte perché quello era Ikkaku, ed era maleducato, senza alcun senso estetico, irascibile ed aveva una lista di difetti grande quasi come tutta la Soul Society, e Yumichika non era sicuro che fosse possibile essere più innamorato di lui di quanto già non fosse.