Titolo: Sinful math {it's why our bodies even lay here}
Fandom: RPF – Rise Against; RPF – Taking Back Sunday
Capitoli: 1/1
Pairing: Adam Lazzara/John Nolan/Tim McIlrath
Raiting: R
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia sono realmente esistenti ed appartengono a loro stessi, ed io non intendo dare rappresentazione veritiera ne del loro carattere ne della loro sessualità o offenderli in alcun modo. E per finire non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Adam vede con la coda dell’occhio Tim aprire la porta e allora ha probabilmente l’idea più stupida, imbarazzante e anche un po’ folle che gli sia mai passata per la testa. Ma questo è un buon periodo; se mai c’è stato un momento in cui le idee folli avessero qualche speranza di finire bene, è ora.
Conteggio parole: 1.504 (
fiumidiparole)
Note: Scritta per il p0rn fest #5 @
fanfic_italia: RPF RISE AGAINST/RPF TAKING BACK SUNDAY Adam Lazzara/John Nolan/Tim McIlrath, Backstage.
Uh, non provo nemmeno a giustificarmi. A Dicembre i Rise Against e i TBS hanno fatto uno o due concerti insieme (di cui non ho ancora rimediato le foto (╯°□°)╯︵ ┻━┻) e poi, boh, nel ho parlato con la
p_will e lei non mi ha dissuaso… Insomma, il succo è che l’ho fatto praticamente solo perché sono sexy e sottovalutati e manco me ne pento. Stessa ragione per cui ho usato come titolo un verso di Simple Math dei Manchester Orchestra o perché questa storia è orribilmente fluffosa (il mio progetto originale prevedeva solo Adam e Tim ed era molto più kinky, ma l’arrivo di John mi ha smielato la situazione :| La prossima volta rimedierò \o/)
Sinful math {it's why our bodies even lay here}
Appena John chiude la porta dietro di se, Adam gli è addosso, sorridendo contro le sue labbra; una mano è tra i suoi capelli e l’altra stringe tra le dita la sigaretta, l’accenno di barba sulle sue guancie gli pizzica la pelle. John risponde al bacio, appoggiando la schiena contro il muro del camerino.
Poi Adam fa un passo all’indietro e si volta, cercando qualcosa nel proprio borsone. John prende una bottiglia di birra dal tavolino al centro della sala e la sorseggia piano, rimanendo in attesa.
-Ti ho preso una cartolina di Natale- dice porgendogli un bigliettino con una renna disegnata e, quando John lo apre, una leggera musichetta riempie la stanza.
-E’… inquietante.- sussurra leggermente imbarazzato mentre se lo rigira tra le dita. –Sembra che i suoi occhi vedano direttamente dentro la mia anima.-
Adam sorride, spingendolo sul divano con il proprio peso mentre lo bacia di nuovo, e la bottiglia scivola dalle sue mani. Fa un rumore acuto mentre si infrange sul pavimento e John impreca, spingendolo sui cuscini e alzandosi per osservare le piastrelle bagnate.
-Cazzo, Adam!-
E Adam ride e a quel punto a chi diavolo importa più se un po’ della sua stupida birra ha reso il pavimento appiccicoso?
Adam sta ridendo e, Dio, quanto gli è mancato.
C’erano stati momenti durante quegli otto anni in cui aveva seriamente pensato che non avrebbe mai più sentito la sua risata così da vicino ed ora, chiusi dentro quel camerino umido, era così schifosamente felice di essersi sbagliato.
Ce la mette tutta ma non riesce nemmeno a fingere di essere arrabbiato. Gli sorride e si avvicina a lui, chinandosi quel tanto che basta per baciarlo ancora.
Adam lo tira ancora per la stoffa della camicia, John gli cade quasi addosso e ci sono baci, risate e la sensazione che tutto sia esattamente dove deve essere.
Tim si ferma davanti alla porta del loro camerino. Ha una bottiglia d’acqua in mano ed è nervoso perché si sente addosso il jetlag e deve ancora decidere la scaletta di quella sera e, davvero, se avesse saputo prima che avessero fatto tutto quel casino, non avrebbe mai chiesto a questo gruppo di idioti di aprire per loro.
Non sa perché apre senza bussare, è una cosa che fa senza riflettere, e nel momento stesso in cui la porta si spalanca, gli insulti che vuole lanciare conto di loro gli muoiono sulle labbra.
John si allontana velocemente da Adam, la camicia sbottonata per metà e un imbarazzo che non provava da quando il suo migliore amico lo aveva scoperto mentre faceva sesso con la sua ragazza. Eppure pensava di aver passato i diciassette anni da un po’.
Tim chiude gli occhi facendo un sospiro pesante. E lui che si era illuso che a trent’anni le persone normali smettessero di comportarsi come adolescenti. Un povero scemo, ecco cos’era.
Adam prende una sigaretta dalla sua giacca di jeans e fa cadere un po’ di cenere, che si mischia alla birra per terra. -Immagino sia passato di moda bussare…- commenta non alzando gli occhi.
Tim sta per mandarlo a quel paese, quando John lo interrompe. -E piantala!- esclama, dando a Adam una leggera gomitata mentre un sorriso compare ai lati delle sue labbra. –Scusa, amico,- mormora in direzione di Tim -non volevamo disturbarti.-
-Vi si sente dal mio camerino.- risponde scuotendo la testa. –E poi cominciate tra tre quarti d’ora.-
Adam alza gli occhi al cielo. –Okay, mamma.-
Adam vede con la coda dell’occhio Tim aprire la porta e allora ha probabilmente l’idea più stupida, imbarazzante e anche un po’ folle che gli sia mai passata per la testa. Ma questo è un buon periodo; se mai c’è stato un momento in cui le idee folli avessero qualche speranza di finire bene, è ora.
-Aspetta!- quasi urla e John si volta verso di lui, colto alla sprovvista. –Chiudi la porta.-
Tim rimane in piedi senza muoversi, alzando un sopracciglio.
Ma che diavolo…?
Adam spegne la sigaretta e si alza in piedi.
In pochi passi è davanti a Tim e, a dirla tutta, nemmeno lui ha la minima idea di quello che sta per fare. Si sporge leggermente verso di lui, fino a che le proprie labbra non sfiorano quelle di Tim e lui riesce a sentire l’odore di alcol e sigarette nel suo respiro.
Tim fa un passo indietro. –Tu sei ubriaco!- dichiara, perché non è possibile che una persona da sobria sia allo stesso tempo sia così arrogante e così fuori di testa. Non è possibile che lui sia l’unico che creda che quasi-baciare una persona che conosci a malapena nel backstage di un locale nel quale tra meno di due ore devi suonare non sia un comportamento normale.
-No.- esclama Adam alzando le braccia. Fa un altro passo avanti e Tim sa che dovrebbe andarsene, magari sbattendo la porta e promettendo di non portare mai più quel gruppo di pazzi in tour; sa che ha una scaletta da scrivere e un’esibizione in programma, eppure rimane fermo e, ancora una volta, sente il respiro di Adam solleticargli la punta del naso.
Tim inspira dal naso e cerca di rimettere insieme i pensieri per qualche secondo e Adam lo bacia, appoggiando le labbra sulle sue e chiudendo gli occhi.
E’ un paradosso, una situazione sbagliata e che non fa per lui, eppure Tim ci si trova piuttosto bene.
Le labbra di Adam sono secche e rovinate dal freddo e le sue mani così vicine al suo viso che Tim rimane sorpreso quando si rende conto che non si sarebbero posate sulle sue guancie.
E’ tutto sbagliato ma Tim non ha intenzione di rimanere in piedi davanti a lui ancora a lungo, dove decidersi a fare qualcosa, possibilmente andandosene velocemente da questo camerino. Eppure, la decisione che prende è tutto fuorché quella giusta.
La bocca di Adam è calda e sa di sigarette e caffè quando Tim la bacia, e lui riesce a vedere lo stupore riflettersi nei suoi occhi castani perché, nonostante tutto, Adam è preparato quanto lui a questa svolta degli eventi.
Con la mano gli scosta i capelli che gli ricadono mollemente sulla fronte e lancia un’occhiata a John. Le sue guancie sono leggermente arrossate e sulle sue labbra c’è un piccolo sorriso che ha in se sia un po’ di confusione che un po’ di eccitazione.
Adam non si muove, il suo sguardo è rivolto verso la porta chiusa ed ha un leggero gusto di menta sulla lingua. Sa che dovrebbe voltarsi e guardarlo, ma ne ha quasi paura.
Da quando John gli aveva telefonato poco più che un anno prima, dopo non averlo sentito per quasi otto anni, Adam convive con il terrore di mandare a puttane tutto un’altra volta. Ha paura di girarsi ed e non vedere la fiducia sul suo viso, e le cose stavano andando troppo velocemente in quel camerino perché si aggiungesse anche questo.
E poi Tim lo prende per le braccia e, non violentemente ma di sicuro nemmeno con gentilezza, lo spinge contro la porta, avvicinandosi finché tra i loro volti non c’era nemmeno la distanza di un respiro.
Adam si lascia sfuggire un gemito quando Tim comincia muoversi, i pantaloni sfregano l’uno con l’altro, e Tim sorride sulle sue labbra.
-Non ho idea di quello che sto facendo.- confessa e Adam sa che si sta riferendo a quell’assurda situazione perché è esattamente quello che gli sta passando nella testa; però, cazzo se è piacevole.
Appoggia la testa contro il legno freddo dietro di se e, con la coda degli occhi, vede John, con le palpebre socchiuse e una mano nei jeans.
Sente i denti di Tim sfiorargli il collo e le sue mani finiscono nei suoi capelli corti mentre accompagna i suoi movimenti. Tim geme, si spinge ancora più vicino e Adam lo bacia.
-Allora siamo in due- risponde dopo qualche istante contro la sua guancia.
Dopo qualche istante, Tim si allontana, tirandolo per un braccio fino a che Adam non si ritrova da solo in mezzo alla stanza, sudato, eccitato e con il respiro mozzato in gola.
Lui apre la porta leggermente e rimane fermo, cercando di riprendere fiato. –Fra mezz’ora tocca a voi.- dice prima di andarsene e chiudersi la porta dietro le spalle.
Quando Adam si volta verso di lui, con ancora un po’ di paura nel occhi, John ha gli occhi leggermente lucidi e sta sorridendo. Allunga un braccio nella sua direzione e Adam aspetta di essersi seduto prima di parlare.
-Io…- sussurra piano perché il battito del suo cuore non accenna a rallentare. –Io non so…-
-E’ stato… è stato sexy- dice così sommessamente da chiedersi se Adam l’avesse sentito.
Adam lo bacia, lento e placido, e non ha più il sapore di mente sulle labbra.
Piano, fa scendere la sua mano verso la cerniera dei pantaloni di John, ormai aperta e, sempre lentamente comincia a muoverla, mentre John fa lo stesso.
Quando entrambi vengono, i gemiti soffocati da un lungo bacio, in quel camerino umido che puzza di sudore, fumo e birra, e le voci che echeggiano nonostante la porta chiusa, John ha di nuovo l’impressione di essere esattamente nel posto giusto. Strano come, ultimamente, per lui quel posto si trovi così vicino ad Adam.
Fandom: RPF – Rise Against; RPF – Taking Back Sunday
Capitoli: 1/1
Pairing: Adam Lazzara/John Nolan/Tim McIlrath
Raiting: R
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia sono realmente esistenti ed appartengono a loro stessi, ed io non intendo dare rappresentazione veritiera ne del loro carattere ne della loro sessualità o offenderli in alcun modo. E per finire non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Adam vede con la coda dell’occhio Tim aprire la porta e allora ha probabilmente l’idea più stupida, imbarazzante e anche un po’ folle che gli sia mai passata per la testa. Ma questo è un buon periodo; se mai c’è stato un momento in cui le idee folli avessero qualche speranza di finire bene, è ora.
Conteggio parole: 1.504 (
Note: Scritta per il p0rn fest #5 @
Uh, non provo nemmeno a giustificarmi. A Dicembre i Rise Against e i TBS hanno fatto uno o due concerti insieme (di cui non ho ancora rimediato le foto (╯°□°)╯︵ ┻━┻) e poi, boh, nel ho parlato con la
Sinful math {it's why our bodies even lay here}
Appena John chiude la porta dietro di se, Adam gli è addosso, sorridendo contro le sue labbra; una mano è tra i suoi capelli e l’altra stringe tra le dita la sigaretta, l’accenno di barba sulle sue guancie gli pizzica la pelle. John risponde al bacio, appoggiando la schiena contro il muro del camerino.
Poi Adam fa un passo all’indietro e si volta, cercando qualcosa nel proprio borsone. John prende una bottiglia di birra dal tavolino al centro della sala e la sorseggia piano, rimanendo in attesa.
-Ti ho preso una cartolina di Natale- dice porgendogli un bigliettino con una renna disegnata e, quando John lo apre, una leggera musichetta riempie la stanza.
-E’… inquietante.- sussurra leggermente imbarazzato mentre se lo rigira tra le dita. –Sembra che i suoi occhi vedano direttamente dentro la mia anima.-
Adam sorride, spingendolo sul divano con il proprio peso mentre lo bacia di nuovo, e la bottiglia scivola dalle sue mani. Fa un rumore acuto mentre si infrange sul pavimento e John impreca, spingendolo sui cuscini e alzandosi per osservare le piastrelle bagnate.
-Cazzo, Adam!-
E Adam ride e a quel punto a chi diavolo importa più se un po’ della sua stupida birra ha reso il pavimento appiccicoso?
Adam sta ridendo e, Dio, quanto gli è mancato.
C’erano stati momenti durante quegli otto anni in cui aveva seriamente pensato che non avrebbe mai più sentito la sua risata così da vicino ed ora, chiusi dentro quel camerino umido, era così schifosamente felice di essersi sbagliato.
Ce la mette tutta ma non riesce nemmeno a fingere di essere arrabbiato. Gli sorride e si avvicina a lui, chinandosi quel tanto che basta per baciarlo ancora.
Adam lo tira ancora per la stoffa della camicia, John gli cade quasi addosso e ci sono baci, risate e la sensazione che tutto sia esattamente dove deve essere.
Tim si ferma davanti alla porta del loro camerino. Ha una bottiglia d’acqua in mano ed è nervoso perché si sente addosso il jetlag e deve ancora decidere la scaletta di quella sera e, davvero, se avesse saputo prima che avessero fatto tutto quel casino, non avrebbe mai chiesto a questo gruppo di idioti di aprire per loro.
Non sa perché apre senza bussare, è una cosa che fa senza riflettere, e nel momento stesso in cui la porta si spalanca, gli insulti che vuole lanciare conto di loro gli muoiono sulle labbra.
John si allontana velocemente da Adam, la camicia sbottonata per metà e un imbarazzo che non provava da quando il suo migliore amico lo aveva scoperto mentre faceva sesso con la sua ragazza. Eppure pensava di aver passato i diciassette anni da un po’.
Tim chiude gli occhi facendo un sospiro pesante. E lui che si era illuso che a trent’anni le persone normali smettessero di comportarsi come adolescenti. Un povero scemo, ecco cos’era.
Adam prende una sigaretta dalla sua giacca di jeans e fa cadere un po’ di cenere, che si mischia alla birra per terra. -Immagino sia passato di moda bussare…- commenta non alzando gli occhi.
Tim sta per mandarlo a quel paese, quando John lo interrompe. -E piantala!- esclama, dando a Adam una leggera gomitata mentre un sorriso compare ai lati delle sue labbra. –Scusa, amico,- mormora in direzione di Tim -non volevamo disturbarti.-
-Vi si sente dal mio camerino.- risponde scuotendo la testa. –E poi cominciate tra tre quarti d’ora.-
Adam alza gli occhi al cielo. –Okay, mamma.-
Adam vede con la coda dell’occhio Tim aprire la porta e allora ha probabilmente l’idea più stupida, imbarazzante e anche un po’ folle che gli sia mai passata per la testa. Ma questo è un buon periodo; se mai c’è stato un momento in cui le idee folli avessero qualche speranza di finire bene, è ora.
-Aspetta!- quasi urla e John si volta verso di lui, colto alla sprovvista. –Chiudi la porta.-
Tim rimane in piedi senza muoversi, alzando un sopracciglio.
Ma che diavolo…?
Adam spegne la sigaretta e si alza in piedi.
In pochi passi è davanti a Tim e, a dirla tutta, nemmeno lui ha la minima idea di quello che sta per fare. Si sporge leggermente verso di lui, fino a che le proprie labbra non sfiorano quelle di Tim e lui riesce a sentire l’odore di alcol e sigarette nel suo respiro.
Tim fa un passo indietro. –Tu sei ubriaco!- dichiara, perché non è possibile che una persona da sobria sia allo stesso tempo sia così arrogante e così fuori di testa. Non è possibile che lui sia l’unico che creda che quasi-baciare una persona che conosci a malapena nel backstage di un locale nel quale tra meno di due ore devi suonare non sia un comportamento normale.
-No.- esclama Adam alzando le braccia. Fa un altro passo avanti e Tim sa che dovrebbe andarsene, magari sbattendo la porta e promettendo di non portare mai più quel gruppo di pazzi in tour; sa che ha una scaletta da scrivere e un’esibizione in programma, eppure rimane fermo e, ancora una volta, sente il respiro di Adam solleticargli la punta del naso.
Tim inspira dal naso e cerca di rimettere insieme i pensieri per qualche secondo e Adam lo bacia, appoggiando le labbra sulle sue e chiudendo gli occhi.
E’ un paradosso, una situazione sbagliata e che non fa per lui, eppure Tim ci si trova piuttosto bene.
Le labbra di Adam sono secche e rovinate dal freddo e le sue mani così vicine al suo viso che Tim rimane sorpreso quando si rende conto che non si sarebbero posate sulle sue guancie.
E’ tutto sbagliato ma Tim non ha intenzione di rimanere in piedi davanti a lui ancora a lungo, dove decidersi a fare qualcosa, possibilmente andandosene velocemente da questo camerino. Eppure, la decisione che prende è tutto fuorché quella giusta.
La bocca di Adam è calda e sa di sigarette e caffè quando Tim la bacia, e lui riesce a vedere lo stupore riflettersi nei suoi occhi castani perché, nonostante tutto, Adam è preparato quanto lui a questa svolta degli eventi.
Con la mano gli scosta i capelli che gli ricadono mollemente sulla fronte e lancia un’occhiata a John. Le sue guancie sono leggermente arrossate e sulle sue labbra c’è un piccolo sorriso che ha in se sia un po’ di confusione che un po’ di eccitazione.
Adam non si muove, il suo sguardo è rivolto verso la porta chiusa ed ha un leggero gusto di menta sulla lingua. Sa che dovrebbe voltarsi e guardarlo, ma ne ha quasi paura.
Da quando John gli aveva telefonato poco più che un anno prima, dopo non averlo sentito per quasi otto anni, Adam convive con il terrore di mandare a puttane tutto un’altra volta. Ha paura di girarsi ed e non vedere la fiducia sul suo viso, e le cose stavano andando troppo velocemente in quel camerino perché si aggiungesse anche questo.
E poi Tim lo prende per le braccia e, non violentemente ma di sicuro nemmeno con gentilezza, lo spinge contro la porta, avvicinandosi finché tra i loro volti non c’era nemmeno la distanza di un respiro.
Adam si lascia sfuggire un gemito quando Tim comincia muoversi, i pantaloni sfregano l’uno con l’altro, e Tim sorride sulle sue labbra.
-Non ho idea di quello che sto facendo.- confessa e Adam sa che si sta riferendo a quell’assurda situazione perché è esattamente quello che gli sta passando nella testa; però, cazzo se è piacevole.
Appoggia la testa contro il legno freddo dietro di se e, con la coda degli occhi, vede John, con le palpebre socchiuse e una mano nei jeans.
Sente i denti di Tim sfiorargli il collo e le sue mani finiscono nei suoi capelli corti mentre accompagna i suoi movimenti. Tim geme, si spinge ancora più vicino e Adam lo bacia.
-Allora siamo in due- risponde dopo qualche istante contro la sua guancia.
Dopo qualche istante, Tim si allontana, tirandolo per un braccio fino a che Adam non si ritrova da solo in mezzo alla stanza, sudato, eccitato e con il respiro mozzato in gola.
Lui apre la porta leggermente e rimane fermo, cercando di riprendere fiato. –Fra mezz’ora tocca a voi.- dice prima di andarsene e chiudersi la porta dietro le spalle.
Quando Adam si volta verso di lui, con ancora un po’ di paura nel occhi, John ha gli occhi leggermente lucidi e sta sorridendo. Allunga un braccio nella sua direzione e Adam aspetta di essersi seduto prima di parlare.
-Io…- sussurra piano perché il battito del suo cuore non accenna a rallentare. –Io non so…-
-E’ stato… è stato sexy- dice così sommessamente da chiedersi se Adam l’avesse sentito.
Adam lo bacia, lento e placido, e non ha più il sapore di mente sulle labbra.
Piano, fa scendere la sua mano verso la cerniera dei pantaloni di John, ormai aperta e, sempre lentamente comincia a muoverla, mentre John fa lo stesso.
Quando entrambi vengono, i gemiti soffocati da un lungo bacio, in quel camerino umido che puzza di sudore, fumo e birra, e le voci che echeggiano nonostante la porta chiusa, John ha di nuovo l’impressione di essere esattamente nel posto giusto. Strano come, ultimamente, per lui quel posto si trovi così vicino ad Adam.