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[personal profile] heavenmayburn
Titolo: You're not a sad song with nothing to say
Autore: me aka
[info]heaven_may_burn
Capitoli: 2/2
Pairing: Gerard Way X Bert McCracken / Frank Iero X Mickey Way
Rating: Pg15
Sommario: -Quando ci siamo lasciati dopo il tour, ero convinto che tutta la musica che potevi regalarmi fosse terminata. Non era vero, sono stato un coglione a crederlo-
Disclaimer:
Just look at me, look at me now, I'm a FAKE!
Nota: Ho diviso la storia in due se no non riuscivo a pubblicarla T_T Enjoy!

Pt. 1 

You’re not a sad song with nothing to say
seconda parte

 
 Gerard
aveva passato tutto il pomeriggio a lavorare su una vecchia tavola.
Non era sceso per mangiare, aveva lo stomaco chiuso.
Verso le otto e mezza si era fatto una doccia e si era vestito, nulla di speciale, una camicia nera e jeans scuri.
Poi era sceso al piano di sotto per aspettare gli altri.
Frank e Mikey furono gli ultimi ad arrivare. Sembravano stanchi e felici.
Gerard era contento per loro, almeno per qualcuno quella giornata era stata bella.
Mikey e Frank erano le persone più importanti della sua vita, si meritavano tutta la felicità del mondo, e se erano felici insieme, bhe tanto meglio!
Quando stavano per salire nella macchina che gli avrebbe portati all’hotel Mikey gli si avvicinò afferrandolo per un braccio.
–Allora come è andata oggi?-
-Una merda… E a voi?- chiese. Non era in vena di fantasticherie romantiche e cazzate varie. Il suo cervello non l’avrebbe mai voluto sapere, ma chiederlo sembrava l’unica domanda sensata da fare.
-Benissimo, poi ti racconto… Tu e Eve alla fine che avete fatto?-
-Uhm nulla… in effetti credo che non faremo mai più nulla insieme- Soffriva? Faceva male essere rimasto solo… di nuovo?
Forse era solo il pensiero della solitudine, l’dea, a fargli paura. In realtà ora si sentiva leggero, molto più libero, e anche un po’ stronzo.
-Gee mi dispiace…- disse Mikey. Lo pensava davvero.
-Oh a me no, almeno non tanto quanto immaginavo… Andiamo?-
Arrivarono all’hotel dove si doveva svolgere il party verso le dieci.
C’erano tantissime persone famose. Vere star di Hollywood.
Gerard guardò Frank, Mikey, Ray e Bob destreggiarsi tra modelle e attori del cinema, facendo un lavoro degno del migliore PR, e che avrebbe fatto andare Brian in brodo di giuggiole.
Persone che fino a un anno prima aveva visto solo in tv.
Vide persino Jeph e Quinn [Nda: Jeph Howardà bassista degli Used/ Quinn Allmanà chitarrista degli Used] parlare con produttori e gente “del mestiere”, Bert no. Bert non c’era.
Nel suo inconscio l’unica cosa che sperava era di rivederlo, e anche quella speranza si spezzò.
Si sentiva deluso e incazzato con se stesso per essersi illuso ancora.
“Coglione!”
Si diresse verso il centro della sala dove qualcuno stava cominciando già a ballare, quando sentì una voce chiamarlo.
Ma non era Bert, a meno che non gli fossero cresciuti capelli biondi ossigenati, una voce squillante, e portasse come minimo una terza di reggiseno.
-Ciao Gerard!- esclamò la ragazza baciandolo sulle guance.
-Ehi…- sorrise Gerard perplesso. “E questa da dove viene fuori”  
-Ma come…? Non ti ricordi di me? Sono Lauren-
Lui la guardò senza dire nulla.
-Ma si… Lavoro per Mtv… vi ho intervistato il mese scorso…-
-Ah certo! Come va?- disse cercando di essere il più convincente possibile. Proprio non riusciva a ricordarsi di lei. Quelle ragazze gli sembravano tutte uguali. Stesso viso senza nessuna imperfezione, stesse tette rifatte, stesso sorriso smagliante.
-Bene… E tu? Come mai da solo a San Valentino?-
-Non sono da solo… Sono in ottima compagnia- gli disse facendogli l’occhiolino. “Dio Gerard, la tua ragazza ti ha mollato da poche ore e tu fai già la puttana?”
-Allora siamo in due- sorrise lei. Dove essere un sorriso fatto per sedurlo, ma Gerard non ci trovò nulla di sexy. Saranno state le labbra esageratamente grandi, lo strato di trucco sul viso o, più probabilmente la persona che era si stava avvicinando.
Era praticamente come lo ricordava.
I capelli lunghi erano lasciati sciolti sulle spalle e il viso era illuminato dalla artificiale del lampadario.
Era bello in una maniera diversa da Lauren, semplicemente essendo se stesso, Bert McCracken.
Indossava una maglietta rossa, dei jeans scuri,”Un classico” pensò Geard, e al collo… quando lo riconobbe allargò lo sguardo “Dio… non può essere… se è un fottuto scherzo o una delle sue idee del cazzo non è divertente!” 
-Scusa, credo che andrò a prendermi da bere, ci vediamo dopo ok?-
-Certo!- escalmò lei, e subito si diresse verso una nuova preda.  
Andò verso il bar e ordinò un Martini con gin.
Merda! Era così che andava con Bert… ogni suo sforzo andava in frantumi.
Aveva una voglia così grande di prenderlo a pugni davanti a tutta la gente impomatata e ben vestita in quella sala. In fondo chi poteva dargli torto? Nessuno, non dopo quello che aveva fatto… Probabilmente aveva tutte le ragioni di questo mondo… E allora perché non riusciva a farlo uscire a calci dalla sua vita?
Anzi, nonostante tutto lo rivoleva in quel surrogato di esistenza che gli era rimasto…
Era stupido, ma alla fine lui stesso lo aveva ammesso.
-‘Cause I love all the poison- ripetè tra le labbra, pianissimo.
-Eh? Hai detto qualcosa?- gli chiese Ray che da tempo studiava i suoi movimenti. I ragazzi conoscevano la storia, ma nessuno aveva osato nominare l’argomento McCracken per tutta la serata.
-No…- gli rispose sussurrando, anche se in realtà non aveva sentito quello che l’amico gli aveva chiesto.
Ray annuì. Lo sapeva che era da bastardi lasciare uno dei suoi migliori amici in quello stato ma si sentiva così dannatamente in imbarazzo… Da quando Bert era entrato nella stanza un aura scura aveva avvolto Gerard, e ora l’unica cosa che Ray Toro avrebbe voluto fare era andarsene il più lontano possibile. Aveva paura che se fosse rimasto l’ombra avrebbe avvolto anche lui.
-Gee ho visto delle persone che conosco… Vado a salutarle, ci vediamo dopo, va bene?-
Gerard annuì.
Ma Michael James Way era di tutt’altra opinione.
Dalla sua posizione vicino alla porta aveva osservato tutta la scena.
Gerard era un coglione così grande da non capire di stare cadendo dalla padella alla brace? Poco male, ci avrebbe lui.
Lo avrebbe trascinato a forza se ce ne fosse stato bisogno, perché era stanco di raccogliere i suoi pezzi.
Attraversò a grandi passi la sala lasciando Frank a parlare da solo e lo raggiunse.
Perfetto, ora si era anche messo a bere, come se non bastasse la scenata della sera precedente.
-Gerard…- cercò di attirare la sua attenzione.
-Ohi Mikey- sorrise.
-Ti va di andare un po’ fuori?- chiese il più giovane.
Gerard non rispose, finì il suo drink in silenzio e seguì il fratello sulla terrazza.
-Che stavi bevendo?-chiese per cominciare il discorso.
-Uhm… un Martini- rispose girandosi il bicchiere tra le mani.
-Gee… lo sia che odio romperti i coglioni ma… ti prego smettila-
-Ehi, non ho intenzione di ubriacarmi, almeno non sta sera-
-Non parlo di questo… Tu te lo ricordi il “Taste of Chaos”?-
-Si…- sapeva dove Mikey voleva arrivare.
Mikey scosse la testa. –No, cioè, forse tu ti ricordi delle cose, ma non tutto… Tu non sai quanto faccia male a vedere tuo fratello tornare sempre fatto o ubriaco… fa male Gee. Dio, quando tutto è crollato non c’era il tuo adorato Bert a raccogliere i pezzi, ma io e è stato orribile.- si morse le labbra tentando di trattenere le lacrime.
-Mikey… non è colpa di Bert, non tutta almeno…- voleva abbracciarlo, ma forse non sarebbe stata la mossa migliore.
-Lui non ti fa bene Gee!-
-Io lo amo ancora…- ammise forse per la prima volta.
Mikey voleva urlare… L’aveva sempre saputo, ma sentiglielo dire rendeva tutto così reale e inesorabile.
-Perché devi sempre fare il bambino?- gli domandò esasperato il bassista.
-E tu perché non puoi essere semplicemente felice per me?- urlò.
Come se tutti i problemi che avevano non bastavano per avere Mikey che gli e ne provocasse altri.
-Felice per cosa? Perché ti rovinerai la vita? Bhe, auguri allora-
Frank aveva guardato da lontano tutta la scena, e ora non era più il momento di fare lo spettatore.
-Ehi… ecco dov’eravate finiti… Mikey ti va di venire a fare un giro?- gli chiese. Dovevano smetterla, si sarebbero distrutti a vicenda continuando così, e questo Frankie lo sapeva.
-D’accordo andate, ci vediamo dopo…- tagliò corto il più grande tornando dentro. Doveva allontanarsi, da Mikey, da Bert, da tutto e da tutti.
-Gee…-
Sentì qualcuno afferrargli il braccio mentre passava davanti alla porta a vetri che dava sul cortile.
Cazzo. Non era fuggito abbastanza in fretta da far sì che lui non lo trovasse.
-Ciao…- Ecco, così andava bene. Doveva solo scandire le parole mettendoci un po’ di convinzione e ricordarsi di respirare; forse c’è l’avrebbe fatta… forse.
-Bhe il mondo è piccolo… è da tantissimo che non ci vediamo… come va?-
-Come mi vedi credo- “Quindi una merda”
Bert improvvisamente lo afferrò per un braccio. – Vieni- gli sussurrò soltanto.
Gerard lo seguì docilmente. Il gioco era ricominciato, la mossa era nelle mani di Bert.
***
Frank lo prese per mano e lo condusse all’ingresso dell’hotel, e poi lungo i viali illuminati di LA.
Mikey era incazzato, lo sapeva.
Non con lui, certo. Più che altro con se stesso.
Aveva un bisogno quasi maniacale di controllare ogni cosa, anche di quelle che lo sfioravano soltanto senza toccarlo violentemente.
Sapeva bene che qualsiasi cosa fosse successo a Gerard lui si sarebbe sentito in qualche modo responsabile. E Frank gli avrebbe fatto capire ancora una volta che non era colpa sua.
Lo conosceva da così tanto tempo che era inevitabile leggere quello che aveva dentro come un libro aperto. Non che fosse una cosa così strana, Belville era una città piccola dove si conoscevano tutti, ma fin dal’inizio Mikey gli era sempre piaciuto.
Aveva cominciato a frequentare lui, Gerard, Matt e Ray a scuola. Ma il rapporto che aveva instaurato con Mikey era diverso da quello che aveva con tutti gli altri, anche da quello con Gee.
Se ne era innamorato un poco alla volta.
Di sicuro Frank non era una di quelle persone che credeva ai cosiddetti colpi di fulmine, per quanto romantici potessero essere.
Appena vedi una persona puoi sentirtene attratto, ma l’amore è tutta un'altra cosa.
Solo quando il tempo passa e tu impari a conoscere ogni luce del suo carattere e non fuggi davanti alle sue ombre, solo lì puoi davvero esserne innamorato.
E così era successo con Mikey.
Erano stati a letto insieme per la prima volta durante uno dei primi tour, quando Frankie aveva 20 anni.
Una sera, durante una festa, semplicemente era successo.
All’inizio avevano dato la colpa all’alcol, ma più passava il tempo, più capivano che era solo una banalissima scusa.
Entrambi lo volevano disperatamente.
E una notte, dopo essere stati di nuovo insieme, Mikey gli aveva detto “Ti amo”
L’aveva sussurrato piano, come per paura di farsi sentire, e poi si era addormentato.
Frank no, era rimasto sveglio.  
Aveva riflettuto tutta la notte e aveva capito che era da molto tempo che loro non scopavano più, ma facevano l’amore, che non era attratto da Mikey, ne era innamorato sul serio.
E da allora tutto era andato bene.
Non sempre certo, anche loro avevano i loro problemi, come tutti, ma non erano neanche lontanamente paragonabili alla felicità di quando stavano insieme.
Non c’era nulla al mondo più bello di amarlo e essere amati da lui. 
Lo abbracciò dandogli un bacio sulla guancia e continuando a camminare.
***
Dal terrazzo, passando per una scaletta sovrastata da una pianta di rose e passando per un cancelletto, Gerard e Bert arrivarono in un giardino, di sicuro più piccolo di quello dove si svolgeva la festa, ma molto curato.
C’erano delle palme, una piscina e delle sedie a sdraio con sopra dei cuscinetti decorati con un motivo a fiori.
-Dove siamo?- chiese Gerard stupito.
Bert sorrise.
-E’ il giardino della suite del sesto piano… Ci sono stato con Kelly… non un bel periodo, però sapere queste cose torna sempre utile.-
Bert si sedette su una sdraio e Gerard fece altrettanto, mettendosi davanti a lui.
-Perché mi hai evitato per tutta la serata?-
-Io non ti ho evitato!- escalmò Gerard. I vigliacchi evitano le persone con cui hanno paura di confrontarsi e Gerard Arthur Way era tutto tranne che un codardo.
“Tipico di te Gee…” pensò Bert lasciandosi sfuggire un sorriso amaro.
-Ho ascoltato “The Balck Parade” sai? In alcuni pezzi mi sono sentito tirato in causa-
Gerad alzò gli occhi al cielo. –Chissà come mai?!-
Cazzo, chiunque lo conosceva un minimo poteva capire che quella ERA la storia tra lui e Bert.
-Senti Gerad, mi dispiace per come sono andate le cose durante il tour… io volevo davvero che funzionassero-
Gerard riportò lo sguardo su di lui.
Cosa?
Era lui che aveva dato tutta la sua anima per quella relazione. Lui che era stato male quando tutto si era frantumato al suolo. LUI. Solo e esclusivamente Gerard Way. Bert McCraken era stato il coglione che aveva rovinato ogni cosa.
E ora erano passati più di 2 anni, però averlo davanti in quel momento gli sembrò che il tempo non fosse mai passato.
Era vivo. In quei mesi il sole era sorto comunque, la vita era andata avanti, ma aveva l’impressione che il suo orologio personale si fosse fermato nella primavera del 2005.
Allora era vero? Viveva davvero solo quando era con lui?
Stronzate! Lui era lì, era vivo nonostante tutto, anche quando non se ne rendeva conto.
-Bert risparmiatelo ok?-
Fece per alzarsi e andarsene, ma Bert gli afferrò il braccioe lo tirò verso di se obbligandolo a sedersi sulla sua stessa sdraio.
-Non… non andartene per favore- sussurrò piano. Gerard rimase immobile.
-Perché porti ancora quel ciondolo?- gli chiese improvvisamente.
Bert abbassò lo sguardo sul proprio petto dove c’era un pendente smaltato di nero a forma di pipistrello attaccato a una catenina di cuoio.
Erano a Dallas quando l’avevano trovato. Dopo colazione erano andati fino in centro dove c’era una specie di mercatino, e gli avevano visti.
Erano due pipistrelli, uno bianco e uno nero. A dire il vero erano un po’ bruttini, ma Bert era letteralmente impazzito di fronte a loro.
-Awh!!- aveva urlato Bert
-Che hai?- gli aveva chiesto sorpreso dal suo urlo.
-Ma gli hai visti? Sono due pipistrelli, e sono vicini, e tu ami i pipistrelli!-
-Si però…- “Questi sono un po’ pacchiani” stava per aggiungere, ma non lo fece. Lo sguardo di Bert era raggiante.
Tirò fuori il portafoglio e li comprò entrambi.
-Tu sei come quello nero- aveva esclamato entusiasta –e io come quello bianco. E se tu lo tieni al collo avrai Bee sempre con te, e io avrò Gee… Insomma saremo sempre vicini!-
Gerard gli mise un braccio sulle spalle stringendolo a se, inorridendo mentalmente al pensiero di dovere indossare quel coso.
-Grazie per averli comprati. Ti amo- gli aveva sussurrato prima di baciarlo.
E in quel momento Gerard ci aveva creduto davvero.
Bert rimase zitto, pensando a cosa dire, cercando di non suonare eccessivamente stupido o ridicolo. 
-Non lo so… E’ stupido… ma mi sembra che in quel modo fossimo vicini.-
-Dio Bert, è questo che odio di te… credi sia sempre un fottuto gioco? Il ciondolo, noi due, trovi tutto molto divertente, non è così?-
-Ma che cazzo dici? Non passa giorno in cui non pensi a come sarebbero potute andare le cose tra di noi… A volte penso di avere sbagliato tutto… E’ questa la verità… Puoi crederci o no, tanto ormai non cambia nulla… - Bert abbassò lo sguardo. Non si era illuso che Gerard fosse ancora innamorato di lui, ma che almeno avessero potuto tornare amici.
Quando aveva deciso di lasciarlo aveva sofferto. Gerard poteva dire quello che voleva, ma era stato male da morire. Si era detto di aver comunque preso la decisione migliore e di essersi in ogni caso risparmiato tanto dolore. Con il tempo tutto sarebbe andato bene. Ma era passato più di un anno, e nulla era ok.
-E di cosa ti dispiace esattamente? Di non esserci stato quando tutto cadeva a pezzi? Cazzo, se penso che ho sprecato un fottuto anno per te, null’altro era importante. E tu invece? In che modo tenevi a me? In che modo mi amavi?- sputò fuori quelle parole come se bruciassero sulla lingua –Lasciandomi solo? Trattandomi come una merda? Bhe, scusa tanto, ma hai qualche problema amico-
-Gee io…- trattenne le lacrime a stento. Non voleva la sua pietà, non era questo di cui aveva bisogno. –Avevo paura… tu mi sei sempre stato vicino, io non potevo fare altrettanto. Non sono mai stato all’altezza di te e di quello che mi davi. Le tue aspettative erano troppo alte. Per molto tempo eri l’unico su cui potevo contare e sapevo che non sarebbe durato molto. Le persone si stancano di me, Gee. Nessuno mi ama per troppo tempo- Perse la battaglia e piccole lacrime cominciarono a scendere lungo le sue guance –Pensavo fosse meglio così, prima che tu ti stancassi di me e che tutto si corrodesse e andasse a puttane. Tutti dicono di amarmi e tutti mi lasciano solo. Magari se io ti avessi fatto soffrire e tu mi avresti odiato avrei potuto dimenticarti… sarebbe stato tutto più facile-
Gerard non riusciva a credere alle sue parole.
-Merda Bert! Io non volevo nulla di speciale, solo che tu mi amassi. Non avevo bisogno di grandi progetti o roba del genere, ma di te- disse piano portando via una lacrima con un dito.
Tutta la rabbia che aveva provato in quei mesi scivolava via veloce come le gocce lungo la sua guancia.
Bert scostò la testa come se il contatto gli bruciasse la pelle.
-Non… non ho bisogno della tua pietà, Gerard!- esclamò in un soffio. “Ho bisogno di te”
Gerard si avvicinò pericolosamente al suo viso.
“O adesso o mai più”
Conoscendo Bert non avrebbe mai fatto la prima mossa, e lui lo voleva così tanto. Era come se quel anno non fosse mai passato.
-Ti amo… non ho mai smesso- gli sussurrò sulle labbra, prima di baciarlo.
La bocca di Gerard era calda come Bert la ricordava, mentre quella di Bert sapeva di fumo e fragola, nessuna traccia di alcol o qualcosa del genere.
Quando il bacio diventò più intenso Bert gli circondò il collo con le braccia, e quando si staccarono si mosse solo lo spazio necessario per guardarlo negli occhi.
Prese fiato e mormorò piano –Gee… se noi ci riproviamo e tu ti stanchi di me, io non credo di avere la forza per sopportarlo-
-Ma sei capace di stare zitto per una volta?- chiese Gerard prima di baciarlo di nuovo.
E questa volta fu magico, come se il tempo non fosse mai passato, e il dolore non avesse mai toccato i loro cuori.
Bert appoggiò la testa sul petto di Gerard ascoltando il battito del suo cuore.
-Gee…- cominciò dopo un paio di secondi.
-Cosa?- lo incitò mentre gli dava un bacio sulla fronte, prima di continuare a cullarlo.
-Perché ti sei rifatto i capelli neri?-
-Non lo so… credo che il biondo non fosse adatto a me… E’ un colore troppo puro e angelico- sorrise.
-Non è vero…- esclamò piano il più giovane mordendosi le labbra –Tu sei un angelo… e mi hai salvato-
Gerard lo sentì tremare e stringersi di più a lui –Ehi, hai freddo?-
Bert ignorò la domanda e chiese –Davvero pensi che io sia solo una canzone triste e non abbia nulla da dire?-
-Lo pensavo. Quando ci siamo lasciati dopo il tour, ero convinto che tutta la musica che potevi regalarmi fosse terminata. Non era vero, sono stato un coglione a crederlo-
Bert tirò su con il naso –Ti amo Gee… davvero tantissimo-
***
Mikey camminava con le mani nelle tasche e la testa bassa.
-Ti è passata un po’ l’incazzatura?- chiese Frank dolcemente accarezzandogli il braccio.
Mikey lo ignorò, e Frank decise di riprovarci –Ehi, un penny per i tuoi pensieri-
Ma Michael non era decisamente dell’umore di scherzare. –Vuoi sapere che cos’ho? Sono stanco Frank. E mi sembra di essere circondato da dementi che non capiscono un cazzo. Dio, voi non c’eravate al “Taste of Chaos”? O sono soltanto un visionario che si è immaginato tutto? Merda, io lo so come andranno le cose, le ho già vissute, e non posso lasciare che Gerard ne esca come due anni fa. Se lui soffre, soffro anch’io. Io ho solo lui-
Nel momento stesso in cui Mikey pronunciò quelle parole se ne pentì, ma ormai era troppo tardi.
-Non è vero. Tu hai anche me, e questo sembri dimenticarlo troppo spesso. Geard è grande, ha 29 fottuttisimi anni ed è in grado di fare i suoi errori. Lui ama Bert, è questa la sua decisione. Oggi è San Valentino e l’unica cosa di cui ti sembra importare è di Gerard. A volte mi chiedo a che punto nella tua scala dei valori io sia posizionato-
Mikey che per tutto il discorso si era morso le labbra trovando improvvisamente interessante il cemento del viale alzò lo sguardo. –Frank come puoi dire così? Io ti amo, nulla è più importante di te-
Davvero non glielo aveva dimostrato abbastanza?
Si fece più vicino e gli accarezzò la guancia con le dita.
Frank gli prese la mano e la strinse tra le sue –Anch’io ti amo, non ho mai amato nessuno come te. Volevo solo che oggi fosse tutto perfetto-
-Lo è stato… se tu mi sei vicino ogni cosa è meravigliosa- sussurrò baciandogli le labbra –Vieni, prendiamo un gelato- concluse trascinandolo per la strada.
***
Bert tremò di nuovo e Gerard si alzò tirandolo per un braccio.
-Che fai?- chiese. Solo in quel momento Gerard vide quanto fossero belli e ancora più blu i suoi occhi, sotto la luce della luna e con le lacrime che gli rendevano gli occhi liquidi come una pozzanghera.
Gerard si tolse il suo cappotto, glielo mise sulle spalle e lo fece alzare.
-Ora tu vieni con me, altrimenti ti prendi una broncopolmonite-
Bert sorrise e gli stinse la mano nella sua, incrociando strettamente le dita –Bhe, se succede tu potresti farmi da sexy infermiera-
Gerard alzò un sopraciglio –Ti piacerebbe, vero?-
-Certo, puoi contarci! Gee… dove andiamo?-
Gerard gli baciò le labbra delicatamente, come il battito di una farfalla. 
-Non lo so… Stai in un albergo?-
Bert annuì. –Si, io e gli altri abbiamo una camera fino a dopo domani in un albergo a West Hollywood-
-Allora andiamo da te- decretò. Non poteva rischiare di trovare Eve in camera –Vieni, chiamo un taxi- 
Fece velocemente il numero e quando la chiamata terminò telefonò a Frank.
Il cellulare era libero.
“Pronto..”
“Pronto Frankie… Sono Gerard, sentite voi andate pure e non aspettatemi ok?”
“Gee… ma dove vai?”
Vide Bert scrivere sulla tastiera del proprio cellulare un messaggio, probabilmente a Jeph, e poi stringersi nel cappotto.
“Da Bert… per favore non fare domande, ti spiego tutto domani”
“Cazzo!” pensò Frank.Era andato esattamente tutto come pensava. “Ok Gee… A domani”
“Grazie” 
-Hai finto?- gli chiese Bert mentre si strofinava le mani sotto il giaccone di Gerard per scaldarsele. Lui lo abbracciò.
-Certo- si abbassò verso il suo viso –Non scappare mai più da me, hai capito?-
-Quest’anno è stato una merda…- cominciò Bert. Non che c’entrasse con il discorso, ma in fondo era quello che gli ronzava in testa da quando si erano baciati -Io pensavo che dopo un po’ mi sarei abituato, che era me ne sarei fatto una ragione, ma non c’e l’ho fatta… Mi sei mancato Gee… Ti prego, non lasciare mai più che io ti sfugga- la sua voce era poco più di un respiro sottile sul viso di Gerard, prima che tutte le distanze fossero cancellate da un bacio.
***
-Chi era al telefono?- chiese Mikey stringendosi a lui. Quando erano usciti non gli sembrava che facesse così freddo.
Frank fissò ancora per qualche secondo lo schermo del cellulare prima di rimetterselo in tasca.
-Era Gee…- rispose sottovoce.
-Ah… e che voleva?- domandò scocciato.
-Voleva avvisare che…-Frank si bloccò. E se non avesse detto nulla? Se avesse mentito a Mikey? Che sarebbe successo? Si sarebbe risparmiato un'altra scenata?
Quella serata era stata tutt’ altro che perfetta.
Mikey si era reso conto degli sforzi che aveva fatto per organizzare questa giornata?
Sperava che ora l’avesse capito, ma rivelare le intenzioni di Gerard voleva dire ricominciare tutto da capo.
-Che…?- Mikey lo incoraggiò a continuare.
-Bhe… che non torna con noi in hotel, va da Bert-
Michael si morse le labbra. –E così è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio…-
Ma non doveva pensarci, non adesso.
Frank aveva ragione. Lì Gerard non c’era, ma Frankie si. E stava buttando nel cesso una delle poche serate che avevano tutte per se, per di più quella di San Valentino.
Si sentì una merda. Di nuovo.
Si girò verso di lui e gli posò le labbra sulle sue. –E noi quando andiamo in camera?-
Frank sentì lingua calda di Mikey farsi strada nella sua bocca e chiuse gli occhi.
Forse la serata poteva andare bene. Anzi ne era certo.
***
Mikey si svegliò.
Era mattina, i leggeri raggi del sole filtravano dalla finestra. Ma non era molto tardi, la stanza non era ancora illuminata del tutto.
Sentì Frank mormorare qualcosa nel sonno e si girò verso di lui.
Era bellissimo. Anche se i capelli erano spettinati, la bocca era aperta e si sentiva un leggero russare, era meraviglioso.
Appoggiò un dito sulle sue labbra, disegnandole il contorno. Poi scese, giù lungo il collo, sotto il lenzuolo, fino alla pancia nuda e poi di nuovo su.
Frank sorrise, non dormiva più.
-Ciao- gli soffiò sulle labbra, prima di baciarlo –Sei bellissimo…-
-Anche tu…- gli rispose Frank.
Mikey si irrigidì improvvisamente. –Ehi, amore che c’è?- chiese.
-Frankie… ho paura…-
Frank alzò lo sguardo senza capire –Cosa?-
Mikey si morse le labbra imbarazzato –Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è di non fare diventare una persona il centro del tuo mondo, tutto quello che hai, perché quando se ne và non ti rimane nulla… Io ho paura perché… tu sei davvero tutto ciò che ho… tutto ciò di cui mi importa davvero-
Frank sorrise di nuovo. Era bellissimo sentirgli dire quelle parole, tutto quello di cui aveva bisogno. Sapere che Mikey provava per lui esattamente lo stesso era la cosa più bella che c’era al mondo.. Lui non era spaventato da queste incertezze, e avrebbe rassicurato Mikey all’infinito se ce ne fosse stato bisogno.
-Non devi avere paura di questo… Io ci sarò per sempre… La mia vita non avrebbe senso senza di te… non standoti accanto-
Erano frasi da cioccolatini. Così dolci da far venire il diabete.
Da quando era diventato così romantico?
Non lo sapeva, ma a dire il vero il cambiamento non gli dispiaceva più di tanto.
***
-Buon giorno- sorrise Bert stropicciandosi gli occhi.
Gerard smise di fare cerchi invisibili con le dita sulla sua pancia e alzò la testa dal suo petto.
-Da quanto sei sveglio?-
-Da un po’- Gerard sbadigliò –Non mi hai fatto dormire molto-
-Bhe che ti aspettavi?- disse Bert facendogli l’occhiolino.
Gee lo baciò.
-E adesso?- chiese Bert stringendosi a lui.
-Per quanto tempo rimarrai a LA?-
-Domani alle 10 di sera ho un volo per San Diego. Io Jeph e Quinn siamo in tour ancora per un paio di settimane per pubblicizzare “Berth” [NdA:cd/dvd live degli Used uscito in questi giorni, che mi sta arrivando dall’America *_*] e poi fino all’inizio di Maggio, quando ricominciano i concerti sono libero-
C’era la speranza che lui gli chiedesse di seguirlo in tour?
Ogni cosa avrebbe potuto essere perfetta come 3 anni, e questa volta non avrebbe fatto nulla per rovinarla.
-Ho un idea! Io Sabato sera parto per Chicago. Poi tra due settimane il tour finisce e allora tu potresti venire con me nel Jersey! Conoscerai mia mamma, mio padre e ti divertirai un casino, vedrai. E poi… ti piace l’Europa?-
Bert annuì. –Si mangia bene-
-Perfetto! Allora è ufficiale, non sei più libero, verrai con noi!-
Una piccola lacrima scese dalla guancia del più giovane e Gerard la tolse posandoci sopra un piccolo bacio.
-Sono così felice Gee… Dio, ti amo così fottutamente tanto!-
-Anch’io… E se pensi che ti lasci andare via ancora sbagli di grosso! Giurami…- la voce di Gerard era poco più di un sussurro tra un bacio e l’altro -…Giurami che non mi lascerai mai più-
-Lo giuro-
 
 The End.
 









 

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