heavenmayburn: (Mushu {grrr})
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: Wait for it to come around {Gonna get away too fast}
Fandom: RPF - TAKING BACK SUNDAY
Capitoli: 1/1
Pairing: Adam Lazzara/John Nolan
Raiting:
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia sono realmente esistenti ed appartengono a loro stessi, ed io non intendo dare rappresentazione veritiera ne del loro carattere ne della loro sessualità o offenderli in alcun modo. E per finire non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: La prima volta che John lo chiama dopo quasi otto anni, Adam non risponde.
Conteggio parole: 581 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta per il COW-T#2 @ [livejournal.com profile] maridichallenge con il prompt: anni.
Palesemente questa era una cosa che sarebbe dovuta rimanere nel mio pc forevah and evah, ma i CityAngels hanno bisogno e quindi mi tocca .___.
Keaton Danger Ari Lazzara è naturalmente il figlio di Adam e Misha è sua moglie (ma questo penso si capisse XD). Io giuro che un giorno scriverò una Adam/Misha/John/Camille perché sono sexy, è una cosa che mette d’accordo tutti e, per quanto mi puo’ piacere, voglio fare una pausa dal drama D: E poi, davvero, è tipo il pairing più bello ever; magari aggiungo anche Jesse, così, tanto per il piacere degli occhi *vaneggia*
Il titolo viene da I don’t have the time degli Straylight Run, semplicemente perché è ciò che passava dal mio Itunes.

Wait for it to come around {Gonna get away too fast}.

La prima volta che John lo chiama dopo quasi otto anni, Adam non risponde.

E’ quasi mezzogiorno, Misha è andata al lavoro, e lui è in cucina che cerca di tenere d’occhio sia il microonde, dove sta scaldando i resti della cena della sera prima, che Keaton, che stava guardando i cartoni animati alla televisione. Il suo Iphone comincia a squillare e sullo schermo compare un numero non memorizzato, lui lo rimette in tasca con un’alzata di spalle.
Solo verso sera quando, nonostante avesse la chitarra sulla gambe da quasi un’ora, non aveva ancora scritto nemmeno mezza riga, si decide a richiamare.
“Pronto?”
Adam riattacca e lascia cadere il telefono sul divano. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha sentita ma lui non ha dimenticato la sua voce, non avrebbe mai potuto farlo.
Prende un respiro e, dopo qualche istante, comincia a pizzicare le corde della chitarra, scrivendo musica che cestinerà il giorno seguente.

Due giorni dopo è Adam a far partire la chiamata. Rimane diversi minuti a fissare lo schermo del telefono, prima di farla partire e, quando finalmente trova il coraggio, dandosi anche mentalmente del coglione, John risponde al secondo squillo.
“Pronto? Adam?”
Adam respira dalla bocca e ha così tante domande in testa da non riuscire nemmeno a formulare un discorso che avesse senso.
“John…”
John sorride. Adam lo sa perché, nonostante tutto, ricordava ancora l’intonazione della sua voce quando lo faceva. “Sì. Mark mi ha detto di cercarti a questo numero, spero di non disturbare…”
“Che cosa vuoi?” domanda freddo perchè non puo' davvero pensare che non sia cambiato nulla dopo tutto il tempo che è passato, non puo’ davvero pensare che non faccia ancora male.
Solo il fatto di aver trovato una sua chiamata sul display del suo telefono gli aveva fatto passare due giorni d'inferno, riempiendogli la testa di dubbi e paure. Da una parte era terrorizzato che le cose sarebbero tornate com'erano prima, con lui innamorato e John pronto a mandare al diavolo tutte le sue promesse non appena Adam cominciava a crederci sul serio, dall'altra sa di non aspettare altro.
Si morde l'interno della guancia ed accende una sigaretta, mentre aspetta che John risponda.
"Volevo solo parlare, a quattrocchi." mormora piano.
Adam scuote la testa e, per un istante, il respiro gli si spezza in gola.
Keaton, dall'altra parte della stanza, lo chiama agitando la manina e Adam sorride piano, cercando di riprendere il controllo, perchè sono passati anni e John non puo' continuare a farlo sentire così. "Non penso sia il caso." risponde piano, massaggiandosi la fronte con le dita.
John esita un attimo, e poi sospira. "Ti capisco." sussurra piano. "Mi sei mancato, è stato bello sentirti."
"Mi sei mancato anche tu." risponde Adam quando la linea è ormai caduta.
Rimane con il telefono in mano e lo sguardo perso nel vuoto per alcuni istanti.
Aveva passato anni con il suo nome che gli rimbalzava nella testa ed il ricordo dei suoi baci sulle labbra, non desiderando altro che John tornasse a fare parte della sua vita e, proprio quando pensava di essersene fatto una ragione, quando l'aveva rimessa a posto nonostante tutto, lui c'era tornato dentro con una semplice telefonata, incasinandola di nuovo.
Adam si chiede se John avrebbe mai smesso e, soprattutto, se lui avrebbe mai smesso di sperare che lo facesse.

Una settimana dopo lo richiama, la voce gli trema di nuovo quando John risponde. Non gli lascia nemmeno il tempo di salutarlo e gli da appuntamento in una caffetteria, a nord di Austin, in Texas.

La quarta volta, John e Adam rimangono al telefono per ore.

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