Titolo: Catching all my ghosts for every season
Fandom: The Avengers (2012) – Marvel Movieverse
Capitoli: 1/1
Pairing: Steve Rogers (menzionati Steve Rogers/Peggy Carter)
Raiting: Pg15
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono alla Marvel. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Steve è uscito solamente una volta dal quartiere generale dello S.H.I.E.L.D., da quando si è risvegliato.
Conteggio parole: 417 (
fiumidiparole)
Note: Scritta per il pasticcinofest della V notte bianca @
maridichallenge con il prompt: depressione.
Io non ho idea di cosa sia questa cosa che mi è uscita D: e soprattutto, essendo il prompt una cosa con cui non ho confidenza se non grazie ai media (e in una notte non ho potuto fare grandi ricerche), ho cercato di prendere l’argomento alla larga, ma ho paura comunque di aver scritto un sacco di baggianate /o\
E’ ambientata prima del film ed il titolo è più o meno da Where have you been dei Manchester Orchestra.
Catching all my ghosts for every season.
Steve è uscito solamente una volta dal quartiere generale dello S.H.I.E.L.D., da quando si è risvegliato.
In quel momento, ha corso più velocemente che poteva in un viale enorme e pieno di palazzi, insegne luminose e persone che camminavano velocemente senza guardarlo in faccia, con la voce di Fury che gli diceva qualcosa che non riusciva davvero a sentire e non sapendo davvero dove si trovasse o dove stesse andando.
Dopo non ha più provato.
Passa le sue giornate nella piccola palestra del seminterrato, con le bende legate strette attorno ai polsi e la maglietta fradicia di sudore, cercando di pensare solamente a colpire il sacco di sabbia perché, appena chiude gli occhi, davanti a se c’è solo una grande distesa di ghiaccio, ed il rumore delle turbine dell’aereo non è abbastanza forte per coprire il suono della voce di Peggy che si incrina, cercando di trattenere un singhiozzo.
Colpisce il sacco e cerca di non pensare al fatto che forse il piccolo appartamento umido che condivideva con Bucky prima della guerra non esiste più, magari sostituito da un supermercato o da chissà cos’altro. Che, probabilmente, se si trovasse ora a percorrere la strada che faceva per prendere l’autobus, rischierebbe di perdersi.
La bussola con la fotografia di Peggy che stringeva tra le mani mentre sentiva l’acqua entrare nei polmoni è rovinata, ma Steve l’ha tenuta comunque nel piccolo comodino di fianco al letto e, ogni volta che la guarda, pensa che non imparerà mai a ballare.
Non ci sarà più Bucky ad obbligarlo ad uscire il venerdì sera per uno dei suoi stupidi appuntamenti a quattro, quando passava la serata sentendosi a disagio con una ragazza che non conosceva nemmeno.
I suoi uomini non gli offriranno da bere dello scadente vino francese, di ritorno da una missione, non arrendendosi al fatto che lui non avrebbe mai potuto ubriacarsi. Howard non gli darà più consigli e Steve non sentirà più i borbottii a mezza voce del Colonnello Phillips.
Le labbra di Peggy non si piegheranno più in un sorriso, mentre parla del loro appuntamento perché la guerra ormai è finita, Peggy lo aveva aspettato ma lui non c’era.
Il mondo è andato avanti e ora lui è nel futuro, un luogo che non aveva mai pensato di vedere e che probabilmente non avrebbe mai capito davvero, ed è solo.
Tira pugni fino a che le nocche non gli fanno male e la catena che tiene il sacco appeso al soffitto non si spezza, cercando di non pensare al fatto che vorrebbe che non l’avessero mai ritrovato.
Fandom: The Avengers (2012) – Marvel Movieverse
Capitoli: 1/1
Pairing: Steve Rogers (menzionati Steve Rogers/Peggy Carter)
Raiting: Pg15
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono alla Marvel. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: Steve è uscito solamente una volta dal quartiere generale dello S.H.I.E.L.D., da quando si è risvegliato.
Conteggio parole: 417 (
Note: Scritta per il pasticcinofest della V notte bianca @
Io non ho idea di cosa sia questa cosa che mi è uscita D: e soprattutto, essendo il prompt una cosa con cui non ho confidenza se non grazie ai media (e in una notte non ho potuto fare grandi ricerche), ho cercato di prendere l’argomento alla larga, ma ho paura comunque di aver scritto un sacco di baggianate /o\
E’ ambientata prima del film ed il titolo è più o meno da Where have you been dei Manchester Orchestra.
Catching all my ghosts for every season.
Steve è uscito solamente una volta dal quartiere generale dello S.H.I.E.L.D., da quando si è risvegliato.
In quel momento, ha corso più velocemente che poteva in un viale enorme e pieno di palazzi, insegne luminose e persone che camminavano velocemente senza guardarlo in faccia, con la voce di Fury che gli diceva qualcosa che non riusciva davvero a sentire e non sapendo davvero dove si trovasse o dove stesse andando.
Dopo non ha più provato.
Passa le sue giornate nella piccola palestra del seminterrato, con le bende legate strette attorno ai polsi e la maglietta fradicia di sudore, cercando di pensare solamente a colpire il sacco di sabbia perché, appena chiude gli occhi, davanti a se c’è solo una grande distesa di ghiaccio, ed il rumore delle turbine dell’aereo non è abbastanza forte per coprire il suono della voce di Peggy che si incrina, cercando di trattenere un singhiozzo.
Colpisce il sacco e cerca di non pensare al fatto che forse il piccolo appartamento umido che condivideva con Bucky prima della guerra non esiste più, magari sostituito da un supermercato o da chissà cos’altro. Che, probabilmente, se si trovasse ora a percorrere la strada che faceva per prendere l’autobus, rischierebbe di perdersi.
La bussola con la fotografia di Peggy che stringeva tra le mani mentre sentiva l’acqua entrare nei polmoni è rovinata, ma Steve l’ha tenuta comunque nel piccolo comodino di fianco al letto e, ogni volta che la guarda, pensa che non imparerà mai a ballare.
Non ci sarà più Bucky ad obbligarlo ad uscire il venerdì sera per uno dei suoi stupidi appuntamenti a quattro, quando passava la serata sentendosi a disagio con una ragazza che non conosceva nemmeno.
I suoi uomini non gli offriranno da bere dello scadente vino francese, di ritorno da una missione, non arrendendosi al fatto che lui non avrebbe mai potuto ubriacarsi. Howard non gli darà più consigli e Steve non sentirà più i borbottii a mezza voce del Colonnello Phillips.
Le labbra di Peggy non si piegheranno più in un sorriso, mentre parla del loro appuntamento perché la guerra ormai è finita, Peggy lo aveva aspettato ma lui non c’era.
Il mondo è andato avanti e ora lui è nel futuro, un luogo che non aveva mai pensato di vedere e che probabilmente non avrebbe mai capito davvero, ed è solo.
Tira pugni fino a che le nocche non gli fanno male e la catena che tiene il sacco appeso al soffitto non si spezza, cercando di non pensare al fatto che vorrebbe che non l’avessero mai ritrovato.