heavenmayburn: (Natasha)
[personal profile] heavenmayburn
Titolo: A film in his eyes from the glow.
Fandom: The Avengers (2012) – Marvel Movieverse
Capitoli: 1/1
Pairing: Tony Stark/Steve Rogers
Raiting: Pg15
Disclaimer: I personaggi presenti in questa storia (scritta senza alcuno scopo di lucro) appartengono alla Marvel. Non possiedo e non guadagno nulla da tutto questo, boohya! \o/
Sommario: L’ultima volta c’erano stati Capitan Ghiacciolo e Tolta l’armatura, che cosa rimane? e Tutto quello che hai viene fuori da una provetta e Dovresti smetterla di fare finta di essere un eroe.
Non erano mai stati Steve e Tony.
Conteggio parole: 729 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Note: Scritta per la V notte bianca @ [livejournal.com profile] maridichallenge con il prompt: caffè amaro.
BTW, questa fanfiction è più che altro pre-slash (non succede nulla di che XD) ed è ambientata subito dopo il film. Come al solito, ho paura che questo fandom non smetterà mai di mettermi ansia da prestazione (e il bello è che ho deciso di scriverci sopra il BBI. Ah, sarà dovertente “XD)
Il titolo viene più o meno da Jaws Theme Swimming dei Brand New.

A film in his eyes from the glow.

Tony non accende nemmeno la luce quando entra in cucina. Si dirige verso la caraffa appoggiata sul tavolo di marmo chiaro, versandone quanto più puo’ in una tazza colorata, e si volta praticamente subito per tornare di sotto.
Non è nemmeno a metà delle riparazioni della sua armatura (a volte capita, quando un pazzo che proviene da un altro pianeta, al posto di scrivere poesie emo, decide di dare libro sfogo al suo dolore distruggendo Manhattan, grazie tante) e, prima si sbriga, prima potrà dare un’occhiata ai progetti di ristrotturazione della Stark Tower (ancora grazie, eh!), perché si è leggermente stancato di vivere dentro ad un cantiere.

Steve si schiarisce appena la voce, seduto su uno sgabello davanti all’isola della cucina, con davanti quella che ha tutto l’aspetto di una tazza di latte (Dio, ma, seriamente?).
-Capitano.- mormora, spostando lo sguardo dalla tazza al suo viso. (No, davvero, chi beve ancora il latte prima di dormire, passati i tredici anni?).
-Tony- risponde piano e, probabilmente Tony si è perso un pezzo per strada.
Da quando erano passati a chiamarsi per nome?
L’ultima volta c’erano stati Capitan Ghiacciolo e Tolta l’armatura, che cosa rimane? e Tutto quello che hai viene fuori da una provetta e Dovresti smetterla di fare finta di essere un eroe.
Non erano mai stati Steve e Tony.

Tony annuisce e sta per andarsene perché sa già dove sarebbero andati a finire, e l’ultima cosa di cui ha voglia è passare la prossima settimana a guardarsi le spalle da Natasha che tenta di ucciderlo per averla svegliata alle quattro del mattino.
-Non dovresti bere il caffè a quest’ora. Non riuscirai a dormire.- e Tony lo manderbbe allegramente a quel paese, se non fosse che Steve sembra davvero interessato alla sua salute.
E, primo, si vede che ha passato gli ultimi settant’anni a casa dello Yeti perché, non solo Pepper o Rhodey, ma chiunque (a meno che non viva sotto una roccia o, appunto, coperto da metri di neve) sa che è assolutamente inutile anche solo provarci a dire qualcosa a Tony Stark.
Secondo, gli viene il dubbio di aver passato anche lui un po’ di tempo come surgelato, perché altrimenti non si spiega.
Ma poi incrocia gli occhi di Steve (che, Dio, come fanno ad essere così azzurri anche quando sono illuminati solamente dalla luce del suo reattore?) e dentro c’è la stessa espressione che aveva visto così tante volte nei suoi stessi occhi, quando incrociava il suo riflesso nelle grandi vetrate del laboratorio, la musica che era a tutto volume ma che comunque non riusciva a coprire il rumore delle cose che Dummy distruggeva.
Steve si sente solo.
Probabilmente quello non era stato che uno suo tentativo (un po’ da rompicoglioni, questo bisogna dirlo) di cominciare un discorso.
Tony non aveva bisogno di leggere i file che lo riguardavano nell’archivio dello S.H.I.E.L.D. (cosa che, comunque, aveva fatto ugualmente), per immaginare quanto facesse schifo risvegliarsi e scoprire di aver premuto l’avanti veloce per settant’anni.

-Magari potrei bere un po’ di latte.- dice alzando le spalle e stupendosi delle parole che stavano uscendo dalla sua bocca.
Lui non voleva fare amicizia, voleva tornare in laboratorio e non uscire da lì finchè il suo corpo non avesse avuto bisogno di altra caffeina.
Steve ridacchia leggermente, portandosi una mano tra i capelli. –Sì, beh, non ho molto sonno. Il siero… E ho sempre bevuto latte, alla sera, prima. Almeno lui non è cambiato.-
Tony scuote appena la testa, appoggiando la schiena contro uno dei ripiani della cucina.
Sente lo sguardo di Steve su di se e, quando lo incontra, è diverso dalla sfumatura che aveva quando si erano incontrati sull’Hellcarier.
-Tony…- ma lui lo blocca prima che possa continuare la frase.
Perché lui a Steve non piace ed è inutile continuare a fare finta del contrario, solo per passare mezzora a fare gli amichetti del cuore, o pensare che una tazza di latte caldo e quattro parole dette al buio della cucina facessero differenza.
Lui a Steve non piace e, davvero, è okay. Tony c’ha fatto l’abitudine con l’ottanta percento della popolazione del pianeta, imparerà a farlo anche con lui.

-Beh, si è fatto tardi. O presto, dipende da come la vuoi mettere giù. Comunque sia, io ho del lavoro da fare- esclama, forse un po’ troppo forte per essere nel pieno della notte, ritornando verso la porta. –Ci vediamo, Cap.-
Tony ritorna in laboratorio, la tazza di caffè ormai fredda in mano e la musica che copriva ogni rumore, si accorge di aver dimenticato lo zucchero.
Quando JARVIS gli dice che Steve si trova ancora in cucina, Tony decide che per quella sera lo berrà amaro.

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