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[personal profile] heavenmayburn

Titolo:Bury Me
Autore
me aka
Capitoli:
1/?
Pairing:Colin Farrell X Jared Leto /...
Rating:
G
Sommario: Quando lo guardò andarsene lontano, con il dolore così palpabile nei suoi occhi da fargli male, capì che nulla sarebbe potuto più essere come prima... Il suo mondo era cambiato, e solo ora che l'aveva perso aveva capito quanto esso girasse intorno a lui...
Disclaimer:  Tralasciando il fatto che io ho un idea precisa di quello che è successo su quel set, ho inventato praticamente tutto, non conosco i personaggi o i loro gusti sessuali, blah blah blah…
Nota: Ok, ecco a voi la prima-unica fict Jared X Colin, nonchè la mia gioia-tormento. Se non sono ancora diventata pazza impazzirò appena terminata xD.
E' nata il 16 settembre 06 e per ora sono arrivata a scrivere 9 capitoli e mezzo.
Stessa solita regola, commentate please.. 

 

 

Capitolo Uno
 
“I'm in the middle of nothing,
and it's where I want to be…
I'm at the bottom of everything,
and I finally start to leave.
This is the story of my life,
these are the lies I have created..
I created… “
 
 
Marocco, 2003
 
Colin si portò la sigaretta alla bocca aspirando lentamente e dando un occhiata al cielo sopra l’uscita del piccolo aeroporto.
Per molto tempo sarebbero state quelle le nuvole che avrebbe osservato, l’aria che avrebbe respirato.
Malgrado fosse tutto come in una favola nella sua vita, era ricco, famoso, ragazze e ragazzi gli si buttavano ai piedi indifferentemente, era come se gli mancasse il respiro.   
Buttò la sigaretta per terra
Nonostante fosse appena iniziata, schiacciandola con la suola delle scarpe; scarpe dannatamente costose.
Gli venne da sorridere mentre saliva sul taxi che lo avrebbe portato sul set del suo prossimo film.
Erano cambiate così tante cose.
Cinque anni fa solitamente si vestiva con jeans scarpe da tennis malconce; rovinate quando lui e Eamon, fregandosene dei rimproveri della madre, rimanevano a giocare a calcio fino a tardi nel fango del vecchio campetto.
Fino a 5 anni fa non avrebbe mai pensato di fare un film con Oliver Stone.
Nel giro di pochissimo tempo era diventato la persona che in molti sognavano di essere. Ma quello era davvero il suo sogno?
Di sicuro Colin non era la maglietta firmata che portava con indifferenza, la sua macchina sportiva o il suo attico lussuoso.
Una parte di lui era rimasta a Dublino, quando passava le serate a ubriacarsi con gli amici, gli mancavano i soldi per le sigarette e trascorreva la domenica pomeriggio a vedere il football con il fratello.
Un fottuto ipocrita. Ecco cosa stava diventando.
Esattamente come le persone che disprezzava; viscidi e falsi.
Nascondeva se stesso dietro a vestiti firmati e sorrisi smaglianti. Perché il vero Colin era quello che si vedeva nella fotografia che portava nel portafoglio, allegro, con Eamon e Chaterine a Dublino.
Fece scorrere lo sguardo fuori dal finestrino prendendo un respiro profondo.
La radio della vettura trasmetteva una vecchia canzone; non riusciva a capire le parole, ma da quanto riusciva a interpretare riguardava la paura e la gelosia.
Chissà se prima o poi si sarebbe abituato, o se alla fine di tutto avrebbe avuto ancora nostalgia di cos’era stato?
Non che gli spiacesse la piega che le cose avevano preso, ma sentiva che ormai tutto gli andava stretto; non era completo.
Era sicuro della strada che aveva scelto.
Alla fine di ogni fottutissimo film mandava affanculo tutti, persino se stesso, promettendo che quello sarebbe stato l’ultimo, sentendosi completamente svuotato. E dopo meno di 2 settimane ritornava sui suoi passi.
Non riusciva a immaginare altro per se stesso.
La macchina si fermò, era arrivato in hotel. Scese prendendo la sua borsa e dando un occhiata alle persona presenti nella hall.
Aveva già visto più di ¾ di loro; probabilmente a qualche party.
Un’improvvisa sensazione di orgoglio e soddisfazione gli invase lo stomaco.
Di sicuro nessuno di loro, quando l’avevano conosciuto, avrebbe pensato che sarebbe diventato il protagonista di un kolossal da milioni di dollari. E adesso l’avevano preso tutti da dietro.
Andò in camera, lasciando cadere il borsone a terra e buttandosi sul letto a peso morto.
Quei sei mesi sarebbero stati lunghi, troppo lunghi…
***
Jared appoggiò lentamente la testa sul vetro della finestra, i suoi occhi azzurri andarono in cerca del sole, che si muoveva lentamente all’orizzonte, coperto da un sottile palazzo.
Il suo orologio da polso che gli aveva regalato Shannon lo scorso Natale segnava le sei del pomeriggio, ma lui non ci fece caso.
I tramontirappresentavanotuttociòcheodiava.
La fine. La scomparsa di ogni sogno e ogni incubo per far posto a qualcos’altro.
Eppure in quel momento era ipnotizzato.
Perché, per quanto avesse paura del futuro, aveva molta più paura di tornare indietro. Almeno puoi sempre illuderti che ciò che non conosci sia migliore.
Aprì la finestra lasciando che il vento gli solleticasse la faccia e abbassò le palpebre per qualche secondo.
Un nuovo film, un nuovo paese e un nuovo Jared Leto da far conoscere alla gente.
Perché era questo che faceva, maschere intercambiabili di se stesso.
Per due ore a pellicola poteva essere qualcun altro; non importa chi, basta dimenticare ciò che era, cacciare se stesso nella porticina più sperduta della mente, e poi sarebbe andato tutto per il meglio.
Neanche lui sapeva cosa c’era, in fondo alla sua anima, dove i colori sfumano verso il grigio.
Era come un puzzle con i pezzi incastrati a forza; i disegni e gli spigoli non combaciano, ma andava bene lo stesso, perché in quel modo ci si può illudere di aver finito il gioco.
Lanciando un’altra rapida occhiata all’orizzonte ormai oscurato, si diresse verso il bagno per fare una doccia.
Quando uscì, nel cielo si vedevano solo pochissime stelle.
***
Dopo cena Jared andò sul grandissimo terrazzo del lussuoso hotel; voleva stare solo.
Ormai era abituato a questo…
Quando era piccolo sua madre l’aveva portato in ogni parte dell’America… ogni sei mesi una casa diversa, una nuova scuola e amici differenti; in mezzo a mille volti nuovi l’unica cosa presente nella sua vita era il volto di Shannon, l’unico punto fermo tra i ricordi che ormai giravano troppo velocemente nella sua testa, confondendosi…
Ma più passava il tempo, più aveva bisogno di respirare, perdersi nella sua testa… come per cancellare il vecchio Jared e crearne uno nuovo perfetto per l’occasione.
Sentì una voce alle sue spalle, probabilmente stava parlando al telefono…
“No… Claudine ti prego… Si… si maok… senti va bene… si si, hai vinto… ok ci sentiamo domani… ciao”
Il ragazzo irlandese si girò mettendo il cellulare in tasca.
-Scusa…- disse imbarazzato Jared –non volevo origliare…-
-Non preoccuparti, non è null…-
I loro sguardi si incrociarono.
Sapeva esattamente come si chiama… Lui era Colin Farrell, il ragazzo cattivo di Hollywood, quello che cambiava ragazze come si cambiano le mutande, che hai party era sempre ubriaco; insomma una vera star…
C’era un periodo in cui loro due erano quasi diventati amici… ma probabilmente ora sarebbe già stato molto se Col si fosse ricordato il suo nome.
-Jared? Cazzo, quanto tempo che è che non ci vediamo?-
Gli buttò le braccia al collo abbracciandolo, mentre Jared ricambiava con un sorriso; a quanto pareve le sue previsioni non erano esatte…
Dopo qualche secondo si staccarono, senza guardarsi negli occhi.
-Si… è che sono stato occupato con la mia band… praticamente abbiamo suonato in ogni locale d’America, ogni sera… uno strazio…- sospirò.
-Si, ti capisco… pensa che sono 3 mesi che per colpa di questi cazzo di film non sono ancora riuscito a tornare a Dublino… ormai mio fratello lo sento solo per telefono…-
-Bhe io almeno mio fratello lo vedo tutti i giorni… anche se non so fino a che punto sia un bene…-
Entrambi scoppiarono a ridere.
In quel momento Colin pensò di non avere mai notato quanto Jared fosse bello…
-Che sei venuto a fare qui da solo sul balcone?... Pensa che questo è l’unico posto dell’albergo in cui il telefono prende un po’… siamo isolati dal mondo…-
-Tra l’altro, passeremo più di 4 mesi qui in Marocco… Non so per te, ma secondo me sarà interessante- disse pensieroso.
-Può essere, Efestione…- concluse con un sorriso –dì la verità, volevi telefonare alla tua ragazza per scaricarla e farti l’amante?!-
-No affatto… volevo solo pensare un po’…-
Colin lo guardò per qualche secondo.
-Va bhe… hai un casino di tempo per fare l’ asociale; Jonny conosce un locale carino, ti va di venire con noi?-
-Non è che abbia tutta questa gran voglia… tra il fuso e il viaggio in aereo sono distrutto…-
-E dai… non farti pregare… ti offro una birra se vieni…-
-Se la metti così come posso rifiutare, mio Alessandro?-
 
 
 
“…and I swear to god
I've found myself
in the end…
In the end”
The Story: 30 Second To Mars
 
To Be Continued…
 

 

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